lunedì 1 novembre 2010

una Possibile Traduzione del Capitale Sociale nel Modello MicroPayment/MicroEarning

Credo che la partecipazione alla discussione su un contenuto, una notizia, sia, al tempo stesso, valore aggiunto e misura del valore. Penso anche che questo sia tanto più vero quanto più il mezzo che veicola il contenuto riesce ad abilitare le connessioni o, per meglio dire, a facilitare la discussione stessa.

Valore aggiunto perchè ne riesce a sviscerare il significato, ad approfondirne il senso magari arricchendolo di nuove fonti e nuovi pareri.

Misura del valore perchè, ovviamente, un volume elevato della discussione [non solo in termini quantitativi] ne denota la qualità o [utilizzando un termine/parametro a mio parere meno indicativo ma forse più importante] il gradimento.

Come ho più volte sottolineato nel mio modestissimo laboratorio, è pacifico che la partecipazione e la discussione siano la causa dell'aumento del Capitale Sociale della [e nella] rete di persone coinvolte [gli agenti come dicono i sociologi]. Ed è altrettando pacifico che tanto più il fenomeno interessa agenti tra di loro non legati da stretti vincoli affettivi, quanto più si accresce il Capitale Sociale di tipo Bridging. E se cresce il Bridging cresce il Capitale della Società allargata.

Sono convinto che questo accrescimento di Capitale Sociale sia "la moneta" con cui ciascuna persona viene ripagata partecipando ad una discussione che, soprattutto in un mondo in cui i contenuti cominceranno ad essere tutti pagati [direi praticamente per necessità di sostenibilità del Sistema], non può avere inizio e luogo se non con un esborso, per quanto minimo, di tipo monetario/materiale.

All'atto pratico: acquisto con qualche centesimo un articolo di quotidiano online e, partecipando alla discussione di quanti hanno [per comune interesse] effettuato la mia stessa transazione, ricevo Capitale Sociale.

Può, un sistema siffatto [o modello che dir si voglia], essere sostenibile in una logica di lungo periodo? Probabilmente no. Almeno perchèla transazione avviene tra valute differenti [i.e Euro contro Capitale Sociale].




Un passo in avanti può essere compiuto considerando un modello cosiddetto modificato [segnalato da Fabio Cavallotti qualche tempo fa] che preveda, cioè, oltre che micropagamenti, anche dei microguadagni. Un modello in grado di essere attuato proprio grazie al Web Sociale.

Il MicroEarning [inteso, nel modello modificato, come il guadagno per ogni contenuto ceduto grazie a segnalazioni nell'ambito di una rete sociale] riesco a vederlo, in questa fase ancora non avanzata dei miei studi del fenomeno, come una valorizzazione del Capitale Sociale. Vedo cioè il MicroGuadagno come la ricompensa [Capitale Sociale] che si traduce anche in materia [Euro o valuta equivalente]; in questo modo la transazione può avere luogo e rendere maggiormente consapevoli gli agenti coinvolti. Agenti che, a questo punto, vedrei come parte integrante e [per l'appunto] consapevole della Filiera Editoriale.

Tutto funzionerebbe a meraviglia se non si calcolasse il rischio dovuto all'aver introdotto, in uno scenario che definirei puro, una logica commerciale. Il rischio, cioè, sarebbe quello di falsare le dinamiche con una corsa non naturale verso la compravendita di contenuti, di notizie. La risultante sarebbe uno scenario non più puro ma del tutto artificiale e, quindi, all'estremo, privato di valori [mi riferisco a quelli squisitamente Sociali] reali.

Personalmente il rischio lo correrei, fiducioso che, alla lunga, sarebbero destinate a venire fuori comunque logiche guidate dalla ricerca della qualità e dal soddisfacimento di un interesse.

Sarebbe bello e interessante sperimentare ed ho scoperto che esistono piattaforme che potrebbero permetterlo!

4 commenti:

roberto ha detto...

Quello dei microguadagni è un aspetto sul quale sto riflettendo anch'io da qualche mese.
Probabilmente la filiera dell'informazione necessiterebbe di nuovi modelli affinché sia sostenibile.
Sicuramente c'è un mondo ancora da esplorare tra il "tutto a pagamento" e il "tutto gratis"

Marco Dal Pozzo ha detto...

Roberto,
grazie del commento e benvenuto da queste parti.

Tra il "tutto a pagamento" e il "tutto gratis" esiste il Freemium.

Questo del Microguadagno e' un elemento in piu' che, pero', come si dice nell'articolo segnalato, va testato per verificarne le implicazioni.

In ogni caso il problema e' di carattere culturale. Come si diceva in questa discussione, il problema e' che non si concepisce ancora la remunerazione per chi partecipa al processo.

Staremo a vedere...

Roberto ha detto...

Guarda, dicevo la stessa cosa a Massarotto qualche mese fa, parlando di remunerazione e non necessariamente in forma economica: potrebbero essere crediti, visibilità, attribuzione di attendibilità come fonte, inclusione in una filiera che oggi esiste solo in pochi casi (vedi Huffpost) con un ruolo da intermediario privilegiato...

issam bouaablli ha detto...

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