domenica 25 ottobre 2009

Aziende Gnamme!

Vi propongo la discussione che ieri al VeneziaCamp ha visto protagonisti Gaspar Torriero e Marco Massarotto. Il titolo dell'intervento era "Aziende si, Aziende no, Aziende Gnamme".



Ecco i passi secondo me più interessanti:

Gaspar dice: quello che mi fa specie è l'Azienda che presenta il Marchio che vuole dialogare e questo, per la mia personale sensibilità, è totalmente alieno e addirittura inconcepibile.

Marco risponde: bisognerebbe arrivare a mettere al centro un presidio di un Brand e attorno una serie di persone che si dichiarino, che ti rispondando, che si facciano vedere e organizzino un dialogo [proprio] attorno ad un presisio che è il brand.

A proposito del dialogo che si instaura [penso soprattutto ai Social Network], poi, s'è detto questo:

Marco dice: bisogna umanizzare il dialogo.

Gaspar risponde: il dialogo può essere umano o disumano. Se il dialogo non è umano io non sono interessato.

Mi permetto di rafforzare il concetto di Gaspar: secondo me il dialogo o è umano o non è! O, almeno, non porta da nessuna parte perchè non costruisce.

Qualche tempo fa, in questi spazi, si discuteva di Conversazione dal Basso e Conversazione dall'Alto; il periodo era più o meno quello in cui, in StateOfTheNet [Febbraio 2008], lo stesso Gaspar minacciava di morte i Blog Aziendali. Lo spirito di Gaspar lo ritrovo anche al VeneziaCamp!

Partendo da un esempio di fantasia, la riflessione che faccio oggi è molto semplice: se dovessi domani aprire un Pastificio e avessi in mente di sfruttare il Canale Web per fare Marketing e Comunicazione, come mi ascolterebbero di più [ad esempio su FaceBook]? Se a parlare/ascoltare fosse il Pastificio Dal Pozzo oppure se a interagire ci fosse il Titolare Marco Dal Pozzo? Sono convinto che, a parità di contenuti [e, ovviamente, della qualità della Pasta] avrei molte più speranze se fossi personalmente a parlare e ad ascoltare [oppure a gestire il profilo FaceBook]. Voi che ne dite?

Solo così potrei rendere umano il dialogo che altrimenti, utilizzando il rafforzamento al concetto di Gaspar cui mi riferivo prima, mi viene da dire non ci sarebbe affatto.

Per quanto detto posso dire con relativa tranquillità di essere d'accordo con [e di essere per questo riuscito a sintetizzare] sia la tesi di Gaspar sia quella di Marco. Tesi che, a mio parere, riescono a trovare un punto di incontro se viene fatto un distinguo e se vengono considerate le sfumature inevitabilmente esistenti tra quell'Aziende Si/Aziende No.

Il discorso del Brand [e non della persona] che parla ritengo sia vincente solo quando il Brand conta già su un suo seguito. Un seguito che ha preso forma in spazi diversi dal Web e che, nel Web, non cerca altro che un consolidamento. L'esempio portato da Marco [H&M] penso sia lampante. Ritengo infatti che H&M esisterebbe anche se non ci fosse Facebook; ritengo anche che, per chi acquista "fisicamente" nei loro store, sia lusinghiero vedersi una risposta dal loro marchio preferito! Azzardo dicendo che, probabilmente, se a parlare fosse una Persona [Nome e Cognome] per H&M e non H&M, i risultati sarebbero inferiori.

Credo, insomma, che il "parlare personale" sia efficace [quando non necessario] quando il Brand non esiste ancora perchè sono convinto sia molto più facile portare una Persona/Utente da un dialogo personale verso un Brand [che deve praticamente ancora nascere] che convincere quella stessa Persona/Utente dando [e utilizzando la] voce ad [di] un Brand che, proprio perchè non ancora affermato, non avrebbe che caratteri alieni e anonimi.

In buona sostanza, penso sia molto più credibile un nome e cognome sconosciuto che un brand sconosciuto! La mia ridotta esperienza mi fa venire soltanto il dubbio che possano esserci eccezioni.

Mi dite la vostra?

Nota: Mi rendo conto che il discorso si è spostato, in un anno e mezzo, dal Corporate Blog al Social Networking ma quanto ho appena tentato di esprimere lo ritengo applicabile a tutti e due i mezzi.

6 commenti:

Marco Massarotto ha detto...

Solo una piccola chiosa. Non ho mai detto "bisogna umanizzare il dialogo, concordavo con Gaspar sul fatto che il dialogo deve essere umano (anche se ci sono milioni di persone ogni giorno che parlano con un brand senza porsi troppi problemi.

La frase è uscita quando ho sottolineato come nel caso di profili/pagine di brand, quando emergono problemi/discussioni debba intervenire una persona fisica con nome e cognome, perché allora si sente il limite di un account "non personale"

gaspart ha detto...

E appunto, un account impersonale ha così tanti limiti che tanto vale cominciare subito con un account personale, vi pare?

A margine, sui milioni di persone che parlano coi brand, mi piacerebbe vedere i numeri, soprattutto quelli fuori da facebook, che è un ambiente MOLTO particolare.

Marco Dal Pozzo ha detto...

Marco e Gaspar,
vi ringrazio per il commento e vi chiedo pubblicamente scusa se sono stato insistente [con un atto forse presuntuoso!!!] nel segnalarvi il post ma avevo paura che, in tutti questi socialcosi alla fine la questione che ponevo e che comunque rimane si perdesse. Ci tenevo :)

Marco,
probilmente ho trascritto male le parole che hai detto o, forse meglio, avrei dovuto contestualizzarle! Sorry! Il concetto che mi sembra pero' di poter fissare e' questo: in una discussione e' meglio parlare ad una persona. Sempre e comunque senza distinguere tra Brand affermato e Brand che non lo e'!

Gaspar,
leggo "numeri" e penso al ROI di cui PierLuca parlava nel thread su FriendFeed. Ma sembra che del ROI se ne siano perse le tracce!

Marco Massarotto ha detto...

No. Non mi pare. :-)

Non ha "così tanti limiti", ne ha alcuni e ha un sacco di vantaggi rispetto a un account personale che nella maggior parte dei casi sarebbe un grosso errore.

Anche se fosse il titolare a Twittare/bloggare sarebbe limitativo, l'azienda è più delle singole persone ed è sbagliato farla rappresentare da loro. Va fatta rappresentare "anche" da loro, ma deve avere una propria identità.

Marco Dal Pozzo ha detto...

Marco,
scusa se insisto nel porre la questione, magari ora lo faccio in modo diverso perche' il tuo ultimo commento me ne da la possibilita'!

Parli di un account personale e del relativo grosso errore [che potrebbe commettersi perseguento questa strategia].

Ma non vedi come necessaria una differenziazione nell'approccio a seconda dei casi in esame?

Siamo d'accordo sulla differenza esistente tra H&M [per rimanere nel tuo esempio] e l'ipotetico Pastificio Dal Pozzo [per rimanere con l'esempio del post], giusto?

Beh, non vedi come piu' azzeccata la stretegia di proporre lo sconosciuto Pastificio utilizzando un account di tipo personale?

w2wai - luigi bertuzzi ha detto...

Ho letto la conversazione chiedendomi come trarne consiglio sul modo di gestire un Tema (generalizzato, cioè "general purpose") di discussione, da proporre durante lo User Camp di Bologna, il 6 Novembre: Ambienti che abilitano l'utente: passato - presente (ovvero l'anello mancante)- FUTURO??.

L'ipotesi che sto facendo è che il 6 Novembre, a Bologna, ci sarà un'opportunità di andare oltre il barcamp e mettere le basi per ABILITARE l'utente.

Anche se estraneo a esperienze di Marketing, mi son fatto l'impressione, da questa conversazione, che un dialogo brand - utente possa essere efficace solo se, dal lato utente, c'è un ambiente utente.

Credo di poter chiarire cosa intendo solo se si riesce a gestire il sopra detto "tema", che proporrei durante lo User Camp, NON come una presentazione, ma come una simulazione di "meeting aziendale"(!?).

Sounds good or crazy?