mercoledì 31 agosto 2011

Politica e Web al #tiltcamp - qualche appunto

Quali sono i consigli che sentireste di dare ai giovani che vogliono fare politica e comunicare sul Web?

E' una delle domande giunte alla fine del WorkShop "Così vicini, così lontani" comunicazione politica e social network" tenutosi nell'ambito del TiltCamp.




A freddo e sintetizzando i contenuti di un pomeriggio caldo e ricco di spunti [e di troppo tecnoentusiasmo?], si potrebbe rispondere così:

Se vuoi fare Politica sul Web devi fare Politica!

Perchè, alla fine, se:
  1. hai un sito Internet Usabile (argomento trattato da Raffaele Boiano della Fondazione Enasarco, User Experience Designer);
  2. sai usare il linguaggio del Web e di Facebook in particolare (uno degli aspetti toccati da Giuseppe Di Caterino di DGG consulting, analista e consulente politico);
  3. ti avvali di uno staff preparatissimo, hai assoldato uno stagista oppure hai imparato tu stesso come usare gli strumenti dei nuovi media (questi i tre modelli di staff a disposizione di un politico secondo Magda Paolillo, partner INFO, esperta di comunicazione Web e comunicazione pubblica);
  4. sarai addirittura arrivato ad usare la geolocalizzazione per rintracciare intorno a te persone con cui parlare (una nuova frontiera alla quale ha fatto riferimento Scott Thomas, Design Director Obama Campaign, collegato via Skype)

se hai tutto questo ma:
  1. non sai ascoltare (la forza di Obama, come Scott Thomas ci ha ricordato, è stata quella di dare parola [alle] e, quindi, ascoltare [le] Persone);
  2. non hai una nuova storia, una visione da raccontare "come si faceva una volta" per la strada (Alessio Jacona ha esordito, nel suo intervento, identificando nel Web una modalità di ritorno alle vecchie campagne elettorali per il ricrearsi del contatto con la Gente);
  3. non sai trasmettere passione (quello che Claudia Vago - mi ha fatto piacere conoscerti! - ha fatto con il suo #iohovotato)

Allora no, non puoi fare politica. Che significa che non puoi fare politica sul Web: ne' tu, ne' il tuo stagista!

sabato 27 agosto 2011

Più Informazione, meno Mafia, più Tango!

Non conosco troppo la storia e, lo confesso, ho delle volte poco tempo per documentarmi. Mi affido quindi al TG, a qualche articolo online e agli amici. Quelli con i quali è bello discutere e poco imbarazzante fare brutte figure con domande che svelano ignoranza. La mia!

Quando Roberto Maroni si fece invitare [perchè secondo me non lo voleva nessuno] a Vieni Via con Me per rispondere a Saviano che aveva parlato di Mafie al Nord, qualche dubbio mi venne. Insomma no, le Mafie al Nord proprio non ci sono e Saviano, con il suo intervento, voleva soltanto buttare fango sull'Italia.




Ma ieri sera qualcosa mi ha aperto gli occhi. Con qualche informazione in più chiunque di noi potrebbe scoprire [sarebbe forse meglio dire: avrebbe potuto/dovuto scoprire] e venire a conoscenza del fatto che, purtroppo, invece, le Mafie al nord ci sono. E da quasi cinquanta anni! è questo il messaggio che il Giudice Gian Carlo Caselli, in un interessante dibattito sul tema "Mafie e Questione Morale", ha lanciato ieri sera a Pinerolo nel secondo momento di incontro organizzato nell'ambito della festa del locale circolo di Sinistra Ecologia e Libertà.

I soggiorni obbligati dei mafiosi a Venaria Reale (a qualche chilometro da Torino); Bardonecchia, il primo Comune chiuso per Mafia; le parole del Generale Dalla Chiesa in una intervista a Bocca trenta anni fa. Il problema è stato sottovalutato, ci ha detto Caselli; anche quando il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Forgione, lo fece presente ai politici locali. E questi erano fatti, non sintomi. Denunciavano in modo trasparente un fenomeno già in atto.

La Mafia, al Nord, quindi c'è! Caro Maroni, c'è. Abbiamo tutti le prove. Sono sotto gli occhi di tutti. Il problema è che quasi nessuno ha voglia di guardarle. E qui la questione morale...perchè è un deficit di moralità della Società Civile che permette alle Mafie di attecchire nutrendosi di quelle che Caselli ha definito "Relazioni Esterne".

Caselli, nel concludere il suo intervento [per poi riprenderlo con risposte alle domande numerose del pubblico] ha detto che la risoluzione del problema sta, oltre che - ovviamente - nella repressione, anche nella proposizione di [nuovi] valori che abbiano nella "Questione Morale" il fulcro!

Un esponente dell'Associazione Libera ci ha poi parlato della pratica. Come si fanno a generare questi nuovi valori? Come si possono combattere le mafie e i comportamenti mafiosi? La soluzione è semplice: mettere mano alla selezione di una nuova classe politica. Come, però, agire?

[1] EVITARE IL SAPERE DI SECONDA MANO

[2] RINEGOZIARE IL LIVELLO DI INTOLLERABILITA' DELLE AZIONI POLITICHE


[3] CON CORRESPONSABILITA' E ALLENAMENTO COSTANTE ALL'AZIONE COLLETTIVA

Insomma, sarebbe bastato informarsi bene [andare direttamente alla fonte] ed essere intolleranti con [i.e. non accettare] quello che era sotto gli occhi di tutti [I mafiosi a Venaria Reale, Bardonecchia e le parole di Dalla Chiesa] per poter passare un Venerdì sera di fine Agosto lasciandosi cullare "soltanto" da un meraviglioso Tango.



NOTA: Da quando ho iniziato il Saggio di Enrico Grazzini, Il Bene di Tutti. L'economia della Condivisione per uscire dalla Crisi, ho collezionato tre esempi che sembrano confermare quanto espresso nell'Introduzione: non bastano lo Stato e i Mercati ad uscire dalla Crisi; occorre l'impegno Civico. E' con un impegno fuori dalle Istituzioni [intese in senso lato], infatti, che si realizza SchoolBook, che si cerca di assicurare il Bene Comune Internet a tutti, che ci si sforza di selezionare una nuova Classe Politica. Tre iniziative che girano tutte intorno all'Informazione in termini di accesso, fruizione e utilizzo verso quella che il WIKiD [lo schema a cui tanto tengo] chiama Saggezza.

martedì 23 agosto 2011

SchoolBook, l'Online gratis nelle Scuole

Soltanto un'apparizione fugace, mentre cerco di preparare qualcosa per il RomagnaCamp, per segnalare [via] un'iniziativa davvero interessante.




Si tratta di SchoolBook, un sito Web di News, dati ed informazioni relativi alle scuole di New York City. L'esperimento partirà il prossimo 7 Settembre ed è il frutto di una collaborazione tra il New York Times e WNYC Radio.

SchoolBook non prevede alcun pagamento per l'accesso e per partecipare alla conversazione sarà sufficiente registrarsi via FaceBook.

Come dice in un'intervista Jodi Rudoren, editor di Time's education, i contenuti saranno - sperabilmente - in gran parte prodotti dagli appartenenti a quella che, nelle intenzioni dei promotori, dovrà diventare una vera e propria comunità.

Non riesco ovviamente a prevedere quali potranno essere le evoluzioni di un simile progetto ma non posso non notarne un paio di aspetti più che positivi. Il primo, più ovvio, è la promozione dell'economia della condivisione; il secondo, dal mio punto di vista davvero innovativo, è che tale promozione venga fatta nelle e con le scuole.

In questi giorni ho iniziato la lettura del Saggio di Enrico Grazzini, Il Bene di Tutti. L'economia della Condivisione per uscire dalla Crisi. Come si legge nella lunga introduzione, il Saggio tende a dimostrare che nè le forze spontanee del mercato nè l'intervento pubblico possono da soli risolvere i problemi che ci hanno portato alla crisi che viviamo. Con questi primi pensieri nella mente, sono stato colpito nel constatare - quasi a conferma di tale ipotesi di lavoro; e a contrastare l'idea che difendo in questo spazio del ruolo centrale dello Stato - che il Pubblico non abbia praticamente alcun ruolo promotore in SchoolBook e che si faccia affidamento sull'iniziativa di istituzioni di ben altra natura [quelle che Shirky definirebbe gruppi Civici].

Non so dire se io sia più ingenuo nel guardare con occhi ammirati SchoolBook o più malizioso nel ritenere che questa sia solo una marketta [da un punto di vista sociale qualcosa di molto simile alla carità. Ma come Yunus ci ha insegnato, non è di questo che abbiamo bisogno].

A me piace pensare che questo sia un sintomo, un nuovo messaggio di cambiamento di paradigma, verso l'abilitazione di una nuova cultura che parta dall'educazione.