domenica 29 novembre 2009

Metafore Sociali nel Modello ISO/OSI

Solo per segnalarvi questo articolo che Luigi ha linkato nello scambio di opinioni a proposito del Modello di Filiera Editoriale ispirato all'ISO/OSI.

Luigi l'ha presentato come un vecchio tentativo di vedere e far vedere gli aspetti sociali dell'ISO/OSI con una brevissima introduzione:

Nel modello OSI sono embedded potenti metafore sociali, che nelle reti sociali di oggi hanno bisogno di un reverse engineering per essere riscoperte

Voglio renderlo fruibile, con il permesso accordatomi da Luigi, a quanti vorranno discuterci su con una raccomandazione [inoltro a voi quella che lo stesso Luigi ha fatto a me]: non andare troppo nel dettaglio!

Buona lettura!

sabato 28 novembre 2009

Tempo reale e qualità

Nella presentazione del modello di Filiera Editoriale [ancora in fase di digestione mia personale e, spero, anche di altri, prima che ce sia una nuova release] ho concluso con una riflessione relativa all'essere discriminante del tempo reale. Un fattore che, secondo me, conferisce più appeal alla filiera Web di quanto non ne abbia la filiera del Cartaceo.

Ma per un parametro, il real time, facilmente integrabile ed intuitivamente individuabile nel modello, ne esiste uno che, nel modello, vedo molto difficile da inserire, almeno adesso: la qualità.

A mio parere, e con qualche riminiscenza liceale quando ci si dilettava anche a leggere e ad ascoltare un pò di filosofia, la questione della qualità è di difficile discernimento. È, per l'appunto, una questione filosofica: insomma la qualità è qualcosa di soggettivo o oggettivo? Magari è un input a qualche lettore con cultura più umanistica della mia e, per questo, per il momento lascio perdere.

A tal proposito riprendo il commento di Pierpaolo Santilli da PierLuca:

il cliente è stato abituato a consumare e non a pensare, ed è ovvio che ciò che fa pensare non ha mercato.

Non credo che il Cliente sia abituato a non pensare per il fatto stesso che, prima del Consumo, si presuppone abbia portato a termine un minimo di processo mentale di decisione per l'acquisto. Influenzabile quanto si vuole [si spera sempre dal contenuto e non dal contenitore], certo, ma pur sempre un processo mentale e, io credo, comunque basato sui canoni [almeno personali] di qualità.

Pierpaolo continua:

Va educato il cliente e oggi si va tutti di fretta e si vuole tutto qui ed ora.

Il qui ed ora, applicato alla Notizia è invece uno dei punti essenziali. Un qui ed ora che vedo difficile da abilitare con la tecnologia-carta; molto più semplice da abilitare con la tecnologia-Web. Questione, insisto, di real-time!

D'altra parte il processo decisionale per l'acquisto sta anche nello scambio immediato di feedback che le piattaforme Web permettono. Se ci soffermiamo all'informazione [perchè ritengo che il discorso sia applicabile a 360 gradi a qualsiasi Prodotto], questi feedback sono sia quelli tra Fruitori sia quelli tra Generatore e Fruitore.

A questo punto vi chiedo [credo siano domande di carattere più o meno trasversale: Web e Carta]: non può essere, questo, uno degli elementi che potrebbero dimostrare la validità del modello Freemium per l'online? Non può essere davvero questo uno dei metodi di test delle stratege e delle tattiche attualmente in atto? E che potrebbero dimostrare che un soldo, per un valore aggiunto ad una Notizia, si è disposti anche a spenderlo?

domenica 22 novembre 2009

Filiera Editoriale - un Modello Per studiare e Da studiare [ancora]

Vi propongo un Draft di un Modello della Filiera Editoriale ispirato al modello protocollare ISO/OSI ed applicabile, almeno nelle mie intenzioni, sia al Cartaceo sia al Web.


L'idea in se è molto banale e, nella sintesi che presento nelle slide [ne ho messe anche un pò per pratica propedeutica], probabilmente è presente qualche errore, soprattutto nell'applicazione alla Filiera Editoriale del Cartaceo. Per essa mi sono aiutato con l'esercizio che PierLuca, Piccolo Imprenditore e Nicola D'Agostino hanno fatto durante l'estate. Per l'applicazione al Web credo di aver semplificato molto [spero non me ne vogliano i tanti esperti di Rete che mi auguro leggeranno], ma, per l'obiettivo che vuole avere questo lavoro, era inutile farcire di tecnicismi ciò che già ai più può sembrare complicato [ma non è poi detto che lo sia].

Da qualche tempo leggo parecchio [per scriverne quel che ne capisco e, da quel che capisco, quel che mi salta in mente] sui Modelli di Business dei Quotidiani, sia su carta sia sul Web. Le domande che andiamo ripetendo sono le solite: scompariranno i quotidiani cartacei? Ma davvero faranno pagare le notizie online? Gli utenti saranno davvero disposti a pagare per una notizia online?

Ipotizzo che il Modello di Business vincente sarà quello che riuscirà a conferire al Lettore/Fruitore/Utente il maggior beneficio. Un beneficio che, oltre che [ovviamente] a far perno sulla Qualità della Notizia e dell'Informazione distribuite, ho pensato sia concentrato anche sul metodo di fruizione di Notizia e Informazione.

Il punto di partenza è questo: il metodo di fruizione è insito nella Filiera Editoriale e nel protocollo utilizzato [utilizzando il termine protocollo in senso molto ampio].

Mi sono detto quindi che, considerando anche che nel mio percorso di studi e nello svolgimento del mio lavoro i modelli matematici mi hanno sempre aiutato a comprendere meglio i processi, con un modello del protocollo della Filiera Editoriale avrei potuto [io per primo] capire di più. Alla fine di questa prima fase dello studio di questo modello [da ritenersi in edizione rigorosamente draft] sono riuscito a sistematizzare delle osservazioni. Le trovate nelle ultime quattro slide.

Mi piacerebbe, mai come questa volta, avere un vostro contributo sia per perfezionare il modello, sia per utilizzarlo a modellare le varie realtà esistenti [oltre a raffinare il Cartaceo e il Web, mancano la TV, la Radio etc.] sia, infine, per formulare un'ipotesi di lavoro sul Modello di Business migliore che metta al centro l'Utente e che, allo stesso tempo, sia sostenibile soprattutto dal punto di vista economico.

Se siete d'accordo possiamo formalizzare un modo di procedere [così, su due piedi, penso ad esempio all'apertura di un apposito Wiki] per arrivare, con obiettivi chiari, a qualche conclusione. Forse i miei obiettivi li ho espressi in modo fumoso quindi, in ogni caso, vi prego, fermatevi se ritenete questo lavoro inutile :)

Ecco comunque le slide.
[consiglio la visione a tutto schermo, alcune figure e tabelle potrebbero altrimenti risultare di difficile lettura e se già conoscete il modello ISO/OSI saltate direttamente alla slide 14 e continuate da lì]



Alle osservazioni delle ultime slide [valide se è valida l'idea del Modello e presupponendo, per ora, una sufficiente conoscenza dei fenomeni in esame] qualche altra riflessione la faccio qui. Si tratta di spunti da sviluppare e se foste voi a svilupparli con me ne sarei felice :)

[1] La prima è relativa al Modello per il Web che necessita sicuramente di qualche aggiustamento per meglio contemplare la connessione umana tra i vari Livelli oltre a quella esistente tra le macchine [Computer]; nel caso del Cartaceo il compito è stato relativamente più facile.

[2] Quello che mi ha colpito nel rapporto del Censis è la crescita praticamente nulla della Free Press. Questo, a mio parere, starebbe a testimoniare un evidente limite del Protocollo della Filiera del Cartaceo che ho cercato comunque di evidenziare nelle slide: la mancanza di connessione tra Generatore e Fruitore della Notizia ai Livelli più elevati.

[3] Un recente sondaggio pubblicato su eMarketer dice che molti sono gli Editori Americani disposti ad intraprendere la strada del pagamento dei Contenuti online poichè vedono in questa strategia la creazione di nuove opportunità. I lettori, indicando che molto facilmente rimpiazzerebbero la mancanza delle notizie dal provider abituale servendosi da un nuovo provider [per lo più locale], tendono a dimostrare che la differenza è nel protocollo e non tanto nella Notizia in sè. Il Web, come si diceva, forse proprio perchè permette la connessione anche tra i Livelli elevati, è preferito.

Fin qui però non si affronta la questione del pagamento.

[4] L'analisi presentata da Marco Bardazzi mi fa riflettere sul fatto che quella della gratuità del flusso base delle notizie è solo una illusione degli Utenti perchè, come nel Modello appare chiaro [ma per capire questo aspetto non era necessario elabolarlo!], i livelli Fisici di trasporto della Notizia sul Web sono pagati all'Internet Service Provider così come nel costo del Quotidiano Cartaceo è sicuramente contemplato il trasporto su gomma.

Piuttosto, il discorso relativo all'opera di convincimento che gli Editori dovrebbero fare per far risultare motivata la spesa per il prodotto proposto [la Notizia/Informazione], si pone su un piano differente che riguarda la Qualità e, traducendo nel Modello, anche l'appetibilità della connessione sui Livelli alti del Protocollo tra Generatore e Fruitore. Tale discorso però, per la stessa natura del Modello [asettico e rigido almeno nelle intenzioni!], è difficile da inquadrare nella Pila. Ma si può provare, se siete d'accordo, a fare anche questo!

[5] Un'ultima riflessione: un fattore che ritengo sia altamente discriminante [tra ciò che può avere successo e ciò che rischia di non averlo] è il tempo reale con cui si riescono a realizzare le connessioni tra Generatore e Fruitore della Notizia ai Livelli Protocollari elevati [Sessione, Presentazione e Applicazione]. Nel caso del Web, oltre che ad essere presente, tale connessione viene realizzata, si può dire, proprio in tempo reale a partire dall'istante della pubblicazione. Detto questo, credo che, per riprodurre su carta questo vincente meccanismo, una possibile soluzione sia l'avvicinamento fisico delle due figure [Generatore e Fruitore, per l'appunto] attraverso l'Edizione di Quotidiani a carattere locale.

A voi la parola!

giovedì 19 novembre 2009

[OT] ma Guai a Marcare una Differenza!

Nel momento in cui si marca una differenza tra un mondo e l'altro automaticamente si sta decidendo che gli strati culturali più bassi della società [almeno quelli] non riconosceranno, non accetteranno, non condivideranno, non compatiranno il mondo cui non appartengono.

Forse la mia è una riflessione banale, forse ho usato impropriamente dei termini per via della mia formazione assolutamente non a tema, ma voglio condividerla comunque con voi. Tale riflessione è basata su un'esperienza capitatami anche se, mi rendo conto, nulla ha a che vedere, dal punto di vista pratico, con i casi di violenza contro le Donne.

Tempo fa ho avuto la fortuna di trascorrere qualche settimana qui in Italia con alcuni americani. Con uno di essi, Nick, ho stretto una bellissima amicizia che, compatibilmente con le distanze che ci separano, troviamo sempre il modo di coltivare. Con lui ho potuto prendermi la libertà di vincere l'imbarazzo [che spesso invece ho] di chiedere, in un convivio in cui si parla solo in Inglese, fin'anche alla nausea se necessario, "can you repeat please!". Questo per dire del bel rapporto che ho con lui!

Una sera uscimmo tutti insieme per andare a farci una bella partita a bowling. Parlando durante il tragitto, in un modo effettivamente non troppo polite, feci una domanda a Nick: "But the black guy [...]" incuriosito dalle ragioni dell'essere poco espansivo dell'altro ragazzo americano che ci faceva compagnia. Nick mi guardò e mi disse quanto fosse strano per lui constatare che mi stessi riferendo ad un'altra persona indicandone il colore della pelle. Nella sua banalità quelle parole mi aprirono un mondo, almeno inaccessibile a me prima di allora [probabilmente per la semplice ragione che non mi ero mai posto il problema]: l'integrazione razziale è talmente elevata da loro che non è, il colore della pelle, un elemento di diversità.

Mi chiedo, quindi, in questi giorni: ma perchè è ancora necessario marcare una differenza tra Donne e Uomini? Perchè a parlare della violenza leggo solo post di Donne? Perchè a discuterne sono solo le Donne? Perchè non hanno chiesto anche agli Uomini di scriverne?

Non sono, forse, questi, elementi che al livello pratico marcano delle differenze tra mondi che invece dovrebbero ormai riconoscersi, accettarsi, condividersi, compatirsi?

Completamente?

Anch'io dico no alla violenza contro le donne.

Immagine http://lefotodiiaia.blogspot.com

domenica 15 novembre 2009

Crisi del Giornalismo - soluzioni da Giornalisti e Pubblicitari!

Riporto di seguito alcuni passi di un'intervista a Kevin Roberts pubblicata a fine Settembre in un articolo di Affari & Finanza di Repubblica.

I giornali cartacei non scompariranno. Però devono integrare sempre di più le redazioni con quelle Web, e poi adeguarsi ai nuovi strumenti come l'e-book con format appositi e opzioni specifiche.

Non è mai successo che un nuovo medium abbia causato la scomparsa di un altro. Esiste ancora la radio malgrado la TV, il cinema malgrado il DVD.

In occidente prevarrà un modello misto: internet, tv, blackberry. L'importante è che ci sia uno schermo, dove leggere le news e guardare i filmati, e ora si sta aggiungendo come dicevo pure lo schermo dell'e-book. Così le reti televisive e i giornali finiranno con l'ingaggiare una gara a chi avrà saputo meglio cogliere le possibilità sinergiche e le interazioni fra questi media.

Anche le campagne pubblicitarie dovranno adeguarsi.

Servono campagne innovative, aggressive, in grado di spaziare fra tutti gli schermi attraverso i quali passiamo la nostra giornata.

E poi c'è da considerare il cambiamento dei consumatori.

Noi pubblicitari potremmo aspirare a far parte di coloro che costruiscono un mondo migliore. Cosa significa per un pubblicitario? Beh, una risposta potrebbe essere: imitare Obama. Con un mix fra scelta dei media, vecchi e nuovi, e contenuti convincenti, è riuscito a trasmettere emozioni al punto da vincere le elezioni. Si tratta di creare diversamente i messaggi, di elabolarli con più attenzione alle vere necessità dei cittadini. Basta con gli inviti ai consumi inituli, supeflui.


Ho ripreso l'intervista, collezionata nel mio "archivio cartaceo", e adesso le parole del CEO della Saatchi & Saatchi, una delle più importanti Agenzie Pubblicitaria del Mondo, mi sembrano un completamento [delle] e una risposta [alle] questioni poste da Luca De Biase nella sua analisi su "Problemi dell'Informazione", disponibile su l'Espresso qui insieme con un altro pezzo di Giua. Dei due articoli su lsdi c'è una utilissima sintesi [via].

Nel suo pezzo, intitolato Il Giornale non è la sua Carta, Luca De Biase, nel paragrafo La crossmedialità, sostiene che

non è il mezzo a definire il genere giornalistico: è l'argomento e il metodo di lavoro. [...] i nuovi media non vanno necessariamente visti come una negazione del giornalismo ma come una modalità in più per esprimerlo. [...]

E poi, ne I dilemmi degli editori:

A ben vedere, in effetti, gli editori (a parte le agenzie giornalistiche) non hanno mai venduto le notizie. Hanno venduto l'attenzione da esse generata agli inserzionisti pubblicitari e hanno venduto il supporto che conteneva le notizie e le rendeva accessibili. [...] Quindi per gli editori si tratta di modernizzare il loro business innovando nelle piattaforme, nei prodotti, nella raccolta pubblicitaria.

Nelle parole lette e condivise con voi trovo sia il porre la questione sia una indicazione delle soluzioni. Curioso che a parlare della soluzione non sia un Editore [certo, De Benedetti e Murdoch nei mesi scorsi ci hanno deliziato con le loro riflessioni ma mai con un'analisi approfondita]. A parlare, infatti, sono un Giornalista e un Pubblicitario e, da quel che vedo, sembrano anche, di massima, essere d'accordo: crossmedialità, per usare il termine di Luca.

Quel che vedo, a dispetto delle rassicurazioni di Kevin Roberts, è l'assenza dei quotidiani cartacei in queste analisi. Non vedo, cioè, la carta contemplata nel concetto di crossmedialità. Anche quando Roberts parla di sinergie, si riferisce a tv, blackberry e e-book.

Dove sono i quotidiani? Che fine faranno?

Osservo che i media facenti parte di questo virtuoso mix sono accomunati dalla forte intereazione che riescono ad abilitare tra produttore e fruitore dei contenuti. Una interazione che, forse, nel caso del quotidiano cartaceo, è quanto meno molto più difficile da ottenere. Che non sia anche questo il motivo della crisi?

Come si diceva nella discussione in edicola da PierLuca, il cliente si sta spostando da stupido a medio a evoluto forse anche perchè, a questo punto aggiungo, abituato dalle nuove piattaforme di condivisione. Cerca interazione e, stimolato ad esempio dal poter commentare, si pone ad un livello più elevato che gli permette, per l'appunto, di esigere di più. Il discorso, io credo, valga almeno al livello di mezzo di fruizione. Quanto alla qualità dei contenuti, il discorso lo vedo apertissimo.

Per i contenuti, infatti, si pone [ne sono convinto], un problema culturale. Anche con la crossmedialità il rischio è quello di spalmare sulle piattaforme e, quindi, propinare contenuti di scarsa qualità. Ripropongo qui una riflessione ormai vecchia di quasi due anni [e fatta a proposito di un fenomeno diverso da quello di cui si discute] ma che vedo applicabile anche in questo contesto [chiedo scusa per l'autocitazione]

Quale sarà il compromesso tra produzione di contenuti di qualità e la loro attitudine a calamitare le masse in una misura tale da giustificare un investimento pubblicitario? Quanto di qualità dovrà essere il nuovo contenuto sul Web perchè il relativo contenitore riesca ad attrarre visitatori e, quindi, capitali in advertising? E poi: siamo sicuri che la presenza di advertising continuerà a garantire qualità e conseguente audience a tali contenitori?

Una prima risposta prova a darla proprio Kevin Roberts nell'ultimo degli statement riportati.

A voi la parola!

domenica 8 novembre 2009

Un nuovo Filtro, qualche Domanda e un'Idea

Quattro mesi fa, disorientato dal boom di FriendFeed e della enorme mole di interessanti segnalazioni e discussioni che il Tool era in grado di offrirmi, bisognoso di sistematizzarle [segnalazioni e discussioni] e di tenerle a portata di mano per la facile consultazione di cui avrei avuto bisogno per le mie esigenze, creai un semplicissimo filtro: mdplab-socialfilter.

Mi è stato utilissimo e sono sicuro che continuerà a tornarmi utile. Avevo fatto qualcosa di incredibilmente banale prendendo in prestito l'idea che si trova alla base dei sistemi di Social Bookmarking che cominciavano a venire fuori già un paio di anni fa. A quei tempi sembrava che addirittura potessero diventare una fonte preziosa di input per il rating dei principali motori di Ricerca. In questo modo, si diceva, il Social Bookmarking avrebbe portato le SERP ad essere più rilevanti di quelle che eravamo [e siamo ancora] abituati a vederci sbattute in faccia ad ogni timida e speranzosa query [avevo provato anche a darne una spiegazione matematica in un'avventura nel campo dell'Information Retrieval che poi ho dovuto abbandonare, non senza rimpianti dato che l'argomento è davvero molto interessante].

Confesso che, dopo il boom della seconda metà del 2007, ho lasciato andare il Social Bookmarking che, lo ammetto, era diventato anche uno strumento di autopromozione [anche in chiave SEO]. E non so dire ora cosa sarebbe potuto succedere se avessi continuato anche con gli obiettivi di adesso. Insomma ora per me è diventata davvero una questione vitale discriminare caviale e frittata per non venire sepolto in un periodo in cui il tempo a disposizione si è drasticamente ridotto [lo testimonia il basso tasso di aggiornamento di mdplab!].

Ieri, grazie a FriendFeed, ho scoperto Filtr. Sono tornato a pormi tantissime domande sull'argomento e ho ripreso anche quello che diceva Ezio Mauro a Settembre del 2007 riportato in un post che accolse poi anche un commento della redazione di diggita.it. Mauro parlava dell'assenza di rivalità tra il giornale Cartaceo e il Web: [...] quello che il giornale riesce a fare è riordinare l'enorme mole di informazioni che altrimenti bombarderebbe gli utenti in modo indiscriminato quasi disorientandoli. Ecco, il cartaceo riesce ad indirizzare il lettore cercando di non fargli perdere un percorso logico [...].

Non so se Mauro oggi la pensi allo stesso modo. Rifletto sul fatto che queste parole vennero pronunciate in occasione della presentazione di R2, l'inserto di approfondimento di Repubblica e, rilette ora, con quello che sta accadendo all'Editoria, hanno qualcosa, oserei dire, di profetico. Insomma R2 non faceva altro che dare un nuovo taglio al quotidiano o, forse meglio, un valore aggiunto: non più solo notizie [visto che per quelle c'era ormai il Web] ma anche molto approfondimento di qualità [ovvero argomenti in esclusiva che avrebbero conferito, appunto, un valore aggiunto al cartaceo e, per dirla alla maniera di Gaspar, concesso ai lettori qualcosa che nessun altro era in grado di offrire e, per questo, degna di un soldo]. [Nota 1]

Il Citizen Journalism [il Giornalismo Partecipativo] era [ed ovviamente è] un sistema di filtraggio; le idee alla base della sua concezione sono interessantissime e sensate e non sto qui a riparlarne ancora. Il successo di diggita.it è testimoniato dai numeri che ho reperito su Alexa che, per quanto non fonte non troppo affidabile, può almeno fornirci una indicazione qualitativa del trend che non mi sembra assolutamente essere in discesa; tale positivo trend parla di una esigenza evidentemente forte che, però, non so dire quanto e come sia soddisfatta dall'offerta [gratuita] disponibile in Rete.


Pongo a questo punto un paio di domande, anzi tre:

[1] Cosa c'è di diverso tra Filtr e gli altri sistemi di Social Bookmarking [o Citizen Journalism]? Un elemento discriminante di Filtr è la possilità per ogni Utente di essere un contributor e cioè, se ho capito bene, entrare a far parte della Redazione. Questo può essere un fattore discriminante positivo. Altri ce ne saranno di sicuro considerando che Filtr è in una versione alfa e l'obiettivo è quello di vederlo crescere sia in numeri sia [soprattutto] nei contenuti.

[2] La Folksonomia funziona? Come ci dice Wikipedia, la Folksonomia è un termine che si riferisce alla metodologia utilizzata da gruppi di persone che collaborano spontaneamente per organizzare in categorie le informazioni disponibili attraverso internet. Tale metodologia è parte integrante del Giornalismo Partecipativo ed è utilizzato dagli utenti per catalogare le informazioni segnalate. Il bello [che poi è anche l'elemento secondo me in grado di creare confusione] è che non tutte le persone utilizzano lo stesso criterio di tagging: mi aspetto di trovare una notizia nel tag Cultura, e invece poi [non scoprirò mai che] si è perso in quello Mondo e via di questo passo. Che poi credo sia proprio questa la ragione che mi ha portato ad implementare un filtro personale con tag personali delle discussioni sui Social [un filtro che si affianca egregiamente a quello realizzato col reader] [Nota 2]. A tal proposito, mentre per diggita.it il sistema di tagging concede una certa libertà all'Utente, questo non mi sembra essere vero per Filtr in cui i tag pare siano predefiniti.

Perchè un nuovo filtro sia più utilizzabile, almeno dal mio punto di vista, occorre trovare la formula magica che potrebbe fare del filtro stesso il vero e proprio futuro [si lo so, esagero!] dell'Editoria Online. Tempo fa si parlava dei Modelli di Business e si individuava nel Freemium il Modello migliore. Butto quindi l'idea [e la terza domanda]:

[3] e se a valle del Tag [fruibile in modalità Free] una buona Redazione sviluppasse un approfondimento [fruibile con modalità Premium]? Senza dimenticare i vantaggi di potenziali investimenti di Inserzionisti! In un certo senso questo modello sarebbe la versione online di quello che due anni fa Ezio Mauro aveva fatto su carta per Repubblica [la notizia era free mentre ciò che i Lettori pagavano realmente era R2, cioè l'approfondimento], o no? [Nota 1]

Voi cosa ne pensate?

[Nota 1] Non dispongo dei dati di tiratura e diffusione del quotidiano Repubblica per vedere cosa è successo dopo il lancio di R2. Ma credo che, in ogni caso, non sapremo mai cosa sarebbe accaduto se R2 non fosse mai esistito!

[Nota 2] Proprio oggi Gaspar dice: Il punto fondamentale è proprio questo: si parla tanto della fine della carta, ma la parte del giornale che è diventata obsoleta è la redazione, che per quanto brava non sarà mai capace di scegliere per me, meglio di quanto non faccia già io. Interpretando a mio uso e consumo mi verrebbe da dire [almeno per me]: del tag degli altri non mi fido, me lo faccio da solo!

la Crescita del Social Web [Numeri]

Stamattina sono alle prese, per lavoro, con calcoli statistici e analisi di numeri vari e, mentre il mio computer frigge di simulazioni [se potesse parlare penso che mi manderebbe volentieri a quel paese] non posso non approfittare per girovagare in Rete.

Sempre per rimanere in tema [numeri, per l'appunto] sono arrivato a questo interessante post che presenta un simpatico tool. Dal momento del caricamento della pagina, aggiorna diversi contatori [numero dei post scritti in Rete, dei filmati caricati su Youtube, dei Twitt, dei membri Facebook etc] basandosi su diverse fonti [le trovate segnalate in fondo al post].

E' davvero impressionante avere il polso di quanto cresca il Social Web e del ritmo con cui tale crescita avviene.



Buon conteggio!