sabato 11 febbraio 2012

in Bocca al Lupo @tigella #occupychicago

Che cos'è una notizia equa e solidale?
Come dicevo qualche tempo fa, si tratta di un prodotto di una Impresa Editoriale con Finalità Sociali, alla Yunus (nessun profitto ed eventuale surplus reinvestito in competenze e tecnologie).

Com'è impostata una transazione nell'economia dell'equo e solidale?
Rispondo con l'esempio dei GAS, i gruppi di acquisto solidale: l'ecosistema dei GAS si basa sulla coscienza critica sia di chi vende sia di chi acquista; la Finalità Sociale (non sempre e non necessariamente alla Yunus, per la verità) dell'Impresa viene garantita dal produttore e riconosciuta dal consumatore lungo una filiera produttiva (per lo meno da un punto di vista, come dire, ideologico) praticamente azzerata: pago quel prodotto perchè conosco il produttore e voglio sostenerlo.

Pagherei quella notizia equa e solidale, quindi, perchè conosco il produttore e voglio sostenerlo.

Non mi aveva convinto Claudia Vago (tigella): poca emozione nell'annuncio del suo progetto. Così, per farmi un'idea precisa, le ho voluto scrivere e, quando mi ha trasmesso passione e detto di aver rinunciato a due proposte di testate giornalistiche aggiungendo poi: "tengo davvero a farlo "dal basso", col rapporto diretto tra chi paga e io che produco contenuti. perché è una cosa nuova e importante. devo farlo così, altrimenti non ha lo stesso valore", ho riconosciuto nella sua iniziativa un possibile modello di Editoria Sociale (in questo caso il finanziamento, come proponeva Roberto, arriva proprio dal basso e non come contributo statale come in realtà sostengo io).

Voglio vedere se funziona. Ecco perchè, oltre tutto, sostengo il progetto di Claudia. Ecco perchè pubblico nella mia sidebar il widget promozionale del progetto.

In bocca al lupo tigella!

4 commenti:

Luigi Bertuzzi ha detto...

Ormai lo sai vero Marco?
Ogni tanto faccio capolino per dire la mia, anche se
a)
sono fuori dal gioco e ..
b)
non cito fonti autorevoli ma interpreto il mio passato per trovare una chiave di lettura [i.e. immaginazione] del futuro.

In questo post ho trovato molto utile il link a Editoria Sociale per i commenti di Roberto, dove dice:
1)
.. vedrei bene l'inserimento da qualche parte (ma non riesco a capire dove) della variabile "caos", secondo me spesso alla base della differenza tra evoluzione e innovazione
2)
Per caos intendo la condizione di imprevedibilità dei sistemi aperti grazie alla quale si possono entropicamente generare le intuizioni più brillanti (o le peggiori), provocando il salto quantico dal fare meglio l'attuale al ripensare completamente l'attuale

Mi sembra che l'inserimento della variabile caos sia importante, prima di tutto perché dovrebbe destabilizzare l'idea che per un obiettivo di Editoria Sociale possa essere utile un modello.

L'ho scritto per rifletterci ... anche perché sto pensando a come l'industria informatica europea avrebbe potuto far seguire una struttura organizzativa a una strategia e magari .. riuscire a sopravvivere.

Il problema oggi mi sembra generalizzabile; non interessa solo chi si pone obiettivi di Editoria Sociale; lo trovi anche .. ad esempio .. tra chi fa ricerche sull'organizzazione del marketing delle destinazioni.

Marco Dal Pozzo ha detto...

Luigi,
lo so che ci sei e non mi sembri fuori dal gioco :)

Io credo che, in qualche modo (non saprei dire come) il caos (della cui teoria ammetto tutta la mia ignoranza) vada governato. Forse un buon modo per farlo e' prevederlo...

Questo per dirti che un modello serve. E serve in senso trasversale, ovviamente; non soltanto per l'Editoria.

Staremmo parlando di un nuovo modello di Societa', forse. Ma questa e' roba da esperti...

Luigi Bertuzzi ha detto...

Marco,
"secondo me" gli esperti non ci sono; si fanno.
Gli esperti saranno collettività di persone, coinvolte nella gestione di relazioni tra competenze e interessi diversi, tipo "interesse per l'evoluzione di una conoscenza/cultura" e "competenza per l'innovazione di uno strumento/tecnologia".
Quelle collettività di persone, tenute insieme da interazioni deboli [loosely coupled] potranno essere un modello per altre collettività.
Ripeto ... "secondo me" .. ;)

Marco Dal Pozzo ha detto...

Luigi,
volendo tradurre quel che dici in un linguaggio che conosco un po' meglio, staremmo parlando della Societa' di persone legate da legami deboli. Il che equivale a parlare di Capitale Sociale di tipo Bridging. Cioe': crescita. Credo che, ancora una volta, stiamo dicendo praticamente la stessa cosa...come ti dicevo altrove: lo Stato Siamo noi. Gli esperti, almeno ci si prova, dovremo essere noi.