giovedì 19 novembre 2009

[OT] ma Guai a Marcare una Differenza!

Nel momento in cui si marca una differenza tra un mondo e l'altro automaticamente si sta decidendo che gli strati culturali più bassi della società [almeno quelli] non riconosceranno, non accetteranno, non condivideranno, non compatiranno il mondo cui non appartengono.

Forse la mia è una riflessione banale, forse ho usato impropriamente dei termini per via della mia formazione assolutamente non a tema, ma voglio condividerla comunque con voi. Tale riflessione è basata su un'esperienza capitatami anche se, mi rendo conto, nulla ha a che vedere, dal punto di vista pratico, con i casi di violenza contro le Donne.

Tempo fa ho avuto la fortuna di trascorrere qualche settimana qui in Italia con alcuni americani. Con uno di essi, Nick, ho stretto una bellissima amicizia che, compatibilmente con le distanze che ci separano, troviamo sempre il modo di coltivare. Con lui ho potuto prendermi la libertà di vincere l'imbarazzo [che spesso invece ho] di chiedere, in un convivio in cui si parla solo in Inglese, fin'anche alla nausea se necessario, "can you repeat please!". Questo per dire del bel rapporto che ho con lui!

Una sera uscimmo tutti insieme per andare a farci una bella partita a bowling. Parlando durante il tragitto, in un modo effettivamente non troppo polite, feci una domanda a Nick: "But the black guy [...]" incuriosito dalle ragioni dell'essere poco espansivo dell'altro ragazzo americano che ci faceva compagnia. Nick mi guardò e mi disse quanto fosse strano per lui constatare che mi stessi riferendo ad un'altra persona indicandone il colore della pelle. Nella sua banalità quelle parole mi aprirono un mondo, almeno inaccessibile a me prima di allora [probabilmente per la semplice ragione che non mi ero mai posto il problema]: l'integrazione razziale è talmente elevata da loro che non è, il colore della pelle, un elemento di diversità.

Mi chiedo, quindi, in questi giorni: ma perchè è ancora necessario marcare una differenza tra Donne e Uomini? Perchè a parlare della violenza leggo solo post di Donne? Perchè a discuterne sono solo le Donne? Perchè non hanno chiesto anche agli Uomini di scriverne?

Non sono, forse, questi, elementi che al livello pratico marcano delle differenze tra mondi che invece dovrebbero ormai riconoscersi, accettarsi, condividersi, compatirsi?

Completamente?

Anch'io dico no alla violenza contro le donne.

Immagine http://lefotodiiaia.blogspot.com

domenica 15 novembre 2009

Crisi del Giornalismo - soluzioni da Giornalisti e Pubblicitari!

Riporto di seguito alcuni passi di un'intervista a Kevin Roberts pubblicata a fine Settembre in un articolo di Affari & Finanza di Repubblica.

I giornali cartacei non scompariranno. Però devono integrare sempre di più le redazioni con quelle Web, e poi adeguarsi ai nuovi strumenti come l'e-book con format appositi e opzioni specifiche.

Non è mai successo che un nuovo medium abbia causato la scomparsa di un altro. Esiste ancora la radio malgrado la TV, il cinema malgrado il DVD.

In occidente prevarrà un modello misto: internet, tv, blackberry. L'importante è che ci sia uno schermo, dove leggere le news e guardare i filmati, e ora si sta aggiungendo come dicevo pure lo schermo dell'e-book. Così le reti televisive e i giornali finiranno con l'ingaggiare una gara a chi avrà saputo meglio cogliere le possibilità sinergiche e le interazioni fra questi media.

Anche le campagne pubblicitarie dovranno adeguarsi.

Servono campagne innovative, aggressive, in grado di spaziare fra tutti gli schermi attraverso i quali passiamo la nostra giornata.

E poi c'è da considerare il cambiamento dei consumatori.

Noi pubblicitari potremmo aspirare a far parte di coloro che costruiscono un mondo migliore. Cosa significa per un pubblicitario? Beh, una risposta potrebbe essere: imitare Obama. Con un mix fra scelta dei media, vecchi e nuovi, e contenuti convincenti, è riuscito a trasmettere emozioni al punto da vincere le elezioni. Si tratta di creare diversamente i messaggi, di elabolarli con più attenzione alle vere necessità dei cittadini. Basta con gli inviti ai consumi inituli, supeflui.


Ho ripreso l'intervista, collezionata nel mio "archivio cartaceo", e adesso le parole del CEO della Saatchi & Saatchi, una delle più importanti Agenzie Pubblicitaria del Mondo, mi sembrano un completamento [delle] e una risposta [alle] questioni poste da Luca De Biase nella sua analisi su "Problemi dell'Informazione", disponibile su l'Espresso qui insieme con un altro pezzo di Giua. Dei due articoli su lsdi c'è una utilissima sintesi [via].

Nel suo pezzo, intitolato Il Giornale non è la sua Carta, Luca De Biase, nel paragrafo La crossmedialità, sostiene che

non è il mezzo a definire il genere giornalistico: è l'argomento e il metodo di lavoro. [...] i nuovi media non vanno necessariamente visti come una negazione del giornalismo ma come una modalità in più per esprimerlo. [...]

E poi, ne I dilemmi degli editori:

A ben vedere, in effetti, gli editori (a parte le agenzie giornalistiche) non hanno mai venduto le notizie. Hanno venduto l'attenzione da esse generata agli inserzionisti pubblicitari e hanno venduto il supporto che conteneva le notizie e le rendeva accessibili. [...] Quindi per gli editori si tratta di modernizzare il loro business innovando nelle piattaforme, nei prodotti, nella raccolta pubblicitaria.

Nelle parole lette e condivise con voi trovo sia il porre la questione sia una indicazione delle soluzioni. Curioso che a parlare della soluzione non sia un Editore [certo, De Benedetti e Murdoch nei mesi scorsi ci hanno deliziato con le loro riflessioni ma mai con un'analisi approfondita]. A parlare, infatti, sono un Giornalista e un Pubblicitario e, da quel che vedo, sembrano anche, di massima, essere d'accordo: crossmedialità, per usare il termine di Luca.

Quel che vedo, a dispetto delle rassicurazioni di Kevin Roberts, è l'assenza dei quotidiani cartacei in queste analisi. Non vedo, cioè, la carta contemplata nel concetto di crossmedialità. Anche quando Roberts parla di sinergie, si riferisce a tv, blackberry e e-book.

Dove sono i quotidiani? Che fine faranno?

Osservo che i media facenti parte di questo virtuoso mix sono accomunati dalla forte intereazione che riescono ad abilitare tra produttore e fruitore dei contenuti. Una interazione che, forse, nel caso del quotidiano cartaceo, è quanto meno molto più difficile da ottenere. Che non sia anche questo il motivo della crisi?

Come si diceva nella discussione in edicola da PierLuca, il cliente si sta spostando da stupido a medio a evoluto forse anche perchè, a questo punto aggiungo, abituato dalle nuove piattaforme di condivisione. Cerca interazione e, stimolato ad esempio dal poter commentare, si pone ad un livello più elevato che gli permette, per l'appunto, di esigere di più. Il discorso, io credo, valga almeno al livello di mezzo di fruizione. Quanto alla qualità dei contenuti, il discorso lo vedo apertissimo.

Per i contenuti, infatti, si pone [ne sono convinto], un problema culturale. Anche con la crossmedialità il rischio è quello di spalmare sulle piattaforme e, quindi, propinare contenuti di scarsa qualità. Ripropongo qui una riflessione ormai vecchia di quasi due anni [e fatta a proposito di un fenomeno diverso da quello di cui si discute] ma che vedo applicabile anche in questo contesto [chiedo scusa per l'autocitazione]

Quale sarà il compromesso tra produzione di contenuti di qualità e la loro attitudine a calamitare le masse in una misura tale da giustificare un investimento pubblicitario? Quanto di qualità dovrà essere il nuovo contenuto sul Web perchè il relativo contenitore riesca ad attrarre visitatori e, quindi, capitali in advertising? E poi: siamo sicuri che la presenza di advertising continuerà a garantire qualità e conseguente audience a tali contenitori?

Una prima risposta prova a darla proprio Kevin Roberts nell'ultimo degli statement riportati.

A voi la parola!

domenica 8 novembre 2009

Un nuovo Filtro, qualche Domanda e un'Idea

Quattro mesi fa, disorientato dal boom di FriendFeed e della enorme mole di interessanti segnalazioni e discussioni che il Tool era in grado di offrirmi, bisognoso di sistematizzarle [segnalazioni e discussioni] e di tenerle a portata di mano per la facile consultazione di cui avrei avuto bisogno per le mie esigenze, creai un semplicissimo filtro: mdplab-socialfilter.

Mi è stato utilissimo e sono sicuro che continuerà a tornarmi utile. Avevo fatto qualcosa di incredibilmente banale prendendo in prestito l'idea che si trova alla base dei sistemi di Social Bookmarking che cominciavano a venire fuori già un paio di anni fa. A quei tempi sembrava che addirittura potessero diventare una fonte preziosa di input per il rating dei principali motori di Ricerca. In questo modo, si diceva, il Social Bookmarking avrebbe portato le SERP ad essere più rilevanti di quelle che eravamo [e siamo ancora] abituati a vederci sbattute in faccia ad ogni timida e speranzosa query [avevo provato anche a darne una spiegazione matematica in un'avventura nel campo dell'Information Retrieval che poi ho dovuto abbandonare, non senza rimpianti dato che l'argomento è davvero molto interessante].

Confesso che, dopo il boom della seconda metà del 2007, ho lasciato andare il Social Bookmarking che, lo ammetto, era diventato anche uno strumento di autopromozione [anche in chiave SEO]. E non so dire ora cosa sarebbe potuto succedere se avessi continuato anche con gli obiettivi di adesso. Insomma ora per me è diventata davvero una questione vitale discriminare caviale e frittata per non venire sepolto in un periodo in cui il tempo a disposizione si è drasticamente ridotto [lo testimonia il basso tasso di aggiornamento di mdplab!].

Ieri, grazie a FriendFeed, ho scoperto Filtr. Sono tornato a pormi tantissime domande sull'argomento e ho ripreso anche quello che diceva Ezio Mauro a Settembre del 2007 riportato in un post che accolse poi anche un commento della redazione di diggita.it. Mauro parlava dell'assenza di rivalità tra il giornale Cartaceo e il Web: [...] quello che il giornale riesce a fare è riordinare l'enorme mole di informazioni che altrimenti bombarderebbe gli utenti in modo indiscriminato quasi disorientandoli. Ecco, il cartaceo riesce ad indirizzare il lettore cercando di non fargli perdere un percorso logico [...].

Non so se Mauro oggi la pensi allo stesso modo. Rifletto sul fatto che queste parole vennero pronunciate in occasione della presentazione di R2, l'inserto di approfondimento di Repubblica e, rilette ora, con quello che sta accadendo all'Editoria, hanno qualcosa, oserei dire, di profetico. Insomma R2 non faceva altro che dare un nuovo taglio al quotidiano o, forse meglio, un valore aggiunto: non più solo notizie [visto che per quelle c'era ormai il Web] ma anche molto approfondimento di qualità [ovvero argomenti in esclusiva che avrebbero conferito, appunto, un valore aggiunto al cartaceo e, per dirla alla maniera di Gaspar, concesso ai lettori qualcosa che nessun altro era in grado di offrire e, per questo, degna di un soldo]. [Nota 1]

Il Citizen Journalism [il Giornalismo Partecipativo] era [ed ovviamente è] un sistema di filtraggio; le idee alla base della sua concezione sono interessantissime e sensate e non sto qui a riparlarne ancora. Il successo di diggita.it è testimoniato dai numeri che ho reperito su Alexa che, per quanto non fonte non troppo affidabile, può almeno fornirci una indicazione qualitativa del trend che non mi sembra assolutamente essere in discesa; tale positivo trend parla di una esigenza evidentemente forte che, però, non so dire quanto e come sia soddisfatta dall'offerta [gratuita] disponibile in Rete.


Pongo a questo punto un paio di domande, anzi tre:

[1] Cosa c'è di diverso tra Filtr e gli altri sistemi di Social Bookmarking [o Citizen Journalism]? Un elemento discriminante di Filtr è la possilità per ogni Utente di essere un contributor e cioè, se ho capito bene, entrare a far parte della Redazione. Questo può essere un fattore discriminante positivo. Altri ce ne saranno di sicuro considerando che Filtr è in una versione alfa e l'obiettivo è quello di vederlo crescere sia in numeri sia [soprattutto] nei contenuti.

[2] La Folksonomia funziona? Come ci dice Wikipedia, la Folksonomia è un termine che si riferisce alla metodologia utilizzata da gruppi di persone che collaborano spontaneamente per organizzare in categorie le informazioni disponibili attraverso internet. Tale metodologia è parte integrante del Giornalismo Partecipativo ed è utilizzato dagli utenti per catalogare le informazioni segnalate. Il bello [che poi è anche l'elemento secondo me in grado di creare confusione] è che non tutte le persone utilizzano lo stesso criterio di tagging: mi aspetto di trovare una notizia nel tag Cultura, e invece poi [non scoprirò mai che] si è perso in quello Mondo e via di questo passo. Che poi credo sia proprio questa la ragione che mi ha portato ad implementare un filtro personale con tag personali delle discussioni sui Social [un filtro che si affianca egregiamente a quello realizzato col reader] [Nota 2]. A tal proposito, mentre per diggita.it il sistema di tagging concede una certa libertà all'Utente, questo non mi sembra essere vero per Filtr in cui i tag pare siano predefiniti.

Perchè un nuovo filtro sia più utilizzabile, almeno dal mio punto di vista, occorre trovare la formula magica che potrebbe fare del filtro stesso il vero e proprio futuro [si lo so, esagero!] dell'Editoria Online. Tempo fa si parlava dei Modelli di Business e si individuava nel Freemium il Modello migliore. Butto quindi l'idea [e la terza domanda]:

[3] e se a valle del Tag [fruibile in modalità Free] una buona Redazione sviluppasse un approfondimento [fruibile con modalità Premium]? Senza dimenticare i vantaggi di potenziali investimenti di Inserzionisti! In un certo senso questo modello sarebbe la versione online di quello che due anni fa Ezio Mauro aveva fatto su carta per Repubblica [la notizia era free mentre ciò che i Lettori pagavano realmente era R2, cioè l'approfondimento], o no? [Nota 1]

Voi cosa ne pensate?

[Nota 1] Non dispongo dei dati di tiratura e diffusione del quotidiano Repubblica per vedere cosa è successo dopo il lancio di R2. Ma credo che, in ogni caso, non sapremo mai cosa sarebbe accaduto se R2 non fosse mai esistito!

[Nota 2] Proprio oggi Gaspar dice: Il punto fondamentale è proprio questo: si parla tanto della fine della carta, ma la parte del giornale che è diventata obsoleta è la redazione, che per quanto brava non sarà mai capace di scegliere per me, meglio di quanto non faccia già io. Interpretando a mio uso e consumo mi verrebbe da dire [almeno per me]: del tag degli altri non mi fido, me lo faccio da solo!

la Crescita del Social Web [Numeri]

Stamattina sono alle prese, per lavoro, con calcoli statistici e analisi di numeri vari e, mentre il mio computer frigge di simulazioni [se potesse parlare penso che mi manderebbe volentieri a quel paese] non posso non approfittare per girovagare in Rete.

Sempre per rimanere in tema [numeri, per l'appunto] sono arrivato a questo interessante post che presenta un simpatico tool. Dal momento del caricamento della pagina, aggiorna diversi contatori [numero dei post scritti in Rete, dei filmati caricati su Youtube, dei Twitt, dei membri Facebook etc] basandosi su diverse fonti [le trovate segnalate in fondo al post].

E' davvero impressionante avere il polso di quanto cresca il Social Web e del ritmo con cui tale crescita avviene.



Buon conteggio!

domenica 25 ottobre 2009

Aziende Gnamme!

Vi propongo la discussione che ieri al VeneziaCamp ha visto protagonisti Gaspar Torriero e Marco Massarotto. Il titolo dell'intervento era "Aziende si, Aziende no, Aziende Gnamme".



Ecco i passi secondo me più interessanti:

Gaspar dice: quello che mi fa specie è l'Azienda che presenta il Marchio che vuole dialogare e questo, per la mia personale sensibilità, è totalmente alieno e addirittura inconcepibile.

Marco risponde: bisognerebbe arrivare a mettere al centro un presidio di un Brand e attorno una serie di persone che si dichiarino, che ti rispondando, che si facciano vedere e organizzino un dialogo [proprio] attorno ad un presisio che è il brand.

A proposito del dialogo che si instaura [penso soprattutto ai Social Network], poi, s'è detto questo:

Marco dice: bisogna umanizzare il dialogo.

Gaspar risponde: il dialogo può essere umano o disumano. Se il dialogo non è umano io non sono interessato.

Mi permetto di rafforzare il concetto di Gaspar: secondo me il dialogo o è umano o non è! O, almeno, non porta da nessuna parte perchè non costruisce.

Qualche tempo fa, in questi spazi, si discuteva di Conversazione dal Basso e Conversazione dall'Alto; il periodo era più o meno quello in cui, in StateOfTheNet [Febbraio 2008], lo stesso Gaspar minacciava di morte i Blog Aziendali. Lo spirito di Gaspar lo ritrovo anche al VeneziaCamp!

Partendo da un esempio di fantasia, la riflessione che faccio oggi è molto semplice: se dovessi domani aprire un Pastificio e avessi in mente di sfruttare il Canale Web per fare Marketing e Comunicazione, come mi ascolterebbero di più [ad esempio su FaceBook]? Se a parlare/ascoltare fosse il Pastificio Dal Pozzo oppure se a interagire ci fosse il Titolare Marco Dal Pozzo? Sono convinto che, a parità di contenuti [e, ovviamente, della qualità della Pasta] avrei molte più speranze se fossi personalmente a parlare e ad ascoltare [oppure a gestire il profilo FaceBook]. Voi che ne dite?

Solo così potrei rendere umano il dialogo che altrimenti, utilizzando il rafforzamento al concetto di Gaspar cui mi riferivo prima, mi viene da dire non ci sarebbe affatto.

Per quanto detto posso dire con relativa tranquillità di essere d'accordo con [e di essere per questo riuscito a sintetizzare] sia la tesi di Gaspar sia quella di Marco. Tesi che, a mio parere, riescono a trovare un punto di incontro se viene fatto un distinguo e se vengono considerate le sfumature inevitabilmente esistenti tra quell'Aziende Si/Aziende No.

Il discorso del Brand [e non della persona] che parla ritengo sia vincente solo quando il Brand conta già su un suo seguito. Un seguito che ha preso forma in spazi diversi dal Web e che, nel Web, non cerca altro che un consolidamento. L'esempio portato da Marco [H&M] penso sia lampante. Ritengo infatti che H&M esisterebbe anche se non ci fosse Facebook; ritengo anche che, per chi acquista "fisicamente" nei loro store, sia lusinghiero vedersi una risposta dal loro marchio preferito! Azzardo dicendo che, probabilmente, se a parlare fosse una Persona [Nome e Cognome] per H&M e non H&M, i risultati sarebbero inferiori.

Credo, insomma, che il "parlare personale" sia efficace [quando non necessario] quando il Brand non esiste ancora perchè sono convinto sia molto più facile portare una Persona/Utente da un dialogo personale verso un Brand [che deve praticamente ancora nascere] che convincere quella stessa Persona/Utente dando [e utilizzando la] voce ad [di] un Brand che, proprio perchè non ancora affermato, non avrebbe che caratteri alieni e anonimi.

In buona sostanza, penso sia molto più credibile un nome e cognome sconosciuto che un brand sconosciuto! La mia ridotta esperienza mi fa venire soltanto il dubbio che possano esserci eccezioni.

Mi dite la vostra?

Nota: Mi rendo conto che il discorso si è spostato, in un anno e mezzo, dal Corporate Blog al Social Networking ma quanto ho appena tentato di esprimere lo ritengo applicabile a tutti e due i mezzi.

sabato 24 ottobre 2009

Bersani, Franceschini, Marino: chi vince [sul Web]?


Con molta meno passione politica rispetto alle ultime volte in cui ho affrontato l'argomento [e rispetto a due anni fa], vi propongo una breve analisi della presenza online dei candidati alla Segreteria del Partito Democratico.

Partiamo ovviamente dai siti di riferimento. Il sito Internet di Bersani si differenzia da quello degli altri candidati dalla url; essa infatti contiene una frase e non semplicemente il nome. Un auspicio chiaro: bersanisegretario.it in luogo di nomecognome.it che hanno scelto i due altri contendenti. L'impostazione è praticamente identica: nella colonna di sinistra compaiono le news commentabili e la sidebar in cui, invece, sembra che i tre diano spazio e maggiore importanza a questioni differenti.
Bersani sceglie subito la strada dei Social Network; compaiono infatti in bella mostra i link ai vari Facebook, Flickr, Youtube e Twitter; soltanto facendo un pò di scroll si scopre come poter aprire un comitato, cioè come dare una mano concreta al progetto. Franceschini in evidenza mette [almeno oggi] l'endorsment di Fassino e poi un bel pulsante per andare a curiosare nella Mozione relegando alla barra in alto la collezione dei link dei Social. Marino, infine, oltre a riportare i link agli argomenti principali, invita subito i lettori a esprimere una opinione; i loghi dei link ai Social Network non sono quelli che conosciamo; i loghi "istituzionali" sono sacrificati sull'altare del viola. Complessivamente, a livello di immagine e comunicazione, mi sembra che quello di Marino sia il Sito più efficace.


Spostiamoci su Facebook. Le foto sono diverse e l'impressione è che Franceschini non ci si sia speso più di tanto. Sembra il ritaglio di una delle tante che si sarà fatto in una delle feste in giro per l'Italia l'estate scorsa [quando lo vedevamo a servire nei tavoli della Festa del Partito Democratico]. Sicuramente un messaggio di spontaneità. Bersani ha invece scelto il manifesto della Campagna [e torna anche in questo caso il motivo della sua presenza online: accompagnato al nome e alla faccia il messaggio chiaro per la sua elezione]. Il più fotogenico mi sembra Marino in una classica posa riflessiva e tranquillizzante. Sono tutte e tre fan page in cui, lontanissimi anni luce dai numeri dei candidati americani, la spunta Bersani con circa 10000 supporters mentre segue Franceschini che fa quasi 7000. Fanalino di coda Marino che ne ha quasi 5000. Su Facebook è in vantaggio Bersani.

Su Youtube trovano spazio le dichiarazioni dei tre, alcuni servizi passati nei telegiornali e interviste varie. Bersani, iscritto a Youtube dal 2007, ha caricato circa 160 video, conta più di 4000 visualizzazioni e 72 iscritti. Franceschini iscritto solo a Luglio di quest'anno, ha 87 video, circa 3500 visualizzazioni e 81 iscritti. Marino, infine, si è iscritto a Marzo 2009, ha 60 video caricati, più di 5000 visualizzazioni e 165 iscritti. Qui vince Marino!

Tutti e tre hanno un canale su Flickr in cui sono pubblicate le foto delle varie convention e dei numerosi eventi in cui sono stati coinvolti. Il più attivo sembra essere Franceschini che ha addirittura un account pro e curato le sue gallerie con molta attenzione. Senza infamia e senza lode, invece, i due canali di Bersani e Marino. A mio parere su Flickr la spunta Franceschini.

Andiamo su Twitter. I numeri sono questi: Bersani segue 265 persone e ha circa 1200 followers. La sua attività è limitata a poco meno di 300 tweets. I numeri, a dir la verità, sono praticamente gli stessi anche Franceschini che segue 568 persone ed è seguito da circa 1500 con un numero di tweet pari a poco più di 100. Marino invece ha 325 nei following e 800 circa followers ai quali ha dispensato appena un centinaio di tweet. Un pò scarsini insomma ma, volendo decretare un vincitore, dico Bersani per il maggior numero di followers e di tweet.

Su FriendFeed cade Bersani visto che non c'è. Sul terreno dei Social, quindi, riguadagnano terreno gli altri due. Franceschini ha 130 iscrizioni e 222 iscritti, 8 post al giorno e nessun commento. Marino risponde con 185 iscrizioni e circa 270 iscrizioni, 3 post giornalieri di media ed un solo commento. Insomma un pò timidi ma almeno ci sono. Se guardiamo il numero di iscritti vince Marino.

Sui Social principali siamo messi, quindi, in questo modo: 2 punti a Bersani, 2 a Marino e soltanto 1 a Franceschini
. Per il sito più efficace dico Marino. Rimangono da analizzare i traffici e i trend di ricerca. Mi affido ancora una volta a Google Trends e ad Alexa Rank. Le immagini parlano chiaro:

Per quanto riguarda il trend, Marino [in rosso] sembra aver generato in questi ultimi tempi un maggior volume di ricerca rispetto a Franceschini [blu] e Bersani [arancione].



Su Alexa sembra che i nostri eroi non ci siano affatto; compare un lieve picco nell'ultimo periodo ancora per Marino.


Insomma, chi vince?

giovedì 8 ottobre 2009

Fuga verso l'Azione. Obiettivo 1 raggiunto!

La Fuga verso l'Azione che aveva risvegliato, a Marzo, le mie attività online e conseguentemente quelle di mdplab, mi ha fatto raggiungere il primo traguardo.

Nelle note di Marzo, nelle quali esplicitavo meglio le mie intenzioni, a proposito dell'Obiettivo 1, avevo accennato alla stesura di un Documento in cui dimostrare anche con numeri e testimonianze l'Utilità e funzionalità della condivisione delle Informazioni, delle Conoscenze, delle Esperienze professionali e degli obiettivi Aziendali e l'Utilità di una piattaforma di Condivisione Documenti per la redazione in tempi ridotti di documenti interni e verso il Cliente.

Sono riuscito a produrre il Documento, considerando le fonti indicate e integrando in essa anche alcuni dei post che hanno trovato spazio da queste parti, per presentarlo nell'Azienda in cui lavoro nell'ambito di un concorso interno che premierà le idee più innovative.

Purtroppo le tante cose accadute in questi mesi non mi hanno permesso di lavorare al meglio. Ma sono comunque soddisfatto.

Molto soddisfatto!


Voglio condividere con Voi questo Traguardo perchè è anche e soprattutto a Voi che devo dire Grazie. Senza la condivisione e senza i contributi che Voi stessi mi avete segnalato, l'Obiettivo 1 non sarebbe stato alla mia portata.

Lunedì scorso, il 5 Ottobre, c'era la scadenza per la consegna ma ieri è stata prorogata e la cosa mi ha un pò infastidito. Con qualche giorno in più avrei di sicuro inserito nella mia Proposta qualche dato in più e avrei potuto citare un interessante articolo su i-dome. Ma va bene lo stesso!

Cosa ho proposto?

Beh, l'adozione di un Wiki Aziendale per la redazione di Documentazione Cliente e Interna e l'implementazione di un Internal Corporate Blog per il miglioramento dei Rapporti interni tra Lavoratori e Top/Management funzionale anche ad una costruttiva condivisione degli Obiettivi Aziendali. In se, ovviamente, la Proposta non ha nulla di innovativo se si guarda a tante altre realtà [soprattutto quelle oltreoceano]. Sono sicuro, però, che innovativo sarebbe dare finalmente seguito alle buone intenzioni che comunque nella mia Aziendasembra ci siano!!!

Ho voluto perciò mandare un messaggio chiaro sia con motivazioni di carattere culturale [la lettura di Economia della Felicità, quella del Cluetrain Manifesto e lo studio che online porto avanti praticamente da sempre sono state un supporto utilissimo] sia con considerazioni di tipo economico sulla sensibile cost-reduction che si otterrebbe.

Nella proposta ho anche inserito un paio di provocazioni: il Facebook Aziendale e il Twitter Aziendale come possibili sviluppi. Non mi sono voluto spingere oltre indicando FriendFeed anche se lo ritengo, considerando l'utilissimo servizio che a mio parere potrebbe ottenersi [*], la soluzione migliore.

Adesso l'Azione prosegue. Di Obiettivi ce ne sono altri due anche se per questi non ho particolari scadenze! Non è detto poi che un positivo impatto della Proposta in Azienda non si traduca in ulteriore impegno da parte mia [cosa che ovviamente mi auguro!].

Aggiornamento ore 21.00
E con un po' di tempo in più avrei potuto anche citare questo post Build a Social Network for Your Business!!!

[*] Si pensi alla presenza di un Lavoratore in un meeting e che, in tale meeting, ci sia la necessità di acquisire con urgenza un’informazione; per essere sicuri di poter acquisire l’informazione si pensi al caso in cui la richiesta debba essere fatta a più Colleghi contemporanemente. Un Twitter Aziendale permetterebbe la pubblicazione della richiesta che, per come il servizio è già concepito sul Web, sarebbe visibile a tutti i Colleghi. Questi ultimi, purchè ovviamente in grado di fornire un contributo, pubblicherebbero la riposta stessa sulla piattaforma. In questo modo il Lavoratore fruirebbe in real-time della risposta desiderata proseguendo il Meeting senza problemi.