Pubblico dei numeri [alcuni dei quali non noti poichè riferiti al mio territorio] a completamento di quanto sostenuto nella presentazione fatta al Media Camp [slide 18] su una delle possibili future evoluzioni delle pubblicazioni su Carta dei Giornali.
Essendo immersa in una nuvola [quella formata dai Generatori e dai Fruitori delle Notizie], la pubblicazione iper-locale riuscirebbe a garantire al Cartaceo ciò che rende il Web il modello che meglio soddisfa le esigenze delle persone: bidirezionalità, condivisione e velocità della [e nella] fruizione. Oltre alal certezza di cementare il Capitale Sociale Bonding [quello che si ritrova nel rapporto all'interno di un gruppo fatto di anime tra loro omogenee] e alla possibilità di costruire a livello locale anche un Capitale Sociale Bridging [quello proprio dei gruppi di anime tra loro eterogenee], i numeri che vi propongo dimostrerebbero anche la maggiore convenienza/sostenibilità economica [cioè sostenibilità materiale] di una tale impresa.
Utilizzando come fonte Wikipedia [diciamo che, per quanto intendo mostrare, non sono essenziali i dati precisi], ho considerato i numeri di tiratura e diffusione dei maggiori quotidiani italiani, del quotidiano locale Abruzzese [ilCentro] e del mensile di Guardiagrele, la mia città in provincia di Chieti [Aelion].
E' vidente che man mano che ci si spinge alla localizzazione della pubblicazione si alza la percentuale di diffusione rispetto al bacino potenziale, intendendo come bacino potenziale il numero di abitanti il territorio in cui la pubblicazione viene distribuita. Migliorano anche le percentuali della diffusione rispetto alla tiratura [che si può leggere anche come: più si pubblica localmente e più si vende rispetto a quanto si produce]. Da notare anche che la somma dei numeri percentuali dei quotidiani nazionali viene superato [e di parecchio] da quelli del Giornale locale [a Guardiagrele siamo molto meno di 20000 abitanti ma ho esagerato dovendo tener conto dei numerosi abbonamenti degli emigrati]. Il tutto viene evidenziato nel grafico che pubblico di seguito [fare click per ingrandire].
Probabilmente questa analisi comparativa è stata già fatta in altre occasioni ma credo sia comunque utile ribadirne il messaggio! Mi auguro sia da stimolo a qualche utile e condivisa riflessione.
Finita la due giorni molto intensa in quel di Perugia. Città meravigliosa in cui ho respirato un'aria fresca, salubre che mi ha fatto bene. Ero lì per il MediaCamp a portare la mia ventina di indegne slide! Ho avuto modo di salutare Luca, evidentemente provato da una settimana di interventi e moderazioni nei numerosi Panel in cui è stato coinvolto. Ed ho rivisto con molto piacere PierLuca: due passi e qualche parola scambiata dopo il suo intervenuto ieri pomeriggio in una tavola rotonda che ha tirato un pò le somme delle tante discussioni della settimana. E poi Lia, mia compagna di viaggio!
Ho seguito con molta attenzione questo MediaCamp, una giornata fatta di tanti interessanti interventi [Arturo Di Corinto, Alberto Castelvecchi e Riccardo Maiolini su tutti! - spero di aver associato correttamente il nome alla terza presentazione e, soprattutto, di recuperare le slide da qualche parte - ] ma, ancora a caldo, mi prendo la licenza di esprimere una perplessità. Sono molto grato ai ragazzi di Ventialle20 che mi hanno dato l'opportunità di parlare e presentare lo stato attuale dei miei studima avrei preferito ascoltare più interventi spontanei, più blogger. No, niente in contrario alla formula scelta perchè ho scoperto tante iniziative delle quali, lo confesso, prima non sapevo nulla, ma mi sento di dire che quello di ieri non è stato un vero e proprio BarCamp.
Un pò di imbarazzo, quindi, quando ho preso il microfono! Ma la soddisfazione è stata tanta e ancora di più se penso di essere stato un protagonista [umile, umilissimo] di un evento di così grande portata.
Questa è la presentazione che tra qualche ora farò al Media Camp nell'ambito del Festival Internazionale del Giornalismo. Se siete anche voi qui a Perugia, vi aspetto, insieme a tutti i BarCamperos, nella Sala Lippi [il mio turno è alle 16.30].
Le slides sono l'inevitabile esito dei deliranti post degli ultimi mesi e, allo stesso tempo, un punto da cui [se le mie sensazioni saranno state positive] non esiterò a ripartire.
E' cambiato il quadro socio-culturale, è cambiato il quadro delle strutture della comunicazione, sono cambiate le tecniche, è cambiato il pubblico. Qui è la radice profonda della crisi del giornale, crisi che sarà superata se esso saprà trovare il suo giusto spazio nel pluralismo del sistema informativo, adattando le sue funzioni e il suo linguaggio alla esigenza di informazione, sempre più sentita, da parte del cittadino.
Queste sono le parole nella postilla alla sezione La Stampa di Informazione curata da Vitaliano Rovigatti nel libro Comunicazione e Partecipazione, edito dalle Paoline nel lontano 1979.
Singolare constatare che si chiudesse così un capitolo in cui, sebbene venisse riconosciuta la crisi della Carta Stampata [crisi che, evidentemente, cominciava a manifestarsi già da allora], lo stesso Rovigatti affermava anche che il Giornale non sarebbe mai scomparso a vantaggio di Radio e Televisione(*).
Rovigatti riportava ciò che qualcuno allora diceva: la Radio annuncia, la Televisione fa vedere e il Giornale spiega.
Due erano le pecche riconosciute nei concorrenti di allora del Giornale [Radio e Televisione, per l'appunto]: la mancata analisi di dettaglio della realtà e la provvisorietà del messaggio che, per la natura stessa del mezzo, può - come dire - perdersi quasi nell'etere.
Il Giornale, per l'uomo che Rovigatti a quei tempi inquadrava nella civiltà della scrittura, spaventato da tale provvisorietà preferisce la certezza di ciò che può toccare con mano [la Carta] e leggere con gli occhi [le Parole]. Il Giornale quasi come rifugio per chi, rendendosi conto dei propri limiti di percezione e memorizzazione, sente di conseguenza il bisogno di leggere ciò che ha ascoltato.
The replacement of memory by procedures extends to a formal information processing argument that Ashby (1956) made about closed systems of all kinds. He argued that if we completely know a system in the present, and we know its rules of change (how a given input leads to a given output) then we don’t need to bring to mind anything about the past. Memory, he said, is a metaphor needed by a 'handicapped' observer who cannot see a complete system, and "the appeal to memory is a substitute for his inability to observe ..."
Come dire, fondendo le due cose, che, con il Giornale, le persone non fanno altro [consapevolmente o meno] che delegare la capacità di osservazione. Mi direte che ho appena affermato l'ovvio ma lasciatemi condividere il fascino del modo con cui si può riuscire ad esprimerlo.
Tornando a Rovigatti: egli denunciava ai tempi in cui il libro venne pubblicato la sostanziale mancanza di quella che poteva essere definita Stampa non solo per la comunità locale, ma della comunità locale. Rovigatti citava Dal Ferro:
Le persone ricercano nel Giornale le notizie sul pensiero e sulla vita del gruppo di riferimento e nello stesso tempo possono arrivare a ritenere il Giornale propria espressione. Questo è possibile in misura che il Giornale è locale, cioè è vicino al lettore, si interessa dei fatti che accadono e li esprime con un linguaggio e una sensibilità "locali".
Due sassolini nello stagno:
[1] Il riferimento al Sistema nel discorso della memoria mi porta a prendere in considerazione l'importanza di un sistema e della conoscenza di esso; un sistema che tantissimo mi parla di Processo [di fruizione del Prodotto informativo] che permette di avere a disposizione [qui ed ora] ciò a cui si è interessati.
[2] Il riferimento alla località del Giornale mi porta a credere che questa sia una delle ancore di salvataggio del Cartaceo.
(*) Perchè di Web, trenta anni fa, non se ne parlava affatto. Chissà cosa avrebbe mai potuto pensare e scrivere se avesse vissuto i tempi che viviamo noi!
La rivoluzione tecnologica che ha permesso la miniaturizzazione e l'abbattimento dei costi degli strumenti di produzione dell'informazione oltre che una iperconnettività ormai disponibile a tutti [a meno di quello che Carotenuto definisce in italiano: divario digitale], ha facilitato quell'aspirazione individualistica caratterizzante la società post-fordista. Chiedo scusa agli esperti che leggono; cerco solo di porre su un piano semplificato quello che sto assimilando dal libro di Michele Mezza.
Dal mercato di massa, dunque, l'esigenza è diventata quella di un prodotto/servizio specifico per ciascuno in uno scenario in cui si ha quasi la necessità di sentirsi protagonisti. La tecnologia - dicevo - insieme con la spinta individualistica, in una delle pieghe della società data dall'informazione [generazione/fruizione], hanno inevitabilmente svilito la logica Broadcast a favore dell'Unicast in un processo che ritengo applicabile a qualsiasi mezzo utilizzato [se ho ben capito ci sono anche delle ragioni per cui, almeno dal mio umile punto di vista, la TV generalista sembra comunque resistere].
Tanto più ci si sente partecipi e in grado di riuscire a generare il senso dell'evento [oggetto dell'informazione, la notizia quindi] quanto più vincente si rivela la modalità. L'unicast [la sorgente fatta appositamente per me] e la bidirezionalità [contribuisco anch'io a dare un senso all'evento] rispondono a questa esigenza sociale.
Su quale mezzo? Beh, lo si diceva prima: sul mezzo che riesce a soddisfare il desiderio di rivincita dell'individuo rispetto alla massa.
Come si pone il quotidiano? Male, io credo, se si pensa al cartaceo e se per esso si ammette, oltre che la scontata monodirezionalità comunicativa, anche una natura broadcast. Benissimo invece se si pensa al Web che, per sua stessa definizione quanto meno è in grado di abilitare la bidirezionalità; anche se sulla sua natura unicast ci sarebbe qualcosa da ridire.
Riesco adesso forse meglio a comprendere il terminecrossmediale di cui parlava Luca De Biase: mi sbagliavo clamorosamente quando pensavo che crossmediale dovesse essere il mondo degli utenti [pubblici e bisogni diversi, mi diceva PierLuca nel thread di FriendFeed che trovate embedded nel post!!!]. La questione, e la sfida, sta nel rendere perfettamente crossmediale la raccolta delle notizie; un compito, questo, a carico dei giornalisti e delle redazioni che hanno poi l'obiettivo di far trovare la notizia esattamente dove il pubblico la cerca [logica multimediale] e di trovare il miglior terreno in cui far crescere il seme [la notizia, per l'appunto].
Come si sostiene tutto questo? Di sicuro non può essere solo l'Editore a trarne beneficio...
Sono gli Standard di creazione e diffusione dei prodotti digitali a determinare la modalità di accrescimento e di applicazione produttiva degli individui, orientandoli comunque verso modelli tutti basati sulle differenze dei singoli e non più sulle aggregazioni collettive.
Da queste nuove talpe che scavano in profondità nel sociale viene la spinta possente e non più arginabile ad una personalizzazione dei consumi e ad un'individualizzazione dei bisogni che sta organizzando l'intero sistema della convivenza civile, a cominciare dal mondo della comunicazione.
Sono riflessioni di Michele Mezza nel suo libro Media senza Mediatori e che quasi in automatico mi viene da completare dicendo che vincerà il Modello che saprà cogliere il bisogno individuale e soddisfarlo erogando un servizio personalizzato. È ovvio che questo ragionamento è applicabile ad ogni servizio e ad ogni bene e l'Internet [il Cluetrain Manifesto insegna] è la tecnologia che riesce ad abilitare e facilitare il necessario "meccanismo di ascolto".
Ancora una volta, sebbene l'interessantissimo scritto di Mezza prenda in considerazione principalmente [quando non esclusivamnte] il canale televisivo, qualora questa esigenza di affermazione individuale di se e dei propri bisogni fosse riferita all'Informazione in genere [trasversalità rispetto al mezzo], vedo come molto lontano il Quotidiano cartaceo da tale logica.
Il Broadcast evolve in Unicast, un palinsesto dell'informazione personalizzato e che personalizzato diventa grazie al Browsing. Il quotidiano [cartaceo ma in qualche modo anche online] non potrà mai essere un unicast poichè soffrirà sempre della logica della massa. Probabilmente estremizzo i termini della discussione ma, in fin dei conti, il numero di lettori di una testata costituiscono una massa e ciascuno fruisce, sia acquistando il cartaceo sia navigando online, di un contenuto non personalizzato ma distribuito tanto ad uno quanto a tutti gli altri. Certo, di un pò di libertà in più gode chi fruisce dei contenuti online ma il punto di fondo rimane lo stesso.
A meno che non si voglia accordare la fiducia a chi impacchetta le informazioni [in senso lato se si pensa al senso ad esso associato ad opera delle Redazioni, in senso stretto se si pensa al layout del Sito o all'impaginazione del cartaceo, pubblicità incluse], per evadere dalla massificazione è molto probabile che l'Utente, arrivati a questo punto, sia alla ricerca non tanto di un Prodotto [l'Informazione] ma di un Processo che lo aiuti addirittura a liberarsene [dell'Informazione, vista l'abbondanza!].
Cosa intendo per Processo? Molto semplicemente mi riferisco al sistema di Browsing, un programma [il Browser] o, per dirlo ancora meglio, un applicativo. Un Software quindi che, se non da vendere direttamente al pubblico perchè si realizzi un direct-browsing [da installare come una delle tante estensioni di Firefox, per dire la prima cosa che mi viene in mente], potrebbe essere utilizzato da un esperto [un Edicolante evoluto?] in grado di soddisfare il bisogno personalizzato della Clientela realizzando un aided-browsing. In questo caso il Browsing sarebbe in primo luogo delle fonti [blog, video, foto, social, etc...] e il senso sarebbe associato ad esse facendo altrettanto Browsing tra gli approfondimenti. Mi si dirà che un simile applicativo, un siffatto meccanismo esiste già; non lo so, non ne sono convinto perchè mi sto riferendo a qualcosa di diverso, a qualcosa di più evoluto.
Il Modello di Business associato prevederebbe la vendita dell'applicativo [direct] o del servizio [aided]. In quest'ultimo caso l'Utente tornerebbe a casa con il proprio quotidiano personalizzato stampato [magari su bei fogli A3] in Edicola [e così salviamo anche il Cartaceo!].
Concludo con un'altra citazione:
Il suggerimento implicito nella piattaforma che accompagna l'iPad è affascinante: non essendo nè musica nè libri, i giornali potrebbero essere dunque considerati come applicazioni cioè programmi per organizzare i flussi di informazione e per sviluppare specifici modelli di business. E potenzialmente tanto attraenti da motivare persino un pagamento da parte del pubblico. [Luca De Biase su WIRED di Aprile come evoluzione di un pensiero già espresso].
Forse quelle espresse in questo posto sono, come a volte mi capita, delle mie conclusioni affrettate frutto di una interpretazione eventualmente distorta di Luca De Biase e di un'associazione forzata del pensiero di Mezza [il dubbio di ieri resta: l'esigenza di Browsing, inteso come metodologia di conferire i caratteri dell'Unicast all'ergazione dell'informazione, si applica anche ai Quotidiani?] ma, ancora una volta, ansioso di capire se questo è un Modello sul quale poter continuare a lavorare, ho necessità di leggere i vostri feedback.
Ciò che potrebbe guidare lo sviluppo del ragionamento [magari producendone una brusca ed opportuna interruzione] è la risposta a questa domandina: quanto ampio sarebbe il mercato per un simile applicativo/servizio? Non si rischierebbe di mettere sul mercato qualcosa di fruibile solo per una fascia ristrettissima di utenti? Tanto ristretta da non giustificare nessun tipo di investimento?