mercoledì 6 luglio 2011

Hub e [dinamiche sulle nuove] Piattaforme Sociali

Gli appunti che vi propongo sono frutto di un merging (il più possibile ragionato) che ho fatto di due discussioni innescate su FriendFeed e su Google Plus da uno stesso "spunto":

"Qualcuno mi spiega cosa volete dire quando parlate di Hub? Tipo, che significa 'sta frase? Blogs are still the hubs of a social media world"

Prima di procedere, però, credo sia interessante (spero anche per voi) fare qualche considerazione sulle dinamiche che ho osservato nelle due Piattaforme Sociali; da esse, però, non è possible ovviamente ricavare nessuna conclusione generale. Sia su FriendFeed sia su Google Plus le chiacchierate non sono durate più di tre ore; nella prima piattaforma sono state coinvolte sei persone e ci sono stati tredici commenti totali; nella seconda, invece, sono intervenute quattro persone per un totale di quindici commenti. C'è stato, quindi, un sostanziale equilibrio nei numeri.

La discussione su Google Plus, però, sembra essere stata all'insegna di una maggiore creatività. Probabilmente le Persone si sono messe maggiormente in discussione dedicando maggiore spazio alla riflessione, alla sperimentazione. Qualcuno ha anche scherzato! Su FriendFeed, invece, ho visto molto più pragmatismo e realismo.

Un'ultima notazione: chi è intervenuto su FriendFeed non l'ha fatto su Google Plus (e viceversa).





Ma cos'è un Hub? Se ne può cambiare l'interpretazione al mutare di una strategia?


E' per me ormai ovvio che l'hub rappresenta uno snodo, un punto di passaggio, direi un'interfaccia da un punto ad un'altro della Rete, da un nodo ad un'altro di un Network allargato che comprende potenzialmente tutte le Piattaforme (Motori di Ricerca, Blog e Piattaforme Sociali varie). Un Hub è, quindi, un punto di transito dove non ci si deve/dovrebbe fermare. In un sistema semplificato in cui si immaginino solo mezzi e contenuti, credo si possa dire che l'Hub sia il mezzo su cui viaggiano i contenuti. E il valore che pian piano si aggiunge al processo che coinvolge mezzi e contenuti è tanto nella qualità dello spunto dato da chi ha originato il contenuto quanto nella qualità delle discussioni da esso scaturite (a loro volta contenuti, i cosiddetti UGC); una qualità delle discussioni che, inevitabilmente, dipende anche dal mezzo utilizzato: ogni contenuto avrà la migliore piattaforma (anche in termini di "packaging").

Nel caso di un obiettivo di Business che individui nel Blog o nel Sito che lo contiene (perchè in esso c'è un form di contatto, una pagina prodotto con un e-commerce, un numero verde da contattare, etc.) la sua attuazione, credo che l'Hub sia la Piattaforma Sociale (e.g. Facebook). E' attraverso la Piattaforma Sociale che bisogna convogliare le Persone verso il contatto o l'acquisto. In questo caso l'approccio è lineare e, in qualche modo, per quanto complicato da una serie di retroazioni/feedback, unidirezionale. D'altra parte un obiettivo di Business potrebbe prevedere anche una strategia che inneschi un processo circolare: l'importante è discutere ed essere al centro del racconto (del Social Object per riprendere la terminologia di Mafe nel suo World Wide We) indipendentemente dallo spazio in cui il racconto ha luogo e dal nodo da cui esso ha origine.

Se l'obiettivo è sociale (i.e. di crescita delle Persone viste in primo luogo come Cittadini), è invece molto più probabile che l'approccio sia/debba essere circolare. Il mezzo, cioè, passa in secondo piano per dare spazio soprattutto al contenuto (lo spunto); purchè esso sia distribuito dallo/nello spazio più opportuno (vedi anche Regola numero 5. del Giornalaio!).

Augurandomi l'innesco di un processo circolare, sono, come sempre, graditi i feedback.

Aggiornamento - Faccio l'embed della discussione di FriendFeed, arricchitasi con altre impressioni.


domenica 3 luglio 2011

Giornalismi e Distribuzione Multimediale


Una breve nota sul testo di Angelo Agostini, "Giornalismi", nel quale ho probabilmente (il dubbio mi resta ancora!) trovato la chiave di lettura delle parole, di un Luca De Biase reduce dal Kultur Convivio, che mi avevano fatto riflettere sul rischio che corre l'Editore di perdere di vista l'obiettivo (anche sociale) di un Quotidiano quando pensa alla sua offerta complessiva (fatta anche di dvd, libri e pubblicazioni variamente distribuite in termini di tipologia e mezzo).

[Tempo fa, in questo laboratorio, facevo finalmente anche mia la convinzione che il giornalista, con l'ampliato panorama dei mezzi di raccolta e distribuzione, deve essere crossmediale nella raccolta e multimediale nella distribuzione.]

La multimedialità della distribuzione, intendo dalle parole di Agostini, non deve essere interpretata come l'erogazione di tutto su tutto (ogni dato/notizia/informazione su tutti i mezzi) ma come l'assegnazione di ogni specifico dato/notizia/informazione sul mezzo più opportuno. L'esempio riportato nel libro è quello del giornalismo di inchiesta che, scomparso dai (o quantomeno non più presente come prima sui) quotidiani, è facile che possa ritrovarsi in un libro.

Il tutto, riassumendo all'osso, in nome della mission di una Information Company (così Agostini definisce le Imprese Editoriali) che, anche come ruolo sociale, deve/dovrebbe decodificare la complessità e garantire la continuità informativa al proprio pubblico (i.e. Internet e Quotidiani si completano a vicenda).

Il testo di Agostini è di qualche anno fa ma in esso, oltre che aver fissato questo pensiero, ho ritrovato, tra tantissime altre, considerazioni sulla qualità che, evidentemente, sono ancora oggi oggetto di riflessione.

sabato 2 luglio 2011

Editori, Distributori e lo Schiacciamento all'Origine

Nel breve saggio "Democrazia: cosa può fare lo scrittore?" gli autori Pascale e Rastello ponevano l'accento sulla pratica degli organi di informazione (ritengo il ragionamento fosse trasversale al mezzo) di farcire di retorica qualcosa di ovvio con cui il pubblico di riferimento non può che essere d'accordo perchè l'obiettivo è quello di non turbarlo (il pubblico).

Come a completare questo pensiero, da me assolutamente condiviso, l'esperto di tecnologie Clive Thomp, dice: "è nostro dovere di cittadini essere informati anche su cose che sembrano essere al di fuori dei nostri interessi". A dare voce a Thomp è Eli Pariser, in un articolo su The Observer, riportato nell'ultimo numero di Internazionale (trovate qui la versione originale).




Sotto accusa è Internet che, nel suo offrirci solo informazioni che riflettono le nostre opinioni e i nostri gusti, limiterebbe il confronto con punti di vista diversi dal nostro. Pariser, cioè, condanna la personalizzazione dei servizi offerti su Internet che potrebbe produrre una sorta di "determinismo dell'informazione, in cui quello che abbiamo cliccato in passato determina quello che vedremo in futuro". Il rischio, aggiunge, è quello di "rimanere bloccati in una versione statica e sempre più ridotta di noi stessi, una specie di circolo vizioso". Sarebbe questo l'effetto dei filtri di cui Pariser parla nel suo libro The Filter Bubble.

E' abbastanza inquietante mettere insieme queste riflessioni perchè fanno luce sugli effetti striscianti e deleteri delle azioni congiunte di Editori e Distributori, alla ricerca di consenso al consumo che potenzialmente distorce il racconto: l'Editore nella privazione di senso e contestualizzazione; il Distributore nell'abbassamento del livello di pluralità.

Volendo modellare le azioni degli Editori e dei Distributori Internet nello spazio tridimensionale dei contenuti, si potrebbe dire che tali azioni risultano in uno schiacciamento del contenuto all'origine (nel senso che indicano le frecce nella figura: abbassamento del pluralismo in quota, diminuzione di senso e contestualizzazione sull'asse verticale e svilimento della tipologia sull'asse orizzontale).




E' del tutto evidente che non basta l'azione dei Cittadini per recuperare i Contenuti (le Informazioni) alle vette di tale spazio.

Aggiornamento: inserisco di seguito la discussione ad un pezzo di Roberta Milano, strade troppo strette e dritte, che riprende l'articolo di Eli Pariser per parlare del fenomento del momento, Google Plus.




Ulteriore aggiornamento:

  1. Scoiattoli, Filtri & Personalizzazione dell’Informazione - Ne emerge un quadro che invita a riflettere su quale sia effettivamente l’ecosistema dell’informazione che la Rete sta determinando e sui rischi di egemonia culturale che vi risiedono.
  2. Google non è più uguale per tutti [via].
Aggiornamento del 15 Gennaio 2012
Luca De Biase, sul suo spazio online, ci offre una recensione e qualche riflessione sul libro di Eli Pariser, The Filtre Bubble.

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L'autore, uno dei fondatori di MoveOn, lo spiega con la consapevolezza che gli deriva dalla sua attenzione alle istanze civiche. E sa che la ricostruzione della convivenza civile ha bisogno di una nuova interpretazione di internet, orientata non alla divisione, ma alla costruzione di un terreno culturale e pratico comune, nel quale persone di differente atteggiamento ideologico e di diverse esperienze possano incontrarsi e rispettarsi e arricchirsi vicendevolmente. E quindi vale la pena di battersi perché internet possa essere reinterpretata in modo da accrescere questo terreno comune. E vale la pena di costruire servizi che servano questo terreno culturale comune (un contributo è su Timu) e salvaguardino i commons culturali dalla tentazione delle piattaforme proprietarie di sfruttarli eccessivamente (se ne parlava qui su questo blog) e dalla disattenzione per i beni comuni che si può diffondere in assenza di consapevolezza (tema suggerito qui su questo blog).
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