martedì 11 gennaio 2011

[Intanto] Fateci Pagare! [Poi si vedrà!]

Nell'ultimo numero di Internazionale, ho trovato la traduzione di un lunghissimo articolo di John Lanchester, scrittore e giornalista britannico. Il titolo originale è Let Us Pay, tradotto poi in Italiano in "Fateci Pagare".




L'argomento, manco a dirlo, è quello dei quotidiani. Per chi volesse sviscerarne i contenuti vi segnalo l'originale in lingua pubblicato sulla London Review of Books.

Ecco il quadro sintetico degli aspetti che mi hanno interessato di più:

La produzione e la distribuzione dei giornali e straordinariamente costosa. Le spese più importanti di un giornale sono quelle non correlate al lavoro editoriale, come la produzione, la manutenzione, l'amministrazione, la promozione, la pubblicità e la distribuzione. Questi enormi costi fissi rendono le organizzazioni più vulnerabili alla recessione e meno agili nel reagire alle loro concorrenti online. Il rapporto OCSE segnalato dall'autore [OECD report, The Evolution of News and the Internet] evidenzia che il costo di stampa di un quotidiano medio è il 28% delle spese e quello di vendita e di distribuzione è pari al 24%. Sommano un 52% dei costi totali in produzione fisica del giornale. A questo si devono aggiungere altri costi quali quelli di amministrazione. Se il New York Times [per il quale si stima che i costi di produzione fisica ammontino a 664 milioni di dollari/anno] smettesse di stampare l'edizione su carta, potrebbe permettersi di regalare un Kindle/anno ad ogni abbonato!

Prevarrà, quindi, la logica economica: si smetteranno di stampare le edizioni cartacee [e si creeranno giornali soltanto per supporti digitali].

Fin qui nulla di nuovo, sapevamo tutto. Quello che sorprende sono le cifre in gioco! È ovvio che l'indirizzarsi verso i supporti digitali sia dettato, oltre che da condivisibili e ragionevoli ragioni economiche, anche da motivazioni di carattere, come dire, sociale. Anche in questo caso, infatti, non faccio nessuna eclatante rivelazione nel dire che il supporto digitale [e la contestuale capability di connessione] favoriscono la selezione/condivisione/discussione in una logica che riporta al centro le Persone permettendo loro di soddisfare dei propri personali criteri. Murdoch ci dirà se la creazione di un contenuto esclusivo a pagamento funziona o se non sarà necessario inventarsi qualcosa di diverso/integrativo.

I giornali devono trovare un nuovo meccanismo di pagamento per la lettura online che permetta di leggere tutto ciò che si vuole e ovunque sia stato pubblicato. Il processo deve essere invisibile e, al tempo stesso, trasparente: invisibile al momento dell'utilizzo, trasparente quando sivoglia vedere ciò che si è effettivamente pagato.

Il già ricordato rapporto OCSE dice che una percentuale significativa di giovani non legge affatto i giornali tradizionali, o lo fa in modo irregolare. Una ricerca condotta in Gran Bretagna dimostra che, anche se i giovani mostrano un'apparente familiarità con i computer, fanno molto affidamento sui motori di ricerca, guardano piuttosto che leggere e a volte non hanno la capacità critica di valutare le informazioni trovate sul Web. Secondo Lanchester questa è una buona notizia perchè - dice - quei giovani lettori sono proprio quelli più allergici a pagare su Internet. Ma se i lettori dei Giornali sono più anziani, saranno più disposti a pagare.

Effettivamente, qualora dovessero snellirsi e rendersi maggiormente accessibili i meccanismi di pagamento, oltre che risolversi un problema di carattere prettamente tecnologico, si andrebbe incontro ad un target demografico che, evidentemente [come Lanchester dice], ha maggiore propensione culturale all'acquisto [per averlo fatto sempre offline].

Ma, mi chiedo, in futuro? Quando le generazioni si avvicenderanno, basterà davvero una procedura di pagamento invisibile e trasparente?

3 commenti:

w2wai - chiarofiume ha detto...

Caro Marco,
tutto ampiamente condivisibile. Perfino dal punto di vista di una estensione della panchina di pensionati che legge il giornale.
Mi sento rappresentativo di quella estensione: a 70 anni non leggo quasi più giornali, se non nelle loro edizioni web; ora leggo e commento il tuo blog in Thailandia, seduto nel giardino della casa di mia figlia e ... mi pongo le stesse domande del tuo post.
Dubito che "un razionale" per la ricerca delle risposte possa essere centrato sul problema dei giornali.
Dovrebbe nascere un confronto di opinioni .. dovrebbe esserci, oltre a quel confronto, qualcosa d'altro che non c'è mai ..
Un altro post e basta?
Buon Anno btw :-)
luigi

Marco Dal Pozzo ha detto...

Luigi, bentornato e benrivisto...
Era un po' che ci si era persi!

Io le domande [me] le pongo proprio per promuovere il confronto di opinioni a cui ti riferisci tu.

Purtroppo, tra vecchie e nuove reti sociali, il tempo per soffermarsi diventa sempre pochissimo...non si ha piu' come prima il tempo di andare in profondita' [e di tale tendenza mi sento, oltre che vittima, anche carnefice]...

Buon anno anche a te e buona permanenza in Thailandia:

wai ;)

Marco

w2wai - chiarofiume ha detto...

Allora dobbiamo fare in modo che - a fronte di certe domande - si possa iniziare una ricerca collettiva / condivisa di qualche risposta "operativa".

Quello che il singolo non può riuscire a fare - in termini di ricerca e gestione di relazioni - si dovrebbe poter fare collaborando.

Per non lasciare cadere nel silenzio le domande di questo post .. comincio a registrare qualche indizio / clue .. verso la ricerca di un percorso da individuare / qualificare come possibile "risposta operativa" [vedi commenti al tuo post amplificato].

E pensare che i monaci buddisti birmani mi hanno appena indicato la via della meditazione, come unica forma concreta di "risposta operativa" ... :-))