lunedì 11 febbraio 2008

il Capitale Sociale, Facebook e qualche Riflessione

Avvertenza: può essere utile smaltire questo lungo post utilizzando la versione in pdf (spero gradita!)
il Capitale Sociale, Facebook e qualche Riflessione (la versione in pdf)

Quelli che vi presento di seguito sono la parte introduttiva ed i successivi più rilevanti esiti di uno studio del Journal of Computer-Mediated Communication's (via Gerry McKiernan) fatto per cercare di dimostrare delle ipotesi sul beneficio che i Friends su Facebook riescono a trarre dall'appartenenza a gruppi. Uno studio interessantissimo sul Capitale Sociale e sulla pratica del Social Networking condotto su un campione di studenti dell'Università del Michigan. Ho voluto riprendere su questo post alcuni passi del lunghissimo articolo pubblicato (tentandone di fare una traduzione la più possibile fedele) avendo individuato in questo sforzo il miglior mezzo per interiorizzare di più i concetti (che toccano un campo nel quale prima d'ora non mi ero mai addentrato ma che mi ha parecchio interessato e affascinato) e soprattutto per rendere più agevole la fruizione di un tema sul quale mi piacerebbe che diceste la vostra.

Mettendo da parte, qualora l'aveste, ogni tipo di pregiudizio sull'utilizzo dei Social Network.

Social Capital: Online and Offline

Il concetto di Capitale Sociale si riferisce in linea di massima a quelle risorse che si riescono ad accumulare grazie ai rapporti tra le persone (Coleman, 1988). Il termine Capitale Sociale ha una gran numero di definizioni a seconda dei campi di applicazione e descrive una causa ed un effetto allo stesso tempo (Resnik, 2001, William, 2006). Bordieu e Wacquant (1992) definiscono il capitale sociale come "la somma delle risorse, reali o virtuali, di cui possono beneficiare individui e gruppi di persone per il loro esser parte di una rete di relazioni durature più o meno formali di mutue conoscenze e coscienze". E' poi in base a queste relazioni che tali risorse possono differire sia nella forma sia nelle funzioni.

Il concetto di Capitale Sociale è stato da sempre legato ad una grande varietà di risultati positivi in campo sociale: il miglioramento della salute pubblica, il minor tasso di criminosità e l'incremento dell'efficienza dei mercati finanziari (Adler & Kwon, 2002) per dirne qualcuno. Gli studiosi dicono che quando il Capitale Sociale è in declino (un effetto notato da Putnam nel 2000 dal suo osservatorio sugli Stati Uniti d'America) nella comunità si sperimenta disordine sociale, si avverte la riduzione di partecipazione nelle iniziative di carattere civico e si accusa una diminuzione della mutua fiducia tra gli individui che formano la comunità stessa. Di contro, quando il Capitale Sociale aumenta, si verifica un aumento dell'impegno sociale all'interno della comunità e delle azioni collettive. In buona sostanza, sebbene il Capitale Sociale possa essere investito anche per progetti dannosi per la Società, di esso sono in generale riconosciuti gli effetti positivi soprattutto per i membri che fanno parte di una rete Sociale di relazioni (Helliwell & Putnam, 2004).

Il meccanismo connesso al Capitale Sociale permette alle persone di attingere alle risorse degli altri membri delle reti di relazioni alle quali si appartiene. Queste risorse possono prendere la forma di informazioni utili, di relazioni personali o della semplice capacità di organizzazione di gruppi di persone (Paxton, 1999). Quando le persone entrano in altre reti di conoscenze si sperimenta automaticamente l'accesso a informazioni non ridondanti con degli effetti; l'acquisizione di connessioni vantaggiose per il proprio lavoro è un esempio (Granovetter, 1973). In più i ricercatori hanno scoperto che a varie forme di Capitale Sociale, inclusi i legami con amici e vicini, è legato anche un benessere psicologico (l'autostima e la soddisfazione della vita che si conduce sono due casi evidenziati da Bargh & McKenna e da Helliwell & Putnam nel 2004).

Putnam (2000) fa la distinzione tra Capitale Sociale Bridging e Bonding. Il Bridging Social Capital è quello dei legami deboli ovvero quello delle connessioni esistenti tra gli individui; connessioni che, pur essendo in grado di procurare informazioni utili e nuove prospettive a chi le stabilisce, non sono supportate dalle emozioni (Granovetter, 1982). Il Bonding Social Capital, invece, è quello degli individui che sono legati anche da emozioni come familiari ed amici stretti.


Il Capitale Sociale e Internet

L'Internet è stato considerato come causa sia di incremento sia di decremento del Capitale Sociale. Nie (2001) sosteneva che l'utilizzo di Internet porta le persone a dedicare meno tempo agli incontri face-to-face con un effetto che potenzialmente diminuisce il Capitale Sociale. Questo tipo di analisi ha però ricevuto delle pesanti critiche (Bargh & McKenna, 2004) basate, si può dire, su osservazioni dirette del fenomeno; alcuni ricercatori, infatti, hanno evidenziato che le interazioni online possono supplire, quando non addirittura rimpiazzare del tutto, i rapporti interpersonali con una attenuazione del negativo effetto del troppo tempo trascorso online (Wellman, Haase, Witte, & Hampton, 2001). In effetti studi sulle cosidette "comunità fisiche" supportate da network online (per esempio le comunità geografiche) hanno dimostrato che le interazioni mediate dai computer hanno effetti positivi nelle interazioni che hanno luogo in quelle stesse comunità, nel coinvolgimento delle persone che lo componevano e nello stesso Capitale Sociale (Hampton & Wellman, 2003; Kavanaugh, Carroll, Rosson, Zin, & Reese, 2005).

Recentemente dei ricercatori hanno rimarcato l'importanza dell'Internet per la formazione dei legami deboli su cui si fonda la teoria del Bridging Social Capital. Dato che le relazioni online possono essere supportate dalla tecnologia come le distribution list, le directory di condivisione di foto e le funzioni di ricerca, è possibile che nuove forme di Capitale Sociale e di relazioni si possano creare nei Siti Internet di Social Networking. Il Capitale Sociale di tipo Bridging può essere cementato da questo tipo di Siti Internet permettendo così ai suoi utenti di creare prima e di mantenere poi delle reti di conoscenza più ampie da cui poter trarre risorse (Donath & boyd, 2004; Resnick, 2001; Wellman et al., 2001). Donath e Boyd (2004) ipotizzano che i Social Network potrebbero incrementare in modo importante il numero di legami deboli che si possono creare dato che questo meccanismo è proprio della tecnologia che abilita tale tipo di connessioni così come proprio di questa tecnologia è il rendere il successivo mantenimento di tali connessioni un processo semplice oltreché ottenibile con sforzi ridotti.


Risultati

Di seguito voglio presentarvi le maggiori evidenze dello studio e vi rimando all'interessante articolo per gli approfondimenti del caso. L'approccio utilizzato è altamente professionale ed ha fatto ricorso a tecniche di sondaggio di cui è possibile, per chi è curioso, trovare la descrizione in questa pagina di Wikipedia.

Credo sia utile dare, per riuscire meglio a leggere i numeri, la definizione di un parametro creato per misurare l'utilizzo di Facebook in modo più affidabile di quanto non si riesca a fare considerando le semplici frequenza e durata di utilizzo: la Facebook Intensity.

La misura con la Facebook Intensity tiene infatti conto del numero di Friends e della quantità di tempo dedicata giornalmente a Facebook. La scala è stata inoltre costruita tenendo conto delle risposte alle questioni poste nell'indagine per quantificare il livello di coinvolgimento emotivo nell'uso di Facebook e la quota di tempo, rispetto a quello totale speso nelle attività giornaliere, dedicata al Social Network Americano.

Una ulteriore avvertenza per la lettura delle tabelle che di seguito riporto: i punteggi per ogni domanda andavano da un minimo di 1 (strongly disagree) ad un massimo di 5 (strongly agree). La prima colonna dei numeri mostra la media ottenuta nelle risposte mentre la seconda colonna mostra un indice (S.D. sta per Standard Deviation, deviazione standard) di quanto le risposte date si discostino da quella media: avere un basso valore nella seconda colonna dimostra un certo allineamento nelle risposte date (cioè hanno più o meno tutti risposto allo stesso modo) mentre un alto valore è indice di un orientamento più vario.

Facebook Intensity

La tabella in basso mostra proprio la misura della Facebook Intensity ed è costituita dal riepilogo delle risposte ad una prima serie di domande da cui è anche possibile farsi un'idea generale del campione coinvolto nel sondaggio.

Facebook Intensity

le Motivazioni per l'uso di Facebook

La seconda tabella che riporto dimostra invece quanto la motivazione del campione intervistato all'utilizzo di Facebook sia data più dal voler mantenere dei contatti già stabiliti offline che dal voler incontrare nuove persone online.



Grado di Autostima e Qualità di Vita percepita dal Campione

Questo terzo grafico mostra il grado di autostima e quella della qualità di vita percepita nella MSU (Michigan State University) da parte degli individui facenti parte del campione utilizzato per lo studio.



Misura del Capitale Sociale

L'ultima tabella invece mostra le misure fatte del Capitale Sociale.



Risultati Finali

L'analisi dei ricercatori è poi proseguita mettendo in relazione le misure effettuate con i metodi che la statistica rende disponibili: l'obiettivo (che poi era quello principale dell'indagine condotta) è stato quello di vedere come varia l'interazione tra l'utilizzo di Facebook ed il Capitale Sociale nelle sue due declinazioni (Brindging e Bonding) al variare della quantità di autostima e della qualità di vita percepita da parte del campione.


I grafici mostrano i risultati dello studio in modo molto intuitivo ed immediato: gli studenti che percepiscono una bassa qualità della vita e con poca autostima sembrano beneficiare del Capitale Sociale delle connessioni deboli instaurate su Facebook in misura crescente al crescere dell'intensità con cui il Social Network è utilizzato.


Conclusioni e Riflessioni

Questi sono i numeri che mi hanno più interessato e che stanno a dimostrare l'utilità della partecipazione e della attiva presenza nei gruppi che si creano su Facebook (non so se il discorso si possa poi estendere anche ad latri Social Network) almeno in ambito universitario. Credo che siano sufficienti i grafici e le figure che ho riportato in questo post ma, per i dovuti approfondimenti, vi rimando ancora una volta all'articolo citato.

Sono stato catturato da questo studio perchè la sensazione che ho sempre avuto, da quando ho registrato il mio profilo su qualche Social Network (Facebook in primis), è stata sempre quella di ricavarne beneficio. Grazie al trattato pubblicato dal Journal of Computer-Mediated Communication's ora so dare un nome a tali benefici e so dare anche forma alle dinamiche nelle quali mi sono trovato ad agire: Capitale Sociale e i meccanismi atti ad aumentarlo.

Credo che questi numeri servano (e mi auguro servano anche a voi) a dimostrare, a quanti continuano a manifestare scetticismo sul ruolo dei Social Network e della Rete in genere, che proprio grazie al Web possono essere messi in moto dei circoli virtuosi capaci di arricchire chi da tali circoli viene travolto anche se, in tutta sincerità, non sarei così sicuro che i risultati di un simile sondaggio condotto nei paesi europei possa portare agli stessi risultati!

Osservo anche che lo studio è limitato alla popolazione (giovani e meno giovani) di una Università e, quindi, ha riguardato quel mondo per il quale Facebook è stato creato. Mark Zuckerberg, pur se giovanissimo, si sarà fatto i suoi conti quando decise di imbarcarsi nell'avventura che lo portò alla realizzazione di questa piattaforma; non deve quindi meravigliarci più di tanto lo scoprire che Facebook ha effetti positivi sugli studenti che lo utilizzano. Insomma è fatto per loro, sarebbe strano scoprire il contrario, imho!

Dove voglio arrivare?

In tempi in cui si fa forse ancora un po' fatica ad individuare il benefico effetto della partecipazione alle Reti Sociali Online per le Aziende sarebbe davvero molto interessante condurre uno studio simile ma rivolto esclusivamente al mondo dell'impresa.

Probabilmente con Facebook è facilitata l'azione di quanti vogliano trovare lavoro proprio grazie alle connessioni che si stabiliscono (con meccanismi tipo LinkedIn) ma, ribaltando il ragionamento, la domanda è: quanto è utile Facebook per vendere un lavoro? Quanto facilitata è l'azione di quelli che intendono utilizzare Facebook per un Business che si è deciso di promuovere online? Finora, su tali argomenti, ho letto solo sensazioni e non numeri e quindi ribadisco: sarebbe davvero interessante redigere una indagine simile a quella presentata in questo post orientata a scoprire la relazione tra l'intensità di utilizzo delle Imprese di Facebook e il loro Business.

Sapreste segnalare degli studi fatti a riguardo che mostrino dei numeri?

Mi rendo conto che sto parlando di cose troppo diverse: non si può pretendere di paragonare il grado di soddisfazione provato dagli individui e quello provato da un'Azienda o, almeno, dalla persona che nel Social Network la rappresenta: credo sia infatti molto più facile misurare una sensazione personale (perchè la si sperimenta direttamente e la si riesce, quindi, poichè la si sente sulla propria pelle, anche a quantificare) che un valore che di personale ha ben poco (stiamo parlando in questo caso di numeri misurati in Euro di cui non si conosce molto bene l'origine o, per meglio dire, la causa).

Mi fermo qui ansioso di conoscere anche la vostra opinione e magari di poter lavorare insieme a un sondaggio simile! In un periodo in cui s'è risvegliato l'interesse e la curiosità per questo affascinante argomento...

Che ne dite?

il Capitale Sociale, Facebook e qualche Riflessione (la versione in pdf)

7 commenti:

Piero ha detto...

Marco...

non ti "fidare troppo" dei numeri...

...fidati di più delle sensazioni e imparara a farlo sempre meglio.

In momenti di cambiamento come quelli che stiamo vivendo -molto più spesso di quello che non possiamo immaginare - le "indagini e i sondaggi" sono fuorvianti (te lo dice uno che ha nel cassetto una laurea in statistica e il cuore nel mondo di domani).

Marco Dal Pozzo ha detto...

Piero
grazie del consiglio!

Pero' mi/ti chiedo: e' solo questione di esperienza (i.e. fidarsi delle sensazioni) il prendere delle decisioni di carattere strategico o non e' vero anche che almeno un po' queste debbano essere sostenute da numeri (indagini et similia)?

Quanto al post lunghissimo che ho fatto diciamo che mi posso accontentare di aver familiarizzato con dei concetti di cui prima non conoscevo nemmeno l'esistenza.

E' stata poi un'occasione per cercare di ridiscutere un argomento a me molto caro: l'utilita' per le Imprese dell'appartenenza al meccaniscmo dei Social Network ;)

Tu che mi dici?

Piero ha detto...

Marco...

io suggerisco di non fidarsi troppo dei numeri, non certo di ignorarli sempre e di "imparare" a fidarsi più spesso delle proprie sensazioni

Ognuno ha l'esperienza propria del suo vissuto. Quello che io sento dobbiamo fare per vivere bene in questo mondo del lavoro è di trovare i modi per far lavorare insieme le diverse esperienze di ciascuno di noi.

Marco... quando un atleta (p.e.un centometrista) si allena, è opportuno che abbia un'idea di qual'è il tempo del record mondiale dei centro metri altrimenti alla lunga corre il rischio di sfiancarsi inutilmente.

pukka ha detto...

ciao,
ho una curiosità su piero... di cosa ti occupi x lavoro?

il tuo approccio è affascinante.

grazie

Piero ha detto...

Ciao Pukka...

...io amo il mondo del lavoro oggi più di ieri.

E così desidero che ognuno di noi abbia la possibilità di avere un rapporto positivo con il mondo del lavoro.

Se vuoi conoscermi meglio clicca sul mio nome e curiosa dentro i miei siti.

Enrico ha detto...

"Sapreste segnalare degli studi fatti a riguardo che mostrino dei numeri?"
Mio malgrado non ho trovato nulla, ma certamente posso dirti che preleverò molte delle informazioni che hai trattato citandole nella mia tesi perchè trovo che sia davvero interessante.
La mia tesi è più improntata su un aspetto "economico" quindi non entrerò nel dettaglio, ma continuo a seguire con particolare attenzione queste evoluzioni. Negli ultimi tempi sono particolarmente interessato anche al mondo del microblogging e lo studio delle reti sociali in questo termine. Per mia fortuna lavoro in una azienda che probabilmente può darmi mano in questo senso, e se avrò tempo proverò ad effettuare degli studi su dei casi concreti.

Marco Dal Pozzo ha detto...

Enrico,
ti ringrazio del commento e benvenuto a mdplab :)

Sono contento di esserti stato utile e mi raccomando, fammi sapere della tua tesi ;)

Il tuo studio sara' utilissimo visto che, a mio parere, le potenzialita' del Web non sono state ancora esplorate a sufficienza.

Questa e' una delle ragioni (se non l'unica) d'essere di questo blog che saro' lieto di completare con le tue osservazioni!

A presto :)

P.S. Buona Pasqua a tutti!