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martedì 7 giugno 2011

Business Felicità e Ricerca Scientifica (una declinazione del WIKiD e del Modello Fotovoltaico)


Il Benessere Interno Lordo (BIL) è l'indice statistico, basato su parametri come gli spazi abitativi, la salute e l'ambiente, presentato recentemente dall'OCSE per misurare lo stato di salute delle Nazioni. Nella classifica stilata su 34 paesi monitorati, l'Italia si pone al 24° posto.

La misura del Benessere (e il contestuale e auspicabile potere della stessa di orientare le decisioni politiche) è senza dubbio un passo importante in un percorso che può portare a delle azioni precise (non solo politiche di indirizzo, insomma, ma investimenti) volte a migliorare le condizioni di una nazione.

Come ci dice Stefano Vergine in un articolo sull'ultimo numero de l'Espresso (Business Felicità), il Premier Britannico Cameron ha recentemente richiesto ai suoi Uffici di tener conto di un indicatore di felicità nelle statistiche, per l'appunto, sulla salute della nazione. Cameron sembra inoltre essere passato all'azione con un investimento di 800 milioni di euro per un programma di formazione di 10 mila psicoterapeuti per trattare 800 mila persone; un'innovazione che ha l'obiettivo di ridurre il costo sociale della depressione: oltre che una spesa dello Stato per le cure, da considerare è anche una perdita di produttività delle imprese che, tradotte in euro, fa la cifra speventosa di 24 miliardi l'anno (una manovra economica per noi italiani!).

Action for Happiness (un'organizzazione no profit di cui vi propongo il video di presentazione, un inno alle connessioni! E trovo inutile ormai rimarcare come meglio ci si connette con la Rete!) ha utilizzato questi argomenti (la traduzione in Euro del malessere sociale) per convincere il governo inglese ad uno stanziamento così cospicuo.



Trovo in questo fenomeno un'ulteriore declinazione dello schema WIKiD (qui la solita figura che contempla il contenuto di cronaca/politica): l'organizzazione no profit non ha fatto altro che far emergere dei Dati statistici, delle Informazioni e, quindi, portato alla Conoscenza delle istituzioni di un problema. Ne è risultata un'Innovazione (gli 800 milioni di euro investiti in formazione) che, in una logica di medio/lungo periodo, dovrebbe produrre il Benessere (è l'altro nome che ho sempre dato alla Saggezza del WIKiD).

La materia della conoscenza, in questo caso, è stata la Scienza (indagini statistiche, sociologiche e sanitarie) e, considerando gli effetti che deriveranno delle azioni intraprese dal Governo Britannico, si potrebbe concludere che anche quella scientifica è una tipologia di dato/notizia in grado di rientrare nella definizione di contenuto di Qualità Orizzontale (la definizione fornita in questo spazio collocava nell'asse orizzontale, manco a dirlo, la Scienza vicino alla Politica).

Il Modello Fotovoltaico (la cui realizzazione dovrebbe attivare il percorso previsto nello schema WIKiD) andrebbe in questo caso leggermente rivisto perchè, oltre a prevedere il sistema di garanzie per la diffusione dei contenuti (dati/notizia), dovrebbe anche contemplare la presenza di incentivi per la loro produzione.

Si noti che, assegnando il Modello Fotovoltaico allo Stato delle precise responsabilità, dire che il Modello deve prevedere un sistema di incentivi per produzione di contenuti (dati/notizia) di tipo scientifico significa implicitamente dire che lo Stato deve assumersi la precisa responsabilità di incentivare la Ricerca Scientifica.

Un modo forse contorto per dire qualcosa di scontato; o che, almeno, scontato, dovrebbe essere.

venerdì 7 dicembre 2012

Salviamo la Mamma!

Abbonati anche tu alla rivista di satira che fa giornalismo a fumetti


Mamma! è una rivista autoprodotta e diffusa solo su abbonamento.

I satiri, i fumettari e i giornalisti di Mamma! condividono un progetto ambizioso: realizzare la prima rivista italiana di giornalismo a fumetti e satira d'inchiesta libera da Padroni, Pubblicità, Prestiti bancari e Partiti politici, le "quattro P" che inquinano e avvelenano l'informazione italiana.

Ma per raggiungere questo obiettivo non possiamo restare soli: abbiamo bisogno del sostegno dei nostri lettori. Non vogliamo fare debiti, nè chiedere soldi alle banche, nè cercare finanziatori: faremo solo quello che riusciremo a permetterci con l'aiuto dei nostri lettori.

Questo il progetto Mamma!, rivista satirica a fumetti nata nel 2009.

Nel ringraziare PierLuca Santoro, oltre che per la segnalazione, anche per il riferimento al Modello Fotovoltaico, mi unisco all'appello e al gruppo di abbonati di Mamma! (per salvare la rivista ne servono 300 entro fine anno). Il perchè sta proprio nella spiegazione del progetto: liberi da tutti ma non, evidentemente, dai Cittadini che sono interessati. Il Modello Fotovoltaico, nella sua forma piu' probabile (*), è proprio questo: il finanziamento delle Imprese Editoriali viene deciso direttamente dai cittadini e la sua entità dipende solo ed esclusivamente dal numero di copie consegnate e vendute.

(*) In effetti, il Modello Fotovoltaico, quello puro, quello più vicino all'utopia, a mio avviso più che realizzabile, prevede che ai cittadini venga concesso un microcredito da parte dello Stato da poter spendere per l'acquisto di un definito set di notizie online, le notizie di qualità.


Abbonati anche tu alla rivista di satira che fa giornalismo a fumetti

lunedì 4 giugno 2012

Equivalente Monetario del Benessere

Sulla strada che mi sta portando alla definizione e la parametrizzazione del Modello Fotovoltaico, ho voluto soffermarmi nella lettura di un testo molto interessante: La Misura Sbagliata delle Nostre Vite, uno studio promosso nel 2008 dall'allora Presidente Francese, Nicolas Sarkozy che, nella prefazione, dichiara:

"Sono fermamente convinto di una cosa: non cambieremo il nostro comportamento se non cambiamo il modo in cui misuriamo la nostra performance economica".


Tre sono le osservazioni che, proprio con la bussola del Modello Fotovoltaico, mi piace condividere di questo libro.

La prima riguarda la teoria di Maslow della piramide dei bisogni. Nell'illustrare le varie dimensioni del benessere, gli studiosi elencano: standard di vita materiale, salute, istruzione, attività personali (compreso il lavoro), peso politico e governance, ambiente (condizioni attuali e future) e sicurezza (di natura economica e fisica). Vedo, in questo elenco, un'espansione della piramide di Maslow.
Ho già fatto riferimento al prerequisito che lo stesso Maslow individuava come necessario per la scalata: libertà di investigare e di informarsi (e contestuale desiderio/necessità/bisogno di capire e di attribuire significato alle cose).
La libertà di investigare e di informarsi è ancora più necessaria se la stessa piramide si arrichisce di altri strati. E il percorso che porta al vertice (l'autorealizzazione e, direi, il benessere), da me schematizzato con il WIKiD, non può non essere visto in uno scenario (l'ecosistema informativo) il cui stato e le cui evoluzioni siano misurate, come consigliano gli autori dello studio, con nuove metriche che - pur tenendone conto - vadano molto oltre il PIL.

Cosa dovrebbero misurare questi indici? Di cosa dovrebbero tener conto? E, soprattutto, come tali misure dovrebbero essere effettuate? Lo studio della Commissione incaricata da Sarkozy non restituisce delle risposte precise ma "solo" delle indicazioni: le variabili in gioco sono tantissime - dicono Stiglitz, Sen e Fitoussi - e ciascuna deve essere presa in considerazione. In particolare, per condividere con voi la seconda osservazione, nella sezione riguardante lo sviluppo sostenibile, la Commissione raccomanda di provare a "ridurre" in termini monetari alcuni degli indici e delle entità da misurare.
I parametri del Modello Fotovoltaico sono/saranno di questa natura. Senza una simile equivalenza, credo sarebbe praticamente impossibile proporre una revisione dell'ecosistema informativo nel quale sono in gioco almeno due aspetti di natura, come dire, materiale: un'equa distribuzione dei finanziamenti dello Stato all'Editoria (online) e un'altrettanto equo prezzo di un articolo (online).

Infine la terza osservazione: la Commissione raccomanda di misurare il reddito reale delle persone, effettuando una correzione di ciò che normalmente viene inteso come reddito, considerando fattori come i servizi forniti dallo Stato, i lavori domestici e il tempo libero. Un migliore servizio dello Stato, quindi, implicherebbe (e, in effetti, implica) un aumento di valore del reddito reale e, di conseguenza, una migliore qualità della vita delle Persone.
Quando parlo di equa distribuzione dei finanziamenti dello Stato all'Editoria, mi riferisco automaticamente alla riqualificazione del Servizio che lo Stato, attraverso l'Editoria, fornisce ai Cittadini. Con l'ottica della Commissione, questo significa aumentare il benessere delle Persone che compongono l'ecosistema (fatto "sia di chi scrive, sia di chi legge").

mercoledì 25 aprile 2012

@etalia Qualcosa si muove all' #ijf12

Nel mio personalissimo percorso di studi sono giunto alla conclusione che, per risollevare l'ecosistema informativo occorre un patto strategico tra tutti i Cittadini: quelli impegnati nella raccolta delle notizie e nella loro [contestualizzata e "sensificata"] distribuzione e quelli che ne fruiscono e che, attraverso la discussione con le proprie connessioni sociali [forti o deboli che siano], contribuiscono ad aggiungere contesto, significato, senso.

Lo schema più volte richiamato è quello del WIKiD e il Modello che, a mio avviso, potrebbe attivare i passaggi che tale schema prevede è il Modello Fotovoltaico.

Lo schema (che vedete nella figura in basso) prevede due tipi di azione: l'azione tecnologica (abilitata dalla specifica piattaforma di distribuzione) e quella umana (la discussione, capace di dare senso agli elementi, alle notizie).


Il modello contempla (oltre a considerazioni che definirei di carattere politico), invece, la ricompensa a chi condivide la notizia sulla piattaforma.



In dipendenza dalle dimensioni del bacino di utenza, due sono, in pratica, gli scenari in cui tale ragionamento può trovare applicazione
Per i bacini molto ristretti, cioè quando la notizia riguarda un nucleo che non superi le dimensioni di una città o una provincia, la piattaforma è la Piazza fisica, la Rete Sociale dei legami abbastanza forti. I numeri dimostrerebbero che, in tali casi, non ha troppo senso pensare ad una distribuzione online.
Per i bacini ampi (l'intero territorio Nazione per parlare del caso limite) la piattaforma è il Social Network Online, la Rete Sociale dei legami deboli, anche debolissimi. I numeri dimostrerebbero che, con queste dimensioni, non ha senso una distribuzione cartacea.

La piattaforma Etalia, che verrà presentata il giorno 27 Aprile nell'ambito del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia in un Workshop con - tra gli altri - PierLuca Santoro, almeno per le notizie che si hanno in anteprima, pare essere capace di abilitare, oltre che il percorso tra gli elementi dello schema WIKiD, anche - e soprattutto - il meccanismo della ricompensa previsto dal Modello Fotovoltaico; tutto questo almeno per quanto riguarda il segmento online, quello delle Relazioni Deboli.

Riporto, dalla scheda di presentazione sul sito del Festival, le parole del Nicola Tateo CEO di Etalia: «Con Etalia nascerà il concetto di "giornale molecolare" inteso come percorso di lettura evoluto, in cui l’editore può guidare il lettore correlando articoli, presentando approfondimenti e scegliendo soluzioni di impaginazione. La piattaforma nasce open e social, aprendosi agli utenti, permettendo a ciascuno la libertà di costruire giornali personali: non più semplici successioni di contenuti, immagini o messaggi, ma un prodotto completo che possa essere diffuso in modo più efficace di quanto oggi consentito. Dal lettore esperto che aggrega le notizie più rilevanti e le ripropone favorendone la vendita, all’utente che assembla un giornale personale integrando le foto delle vacanze e lo condivide con i suoi familiari, le possibilità sono illimitate».

Spero, mei prossimi giorni, di saperne di più.

mercoledì 13 giugno 2012

My one cent!

La discussione tra/con Giuseppe Granieri e PierLuca Santoro si fa davvero interessante. Riproponendone il pensiero con degli screenshot che spero aiutino quanto hanno aiutato me, voglio provare ad integrare con delle mie considerazioni che, con lo scopo di aiutare la lettura, ho pubblicato con un carattere di maggiori dimensioni.

A. LA CARTA HA FINITO IL SUO CICLO



Giuseppe Granieri insiste su un punto in cui mi trova totalmente d'accordo: la sostenibilità economica.
PierLuca Santoro, ribatte su due aspetti: gli investimenti pubblicitari che aumentano almeno per la categoria dei brand del lusso e la fascia alla quale la carta continua ad interessare, quella dei top manager. Sulla realtà aumentata, per quanto si tratti di una soluzione carica di incredibile fascino, continuo a pensare sia un accanimento terapeutico.


Aggiungo una considerazione: per il ruolo sociale di crescita di un paese democratico (quale dovrebbe essere il nostro) che il giornalismo svolge (o, almeno, dovrebbe svolgere), sono convinto - e [me] lo dimostrerebbero, per il momento, anche i numeri - che la carta sia una strada da continuare a seguire con interesse solo nel caso in cui il bacino di utenza sia molto ristretto: il futuro social (oltre che, ovviamente, sociale) che immaginiamo per le testate nazionali e internazionali sul Web, è una tendenza, una dinamica da sempre in atto su carta per i piccoli centri (il commento non è un post su Facebook o un Tweet, ma una voce in una caffetteria, in un bar); in tal caso la crescita sociale è garantita. Aggiungerei anche che l'(ultra)località non sembra essere premiante online.
 

B. IL CICLO DEL DIGITALE STA APPENA INIZIANDO


Su questo punto mi sembra ci sia accordo.
Io porrei l'accento sulla questione design di cui parla PierLuca Santoro: ancora oggi, soprattutto per le testate più famose (Repubblica su tutte), i canoni di Jakob Nielsen sono praticamente una chimera. Confesso di non avere nessuna esperienza personale sulle applicazioni Smartphone e Tablet, ma sul Web si sfiora davvero il disastro. Da queste considerazioni credo provenga la soluzione del problema.
 

C. FATTORI INDUSTRIALI




Lo scenario dipinto da Giuseppe Granieri lascia poco spazio alle interpretazioni. L'unico spiraglio sta nell'informatizzazione delle Edicole sponsorizzata da PierLuca Santoro (e anche dal sottoscritto). Il print on demand credo sia una soluzione stimolante anche per lo stesso Lettore/Cittadino ma, anche qui, vale il discorso che si faceva al punto A.: tale soluzione la immagino valida e premiante soltanto a livello (ultra)locale con una declinazione del tipo: "del quotidiano - (ultra)locale mi stampo solo le notizie sulla mia città/provincia".
 

D. NUOVE SOLUZIONI PER NUOVI PROBLEMI




Oltre che radicale, come dice Giuseppe Granieri, trovo anche risibile la convinzione diffusa tra le Persone/Cittadini/Lettori che l'informazione online vuole essere gratuita. 
Concordo con PierLuca Santoro quando parla della necessità di spiegare, non di mostrare.
Qui entra in gioco il percorso, in un ecosistema evidentemente da ristrutturare, che, a partire dai dati grezzi, dalle notizie nude (quelle si che, ormai, hanno ragione di essere gratuite!), arriva alla loro "significazione" e "contestualizzazione". E, c'è poco da fare, questo percorso, che ho sintetizzato nello schema WIKiD, non può prescindere da due agenti, quello tecnologico e quello umano, che hanno un costo che lo Stato dovrebbe in parte finanziare. Come? Investendo in infrastrutture e nella distribuzione dei contenuti di qualità secondo quanto previsto dal Modello Fotovoltaico. In un tale quadro, ed in questo credo di concordare con PierLuca Santoro, occorrerebbe rivedere anche le modalità con cui si distribuisce la pubblicità. La mia personale visione è quella di "una inserzione che faccia notizia"; per la declinazione (ovviamente etica) di tale visione la palla passa agli esperti.
 

E. LE SOLUZIONI



Come ho già tante volte detto, penso che la soluzione sarà la migliore declinazione del modello che mette al centro le Persone. Tale modello non dovrà guardare le Persone come un Target cui propinare un prodotto, ma come risorse di una Nazione che, per crescere, occorre siano anche opportunamente guidate secondo una visione dichiaratamente politica (volendo banalizzare si potrebbe dire che si contendono lo scettro il progresso e la propaganda): i giornalisti e i lettori, tutti Cittadini, protagonisti di un ecosistema e in un rapporto che dovrebbe ricompensare tutti (anche attraverso una logica di microguadagno di convidisione, contemplata dal Modello Fotovoltaico) anche da un punto di vista "meramente economico": il giornalista produce qualità e il lettore ne riconosce il valore.

Mi auguro che anche le mie considerazioni siano (state) di qualche aiuto.

Aggiornamento del 13 Giugno 2012
Mi era sfuggito questo pezzo di Luca De Biase, a proposito della formula magica per il giornalismo:

L’unica magia che si può sviluppare in questo settore è la creazione di comunità che trovano ispirazione nella relazione tra coloro che di volta in volta si trovano a svolgere il ruolo di pubblico e autori, con l’eventuale supporto abilitante di autori professionisti, designer, programmatori. Nel quadro di uno scopo civico, esplicito e condiviso.

domenica 8 luglio 2012

#digitfi12 e l'ultima crociata

Tantissimi i motivi di discussione e riflessione degli incontri di Giovedì scorso nell'ambito di Dig.it, la due giorni fiorentina interamente dedicata al Giornalismo Digitale.


I messaggi positivi: Nicola Novelli, Direttore responsabile di Nove da Firenze, il primo giornale on line fiorentino dal 1997 e Oreste Giurlani, Presidente Uncem Toscana e Sindaco del Comune Fabbriche di Vallico.
Durante il suo intervento, Novelli ha detto: "un progetto editoriale deve essere fatto a sostegno di un territorio. Un progetto che non ha questo obiettivo, è destinato a fallire."
Credo sia proprio questo lo spirito che anima il lavoro presentato poi da Giurlani: promozione di iniziative destinate a far fronte alla richiesta e alla necessità di fare informazione nei territori montani; la realizzazione di una piattaforma online ad hoc, dovrà - però - essere giocoforza accompagnata da azioni mirate per l'abbattimento del divario digitale di cui le zone di riferimento ancora soffrono.
È evidente che chi ragiona in questo modo ha a cuore in primo luogo l'obiettivo sociale della testata giornalistica più che quello dell'Impresa Editoriale.

I messaggi negativi: Nicola Amelio, Vicepresidente di ANSO (Associazione Nazionale della Stampa Online) e Davide De Crescenzo, Direttore responsabile di www.intoscana.it.
Quali sono i comunicati stampa da pubblicare per una testata locale online? Non è più pensabile di pubblicarli tutti ma, oltre a considerare l'eventualità (necessità?) di stipulare dei Contratti di Servizio, sarebbe il caso di dare spazio soltanto a quelli che possono portare del traffico. Questo il consiglio che Amelio ha dato ad una giornalista molto interessata di PisaNews. Di stessa ispirazione la strategia illustrata da De Crescenzo: intoscana.it conta sulla qualità dei contenuti perchè siano sorrette strategie di marketing e comunicazione.
È chiarissimo, in questi interventi, che l'obiettivo sociale passa in secondo piano rispetto a quello di fare ricavi. Mi sbaglierò, avrò letto male le parole, ci sarà stato poco tempo perchè si potesse fare un discorso più organico; sta di fatto che la parola sociale non è stata mai pronunciata!

I numeri: Massimiliano Gallo, condirettore de linkiesta e Pier Luca Santoro, che da Giornalaio ora si è messo a fare anche il Mago!
Non lo sapevo ma pare che linkiesta sia partita, prima di ogni altra cosa, dall'assetto societario: nessuno avrebbe dovuto detenere più del 5% delle quote. Un Modello a garanzia di maggiore libertà e pluralismo.
Ecco, invece, alcuni dei numeri del Mago: i lettori online crescono ad un ritmo superiore a quello di crescita degli utenti di Internet, metà degli utenti di Internet leggono i giornali online, gli investimenti pubblicitari su Internet salgono, i bilanci delle imprese dicono che si comincia a risalire con i ricavi. Quest'ultimo dato, però, può incoraggiare soltanto in parte poichè si risale soltanto con i tagli della forza lavoro e, dice il Mago Santoro, è indispensabile cominciare a generare nuovi ricavi. Come? La strada da percorrere, dice Pier Luca Santoro, passa attraverso la Specializzazione (verticalizzazione dei contenuti) e Diversificazione (non soltanto pubblicità).

Le Conclusioni di Dig.it: Mario Tedeschini Lalli e Alessio Jacona.
Il primo è stato molto tranchant: il Santo Graal non esiste: il Modello di Business che ha tenuto in piedi il giornalismo (su carta) non è più applicabile (online) e non ce ne sarà un altro. Mi sembra di aver colto una speranza che richiamava la ricetta illustrata qualche minuto prima dal Mago Santoro: diversificazione.
Alessio Jacona è stato invece molto amaro: "sono tre anni che stiamo discutendo di questo argomento, ma non è stato ancora risolto nulla."

Le Conclusioni mie partono proprio dalle parole di Alessio Jacona. Se nulla è stato fatto in questi tre anni è perchè, evidentemente, non ci sono state nè volontà nè azioni politiche.
Credo non si possa puntare alla qualità dei contenuti per fare cassa sul fronte delle inserzioni pubblicitarie; penso invece che si debba fare leva sul ruolo sociale che ogni quotidiano deve avere per il [per la crescita del] proprio territorio di riferimento. Ritengo che questo sia il valore del quotidiano, del giornalista che lo fa e dell'articolo che viene prodotto. Fin quando i cittadini non avranno compreso questo valore; finchè non si saranno create le basi per stabilire un rapporto di mutua fiducia tra Cittadini (chi scrive e chi legge), ha ragione Tedeschini Lalli, non c'è modello che tenga.
Il Modello Fotovoltaico, con il quale tormenterò chi usa curiosare da queste parti ancora per qualche mese, assegna allo Stato il ruolo cruciale di restituire al giornalismo la funzione sociale che gli appartiene, e di contribuire ad innescare - tanto da un punto di vista tecnologico, quando da un punto di vista "applicativo" - il reciproco scambio, anche materiale (i.e. economico), tra tutti gli attori in gioco. L'innesco, inutile dirlo, si chiama finanziamento con una formula che, ad esempio, premi organizzazioni Editoriali come linkiesta, proprio per come è fatta la sua struttura societaria (personalmente sono sostenitore delle Imprese Editoriali come Imprese con Finalità Sociali, alla Yunus - nessun profitto ed eventuale surplus reinvestito in competenze e tecnologie) e che penalizzi lo spam.

Un Governo di Tecnici, quando ci si voglia davvero porre tali obiettivi, è quanto di più deleterio ci possa essere. Un Governo che taglia può dare, e solo sul breve periodo (ma non è detto che sia così), soltanto l'illusione che tutto vada bene.

È necessario ed urgente dare al più presto allo Stato un nuovo indirizzo politico che abbracci ogni sfera dell'intervento pubblico. In fin dei conti, il Modello Fotovoltaico, pur essendo rivolto ad una singola sfera, è un indirizzo politico.

NOTA 1: Ah, poi ho scoperto che il Santo Graal ce l'avevamo dietro l'angolo!
NOTA 2: Si, avete ragione: forse avrei dovuto chiamare queste riflessioni: #digitfi12 e la prima crociata.

Aggiornamento del 9 Luglio 2012
Segnalo il pezzo di Alessio Jacona che, ovviamente, riassume meglio il suo intervento.
Sull’agonia del giornalismo italiano (digitale e non)

sabato 11 maggio 2013

#1news2cents la Qualità Costa! un Modello Sociale per l’Editoria (Online) di @marcodalpozzo


Dopo quattro anni di studi, alla fine, credo di avercela fatta a raggiungere il terzo degli obiettivi che mi ero posto nel Marzo del 2009: #1news2cents la Qualità Costa! un Modello Sociale per l’Editoria (Online) è il titolo del mio eBook (non ci credo ancora!) che sintetizza le mie ricerche sull'Editoria.

Sento di dover dire un paio di cose: ho scelto di metterlo in vendita perchè dietro c'è un lavoro molto faticoso, quasi da artigiano (le figure, "ricamate a mano", sono lì a ricordarlo); il prezzo, però, testimonia la fortissima volontà che ho di fare arrivare le mie idee il più lontano possibile.

Il titolo, che è un tweet, dovrebbe aiutare a discuterne online (altri tweet di sintesi li troverete alla fine di ogni paragrafo). Una parte del libro esplode conclusioni già condivise nel mio laboratorio; gli ultimi capitoli, invece, sono una novità perchè danno forma a delle intuizioni che avevo soltanto accennato.

Nel libro (che ho iniziato a tradurre per una edizione, oppurtunamente rivista, in lingua inglese) ho seminato un "errore intenzionale": chi riesce a scovarlo per primo twittando "#1news2cents l'errore è xxx @marcodalpozzo" avrà in regalo un libro della bibliografia a scelta che, a meno che non sia disponibile in formato elettronico, provvederò personalmente a spedire. Ve ne consiglio qualcuno: "Marketing dell'Informazione e della Conoscenza", di Michele Rosco, da cui tutto è cominciato; Il Reddito di Cittadinanza, di Giuseppe Bronzini, un testo illuminante (non soltanto per le mie ricerche); Lo spettro del capitale. Per una critica dell'economia della conoscenza, di Bellucci e Cini; La società dei beni comuni, una rassegna di Paolo Cacciari che ha ispirato uno dei passaggi chiave della mia teoria. E qui mi fermo perchè rischio davvero di elencarli tutti!

Sono contentissimo di dirvi della presentazione del libro che farò a Torino, Domenica 19 Maggio al Complesso Sportivo Trecate di Torino, a partire dalle 14.30, allo Spazio Open del Salone Off, l'insieme di eventi che porta il Salone del Libro fuori dal Salone. Se siete da quelle parti mi farebbe piacere vedervi! Ringrazio Erica Vagliengo per avermi invitato e per la sua tenacia.

Intanto voglio ringraziare di cuore gli autori dei libri che ho letto e dei blog e siti che ho consultato in questa lunga traversata. Ringrazio anche gli amici Carlo, Massimiliano, Alberto, Paolo e Matteo, per avermi aiutato nella revisione e per l'interesse dimostrato per il mio lavoro.

Nell'attesa di leggervi online intorno all'hashtag #1news2cents, vi lascio con la quarta di copertina che descrive il libro nelle piattaforme che lo metteranno in vendita:

Questo libro arriva alla fine di un percorso di ricerca durato quattro anni e iniziato con un obiettivo molto ambizioso: individuare una soluzione per recuperare il ruolo del giornalismo in Italia e, quindi, risollevare le sorti di un comparto in crisi. L’osservazione dell’evoluzione del mercato editoriale e lo studio di alcuni argomenti specifici (la teoria dei bisogni di Maslow, i principi del Capitalismo Sociale e del Reddito di Cittadinanza, le teorie della Conoscenza e dell’Informazione) hanno portato a scartare l’ipotesi dei quotidiani cartacei (almeno quelli con un ampio bacino di utenza; i quotidiani che chiameremmo nazionali) per promuovere quella dei quotidiani online e a sostenere una via decisamente politica: la revisione del finanziamento pubblico all'editoria. 

In questo libro è proposta una soluzione forse ai limiti dell’utopia: il Modello Fotovoltaico. Esso prevede che i fondi pubblici non siano distribuiti direttamente agli editori, ma transitino attraverso le mani dei Cittadini che, quindi, tornerebbero a svolgere un ruolo centrale nel percorso verso la Conoscenza e che, per tale ragione, avrebbero diritto ad una forma di ricompensa. 

Quanto deve costare un articolo online? Tutti gli articoli online hanno diritto al finanziamento pubblico? Queste le domande alle quali era necessario rispondere per elaborare una base teorica consistente. 

L’hashtag nel titolo del libro contiene la risposta alla prima domanda e, sebbene non in modo intuitivo, anche l’entità annuale di un eventuale finanziamento pubblico. La risposta alla seconda domanda, invece, passa attraverso un'indagine sulla questione della qualità dei contenuti; tale indagine ha portato alla formulazione di un meccanismo di "punteggi a soglia" in grado di stabilire, per l’appunto, il livello di qualità di un contenuto. L’auspicio è che ci sia qualche forza politica che si faccia promotrice di una legge che recepisca i principi del Modello Fotovoltaico. Il valore economico del contenuto online e il meccanismo di assegnazione dei punteggi ai contenuti sono, però, dei risultati immediatamente utilizzabili: il primo, come prezzo da praticare nella distribuzione online degli articoli da parte delle testate giornalistiche; il secondo, come metodo promosso dalle testate stesse o usato in autonomia dai lettori, come percorso di consapevolezza di ciò che si sta leggendo. 

Il titolo di questo lavoro è un tweet che, insieme con gli altri proposti alla fine di ogni paragrafo, è un invito alla conversazione e alla discussione, per criticare o incoraggiare i risultati, forse ingenui e sfrontati, di una ricerca, se si vuole, un po' fuori dai canoni.

domenica 29 maggio 2011

da Modello di Business a Modello Sociale?

Ritengo il ruolo del Giornalismo di vitale importanza per il progresso della Società delle Persone, di quello che negli ultimi tempi ho voluto definire ecosistema-Stato. Il Modello WIKiD è solo uno strumento che riesce a formalizzare meglio il pensiero, la teoria sulla quale poi dovrebbe poggiare una pratica.

Nel mio spazio ho rivolto da più di un anno la mia attenzione al Giornalismo e all'Editoria, stimolato dalle parole di tanti esperti e dalle azioni/esperimenti (da tali esperti segnalate nei rispettivi spazi) dei player sulla via della ricerca del miglior Modello di Business per l'Editoria stessa.

La questione, nel mio percorso di studi, ha via via preso dei contorni più ampi: la mia analisi, concentrata in principio esclusivamente sul Business, si è allargata alla Società, alle Persone, agli agenti (per usare un termine caro alla sociologia) o (per usarne un altro) a tutti i portatori di interesse.

Non solo gli Editori quindi, ma anche e soprattutto le Persone e lo Stato come stakeholder; non solo il fatturato ma anche e soprattutto, la crescita della società, dell'ecosistema-Stato come obiettivo.

Il Modello-Fotovoltaico, che ha riassunto [insieme con la definizione di qualità nello spazio tridimensionale dei contenuti] alcune delle conclusioni alle quali sono giunto, non credo sia "automaticamente" sostenibile in una società come la nostra per questioni di cultura e di educazione. Non mi riferisco [soltanto] all'aspetto puramente tecnologico ma, principalmente, alla congenita e generale limitatezza delle nostre attitudini ad analizzare e ad essere curiosi, a contestualizzare i fatti, a sviscerarli; e alla nostra più naturale propensione alla delega, al superficiale, alla velocità.



Ho invaso numerosi campi che i miei studi da Ingegnere non mi avrebbero dovuto autorizzare ad invadere; questa è la ragione per cui, sebbene sia forte l'idea che tanto dovrebbe farsi nelle scuole, non potendo argomentare come vorrei, non posso far altro che segnalarvi il saggio del sociologo Edgar Morin, "I sette saperi necessari all'educazione del futuro".

Mentre ne leggevo le tesi non ho potuto fare a meno di riflettere sul fatto (credo anche scontato) che la creazione di una nuova cultura nelle scuole non può non accompagnarsi ad una serie di azioni che ne possano permettere la pratica. Identificando ancora nello Stato l'ente responsabile, torniamo al punto di partenza: l'obiettivo è la crescita della Società, l'aumento del suo benessere con un contestuale (visto sia come causa sia come effetto) aumento del Capitale Sociale. [Il Modello WIKiD parla di Saggezza].

Cosa, se non il contenuto di qualità (inteso come quello della zona rossa del modello 3D), può avviare le Persone alla creazione di [educazione a] quella che Morin definisce conoscenza pertinente, intesa come la conoscenza che riesce a contestualizzare il suo oggetto (mettendolo anche in relazione con altri oggetti)?

E cosa, poi, se non il contenuto di qualità distribuito dagli Editori, può agevolare le Persone ad interpretare la realtà fornendo strumenti per affrontare l'inevitabile incertezza rispetto al futuro (e a questo Morin dedica un intero capitolo)? Pascale e Rastello, nel loro breve scritto "Democrazia: cosa può fare uno scrittore?" criticano aspramente il Sapere Nostalgico e la Retorica dell'Apocalisse utilizzata da molti scrittori e giornalisti per affermare l'ovvio in una piattezza che vuole semplicemente non turbare un target (i lettori) che, così, non viene aiutato a vivisezionare la conoscenza [per usare il WIKiD - a non progredire verso la Saggezza].

Cosa, infine, se non anche la connessione digitale tra le persone e, quindi, anche tra i popoli di Nazioni e/o Culture e/o Religioni e/o Società diverse (e dei rispettivi patrimoni di conoscenza), può stimolare la reciproca comprensione, la comunicazione, l'interdisciplina e affermare le diversità (altri temi, questi, ricorrenti nelle pagine del sociologo francese)?

E' difficile, da questa ulteriore prospettiva, fare delle conclusioni sulla questione dell'Editoria; richiederebbe senza dubbio altre letture. Questo saggio però, per ora, mi è bastato per trovare delle basi pedagogiche ad un Modello che, più che di Business, comincerei a chiamare Sociale (è presunzione?).

I commenti sono a vostra disposizione!

Aggiornamento del 18 Giugno 2011: embed di una discussione su un articolo del Giornalaio

venerdì 11 gennaio 2013

di Saggio in Saggio verso un Nuovo Modello per l'Editoria


Quella di Stefano Rodotà è un'opera sublime. La conoscenza, dice Rodotà, è fondamento del processo democratico di decisione ed è precondizione per la partecipazione e il controllo (da parte dei cittadini). Perchè la conoscenza svolga davvero questa funzione essa non deve essere recintata (David Weinberger, parlando della Rete, il dominio in cui si muove Rodotà in questo ragionamento, fornisce una soluzione strutturale: per trasformare la conoscenza occorre liberarla fornendo ganci, linkando i dati, rendendola interoperabile) e non può essere subordinata alla disponibilità di risorse finanziarie anche per evitare di aprire la via alla più insidiosa tra le disuguaglianze digitali - quella che istituisce un rapporto tra reddito e accesso alla conoscenza. Occorre perciò trovare un equilibrio tra gli interessi degli autori [...] e gli interessi collettivi [non solo] all'accesso libero alla conoscenza (su questo ragionava già Dominique Foray quando mostrava dubbi sul sistema economico classico come metodo di fissazione del prezzo per il giusto riconoscimento per l'autore).

Il Modello Fotovoltaico fa proprio questo perchè toglie i recinti alla conoscenza: in primo luogo azzera la distanza tra cittadino e tecnologia poichè prevede che lo Stato fornisca l'infrastruttura; poi promuove "i contenuti cognitivi" con una modalità rovesciata di finanziamento all'editoria (il pagamento transita attraverso le mani dei cittadini: sono loro che decidono quali contenuti acquistare tra quelli con un idoneo tasso qualitativo) e con un meccanismo che premia i cittadini per la partecipazione al processo collettivo di acquisizione, costruzione e trasformazione della conoscenza stessa (lo schema WIKiD rappresenta questo processo).
Il Modello Fotovoltaico, oltretutto, realizza una nuova alleanza tra Stato, una ben determinata forma di Mercato (quello fatto da Imprese, in questo caso Editoriali, con Finalità Sociali) e Società Civile declinando la raccomandazione di Mauro Magatti che vede nel rinnovamento e nella creazione di valori condivisi il paradigma per una crescita economica e sociale ("Crescere sulla base del valore condiviso" su Equilibri 2/2012).

Il problema, ora, è come garantire la funzione della conoscenza. Rodotà presenta, rievocando in me Maslow, la questione in termini di "bisogno di conoscenza" e poi la affronta con la lente di ingrandimento del diritto ponendo un dubbio: bisogna davvero dire tutto? Occorre che le istituzioni abbiano davvero - facendo anche uso dell'informazione intesa come "apparato" - un obbligo di verità? Luciano Floridi risolve scientificamente tale questione: occorre che ci sia verità perchè, senza verità dei dati, la relativa informazione - ottenuta come contestualizzazione e connessione degli stessi- non può diventare conoscenza.

Spunti di approfondimento sui alcuni dei saggi citati li trovate da Luca De Biase: Rodotà, Weinberger e Floridi.

Immagine HandiCREA

giovedì 7 giugno 2012

la Politica Funziona

Come segnala Fabio Cavallotti, e come è evidente dal grafico sottostante, i siti che che trattano argomenti politici sono quelli che beneficiano di più l'azione del pulsante di condivisione su Twitter.


Come sostengo fin dall'inizio, il Modello Fotovoltaico per l'Editoria - la cui definizione è in dirittura d'arrivo - prevede che a beneficiare del contributo statale siano soltanto i contenuti di qualità (indipendentemente dall'Editore).

Nello spazio che modella la qualità dei contenuti, l'asse dedicato alla tipologia, ha il suo valore più alto proprio in corrispondenza della politica (i.e. se l'argomento trattato è di politica, il contenuto ha molte probabilità di avere un congruo tasso qualitativo).

Alla luce delle due premesse appena esposte, ci sarebbe da osservare che il Modello Fotovoltaico premierebbe - attraverso il microguadagno di condivisione sui Social Network - una dinamica che sembra già essere in atto.

venerdì 4 gennaio 2013

gli Impatti del Giornalismo

Che impatto ha il giornalismo? Che cosa significa effettuare una misura dell'impatto del lavoro giornalistico? Quali le ragioni per farlo? Quali i metodi? LSDI propone la traduzione di un articolo molto interessante di Jonathan Stray del Nieman Journalism Lab. Di seguito vi propongo i brani salienti con delle note personali che mi piacerebbe fossero integrate e discusse.


- [O come] Ethan Zuckerman spiega in un suo interessante post su metriche e impatto civile, “misurare quante persone leggono un articolo è qualcosa che ogni amministratore di rete dovrebbe essere in grado di fare. Ma audience non è la stessa cosa di impatto’’. Non solo, in qualche caso non è detto che un pubblico più ampio sia una cosa migliore: ma potrebbe non essere sempre utile che si tratti di un pubblico ampio,  per alcune storie potrebbe essere meglio avere un pubblico particolare ma in un determinato momento.

- Nell’ era pre-Internet, non c’era modo di sapere cosa accadeva ad un articolo dopo la sua pubblicazione, e la questione sembra essere stata, per molto tempo, per lo più ignorata. Chiedersi se ci siano stati degli effetti insinua l’ idea che il compito del giornalismo non sarà completo fino a quando una notizia non avrà cambiato qualcosa nei pensieri o nelle azioni di chi l’ ha letta.
Non sto dicendo che ogni media dovrebbe preoccuparsi, sul piano industriale, del monitoraggio di come evolve la conoscenza pubblica. Questo è solo uno dei tanti modi possibili per definire l’ effetto del giornalismo, ma potrebbe avere senso solo per certi servizi, e farlo regolarmente comporterebbe la creazione di strumenti alternativi e a basso costo alle grandi istituzioni di ricerca pubbliche. Ma credo che sia utile lavorare su quello che sarebbe necessario. Il punto è definire il successo del giornalismo sulla base di quello che fa il cittadino, e non sulle esigenze dell’ editore.

NOTA: Fausto Pellegrini, riporta nel suo libro La bisaccia del giornalista (qui la "colonna sonora"), la definizione di notizia: una notizia è tutto ciò che cambia lo status quo del mondo in cui si vive, viene riportata come tale e trova un contesto, un pubblico, che come tale la riconosce. Pellegrini, poi, dimostra come la scelta di quello che si deve pubblicare, l'oggetto dell'informazione inteso anche come elemento/oggetto dell'agenda setting, non sia sempre guidata dallo spirito di servizio che l'editore/giornalista dovrebbe avere; si tratta di una dinamica che già conosciamo, nella quale siamo già immersi, in cui l'esigenza dell'editore è quella di fabbricare un consenso a favore del padrone di turno.
La notizia dovrebbe essere una denuncia e, quindi, produrre a sua volta un ulteriore cambiamento della realtà. Così l'agenda setting avrebbe senso di esistere.

- Non tutti gli effetti devono essere espressi in numeri, e in una varietà di campi si è giunti alla conclusione che le descrizioni narrative sono ugualmente importanti. Si tratta ancora di dati, ma qualitativi (notizie), invece che quantitativi (numeri). Comprendono commenti, reazioni, ripercussioni, gli sviluppi successivi alla notizia, interviste correlate, e molte altre cose che sono potenzialmente significative, ma non facilmente identificabili. La cosa importante è raccogliere queste informazioni in modo affidabile e sistematico, o non si sarà in grado di fare confronti in futuro.

- A volte può essere molto rilevante chiedersi quali siano le scelte politiche in un atto di giornalismo, e l’ idea di una assoluta neutralità è quindi una palese contraddizione se riteniamo che il giornalismo sia importante per la democrazia. Poi c’ è la convinzione che i media abbiano finito il loro lavoro appena un articolo viene pubblicato. Ma questo significa fermarsi ben al di sotto del lettore e confondere la causa con l’ effetto.

NOTA: ancora Fausto Pellegrini dice che il giornalista deve essere di parte e, come strumento del dettato costituzionale, difendere i più deboli.
La partecipazione delle testate, degli autori, alle conversazioni che si sviluppano in Rete, sarebbe un buon metodo per misurare il grado di conoscenza non soltanto dei lettori, ma dell'autore stesso. È infatti la discussione che crea la conoscenza dell'oggetto dell'informazione di tutti gli attori coinvolti.
Il rischio che si corre è di vedere le piattaforme social (Twitter in primis, ma anche Facebook) ancora come megafoni broadcast. La speranza, invece, è di assistere davvero ad un rovesciamento di paradigma in cui, finalmente, anche i cittadini/lettori siano protagonisti ricompensati di una dinamica ancora tutta da esplorare, promuovere e (per l'appunto) misurare. Il Modello Fotovoltaico è una delle possibili strade.

- In generale, una redazione dovrebbe avere una banca dati integrata che collega ogni articolo e servizio con indicatori sia quantitativi che qualitativi di impatto: contenere degli appunti su ciò che è accaduto dopo che la storia è stata pubblicata, insieme alla raccolta di analisi, commenti, link , social media, discussioni e altre reazioni che quel servizio ha generato. Con un insieme così ampio di dati si avrebbe la possibilità di capire non solo di che cosa e come il giornalismo viene fatto, ma anche  il modo migliore per valutarlo in futuro. In fondo non è così difficile cominciare. Ogni redazione ha delle forme di analisi dei contenuti e alla fine bastano una serie di note su un foglio di calcolo per monitorare gli effetti qualitativi.

NOTA: Ora si fa riferimento alle visite e, conseguentemente, non sempre si riesce a farsi interpreti di ciò che è importante; si da rilievo soltanto a ciò che interessa (logica, assolutamente non orientata all'impegno civile, del Content MarketPlace). Ecco perchè il Modello Fotovoltaico, prevede che il finanziamento venga concesso soltanto per determinate tipologie di notizia. Il Gossip, per intenderci, non avrebbe diritto al finanziamento (con la bussola dell'impegno civile, quale mai potrebbe essere l'effetto di una notizia di Gossip?).

Immagine: Sidereus Nuncius

giovedì 14 giugno 2012

Quantitativamente Qualitativo

Il dibattito sul futuro del giornalismo si impreziosisce di un ulteriore elemento: la qualità. Su tale concetto, la Fondazione ahref sta raccogliendo dei pareri autorevoli in un pezzo che, nel tempo, si sta arricchendo di considerazioni interessantissime. Voglio cavalcare l'onda e, dopo l'ultima voce - quella di PierLuca Santoro, provo a dare un contributo (non richiesto) riassumendo le conclusioni cui finora sono giunto sull'argomento e inserendo qualcosa di nuovo (il mio obiettivo è di raffinare il tutto per fine anno).

Sono convinto che il modello che salverà il giornalismo dovrà essere ispirato da una visione politica più che di mercato e le Persone, attorno alle quali andrà costruito tale modello, dovranno essere guidate in un percorso di crescita dell'intera Nazione.
Semplificando, come dicevo ieri concludendo l'analisi delle posizioni di PierLuca Santoro e Giuseppe Granieri (alle quali si è aggiunta quella di Luca De Biase), dovendo scegliere tra progresso e propaganda, la visione politica a mio parere vincente è quella che intraprende il primo dei due percorsi.

Credo che in gioco ci sia la qualità del contenuto distribuito nell'ecosistema dell'informazione.

Ora, siccome alla sostenibilità sociale del modello deve accompagnarsi quella economica (i.e. alle valutazioni emotive si deve accostare anche la valutazione dei bilanci), non deve stupire la schematizzazione con un "metodo matematico" di un concetto così sfuggente come quello di qualità.


Ecco, quindi, le cinque dimensioni che propongo per valutare la qualità di un contenuto giornalistico:

1. Professionalità
Probabilmente, il bollino Timu proposto da Luca De Biase dalla sua Fondazione, rappresenta la metrica migliore per l'asse cartesiano della Professionalità.
Un contenuto sarà tanto più di qualità, quanto più esso sarà stato prodotto con metodo (giornalistico) professionale.


2. Tipologia
Nell'asse cartesiano della Tipologia di contenuto, a valori bassi si immagini corrisponda il contenuto di tipo gossip; a valori più alti si ipotizzi, invece la corrispondenza con contenuti, via via, di tipo sport, cultura, scienza e cronaca/politica.
Un contenuto sarà tanto più di qualità, quanto più esso si discosterà dall'origine dell'asse della tipologia (i.e. il contenuto di maggiore qualità è quello di cronaca/politica; i.e. la Nazione cresce di più se consuma  cronaca/politica).

3. Pluralismo
In questo caso i valori sull'asse cartesiano del Pluralismo sono almeno tre: pluralismo nullo (il più basso), pluralismo esterno e pluralismo interno (il più alto, e dirò perchè) della testata in cui si distribuisce il contenuto. La Rete è, per sua stessa natura, uno spazio che garantisce pluralismo esterno dato che ciascuno può pubblicare una notizia e discuterla. Il pluralismo interno, però, è quello che - almeno a mio parere - connota meglio (positivamente o meno) la testata.
Un contenuto sarà tanto più di qualità, quanto maggiore sarà il tasso di pluralismo interno della testata che lo distribuisce, i.e. quanto maggiore sarà lo spazio dedicato dalla testata a voci diversamente collocate politicamente/culturalmente (mi riferisco anche ai semplici commenti dei Cittadini/Lettori e al grado di interazione che si instaura con il giornalista/autore).

4. Pubblicità
Considerando l'influenza che le inserzioni pubblicitarie hanno sul contenuto, la misura del numero di inserzioni - per usare il criterio più semplice, è un buon indicatore di qualità.
Un contenuto sarà tanto più di qualità, quanto minore sarà il numero di inserzioni pubblicitarie della testata.

5. Accessibilità
Questo indicatore di qualità ha a che vedere con la tecnologia di distribuzione (i.e. piattaforma scelta dalla testata) e potrebbe assumere, in un quinto asse cartesiano dello spazio dei contenuti, diversi valori: dal valore nullo (accessibilità zero, i.e. test W3C completamente fallito) al valore 100 (accessibilità totale, i.e. test W3C passato completamente con successo).
Un contenuto sarà tanto più di qualità, quanto maggiore sarà il tasso di accessibilità del Sito Internet che distribuisce il contenuto stesso, i.e. quanto maggiore è la garanzia di fruibilità anche per chi - cito da Wikipedia - ha ridotta o impedita capacità sensoriale, motoria, o psichica (ovvero affette da disabilità sia temporanea, sia stabile).



In conclusione, per usare un gergo matematico, il valore scalare ricavato dalla misura del contenuto sulle cinque dimensioni appena definite - magari opportunamente pesate - rappresenterebbe il coefficiente di qualità del contenuto stesso. E, per richiamare ancora una volta il mio Modello Fotovoltaico, lo Stato dovrebbe finanziare la distribuzione solo e soltanto dei contenuti che superano un'assegnata soglia.

Spero di non aver fatto troppa confusione nell'esporre il ragionamento che si fonda sulla (e, al tempo stesso, si ispira alla) ricerca di un equivalente monetario del benessere.