venerdì 24 dicembre 2010

2011!

Come ogni anno voglio darvi i miei Auguri! con un Giochino. Il Tetris non è sicuramente nuovo, anzi.

Ma il messaggio che voglio dare è quello della condivisione di una passione e della sfida a fare sempre meglio, ad impegnarsi [ognuno nelle proprie possibilità] per affermare la Rete. Con la raccomandazione [forse non necessaria] di non prendersi troppo sul serio perchè forse così si riesce ad essere più credibili.








L'anno prossimo sarà per me di scelte da fare; ci sono troppi slanci dentro me che non posso più permettermi di ignorare. Lo predico [a me stesso, sia ben inteso :)] da quasi quattro anni ma credo sia arrivato davvero il tempo.

Ringrazio tutti per gli incredibili stimoli che mi avete regalato e per la compagnia che mi avete fatto.

Ci si rilegge qui tra una decina di giorni.

lunedì 20 dicembre 2010

Social Currency. Studio e Sviluppo del Modello WIKiD

Social Currency è il nome dato alla valuta circolante nell'economia delle Imprese Sociali da Dan Robles che, in una serie di interessanti articoli, cerca di presentare un modello di previsione di creazione e successiva monetizzazione della Social Currency stessa.

[Social Currency penso sia anche il nome da dare alla moneta guadagnata dal lettore in seguito ad una condivisione sfociante in un ulteriore acquisto della notizia - condivisa nello spazio pensato e costruito allo scopo].

Queste sono le assunzioni della teoria espressa negli articoli di Dan Robles:

[a] Per creare beni [e servizi], nell'economia classica gli imprenditori, utilizzano capitale umano e finanziario;

[b] Per creare "elementi", nell'economia sociale, gli imprenditori [sociali] utilizzano capitale sociale, creativo ed intellettuale.

Gli elementi del Capitalismo Sociale sono, secondo Dan Robles: Wisdom, Innovation, Knowledge, Information e Data. Vi propongo di seguito il video che spiega il modello.




Tra questi elementi c'è interdipendenza e connessione bidirezionale. Ciascuno di essi, inoltre, secondo il modello di Dan Robles, si ottiene dall'elemento storicamente creatosi prima [integrando matematicamente nel mezzo in cui si è creato]. E, nel passaggio da un elemento all'altro, in dipendenza dalla velocità con cui questo passaggio si consuma, viene creato valore. Capitale Sociale, Social Currency, verissimo!, ma che genera, come vedremo, crescita economica e aumento di Capitali Finanziari.




Risparmiando i passi precedenti l'Econmia dei Dati, i passi, storici e matematici allo stesso tempo sono più o meno questi: i Dati hanno trovato spazio nei circuiti integrati dei computer e si sono trasformati in Informazione; l'Informazione si è trasformata in Conoscenza dopo che l'utilizzo del Computer si è diffuso.

La domanda ora è: applicando il modello di previsione WIKiD, cosa si avrà dopo l'economia della Conoscenza?

Le persone, negli spazi abilitati dai Social Media, riescono a trasformare Dati in Informazione e, successivamente, Informazione in Conoscenza. Ma proprio grazie ai Social Media succede qualcosa di più: la condivisione della Conoscenza [da leggersi matematicamente come l'integrazione della Conoscenza stessa nei Social Media] permette agli attori di tali dinamiche di creare nuove idee [Innovazione] che possono rendere più produttivo un business [o, aggiungo io, anche semplicemente una condotta nella Società] già esistente o addirittura crearne uno nuovo [o, aggiungo io, una nuova azione di carattere prettamente Sociale che non coinvolge, quanto meno direttamente, un Capitale Finanziario].

Procedendo ulteriormente, la pratica [o anche la semplice osservazione] delle nuove idee, dei nuovi business, delle nuove condotte sociali, produce Saggezza: si impara dagli errori altrui o dai propri per cercare di non commetterne più [in una iniziativa di tipo imprenditoriale o puramente sociale].

Come detto, in questi passaggi si crea valore e, a detta di Dan Robles, se ne crea in quantità tanto maggiore quanto più veloce è la trasformazione.

Scopo dell'Imprenditore è quello di osservare le dinamiche nelle Reti Sociali abilitate dai Social Media: ci saranno buone basi di creazione di profitto [Sociale e, quindi, Economico] quando si osserverà la trasformazione di Informazione in Conoscenza e si presidierà lo spazio in cui tale trasformazione ha luogo. Si avranno poi maggiori probabilità di creazione di profitto quando, tra gruppi di persone, verrà osservata la condivisione di Conoscenza e la conseguente creazione di Innovazione [e, anche qui, ci si attrezzerà per un opportuno presidio].

Grazie a tale modello sono riuscito a dare dei nomi a delle mie personali impressioni. In altre occasioni sono tornato indietro e non avrò problemi a farlo ancora; nell'attesa, sul modello WIKiD, osservo che:

  1. Sembra che le trasformazioni dai Dati alla Conoscenza [attraverso l'Informazione] avvengano in un gruppo ristretto nell'ambito di un ecosistema molto vasto [mi verrebbe da dire la Rete Intera]. Un gruppo in cui i legami tra le persone che lo compongono sono molto forti; per tale ragione, a questo livello, immagino circolare soltanto Capitale Sociale di tipo Bonding.
  2. Il passaggio cruciale si esplicita nella Trasformazione da Conoscenza a Innovazione [e poi anche a Saggezza] che ha luogo soltanto quando si verificano delle contaminazioni tra più gruppi. In questo caso il Capitale Sociale che circola è quello Bridging che è quello che verosimilmente riesce poi a trasformarsi in Capitale Finanziario.
  3. Il modello WIKiD manca, a mio parere, di un elemento essenziale. Mi permetto quindi di completarlo introducendo l'elemento esterno dato dall'agente che attiva in primo luogo i Social Media e, in secondo luogo, le trasformazioni. Nel primo caso occorre un intervento utilizzante Capitale Finanziario tradotto in infrastruttura; nel secondo caso occorre un intervento atto a seminare i dati e favorirne la successiva condivisione.

Ho cercato di creare le basi per sviluppare ulteriormente il Modello WIKiD che, opportunamente sovrapposto a quello di Filiera Editoriale, mi potrebbe portare finalmente a delle prime [e formali] conclusioni.

domenica 19 dicembre 2010

il Punto della Situazione [sono solo Appunti!]

Quei pochi sventurati che mi seguono su questo blog ne avranno piene le scatole dei riferimenti che spesso faccio al Pubblico, allo Stato e alla notevole responsabilità di cui a mio parere è investito: quella di attivare un circolo virtuoso in cui tutti gli stakeholder avrebbero da guadagnare. Questo è vero in ogni campo, in ogni ambito ma mi limito a confinare il discorso all'Editoria.

Ciò che rende virtuoso il circolo credo sia la diretta connessione [equivalenza!?] tra Capitale Sociale e Capitale Finanziario: il primo sfocia [o deve sfociare] nel secondo. Come ho più volte detto, credo che per attivare un meccanismo che trasformi Capitale Sociale in Capitale Finanziario sia necessaria un'iniezione di denaro per creare le piattaforme indispensabili a che questa trasformazione possa avere luogo. L'iniezione di denaro è quanto, credo, ci si debba aspettare dalla Cosa Pubblica.

E, quindi, ancora una volta: se si riconosce alla connessione alla Rete [e, quindi, alla connessione che, proprio attraverso la Rete, si realizza tra Persone] un ruolo importante per la Crescita del Capitale Sociale; e se alla connessione alla Rete fa seguito, contestualmente all'aumento di Capitale Sociale, anche un aumento del Benessere Economico delle Persone e delle Organizzazioni insistenti sul Territorio; beh, non si può non chiedere allo Stato che vengano create le basi per la connessione alla Rete e il minimo necessario per esserne poi una parte pensante e critica.

E, riconoscendo nella semina di Dati un passo imprescindibile per la Creazione di Valore [Sociale nei Rapporti tra Persone e Istituzioni ed Economico nelle Imprese - complessivamente Benessere della Nazione], ci sarebbe da chiedere allo Stato anche una quota spendibile nell'acquisto dei Dati. Quando parlo di Dati mi riferisco a Notizie di qualsiasi genere [Cronaca, Politica, Scienza, Tecnologia, Ecologia, etc...].


Non credo si sarebbe fuori dal mondo:

  1. se si dovesse richiedere allo Stato la garanzia delle Connessione alla Rete per tutti e a titolo gratuito;
  2. se si chiedesse di rivedere le modalità di finanziamento dell'Editoria: invece di finanziare direttamente gli Editori, dare fiducia ai cittadini [alle famiglie]. Con un microreddito/microincentivo riconosciuto giornalmente si potrebbe concedere l'acquisto di una Notizia per avviare un processo di circolazione di commenti/giudizi/idee a tutto vantaggio della Comunità. Il meccanismo del Microearning aumenterebbe poi la probabilità di connessioni e di circolazione della Notizia stessa.

Sono appunti che devono essere sviluppati/confutati/cestinati/rivisti in modo critico in un percorso che si preannuncia avvincente durante il quale non posso fare a meno delle vostre osservazioni.

domenica 12 dicembre 2010

(iper)locale. Selezione del target!


Qualche settimana fa, parlando del giornalismo iperlocale esprimevo delle perplessità. Quanto grande deve essere il bacino di utenza per la distribuzione di un contenuto perchè la si possa ritenere iperlocale? Dal mio punto di vista il bacino deve essere molto ristretto: almeno in termini geografici.

Dopo qualche lettura [Galassia Internet di Castells appena completato] e qualche giorno in più, aggiungo un tassello: quale deve essere il target? Ponendo la questione in termini forse più chiari: quale deve essere l’obiettivo di un distributore di contenuti su base iperlocale su Web per giustificare [i.e. sostenere] i costi della distribuzione stessa? In altre parole: che tipo di contenuto deve essere distribuito e a chi?

Pasteris a Roma, a propisito dei Modelli di Business del giornalismo, parlava di servizi al contorno. Da questo parto per dire che, probabilmente, sono proprio quei servizi al contorno che una piattaforma iperlocale dovrebbe erogare ad un target composto dai cittadini residenti e dai turisti. Servizi [che a questo punto non sarebbero più da etichettare come al contorno] e solo quelli!

Nel primo caso mi riferisco a comunicazioni istituzionali, consultazione documenti, statistiche etc; nel secondo caso mi riferisco alla promozione turistica del territorio prima, durante [piattaforme anche mobili] e dopo la permanenza del turista. A questi sommerei il servizio Bibliotecario così come Michele Rosco lo descriveva nel suo “Il marketing dell’informazione e della conoscenza” più volte citato in questo blog [recupero delle tradizioni per la popolazione e crescita della competitività delle Aziende su mercati locali e non].


Tali banali [e opinabilissimi] passaggi logici portano alla definizione dell’unica persona giuridica che dovrebbe farsi carico della distribuzione di tali contenuti/servizi: l’Amministrazione Comunale [a tal proposito c'è chi si sta spendendo tantissimo sull'argomento con ampie visioni e prospettive].

Lasciamo ai quotidiani cartacei locali il compito di fare notizia [ovviamente locale] e alla Piazza la piattaforma di discussione.

Riserviamo, invece, al Web l’erogazione dei servizi e lasciamo che diventi finalmente la tecnologia abilitante una crescita sociale ed economica locale.

Un dubbio [che rimette in discussione le conclusioni di questi miei appunti]: quanto esteso [numericamente] dovrebbe essere un target per rientrare in modo apprezzabile dai costi sostenuti per un ipotetico servizio di giornalismo iperlocale su Web atto soltanto a "soddisfare la curiosità" di residenti lontano dal proprio Comune [emigrati, lavoratori all’estero, studenti fuori sede e quant'altro...]?

domenica 5 dicembre 2010

Uno Scenario Possibile?

Quanto mai azzeccato chiamare articolo questo post di PierLuca. In esso vedo l’esempio di quello che dovrebbe essere il giornalismo: contenuto di qualità poichè esclusivo e di approfondimento, condivisione e successivo processo di generazione di senso.

Dati numerici [quelli che sono in grado di rilevare io]:
[1] 3 commenti sul Blog di 3 persone diverse;
[2] 16 like e 56 commenti su FriendFeed di 7 diverse persone;
[3] 5 re-tweet.

Osservazioni:
[a] Il contentuto è esclusivo e di approfondimento:
nessuna testata giornalistica nazionale ne ha parlato. La cosa, in effetti, fa anche sorridere perchè sarebbe bastato scavare nel Web senza affrontare costi vivi di trasferte, pernottamenti, pasti.

[b] La misura della condivisione è data dai like di FriendFeed e i re-twitt di Twitter.

[c] Il processo di generazione di senso è la discussione su FriendFeed.

Quindi: una lezione da imparare e una conferma.

Il Capitale Sociale delle persone coinvolte nella discussione [e anche di quelle che, come me, l’hanno seguita senza prendervi parte] credo sia aumentato rinforzando i legami deboli tra gli agenti. Si potrebbe dire, ma solo i protagonisti lo possono confermare, che il gruppo che vi ha partecipato è cresciuto.

L’articolo non era in vendita ma gratuito. Cosa sarebbe successo se questo articolo fosse stato pubblicato su una testata nazionale e avesse avuto un costo? E cosa sarebbe successo se, una volta acquistato, fosse stato poi condiviso avendo diritto ad un credito in “valuta sociale”?



Mentre immagino questo accattivante scenario, consapevole del fatto che sia impossibile rispondere, mi vengono due dubbi.

Il primo: quanti sarebbero stati davvero interessati ad una tale notizia e, quindi, disposti a pagare per leggerla?

E poi: sarebbe stato facile discutere trovando una piattaforma di pubblicazione, condivisione e discussione non così snella e dinamica come quella di FriendFeed?

In altre parole: sarebbe stata sostenibile economicamente [e socialmente in termini di valuta sociale] la pubblicazione di questo articolo senza un target di cardinalità importante e un veicolo [forse meglio interfaccia] facilmente accessibile?

E quindi: è davvero così importante la qualità [almeno per come in questo mio articolo la intendo] per risollevare le sorti del giornalismo? Oppure bisogna realmente rassegnarsi a propinare [e vedersi propinare] contenuti scadenti solo perchè richiesti da target importanti?

Che ruolo deve avere il Pubblico in tutto questo? Come si può pensare debba intervenire?