Leggendo l'Introduzione al libro Giornalismo Patecipativo di Gennaro Carotenuto, mi sono fatto l'idea che, nell'arco degli anni, è come se l'informazione Molto più spesso, col passare del tempo e con l'avvicendarsi dei Governi e dei relativi Governanti, oso pensare che questo fenomeno ha cominciato ad obbedire a logiche non più [e non solo] strettamente commerciali. A sostegno di questo pensiero, e per esprimere contestualmente [e semplicemente] una differenza che individuo tra il Mainstream e l'Internet, prendo in prestito il titolo del saggio del libro di Chomsky citato da Carotenuto [che confesso di non aver letto]. Nel Mainstream abbiamo sempre più una Fabbrica del Consenso inteso proprio come adesione all'altrui volontà; un consenso, un'adesione da costruire ad arte da una Informazione che il mainstream tende sempre più ad assimilare al concetto di Comunicazione. Nell'Internet, invece, credo sia molto più opportuno parlare "semplicemente" di senso; della sua costruzione parla Luca De Biase nel suo Economia della Felicità [questo invece l'ho letto].
Un paio di paragrafi [spero utili o, almeno, non troppo noiosi] per preparare il terreno ad una mia riflessione.
La conclusione a cui sono giunto semplicemente analizzando il susseguirsi degli eventi, è che il Giornalismo digitale, l'informazione
Il succo della mia riflessione è proprio nella sedimentazione
Se si sa attribuire un Valore a queste discussioni [sfido chiunque a pensarla diversamente!], a questo processo di generazione del senso, non si può non sapere attribuire Valore al seme che riesce a produrle. E se si fa riferimento alla quantità di informazioni che il Giornalismo ci distribuisce ogni giorno, non possiamo nemmeno ignorare che uno dei semi è il Giornalismo stesso [Mainstream o meno, carta oppure online, rosso o nero, rosa o blu!].
E questo Valore ha, che lo si voglia oppure no, una parte di materiale. Un soldo che dobbiamo ammettere di dover spendere!
Quanto costa un seme di una pianta? E quanto valore ha poi il fiore che ne cresce? Certo, occorre il terreno adatto, ma a quello dobbiamo pensarci noi.
Bisogna entrare, insomma, nell'ordine di idee che non si parla più di un processo che può innescarsi senza spesa e che, continuando a desiderare di esserne parte, dovremo accettare di affrontare. Direttamente o indirettamente!
O no?
2 commenti:
Fatico molto a seguire il ragionamento del post, che per fortuna mi offre una via d'uscita accettabile: il soldo - per cominciare - lo spenderei per dotarmi del terreno adatto .. se il giornalismo mi permette di cominciare a farlo.
Anonimo,
in un periodo di crisi dell'Editoria del Cartaceo e anche del Web si e' alla ricerca del miglior modello di business per poterne risollevare le sorti [il sistema deve essere sostenibile dal punto di vista economico]
Quello che voglio dire e' che bisogna che noi utenti cominciamo a riconoscere il valore di quello che il Giornalismo [Cartaceo e Web] fa per noi che discutiamo [nei Bar o nei Social Network] con le informazioni che sa darci in pasto.
E riconoscere un valore, dando per scontato che il terreno e' quello adatto [siamo, noi, capaci di discutere, di argomentare, di confrontarci su una notizia, su un articolo, giusto?], dovrebbe automaticamente implicare la predisposizione al pagameto [diretto se pensiamo a quando compriamo un Giornale o indiretto se pensiamo al bombardamento di pubblicita'].
Spero di aver chiarito e grazie del commento!
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