martedì 17 gennaio 2012

l'Analisi di Shirky e il Mio Lavoro

  • Per comprendere questi 15 anni di attaccamento dei giornali ai paywall, bisogna comprendere che “Tutti debbono pagare!” non è solo un principio economico, ma un paradigma culturale.

  • Cosa vuole la maggior parte dei lettori abituali? E cosa può trasformare i lettori frequenti in lettori abituali? Queste alcune cose che non vogliono: più pubblicità. Più gossip. Più notizie d’agenzia. Questa è una nuova scommessa per i giornali mainstream, che hanno sempre contato i visitatori piuttosto che coinvolgerli, come principale metrica del loro business.

  • Bisogna dare spazio a motivazioni non-finanziare e non-commerciali, come la lealtà, la gratitudine, la dedizione alla missione, un senso di identificazione con il giornale, il bisogno di preservarlo come istituzione piuttosto che come business.

  • Non vi è mai stato un mercato di massa per il buon giornalismo in questo paese. Quello che è stato creato è un mercato di massa per la pubblicità, insieme con un mercato di massa per l’intrattenimento, l’opinione e l’informazione; questi erano legati ad un impegno istituzionale di fornire una modica quantità di vero giornalismo. In quel mercato di massa, le opinioni dei lettori coinvolti politicamente non avevano molta influenza, essendo in inferiorità numerica rispetto a quelli che leggevano solo gli oroscopi.

  • [...] questo potrà essere l’anno in cui vedremo in che modo i giornali premieranno le persone più impegnate per la loro sopravvivenza a lungo termine.

Questi, a mio parere, i cinque brani che riassumono l'analisi di Clay Shirky fatta qualche giorno fa a proposito dei Modelli di Business per l'Editoria e riproposta - tradotta - da LSDI.

E' un'analisi che rilancia dei concetti che, da quasi due anni, studio, riarrangio e presento in questo spazio, ora più che mai autentico laboratorio.

Colgo così l'occasione per fare un punto della situazione richiamando le tappe fondamentali del mio percorso sulla questione-Editoria. Vi invito a ripercorrerle insieme a me [a vostro risparmio di tempo saltate pure le slide e le immagini. Utilizzatele, se volete, solo per approfondimento].  

[Seguendo i grassetti arriverete alla fine in 30 secondi]

Nelle slide presentate a Perugia, basandomi su un modello di derivazione informatica, la conclusione era scontata: il coinvolgimento del lettore (tanto con il giornalista, quanto con gli altri lettori) è una potenzialità che il Web abilita, per sua stessa natura, da un punto di vista tecnologico; una potenzialità da sfruttare anche per cementare e/o costruire ex-novo Capitale Sociale.

 


Il Modello Fotovoltaico, presentato la prima volta a Parma e poi approfondito al RomagnaCamp, propone poi l'acquisto consapevole dell'informazione: oltre alla rivisitazione delle modalità di finanziamento all'Editoria, esso, infatti, contemplerebbe anche la trasformazione delle Imprese Editoriali in Imprese con Finalità Sociali per avviare un circuito simile a quello del Commercio Equo e Solidale (ispirato, si sa, all'acquisto consapevole dei Prodotti). Tale Modello implica una completa modifica del paradigma culturale attualmente dominante nell'ecosistema informativo.

 


Il nuovo paradigma metterebbe al centro le notizie di qualità: notizie prodotte con professionalità, in uno scenario ad elevato pluralismo (meglio ancora se interno) e di una ben determinata tipologia.




Ed è proprio dalle considerazioni sulla qualità del contenuto che sono venute le mie proposte per la definizione del codice di comportamento di chi fa informazione: NoGossip, ioRispondo e W3C da aggiungere al Timu proposto da Luca De Biase.




Sono questi i capisaldi e, al tempo stesso, le azioni che dovrebbero essere intraprese per realizzare, agire, implementare il percorso WIKiD, il diagramma che schematizza il percorso che i Cittadini possono/devono/dovrebbero fare (anche qui: con contestuale crescita di Capitale Sociale) per una crescita che - passando per la conoscenza e l'innovazione - porta al benessere, attraverso un lavoro fatto sugli elementi informativi (le notizie di un quotidiano, per esempio); un lavoro abilitato tanto dall'azione umana (fatta di organizzazione e significazione) quanto da quella tecnologica (fatta di sistematizzazione e ricercabilità).





Nei prossimi mesi prevedo di andare avanti in questa ricerca con l'obiettivo di sintetizzare un Social Business Plan per l'Editoria. Non so ancora quali saranno le modalità migliori per presentarvene i risultati; posso garantirvi che ce la sto mettendo tutta e sto impegnandomi parecchio per renderli presentabili con l'augurio che, al tempo stesso, siano anche credibili.

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