mercoledì 7 novembre 2012

c'e' Conoscenza con la Comunicazione?


Probabilmente esagero e prendo troppo sul serio la riflessione che Vincenzo Cosenza fa a proposito della "foto più virale di sempre", quella che vede abbracciati Barack e Michelle Obama e twittata all'alba del 7 Novembre, quando ormai il risultato delle Presidenziali USA era acquisito.

Una lezione di social media management da parte dello staff del presidente che è stato in grado di cogliere l’attimo e recuperare una vecchia foto, imponendola, di fatto, come icona del momento. Insomma il meccanismo virale scatta non su basi di “verità” ma soltanto se funzionale al racconto e in risonanza con le aspettative contingenti del pubblico. Queste le parole di Vincenzo Cosenza.

La foto non ha bisogno di commenti perchè emoziona, è bellissima.
Ma è l'arrendersi al fatto che qualcosa scatti non su basi di verità e che sia semplicemente in risonanza con le aspettative contingenti del pubblico che non riesco a condividere. Ripeto, forse prendo troppo sul serio questa riflessione, ma la trovo uno spunto molto interessante per dire che, qualora si pensasse che questa sia una buona pratica, si starebbe negando alla conoscenza una prerogativa essenziale perchè essa sia tale: un nesso causale tra pensiero e mondo.
E' ovvio che non è la foto tarocca di Obama che cambia la conoscenza di un avvenimento così importante (voglio dire: lo sanno tutti!). Considerando, però, un "fatto generico", credo si possa sostenere che si nega alle Persone il diritto/dovere di conoscerne il senso e le ragioni, quando si tenta di modificarne o celarne del tutto il racconto.

La questione, in effetti, è antica: si vuole (deve) informare o comunicare? Perchè passa una grossa differenza tra informare raccontando un fatto nel modo più possibile fedele e comunicare qualcosa, oltre il fatto, distorcendolo.
Io sono per l'informazione e la promozione del cammino verso la conoscenza. La comunicazione, invece, quel cammino verso la conoscenza, lo distorce irreversibilmente. Che è come dire: con la comunicazione, la conoscenza non c'è (ma questa è forte e andrebbe approfondita, per esempio qui, dove ho prelevato la l'immagine)

8 commenti:

Luigi Bertuzzi ha detto...

i miei due centesimi di [eventuale] contributo a un approfondimento via G+

Marco Dal Pozzo ha detto...

D'accordo!
E secondo me la conoscenza preconfezionata, non e' conoscenza... Ti torna?

Luigi Bertuzzi ha detto...

La conoscenza preconfezionata potremmo considerarla "dati grezzi";
l'elaborazione di "dati grezzi affidabili" faciliterebbe denza dubbio la produzione di conoscenza [utile a scopi specifici];
il nocciolo della questione mi sembra si possa riassumere nella abilitazione della [o sostegno alla] partecipazione all'elaborazione di dati grezzi affidabli per raggiungere destinazioni sociali condivisibili.

Marco Dal Pozzo ha detto...

Per l'idea che mi sono fatto io, vedi schema WIKiD qui nel mio blog, i dati grezzi sono l'embrione della conoscenza; per questo non possono essere conoscenza [preconfezionata].

La conoscenza preconfezionata e' qualcosa che mi sa di "fatto ad arte da qualcuno"; i dati grezzi, per me, sono qualcosa che accade, un fatto, una notizia.

Ora che ci penso, un dato grezzo puo' magari considerarsi coonscenza preconfezionata quando e' un fatto, un evento, una notizia a sua volta preconfezionata, "fatta accadere ad arte da qualcuno".

Intepreto poi, sempre con la chiave di lettura WIKiD, la destinazione sociale condivisibile, come la saggezza/benessere.

Quindi, con i distinguo e le precisazioni/interpretazioni mie, direi che siamo abbastanza d'accordo :)

Luigi Bertuzzi ha detto...

Resta solo da capire
come si passa dal dire al fare,
sapendo che:
1)
tu non hai tempo, devi campare ma ... sei motivato
2)
io sono fuori gioco, prossimo al mio tempo limite e ... stanco

Resto dell'idea che la via d'uscita sia da ricercare in una interfaccia tra reale e virtuale ... whatever that means!.

Marco Dal Pozzo ha detto...

Ahia!!!
Io tendo a non fare differenza tra reale e virtuale ma tra online e offline.
Riformulerei, quindi, il tuo proposito dicendo: Resto dell'idea che la via d'uscita sia da ricercare in una interfaccia tra online e offline. E questo significa stabilire nuove regole e nuove pratiche mediante incontri (in qualciasi posto) tra chi queste regole e' deputato a stabilirle e chi, su queste regole, ha qualcosa da dire.

Luigi Bertuzzi ha detto...

A proposito di:
Ahia!!!
Io tendo a non fare differenza tra reale e virtuale ma tra online e offline.


Mi sembra rischioso pensare che la differenza tra chi è online e chi non lo è possa permettere di trascurare la differenza tra reale e virtuale.

Il virtuale è nato quando si usavano ancora computer NON in rete, o stand-alone.

Grazie al virtuale un computer con una memora fisica, mettiamo, di 1MB, può eseguire programmi che di memoria ne richiedono, mettiamo, 3MB.

Oppure, grazie alle interfacce per periferiche virtuali o virtual device interfaces, le stampe di un programma possono uscire su diverse stampanti fisiche, senza rendere necessario introdurre nel programma il codice necessario a usare una determinata stampante.

Il virtuale rende disponibile una funzionalità in modo [da poterla rendere] indipendente dalle caratteristiche degli strumenti reali necessari.

Un'interfaccia tra reale e virtuale, che funzioni come sopra, bisogna pensarla necessaria sia online sia offline. Credo.

Penso di non essermi spiegato, quindi aspetto a dire la mia sul seguito del tuo commento.

ProLocoWT WebTerritorio ha detto...

Mi sembra inevitabile che i commenti finiscano qui;
questo tipo di comunicazione [via Web] non genera dialogo [tra interlocutori interessati e diversamente competenti] e quindi ... non genera NUOVA conoscenza.

Marco riformulerebbe il proposito di Luigi dicendo:
Resto dell'idea che la via d'uscita sia da ricercare in una interfaccia tra online e offline.
E questo significa stabilire nuove regole e nuove pratiche mediante incontri (in qualciasi posto) tra chi queste regole e' deputato a stabilirle e chi, su queste regole, ha qualcosa da dire.


Luigi formulerebbe invece un invito a ... formulare COllaborativamente un invito, tipo .. [CO = processo COgnitivo partecipato COllaborativamente]
https://plus.google.com/u/0/events/c8mepej8a5trht5khocvef24f5g
sul da farsi necessario a superare i limiti che impediscono di dare un senso pratico all'obiettivo di Agire Localmente Pensando Globalmente

That's All Folks!
End of the line for GrandFolks!