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martedì 22 gennaio 2013

Condominio Facebook

Qualche tempo fa, Joi Ito, Director del MIT Media Lab, diceva che l'innovazione is on the Edges, ai bordi, nelle regioni periferiche del nostro campo visivo, nascosta da ciò che il nostro cervello, spesso sbagliandosi, crede invece ci sia. Ito diceva anche che quello che è realmente importante per il futuro della scienza e della tecnologia, per la società, è che le persone hanno bisogno di avere la libertà di avere la visione periferica.

Ed è sui bordi, dove appunto Ito dice si trova l'innovazione, che penso si possa vivere la vertigine di Jovanotti, quella che "non è paura di cadere ma voglia di volare". Una senzazione che conosce solo chi è più curioso di ciò che non sa, che sedotto da quello che è già sicuro di sapere; che sperimenta soltanto chi è più interessato al nuovo, che rassicurato dal vecchio.
Solo "stando collegati, vivendo d'un fiato, stendendosi sul burrone e guardando giù", camminando sui bordi, quindi, si può innovare e prepararsi il benessere: l'innovazione tecnologica, quella politica, per fare due esempi, quando saranno state davvero agite, porteranno - il condizionale è del pessimista - ad uno stato di grazia in cui "si vivrà meglio".

Ora guardate questi due brevissimi video.

- Hands on Facebook Graph Search (via, via)


- Introducing Facebook Graph Search (via)


È probabile che, così come mi è venuta, l'associazione sia ardita ma...volete spiegarmi cosa ha di buono la Graph Search di Facebook? Se la conosceremo come è presentata in questi due video, Graph Search farà di Facebook un condominio e Google, a confronto, sarà davvero l'universo.
Cosa mai potrebbe dire Eli Pariser?
Per come l'ho capita io, la Graph Search ci allontana dai bordi, cioè (almeno) dall'innovazione, cioè (secondo me anche) dal benessere. Se non altro per come ho inteso il benessere io in questa riflessione.


Immagine Elisa Carriero

sabato 30 giugno 2012

on the Edges #ilsabatodimdplab #34

La Vertigine non è paura di cadere ma Voglia di Volare [Mi Fido di Te - Jovanotti]


Dice Joi Ito, Director del MIT Media Lab, che l'innovazione is on the Edges, ai bordi, nelle regioni periferiche del nostro campo visivo, nascosta da ciò che il nostro cervello, spesso sbagliandosi, crede invece ci sia. Ito dice anche che quello che è realmente importante per il futuro della scienza e della tecnologia, per la società, è che le persone hanno bisogno di avere la libertà di avere la visione periferica.

Cosa c'è alla periferia? Cosa si può trovare alla periferia quando ci si allontanta dal centro? Penso ci siano, innanzi tutto, delle persone con le quali dialogare, mettersi in contatto per creare contaminazioni: nuova semenza per un nuovo raccolto. È un pò anche questo che, credo, vogliono dire i teorici del Capitale Sociale, quando sostengono che la Società cresce quando si coltivano i legami deboli (il cosiddetto Bridging Social Capital). È sicuramente questo il messaggio dello schema WIKiD, quello che disegna il percorso verso l'innovazione attraverso il superamento dei confini del proprio Bonding Social Capital (quello dei legami forti).

Bauman a questo punto potrebbe obiettare con i principi della teoria della società Liquida e degli effetti deleteri dovuti allo sgretolarsi dei valori forti, solidi, della famiglia.

Ma lo stesso Bauman offre, in qualche modo, la via d'uscita a questo dilemma lasciando intendere che la Rete, pur non contribuendo a rinsaldare i rapporti con la propria ristretta cerchia sociale, offre la possibilità di un viaggio in cui incontrare una nuova solidarietà. Mi perdonerete l'improbabile accostamento, ma mi piace citare Lorenzo Cherubini Jovanotti che, al desiderio di rimanere collegato, sul bordo che non da vertigine ma prepara al volo, associa la fiducia (Mi fido di te).


Non a caso penso che Ito si riferisca, oltre che alla scienza e alla tecnologia, proprio alla società. L'innovazione, in effetti, prima ancora che tecnologica, è sociale e culturale. E farei della solidarietà di Bauman e della fiducia dichiarata da Lorenzo Cherubini, le vere tecnologie abilitanti dell'innovazione.

Non è forse incontrando nuove persone in periferia che si può sperare di cambiare l'attuale classe dirigente? Non è forse connettendosi in rete ed uscendo dalle vecchie e polverose sezioni di partito che si può ambire a rinnovare un sistema politico: che è quello che poi deciderà (dovrebbe decidere) il nostro futuro?

Per usare ancora le parole di Ito, l'importante è avere una visione di network, non individualistica. Ci si sarà anche allontanati dal nodo che ci ha messo al mondo ma, mi chiedo, non è forse per onorare  l'impegno che ognuno di noi ha nei confronti della Natura e della Terra che abitiamo (c'è chi la chiama Dio) che bisogna trovare il modo di migliorare il mondo in cui tutti viviamo? Avrà anche stufato Benigni quando dice che noi abbiamo il Mondo in prestito dai nostri figli, ma quant'è vera questa cosa! Come glielo potremo mai restituire questo Mondo senza aver nemmeno provato a cambiarlo? Considerando che, cosi com'è, non ci piace?

Diventiamo sicuramente complici dello stato (e, c'è da dirlo, anche Stato, con la maiuscola. Purtroppo!) quando, con una visione individualistica che per niente si sposta alla periferia (perchè quella visione diventi "on the edges"), non riconosciamo i problemi. Il popolo deve essere informato, ammoniva Luca Sofri nel suo "Un grande paese" (e ammonisce di nuovo questa settimana). Il fatto è che il sistema informativo, prerogativa imprescindibile di una democrazia, è nelle mani di chi vuole che le cose restino così come sono e che fa appello alla volontà popolare investendo deliberatamente sulla disinformazione dei cittadini (ancora da Luca Sofri).

D'altra parte, però, se abbiamo noi stessi la tendenza a rimanere centrati su noi stessi, come possiamo pretendere che i politici e le politiche riescano a guardare oltre, alla periferia?


Occorrono coraggio e nuove idee. Essendo noi lo Stato, noi la Storia, nessuno deve sentirsi escluso. Perchè se dal centro della Rete non ci sentono, è forse anche perchè dobbiamo alzare il volume e cominciare a parlare con gli stessi toni di chi esercita la violenza (Davide Mattiello, ne "La mossa del riccio") senza aspettare che quella violenza diventi fisica (anche se per qualcuno, purtroppo, forse è già così).

Altrimenti non è vero che, così com'è, non ci piace!

sabato 19 marzo 2011

[OT, ma anche no]

l'acqua e l'energia si faranno più scarse, il clima verrà posto in pericolo, le disuguaglianze e le frustrazioni si aggraveranno, i confilitti si moltiplicheranno, si innescheranno grandi movimenti di popolazioni. Il mondo diverrà provvisoriamente policentrico, un "iperimpero", controllato da una striminzita decina di potenze regionali

seguirà un periodo di "iperconflitto" caratterizzato da scontri drammatici,catastrofi ecologiche e umanitarie

Ci batteremo per il petrolio, per l'acqua, per conservare un territorio, per lasciarlo, per imporre una fede, per combatterne un'altra, per distruggere l'Occidente, per far prevalere i csuoi valori. Prenderanno il potere dittature militari, confondendo eserciti e polizie.


Infine, tuttavia,

a meno che l'umanità non scompaia prima sotto un diluvio di bombe, nè l'impero americano, nè l'iperimpero, nè l'iperconflitto, saranno più tollerabili.
Nuove forze altruiste e universaliste, già attive oggi, prenderanno il potere a livello mondiale, sotto l'impero di una necessità ecologica, etica, economica, culturale e politica. Queste forze condurranno progressivamente a un nuovo equilibrio, questa volta planetario, tra il mercato e la democrazia: l'"iperdemocrazia". Istituzioni mondiali e continentali, organizzeranno allora, grazie a nuove tecnologie, la vita collettiva. Porranno dei limiti all'artefatto commerciale, alla modificazione della vita e alla valorizzazione della natura, favoriranno la gratuità, la responsabilità. l'accesso al sapere. Renderanno possibile la nascita di un'"intelligenza universale", mettendo in comunicazione le capacità creatrici di tutti gli esseri umani, per superarle.



Si svilupperà una nuova economia, detta "relazionale", producendo servizi senza cercare di trarre profitti, in concorrenza con il mercato.


da Breve storia del futuro di Jacques Attali

domenica 6 settembre 2009

dobbiamo Prenderli per Mano!

Mercoledì scorso, a Matrix, s'è parlato di FaceBook.

Ho seguito con molta attenzione [anche se indirettamente] la trasmissione leggendo quello che, durante la trasmissione TV, è diventato un lunghissimo thread. Succo del Thread? Beh, niente di nuovo sotto il sole: questi non ci capiscono niente!
Mi sono timidamente inserito nella discussione per porre una semplice domanda:

l'ignoranza di cui ci stiamo lamentando stasera guardando la TV, secondo voi, non è anche una nostra responsabilità diretta?

Qualche risposta l'ho avuta ma non mi ha soddisfatto completamente. Probabilmente perchè non sono riuscito a comunicare ciò che avrei voluto. Cerco di farlo molto brevemente ora.

Da quando ci sono dentro, ho spesso sentito due classi di lamentele:

(1) ma possibile che non riescano a capire che il Lavoro che faccio [redazione di un Sito, consulenza di Web Marketing] ha un suo costo?

(2)
è incredibile come si riesca a parlar male di Internet. Lo fanno sembrare davvero il Demonio!

La prima, devo dire la verità, riguarda soprattutto la mia latitudine [dalle realtà Aziendali di quelle più alte delle mie mi è sempre sembrato di capire che le cose non siano messe allo stesso modo: le Agenzie al Nord ci sono e mi sembra che lavorino anche molto bene!]. La seconda la vedo un pò spalmata geograficamente ovunque.

Ma alla fine sono tutte e due figlie di una ignoranza di fondo dello strumento Rete che purtroppo non vieta, ai media classici, di dare voce a soggetti non competenti in dibattiti assolutamente non produttivi nell'ottica di una Evangelizzazione evidenemente ancora necessaria.

Gli utenti di Facebook in Italia staranno pure crescendo ma, come si diceva nel thread di Sara, è incredibile che si riesca a dire e, quindi, a far credere che Facebook sia Internet.


Il problema è che, fino a quando saremo rimasti chiusi in uno spazio ridottissimo [per esempio in quello di un thread] a dirsi che in TV di Internet stanno dicendo cavolate, non si otterrà mai di arrivare al giorno in cui, dalla poltrona di Matrix [o Porta a Porta], sentiremo parlare in termini e argomentazioni appropriati dello strumento cui siamo così tanto affezionati.

A volte mi sembra come di leggere della gelosia in noi. Quante sono le conferenze in cui si parla di Internet e quanti, in tali conferenze, sono quelli che non si sono mai sentiti parte della Rete? Ho la sensazione che spesso ci si voglia semplicemente guardare allo specchio ed evitare di coinvolgere i brutti che tanto, per noi, non saprebbero mai capire! In un atto di completo rifiuto del confronto. Capisco che il rifiuto parte prima dalle TV [anche se stasera la nostra Catepol si farà sentire allo Speciale TG1] ma se noi facciamo altrettanto non si va da nessuna parte!

Io dico invece che conferenze [gratuite!] se ne dovrebbero cominciare a fare e lasciare che, senza i traumi di un linguaggio complicato, pian piano anche altri si sentano parte di questo Pianeta. Io ci provo ogni tanto e le mie piccole conferenze le faccio con i miei conoscenti seminando almeno il dubbio: ma perchè non ti apri un Blog, perchè non pubblichi le tue foto su Flickr...è un consiglio che mi viene da dare gratis per il bene che voglio al Pianeta!

Pericolo che entrino anche i cattivi? Non mi sembra che i newcomers siano tutti cattivi! Paura che la qualità dei contenuti si abbassi? Ma lasciamo almeno che si esprimano! Terrore di vedersi richieste di amicizia da chiunque? Beh, possiamo sempre rifiutarle!

Non credete?

Aggiornamento 7 Settembre, ore 00:45
E' appena finito lo speciale: qui trovate il 3d su FriendFeed acceso da Catepol. Alla fine non s'è parlato di Internet e della Rete; la discussione ha riguardato principalmente l'Informazione Online e il futuro dell'Informazione in genere.
Qui trovate dei miei appunti [con annessi errori di ortografia e misunderstanding dovuti al fatto di averli presi live con un occhio anche alla discussione su FriendFeed] che mi ripropongo di rifinire per farne un post! Al solito: se volete integrare e commentare scrivetemi per l'invito!

domenica 5 luglio 2009

Economia della Felicità [i miei Post-It]

Non si gioca bene se in una squadra non si coltiva una propria identità personale.

Questa è la prima frase, delle tante, che ho appuntato su dei post-it [per non rovinare troppo il libro] leggendo Economia della Felicità di Luca De Biase. Una seconda rilettura terminata qualche settimana fa della quale, ora [con colpevolissimo ritardo sulla mia tabella di marcia], voglio condividere delle osservazioni. Per ogni argomento ho messo un titolo [indicando tra parentesi il Capitolo del Libro in cui se ne parla]; vi invito, pur rendendomi conto che il Libro è stato pubblicato molto tempo fa e commentato abbondantemente, quindi a saltare direttamente a quello che più richiama la vostra attenzione [il post è volutamente organizzato in...mini-post] e lasciare un feed-back nei commenti. Un'avvertenza: la chiave di lettura è molto personale ed ha la forma degli obiettivi che mi sono dato in questa seconda fase di mdplab, all'insegna di un vero e proprio Elogio della Condivisione e sfruttando l'assist che io stesso mi sono dato un paio di settimane fa [alla fine post]!


Media Tradizionali e Rete [I Mezzi del Dono e del Denaro]
Come reinventare i media tradizionali considerando quanto accade in Rete? Come convertire il media verticale [quello che cioè detiene tutta la filiera: dalla produzione della notizia al mezzo che la diffonde] e sfruttare la rivoluzione orizzontale? La risposta a queste domande Luca la fornisce nel Paragrafo "Alla ricerca dell'armonia". L'Armonia cui si riferisce è quella tra l'orizzontale e il verticale e il compito dei grandi media dovrebbe esplicitarsi, con questo obiettivo, in tre azioni: trasparenza e intelligenza di selezione delle notizie, verifica e dimostrazione della credibilità delle fonti e design dell'accesso alle notizie in modo adatto a ogni esigenza del pubblico.
Con questo Luca non vuole negare l'opera di filtraggio delle fonti e delle notizie che, su base orizzontale, si consuma fortunatamente ogni giorno in Rete e, allo stesso tempo, parla di una riqualifica del compito dei media professionali. Personalmente penso che un aiuto che il riqualificato compito del mezzo professionale dovrebbe conferire ad un pubblico più pigro [in altre parole un Servizio] sarebbe semplicemente quello di mettere a disposizione una selezione di notizie verificate e attendibili.

Information Overload [l'Informazione come Problema (1)]
Il costo di transazione è quello che viene riconosciuto al dovere di acquisizione di informazione per l'auspicato raggiungimento dell'equilibrio economico. Con Internet si è pensato che questo costo fosse annullato e che si potesse evitare l'asimmetria delle informazioni riproposta [quest'ultima] però dal fenomeno dell'Information Overload.
Si ripropone, quindi, il tema della necessità di una riqualifica dei media professionali. A questo aggiungo io anche la necessità del potenziamento delle Biblioteche e uno sforzo perchè esse operino anche e soprattutto sul Web. Come? Beh, attuando un servizio alla comunità locale sia per attuare strategie di Marketing Territoriale [avendo come target le Imprese] sia per aprire una nuova strada verso la ricostruzione di una identità locale [avendo come target la gente del luogo].

la Pubblicità [l'Informazione come Problema (2)]
La pubblicità sui Media a struttura gerarchica è più che altro comunicazione che può essere fraudolenta ma va comunque a vantaggio di chi la semina. La pubblicità sul Web [o media digitali] per funzionare deve semplicemente informare perchè ci sia vantaggio [almeno percepito] per chi la raccoglie.
Il tema dell'Informazione e della Comunicazione Luca lo affrontava un paio di anni e mezzo fa sul suo Blog [agli albori di mdplab mi divertii anche a farne delle slide interessato alle dinamiche dei Corporate Blog]. La ragione è da ricercare nella diversa modalità di fruizione del contenuto online rispetto a quello del contenuto del mezzo verticale. Insomma, senza scomodare i mezzi di esclusione degli annunci pubblicitari con i Plug-In dei Browser, è ovvio che gli utenti della rete abbiano un potere molto più alto di quello che con il telecomando hanno gli utenti della TV. Perchè quindi la pubblicità online [anche se forse è riduttivo definirla così in questo caso] abbia successo, e se si vuole invertire una tendenza in atto, occorre renderle una dignità informativa più che comunicativa.

Utilizzo della crescita di produttività [il Fine dei Mezzi (1)]
Luca riporta delle riflessioni di Bertolini: perchè le società sviluppate destinano la maggior parte della propria crescita di produttività all'aumento delle produzione invece che usarla per ridurre il tempo dedicato al lavoro? Il problema, così come lo sintetizza Luca, è che l'aumento della ricchezza di qualcuno si trasforma immediatamente in una riduzione del benessere di qualcun altro. Anche per questa ragione, dunque, la crescita economica determina infelicità.
Capisco che questo ragionamento è molto ampio ma la riflessione che mi viene da fare d'istinto è questa: ma se si destinasse un pò di quella capacità produttiva [che definirei anche creativa] ad una qualche forma di condivisione? Non sarebbe possibile innescare un circolo virtuoso? Penso, riducendo ancora di più il campo di applicazione di tali riflessioni, all'ambiente Aziendale. L'infelicità è molto spesso quella provata dai Lavoratori per il non sentirsi parte integrante di un progetto vincente e che vincente, io credo, potrebbe essere ancora di più se solo si facesse informazione interna e si tracciasse in modo evidente il lavoro di ciascuno verso l'obiettivo finale [si desse, cioè, evidenza di quanto il lavoro di ciascuno sia parte di un progetto]. Ma cosa sono l'informazione interna e quello che sto definendo tracciamento del lavoro se non una gratificante condivisione?

Cultura Tradizionale e Internet [il Fine dei Mezzi (2)]
Che senso avrebbe una cultura tradizionale se non fosse inquadrata in una visione cosmopolita/universale? Non si differenzierebbe e, quindi, di quella cultura tradizionale, verrebbe meno il senso!
La necessaria e, direi, inevitabile conseguenza è l'aprirsi; passo difficile da compiere soprattutto per chi è integralista ma Internet è il mezzo a disposizione perchè tale passo possa essere compiuto. Internet va cioè visto come uno strumento perchè si realizzi l'affermazione di ogni cultura e perchè di essa se ne rilanci il senso. è una diversa declinazione di una stessa voce: condivisione perchè si affermi l'identità di ciascuno; mi verrebbe da pronunciare la parola Intercultura!

"Core" e "Context" [Idee Guida (1)]
Luca riporta il concetto di Moore. Il "Core" è ciò che differenzia un soggetto dall'altro e lo rende migliore, eccellente. Il "Context" invece è l'insieme delle attività che si devono svolgere per soddisfare gli impegni che si delegherebbero volentieri se fosse possibile.
Calando questa visione nella realtà Aziendale credo che la condivisione potrebbe essere vista come delega [cioè fiducia] per incentivare la creatività "utile". Si attuerebbe uno scambio di "Core" e "Context" e, io credo, si metterebbe in moto un circolo virtuoso da cui le Aziende trarebbero beneficio per via del più concreto e consapevole operato di ciascun lavoratore stimolato dal sentirsi finalmente parte di un Progetto. Insomma uno sviluppo di "Core" personale che si rifletterebbe su quello Aziendale.

Città di Successo [Idee Guida (2)]

La formazione della perfetta conoscenza degli strumenti tecnologici più adatti alla generazione di innovazione, la cura dei talenti e la tolleranza nei confronti della diversità culturale e degli stili di vita personali sono i segreti delle città che hanno successo.
In alcune Stanze, un simile manifesto con scritto Azienda invece di Città, avrebbe un effetto dirompente!

il Dono [Idee Guida (3)]
Il Dono non è solo ciò che non si paga. è anche un elemento di ciò che si paga ma che non fa parte del prezzo.Non si arriva a ciò solo su base volontaria, ma occorre un sistema incentivante.
In Azienda la collaborazione è una possibile declinazione di questo ragionamento e, in tale declinazione, sono convinto che l'incentivo è rappresentato da un comportamento esemplare dei Respondabili di Funzione, Reparto.

domenica 31 maggio 2009

Riflessioni Interculturali

Intercultura? Che?
Perdonerete la mia ironia ma è proprio ironicamente, e con un po' di orgoglio, che ho letto le parole con cui, via e-mail, Stefano mi segnalava il BarCamp Intercultur@. A dir la verità devo per questo ringraziare Luigi che ha segnalato il mio nome.

Stefano, insieme ad Enio, dirige Trickster, rivista online di Studi Inteculturali, che organizza il BarCamp in collaborazione con il Master di Studi Interculturali di Padova. Il BarCamp si terrà a Padova nei prossimi 11 e 12 Giugno ed ho deciso che qualche chilometro me lo faccio volentieri.

Ma a fare che? Con quali motivazioni?

L'ironia ed il sorriso compiaciuto che mi hanno accompagnato, insieme da un chiedermi "ma cosa c'entro?", nella lettura della mail di Stefano, scaturivano dalla consapevolezza della mia ignoranza in materia. Ma molto mi ha richiamato quel che Stefano scriveva su un mio potenziale interesse verso discorsi legati al Web ed al miglioramento del Sistema Sociale [qui c'è lo zampino di Luigi!]. Sicuramente è un modo pomposo di porre i termini della questione ma penso di poter dire che il miglioramento del Sistema Sociale [raccomando di utilizzare una chiave di lettura rigorosamente light] è uno degli obiettivi di questo nuovo corso di mdplab.

Il Sistema Sociale [con la chiave di lettura light che vi ho raccomandato di utilizzare] che vedo io è il mondo Aziendale con le figure che, a vari livelli, lo popolano umanamente e professionalmente. La pratica Web che potrebbe migliorare tale Sistema è rappresentato dall'insieme delle tecnologie abilitanti della Condivisione: Wiki Aziendale e Internal Corporate Blog sono quelle che ho individuato.

Nella sezione degli approfondimenti del Wiki del Camp ho trovato dei ragionamenti che molto si avvicinano a quanto dicevo qualche tempo fa. Condivido con voi delle riflessioni con la speranza che l'eventuale successiva discussione possa poi generarne una proficua tra qualche giorno in quel di Padova.

Si dice nel documento che l'Intercultura è come dire uno spazio aperto, complesso e mai saturo di relazioni. Si dice poi che Internet [...] si propone come spazio di confronto fra linguaggi e competenze diverse [...]. Da ciò la necessità di unire in un'iniziativa unica intercultura e modalità di lavoro della rete.
Credo che il confronto tra linguaggi e competenze diverse sia una occasione unica di crescita umana e professionale; penso anche che, nel Sistema Sociale dato da una realtà Aziendale, tale confronto contribuisca [direi addirittura come logica conseguenza] a migliorare la qualità di vita sul posto di lavoro. Banalmente la ragione va ricercata tanto nell'arricchimento umano dovuto allo stabilirsi di nuove relazioni Personali quanto nell'aumento delle proprie conoscenze Tecnico-Professionali. La qualità di vita sul posto di lavoro aumenta anche grazie alle minori difficoltà che si incontrano, proprio grazie all'acquisizione di nuove conoscenze [o semplicemente al loro sistematizzarsi per l'essere riusciti finalmente ad inquadrarle in termini anche pratici oltre che teorici], nel raggiungimento dei propri obiettivi con conseguenti soddisfazione e sensazione di benessere. E il raggiungimento degli obiettivi di Ciascuno non è altro che il raggiungimento di un obiettivo Aziendale. Come dire, sintetizzando al massimo, che un processo di condivisione della Conoscenza non fa altro che innescare un circolo virtuoso, una spirale positiva da cui "ogniUno" [ed "ogniCosa"] può ricavare benefici.

Si dice poi che Ciò che si vorrebbe mettere in gioco attraverso l'organizzazione del barcamp è esattamente il carattere relazionale delle pratiche. [...]. L'esperienza dell'Open Space è diffusa da decenni nelle ricerche di antropologia, di sociologia e pedagogia. Meno sviluppato è il legame di queste modalità con internet, talvolta anche a causa di resistenze al lavoro con l'informatica.
In queste parole viene posto l'accento su quella che avevo definito resistenza culturale da superare. Un altro punto di incontro insomma. Con un elemento in più: il riconoscere all'Online la capacità di sapersi relazionare anche Offline. E questa relazione Offline, che si esplicita in questo specifico caso nel BarCamp, la si può vedere come una palestra [o, forse meglio, una pratica] svolta da chi ha già la cognizione dell'utilità di questa tecnologia [il Web, per l'appunto] perchè la si possa [la tecnologia] poi rivendere a chi questo mondo non lo conosce. Sintetizzando ancora una volta e leggendo il ragionamento contenuto nell'approfondimento del Wiki con una mia personale lente: molti di quelli che avranno partecipato al BarCamp condivideranno esperienze ascoltando voci e stringendo mani per avere, quasi sicuramente, la conferma della bontà delle relazioni delle pratiche e delle conoscenze. Queste relazioni vorrei, per quanto mi riguarda, portassero a mettere insieme una serie di ragionamenti e motivazioni che riescano a proporre, con un approccio di tipo anche didattico [siamo in un'Università, non dovrebbero esserci problemi!] il Web a chi il Web non lo conosce. Insomma: se devo convincere un CEO che vale la pena investire su un Internal Corporate Blog e un Wiki Aziendale, devo dimostrargli che il ROI dell'operazione è positivo; a chi invece nell'Azienda lavora, a chi del Blog e del Wiki sarà "semplice" utente, del ROI non interessa niente. Su queste persone bisogna far leva utilizzando altri argomenti. In questo post li sto appena accennando ed esponendo in modo non troppo organico. Il BarCamp vorrei servisse a sistematizzare il tutto magari in un documento condiviso.

Si dice infine che Per quanto riguarda gli operatori dell'intercultura, è molto evidente come le professioni che si sviluppano in questo ambito si caratterizzino per capacità di mediazione, essendo chiamate a creare ponti e relazioni tra culture e linguaggi diversi.
Queste parole mi servono per una riflessione finale: vedo la capacità di mediazione necessaria a creare ponti tra culture e linguaggi diversi come il fine ed il mezzo allo stesso tempo. Quello che voglio dire è che sarebbe bello arrivare ad insegnare [con un insieme di motivazioni di carattere culturale al fine di giustificare l'utilizzo della Tecnologia abilitante di cui parlavo] a costruire ponti e relazioni tra le culture ed i linguaggi di diversi dipartimenti di una realtà Aziendale. L'obiettivo, cioè, scendendo nel pratico, sarebbe quello di insegnare e motivare un Progettista Elettronico a condividere le proprie conoscenze con un Collega dello stesso reparto prima e di un altro reparto poi.

E chi può insegnare e motivare a costuire ponti se non chi i ponti li fa di mestiere?

Per questo occorre uno sforzo che, nella mia personale e piccola esperienza sul Web, poche volte ho visto [per non dire mai]: uscire fuori. Il BarCamp è motivo di crescita [anche qui ci sarebbe da dire personale e professionale] per chi ne è protagonista ma perchè tale crescita abbia un suo risvolto pratico penso [riferendomi almeno a questo specifico BarCamp] sia necessario raccoglierne i frutti e tradurli in un linguaggio comprensibile a chi dal Web è distante.

A discapito, ne sono assolutamente convinto, di se' e del Sistema Sociale cui appartiene!