sabato 30 giugno 2012

on the Edges #ilsabatodimdplab #34

La Vertigine non è paura di cadere ma Voglia di Volare [Mi Fido di Te - Jovanotti]


Dice Joi Ito, Director del MIT Media Lab, che l'innovazione is on the Edges, ai bordi, nelle regioni periferiche del nostro campo visivo, nascosta da ciò che il nostro cervello, spesso sbagliandosi, crede invece ci sia. Ito dice anche che quello che è realmente importante per il futuro della scienza e della tecnologia, per la società, è che le persone hanno bisogno di avere la libertà di avere la visione periferica.

Cosa c'è alla periferia? Cosa si può trovare alla periferia quando ci si allontanta dal centro? Penso ci siano, innanzi tutto, delle persone con le quali dialogare, mettersi in contatto per creare contaminazioni: nuova semenza per un nuovo raccolto. È un pò anche questo che, credo, vogliono dire i teorici del Capitale Sociale, quando sostengono che la Società cresce quando si coltivano i legami deboli (il cosiddetto Bridging Social Capital). È sicuramente questo il messaggio dello schema WIKiD, quello che disegna il percorso verso l'innovazione attraverso il superamento dei confini del proprio Bonding Social Capital (quello dei legami forti).

Bauman a questo punto potrebbe obiettare con i principi della teoria della società Liquida e degli effetti deleteri dovuti allo sgretolarsi dei valori forti, solidi, della famiglia.

Ma lo stesso Bauman offre, in qualche modo, la via d'uscita a questo dilemma lasciando intendere che la Rete, pur non contribuendo a rinsaldare i rapporti con la propria ristretta cerchia sociale, offre la possibilità di un viaggio in cui incontrare una nuova solidarietà. Mi perdonerete l'improbabile accostamento, ma mi piace citare Lorenzo Cherubini Jovanotti che, al desiderio di rimanere collegato, sul bordo che non da vertigine ma prepara al volo, associa la fiducia (Mi fido di te).


Non a caso penso che Ito si riferisca, oltre che alla scienza e alla tecnologia, proprio alla società. L'innovazione, in effetti, prima ancora che tecnologica, è sociale e culturale. E farei della solidarietà di Bauman e della fiducia dichiarata da Lorenzo Cherubini, le vere tecnologie abilitanti dell'innovazione.

Non è forse incontrando nuove persone in periferia che si può sperare di cambiare l'attuale classe dirigente? Non è forse connettendosi in rete ed uscendo dalle vecchie e polverose sezioni di partito che si può ambire a rinnovare un sistema politico: che è quello che poi deciderà (dovrebbe decidere) il nostro futuro?

Per usare ancora le parole di Ito, l'importante è avere una visione di network, non individualistica. Ci si sarà anche allontanati dal nodo che ci ha messo al mondo ma, mi chiedo, non è forse per onorare  l'impegno che ognuno di noi ha nei confronti della Natura e della Terra che abitiamo (c'è chi la chiama Dio) che bisogna trovare il modo di migliorare il mondo in cui tutti viviamo? Avrà anche stufato Benigni quando dice che noi abbiamo il Mondo in prestito dai nostri figli, ma quant'è vera questa cosa! Come glielo potremo mai restituire questo Mondo senza aver nemmeno provato a cambiarlo? Considerando che, cosi com'è, non ci piace?

Diventiamo sicuramente complici dello stato (e, c'è da dirlo, anche Stato, con la maiuscola. Purtroppo!) quando, con una visione individualistica che per niente si sposta alla periferia (perchè quella visione diventi "on the edges"), non riconosciamo i problemi. Il popolo deve essere informato, ammoniva Luca Sofri nel suo "Un grande paese" (e ammonisce di nuovo questa settimana). Il fatto è che il sistema informativo, prerogativa imprescindibile di una democrazia, è nelle mani di chi vuole che le cose restino così come sono e che fa appello alla volontà popolare investendo deliberatamente sulla disinformazione dei cittadini (ancora da Luca Sofri).

D'altra parte, però, se abbiamo noi stessi la tendenza a rimanere centrati su noi stessi, come possiamo pretendere che i politici e le politiche riescano a guardare oltre, alla periferia?


Occorrono coraggio e nuove idee. Essendo noi lo Stato, noi la Storia, nessuno deve sentirsi escluso. Perchè se dal centro della Rete non ci sentono, è forse anche perchè dobbiamo alzare il volume e cominciare a parlare con gli stessi toni di chi esercita la violenza (Davide Mattiello, ne "La mossa del riccio") senza aspettare che quella violenza diventi fisica (anche se per qualcuno, purtroppo, forse è già così).

Altrimenti non è vero che, così com'è, non ci piace!

2 commenti:

Luigi Bertuzzi ha detto...

Mi servo del post per commentare su FB una .. voglia di contaminazione ... di incontri tra culture ... giusto o sbagliato che sia.

Marco Dal Pozzo ha detto...

Sicuramente e' giusto :)
E poi, almeno, e' un attestato di stima che, di questi tempi, non fa male :))