venerdì 19 giugno 2009

Online Business Model - Quale per i Quotidiani?

Cito e riprendo l'interessante post di Carlo per fare qualche riflessione.

Dan Zambonini, su BoxUK, ha presentato lo scorso Febbraio una serie di Modelli di Business per il Web individuando due macro-categorie: gli Immediate Revenue (I) e i Long Term Revenue (L). Vi invito ad andare a dare uno sguardo allo schema pubblicato nel post.

Forte di questo schema, Dan ha analizzato le migliori 100 Web Application del 2008 e, assegnando a ciascuna di esse una delle individuate categorie, ha rilevato che 94 applicazioni sulle 100 totali [in percentuale, quindi, il 94%] hanno un modello di Business di tipo Immediate, soltanto 6 hanno un Modello di tipo Long Term [6%].

In particolare, il modello Immediate Revenue più redditizio è quello basato sull'Advertising [34%]; gli unici due Long Term Revenue che premiano [con percentuali, però, veramente molto basse] sono, secondo la classificazione di Dan, quelli che fanno Branding [1%] e implementano Piattaforme [5%].

Che dire?

Come sempre bisogna fare attenzione alla rappresentatività del campione ma personalmente mi sarei aspettato dei numeri più alti per l'Advertising. Considerando poi che il campione si riferisce solo alle 100 migliori Web Application del 2008, credo che, se tale indagine fosse condotta sul Tutto, verrebbero fuori dei numeri ancora più bassi. Si potrebbe dedurre, quindi, che i Contenuti Online non siano di qualità così tanto elevata da giustificare investimenti da parte degli inserzionisti [stamattina, tra le altre cose, leggevo dalla rassegna stampa di RaiNet un articolo di Mariangela Modaferri su Italia Oggi di un previsto rallentamento delle crescita degli investimenti pubblicitari in Internet per il corrente 2009; a dir la verità questa è una cosa già nota].

Che fare, quindi? Come orientarsi nella scelta di un Business Model vincente sul Web? Cosa succederà [o, forse meglio, cosa dovrebbe succedere] per i Quotidiani?

La Carta Stampata è in crisi; e fin qui ci siamo! Da quel che ho capito, a top level, il Business Model prevede la migrazione sul Web. Resterebbe semplicemente da scegliere, entrando un po' nel dettaglio, quale dei Business Model prevedere. Secondo la statistica di BoxUK la questione non dovrebbe essere nemmeno in discussione: l'Advertising! Ma un primo dubbio che mi viene è: riuscirebbero [anche e soprattutto per quanto la Modaferri ci riporta su ItaliaOggi] le semplici inserzioni a sostenere un servizio di qualità? Che poi, questa qualità, cosa sarà mai? Può essere quella decisa solo ed esclusivamente dai lettori? In un'ottica di vendita di spazi pubblicitari probabilmente si; per poi, però, correre il rischio di trasferire sul Web quanto già da qualche anno accade per i Canali Televisivi. Ma questo è un altro discorso, per altro anche abbastanza antico.

Un passo avanti: Murdoch, poco più di un mese fa, annunciava l'intezione di far diventare a pagamento i suoi giornali online. Questa dichiarazione non faceva altro che mettere sale ad una discussione già avviata da tempo sull'opportunità o meno di applicare micropagamenti anche ai Quotidiani online così come si fa per la musica. Anche Gaspar Torriero [un anno e mezzo prima di Murdoch] parlava del Soldo per una Notizia che Nessun'Altro mi Dà. Ma, tornando per un attimo all'analisi di Dan, scopro che il Pay-per-Use [questa è secondo me la categoria in cui rientrerebbe il Modello di Business dei Quotidiani Online a pagamento] ha un modesto 8% di possibilità di successo. Anche se tra le 100 Web Application censite non mi sembra ci siano Newspaper Online, credo questa sia comunque una indicazione interessante. Torna quindi la domanda: che fare?



Per fare un ultimo step prendo in prestito le sei categorie in cui Chris Anderson suddivideva, in un articolo di Wired del 2008 a proposito della opportunità crescenti [almeno quelle che si avevano a quei tempi] di adottare un Free Business Model, la cosiddetta Priceless Economy.

(1) "Freemium"
What's free: Web software and services, some content. Free to whom: users of the basic version.

(2) Advertising
What's free: content, services, software, and more. Free to whom: everyone.

(3) Cross-subsidies
What's free: any product that entices you to pay for something else. Free to whom: everyone willing to pay eventually, one way or another.

(4) Zero marginal cost
What's free: things that can be distributed without an appreciable cost to anyone. Free to whom: everyone.

(5) Labor exchange
What's free: Web sites and services. Free to whom: all users, since the act of using these sites and services actually creates something of value.

(6) Gift economy
What's free: the whole enchilada, be it open source software or user-generated content. Free to whom: everyone.

In quale di queste categorie rientra il Pay-per-Use? O meglio: in quale categoria rientrerebbe il Modello di Business dei Quotidiani Online a pagamento? Direi che la cosa dipende da come il Modello viene declinato. Penso che, se si dovesse permettere la lettura del Titolo dell'articolo e di un suo piccolo sunto e lasciare che sia a pagamento l'articolo intero e/o un approfondimento, il Business Model è quello che Anderson chiama Freemium; a proposito del quale dice che tipicamente i Siti Internet seguono la regola dell'1%: per ogni Utente che paga la versione Premium, gli altri 99 prendono la versione Basic. Con qualche conto matematico, che ovviamente tenga in considerazione tutte le variabili in gioco, si potrebbe a questo punto anche valutare il prezzo di una notizia!

Concludo dicendo che l'Economia del Dono è, a sensazione, il Modello che più mi piace e che, probabilmente, sul Web funziona di più. L'esempio di Wikipedia parla da se, così come formidabili sono gli esempi dei Blog: non si rilasciano contenuti pretendendo qualcosa indietro, non è il denaro l'unico motivatore [come dice lo stesso Anderson]. Ciò che anima questo tipo di economia è il benessere di cui si gode dalla condivisione che, tiene a dire Anderson, sembra sia diventata una vera e propria industria ora che la distribuzione è arrivata ad avere un costo praticamente nullo.

Anche se credo che non è in un'Economia del Dono che rientrerà il Business Model dell'Editoria Online.

10 commenti:

Pier Luca Santoro ha detto...

L'idea del web/quotidiani a pagamento funzionerà solo x contenuti estremamente specialistici. Kindle ed altri suupporti elettronici sono una bufala o, almeno, una mistificazione.
Il business model freemium -di cui come avrai visto ho parlato anche io - è concettualmente il più interessante/adeguato alle notizie on line e si integra [una cosa non esclude l'altra] con l'edvertising model.
Una risposta certa al momento - di fatto - non esiste.
Un abbraccio.
Pier Luca

Marco Dal Pozzo ha detto...

PierLuca, ben tonato da queste parti :)

Si, il Freeemium e l'Advertising possono funzionare insieme, concordo con te.

In ogni caso, qualsiasi sara' la soluzione adottata, il problema sara' sempre il solito: i contenuti.

Il minimo che si puo' fare e' NON augurarsi per loro una deriva stile TV!

Quello che consola e' che, per fortuna, il mause e la tastiera possono per l'Utente Web molto di piu' di quello che il Telecomando puo' per l'Utente TV!

w2wai - luigi bertuzzi ha detto...

Quando i discorsi sul tema Business Model indirizzano il Web mi sento chiamato in causa, anche se di Modelli di Business ne so niente.

Mi da fastidio che si possa pensare a un modello "vincente", in termini di numero di "utenti" che accorrerrebbero felici ad abbeverarsi a quel modello; i casi sono due:

o per web s'intende il suo asservimento al mercato
e allora i modelli se la devono vedere con quei consumatori che del web amano essere spettatori (e son cacchi di chi li vuole sperimentare, quei modelli)

oppure per web s'intende "il web come mamma l'ha fatto" e allora si dovrebbe evitare di mettere in relazione "modelli di business" e "utenti"

sta diventando una questione di All I am saying .. Give People a Chance .. dove I am = We are ... e ... People = Peace

;-)

Marco Dal Pozzo ha detto...

Luigi,
quel che leggo nelle tue parole e' purismo e ammirevole ingenuita' [bada bene: non la intendo, l'ingenuita', in senso negativo]!

Il problema qui e' sostenere il sistema che produce informazione. Se la carta stampata non funziona piu' e comunque si vuole continuare a garantire quello che, per certi versi, oserei definire pubblico servizio, una qualche via d'uscita bisogna pur trovarla.

Il Web nasce, credo, con insita in se [per rimanere in tema di Business Model] l'Economia del Dono ma se c'e' qualcuno che lavora e la sola pubblicita' [che certi servizi comunque continua a sostenerli] non riesce da sola a far tirare avanti come la mettiamo?

Pensiamo alle piattaforme che utilizziamo noi per il nostro blog [Blogger]: pensiamo di dare gratis qualcosa ma alla fine dei costi ci sono. Certo non siamo noi a pagare EurI ma qualcuno li tira fuori.

Senza questo sistema in molti probabilmente sarebbero costretti a non poter donare...

Per i Quotidiani Online, quindi, io credo che bisognera' [io dico, in qualche modo giustamente, ] arrendersi.

Sono spietato? Duro?

w2wai - luigi bertuzzi ha detto...

Sei stato chiarissimo.

Vorrei poter dire, con altrettanta chiarezza, qualcosa di rivelatore a proposito dell'utente.

Il Web è nato come "valore aggiunto" di ciò che costituisce un "ambiente utente"; forse si dovrebbe analizzare "l'economia di un ambiente utente", in cui i servizi pubblici (relativamente a quell'ambiente) sono sostenuti in anticipo dalla loro domanda/bisogno.

La mia ingenuità è il voler cercare di leggere un significato in un "modello di ambiente utente", come quello che ha prodotto il Web, prima che qualcuno con sufficiente autorevolezza in campo economico abbia deciso che è una cosa da farsi.

Marco Dal Pozzo ha detto...

Luigi,
la discussione, per poter essere sviluppata in modo costruttivo, mi imporrebbe di csotruirmi un background culturale che purtroppo non possiedo!

Qualcosa pero' mi prendo la liberta' di dirla...

Ma se nell'ambiente utente i servizi devono essere sostenuti in anticipo dalla domanda/bisogno, ti chiedo: chi li paga i servizi? O forse sarebbe meglio dire: chi deve pagarli?

Che li paghi l'utente finale [io che leggo un articolo, io che guardo un video etc] o qualcun altro per lui, il problema e' comunque lo stesso.

Probabilmente si sta andando verso un momento in cui il semplice sostegno del bisogno/domanda [quello che, per intenderci, giustifica la spesa degli inserzionisti negli spazi elargitori dei servizi che soddisfano quel bisogno/domanda] non sara' piu' sufficiente.

E allora si andra' a bussare a denari anche agli Utenti Finali.

Ho la sensazione che questa mia risposta sia fortemente polarizzata sul problema che il post affrontava perche' probabilmente altri Servizi potrebbero non impattare mai l'Utente Finale (*).

Scusami se banalizzo Luigi: ma e' un Sistema in cui la fruizione dei servizi Web é' gratuita che tu intendi per Ambiente Utente?

(*): Tempo fa in questi spazi si discuteva di Web e Biblioteche; beh, in quel caso i costi di gestione non dovrebbero essere a carico [diretto] dei degli Utenti Finali]

w2wai - luigi bertuzzi ha detto...

Ma la spesa degli inserzionisti è a sostegno dell'offerta, no?

La (tua) comprensione (o la tua analisi) di un mercato del bisogno/domanda - se così potessi esprimermi - non è ostacolata dalla mancanza di un background culturale come il mio.

Caso mai è un "foreground" culturale .. quello che manca (in generale).

Cerco di spiegarmi.

Quel background culturale che sembra appartenermi non è mai stato usato come riferimento (concettuale) dagli operatori del mercato dell'offerta. Non solo, i miei stessi ex colleghi di lavoro negli ambienti "utente" in cui ho lavorato, che tutt'ora sono alive and kicking (a differenza di tante realtà aziendali grandi e piccine), non sono diventati portatori della cultura che io cerco di esprimere. Loro sono diventati "funzionari della tecnologia" (usando un'espressione del filosofo Umberto Galimberti, nel suo libro Psiche e Techne).

Forse posso cercare di metterla così: io sono (con gran fatica) portatore del ricordo del "foreground culturale" sperimentabile in ambenti utente come il CERN e gli altri due ambienti dei miei anni pre-Olivetti.

Mi fermo qui. Per andare avanti bisogna fare un "salto quantico".

Mi mancano gli strumenti verbali, o il lessico, per cercare di farmi capire.

A Padova ho cercato di partire con un'analisi retrospettiva; come dire: facciamo un reset; proviamo a far ripartire le cose da zero, come è successo a me e ai miei ex colleghi 40 anni fa; proviamo a fare un'analisi di cosa può aver determinato una lettura dell'evoluzione tecnologica, come quella che di fatto ha influenzato il mercato; proviamo a percepire le motivazioni che avrebbero permesso di fare una lettura diversa.

Non so se così posso esprimermi; vediamo che effetto fa e poi ci riprovo (esempio di "foreground culturale"??)

Bho ;-)

PS - in quei fantomatici ambienti dei miei ricordi gli utenti finali i servizi li pagavano - se no, con il cavolo che potevano continuare ad evolvere senza essere a rimorchio della tecnologia!

Nicola Rovetta ha detto...

L'avete mollata da quesi un mese, eh? Ma io un mese fa ahimè non sapevo dell'esistenza di Luigi Bertuzzi ed è rincorrendo le sue tracce sul web che sono arrivato a questo interessantissimo aricolo di Marco Dal Pozzo e all'appassionante discussione che ne è seguita.

Per riassumerla da "esterno" e non informato dei fatti, Luigi prospetta (mi chiedo se ho capito)un mondo in cui le inserzioni vanno dove sono sempre andate, cioè dove c'è l'interesse del pubblico. Ieri era Pippo Baudo, domani sarà la conversazione globale dove tutti dicono tutto gratis, e gli inserzionisti pagano per essere presenti. La differenza fra un "giornalista" e un "non giornalista" non sarà data da un tesserino o da un contratto di assunzione di un gruppo editoriale ma da rilevanza, credibilità e magari tempestività di un'opinione? Ma questa è la fine dell'editoria. E chi se ne frega, dirà Luigi, prima del settecento non c'era (più o meno). Non parlo di Luigi, che ha i suoi anni, ma lo sappiamo che non ne ha trecento, parlo dell'editoria :-)

O meglio, no, Napster è stata la fine dei colossi del disco? Sì ma anche no, nel senso che per quelli che ha ammazzato, ha suggerito ad altri vecchi e nuovi (iTunes) un nuovo modello di sopravvivenza.

Marco Dal Pozzo ha detto...

Nicola,

grazie del contributo e benvenuto a mdplab!

Il tuo commento, per me, va molto oltre il presenteabbiamo. Il dibattito e' apertissimo...bisogna capire meglio alcune dinamiche e, quindi, attendere!

In ogni caso chiamo in causa Luigi ancora una volta perche' ci dica la sua sul tuo commento.

w2wai - luigi bertuzzi ha detto...

sto preparandomi per andare a .. funghi! La giornata splendida lo impone ;)
Ma dovrò pensare a come riprendere questo dicorso, sempre che io possa offrirvi un contributo.
Per andare avanti dovrò prima osare di ... correggere Lia, in una conversazione sul suo Correre per l'Economia della Conoscenza.
A dopo .. porcini permettendo :)