sabato 26 marzo 2011

lo Spettro del Capitale e i Quotidiani Fotovoltaici

La ricerca del modello di business per i quotidiani online non può prescindere da un background culturale fatto non soltanto di economia ma anche, ad esempio, di sociologia. Una materia, quest'ultima, così vasta e dalle tante sfaccettature che aiuta a capire le macro-dinamiche che muovono le (forse sarebbe meglio dire "mosse dalle") persone. Quelle complicate entità che, nella società stessa, ricercano il soddisfacimento di un bisogno.

Tante ed entusiasmanti sono le letture che in questi ultimi tempi sto facendo. Uno dei filoni che sto seguendo è, per l'appunto, quello dell'economia e, in particolare, dell'economia della conoscenza (a dir la verità già intrapreso qualche anno fa].

Con questa nota voglio fissare un concetto (tra i tanti contenuti nel "Lo spettro del Capitale - per una critica dell'economia della conoscenza" di Sergio Bellucci e Marcello Cini) che, [mi] tornerà utile in futuro. Spero di fare cosa gradita anche a voi, sparuto gruppo di anime che seguite le avventure di questo laboratorio; se, invece, avete - comprensibilmente - il morale a terra per aver visto quanta roba ho scritto e siete impazienti
- qui vi capirei di meno :) - , vi rinvio alla fine di questo post (o articolo - fate come volete! - che ho messo in colore diverso perchè possiate rintracciarla con maggiore comodità) per un commento su una riflessione venuta fuori alla lettura dell'ultimo capitolo.


Ho maggiormente interiorizzato, divorando le pagine del saggio, che quella della consocenza è una economia in cui i beni scambiati sono immateriali e, viene da se', le regole che la governano sono necessariamente diverse. Prendo qui nota del fatto che:

  1. il bene materiale si deteriora con il tempo, il bene immateriale (e.g. conoscenza) no;
  2. nel ciclo produttivo della conoscenza anche l'incapacità di capire è un valore perchè stimola la produzione di senso. Nel ciclo produttivo materiale l'incapacità costa ed è da evitare/eliminare;
  3. in termini di ciclo economico, nella produzione di merci immateriali la novità sta nel fatto che gran parte delle materie prime risiede nel corpo sociale; per i beni materiali le cose non stanno allo stesso modo.

La critica degli autori parte dall'aver individuato nei cicli iterativi che definirei di discussione, non tanto una generazione di senso ma una generazione di consenso al consumo in una deriva capitalistica della conoscenza nei termini di un esproprio della conoscenza stessa e, conseguentemente, delle discussioni intorno ad essa.

Pur non condividendo in pieno questa teoria (ci sono tanti spazi, o in almeno un buon 20% di essi, in cui essa è evidentemente confutabile), non riesco ad essere in disaccordo con l'auspicio degli autori: bisogna discostarsi da una mera logica di domanda/offerta ed avviarsi verso una economia in cui i bisogni da soddisfare non si misurano più soltanto in denaro perchè sempre più contano il benessere spirituale e la felicità in una vera e propria economia relazionale e di scambio. La tecnologia ha abilitato queste dinamiche di relazione e scambio ma - continuano gli autori - invece di utilizzarla (soltanto? - la domanda è mia) per sostenere la domanda/offerta, dovrebbe essere sfruttata per rovesciare completamente il paradigma assecondando una spinta diversa che viene dal basso (come non pensare al ruolo che ha avuto ed ha la Rete nelle rivoluzioni in atto nel Mediterraneo?)

La critica del Capitalismo degli autori sta, quindi, nel suo (del Capitalismo) voler fare proprio ciò che, invece, dovrebbe essere considerato un bene comune e lasciato alla sua naturale evoluzione senza forzatura alcuna (dove per forzatura intendo una manipolazione finalizzata dalla brama del ricavo e del ritorno economico).

Non credo che gli autori auspichino un ritorno al baratto; non credo nemmeno che neghino l'Impresa.

Credo invece che abbiano una visione di lungo respiro che, individuando nella peer-production di beni (materiali e immateriali) la chiave di accesso al nuovo paradigma, restituisca a ciascun individuo, oltre che il diritto alla fruizione dei beni prodotti, anche un ruolo di responsabile apparteneza alla società.

Bellucci e Cini, che richiamano il modello di Capitalismo 3.0 di Barnes secondo il quale i beni comuni andrebbero affidati a dei Trust che poi agirebbero sul mercato, portano come esempio pratico di peer-production quello delle energie rinnovabili e del fotovoltaico (per il quale sappiamo delle sovvenzioni statali per la realizzazione degli impianti domestici e il guadagno riconosciuto per l'immissione in Rete dell'Energia prodotta in eccedenza).

In conclusione: in che termini può essere messa la questione nell'ambito della conoscenza, e quindi anche dei dati/notizia dei quotidiani online? Che tipo di legame si può individuare nella peer-production di un bene materiale quale è l'energia e in quella di un bene immateriale come il dato/notizia (verso la conoscenza)?

Il paragone [mi] sorge sponteneo (l'immagine aiuta più di quanto non si creda!):


  1. così come è ormai garantita (con grosso peso dello Stato) l'infrastruttura "Rete Elettrica Nazionale" e il trasporto del Bene "Energia", allo stesso modo dovrebbe essere garantita (con grosso peso dello Stato) l'infrastruttura "Rete Internet" e il trasporto del Bene "Dato/Notizia/Conoscenza";
  2. così come lo Stato incentiva i cittadini all'installazione dei pannelli fotovoltaici, lo Stato dovrebbe incentivare i cittadini all'acquisto di un Dato/Notizia su un Quotidiano Online (che quindi diventerebbe a pagamento) rivedendo di conseguenza le modalità di sovvenzione all'Editoria (su questo parallesismo sono consapevole di aver fatto una forzatura!);
  3. così come viene riconosciuto un "Guadagno" a chi re-immette nella infrastruttura "Rete Elettrica" il Bene "Energia", allo stesso modo dovrebbe essere riconosciuto un "Guadagno" a chi re-immette nella infrastruttura "Rete Internet" il Bene "Dato/Notizia/Conoscenza" (i.e. microguadagno a chi condivide un articolo online).

Vi torna?


2 commenti:

Nicola D'Agostino ha detto...

No, non mi "torna". Condividere, evidenziare, segnalare, commentare brevemente non può essere messo sullo stesso piano del produrre, a meno che non ci sia un lavoro di approfondimento, verifica, riscrittura, commento che vada al di là delle due righe del "tie', ciapa 'sta roba che ho trovato in rete".

nda

Marco Dal Pozzo ha detto...

Nicola,
ti ringrazio per il commento e per l'attenzione e benvenuto su mdplab (mi sembra che questo sia il tuo primo commento).

E' ovvio che la condivisione e la produzione del contenuto non sono sullo stesso piano; probabilmente non viene fuori dal post (che, dopo piu' di un anno, riscriverei senza dubbio in modo diverso) ma sicuramente e' come dici tu.

L'implementazione del meccanismo ne terrebbe conto: molto banalmente il microguadagno sarebbe di entita' inferiore al costo del singolo contenuto.