lunedì 31 ottobre 2011

il Reddito di Cittadinanza anche per i Quotidiani Fotovoltaici

Due premesse:

1. Se fosse vero il teorema secondo cui la Conoscenza è un Bene Comune, se fosse vero - quindi - anche che i Quotidiani Online sono un Bene Comune, occorrerebbe per la Conoscenza e i Quotidiani Online stabilire uno strategemma legislativo che ne sancisca la caratteristica pagante.

2. Il Modello Fotovoltaico, da questi spazi proposto come possibile via d'uscita dalla crisi dell'Editoria (i.e. dell'Informazione) e, contestualmente Sociale, prevede che lo Stato distribuisca ai Cittadini un reddito minimo per l'acquisto di Contenuti di Qualità.

Il legislatore potrebbe quindi normare il reddito minimo di acquisto dei Contenuti di Qualità con uno schema simile a quello presentato dai promotori del Reddito di Cittadinanza.


Ringrazio Claudia (@tigella) per il topic sul Reddito di Cittadinanza aperto su Scoop.it dal quale ho trovato le 10 tesi sul Reddito di Cittadinanza. Un vero e proprio trattato dal quale riporto semplicemente i dieci punti:

Tesi n. 1: Il reddito di cittadinanza é una proposta di intervento economico generalizzato e egualitario, ovvero non discriminante nei confronti di alcuno, che concorre a definire, al pari della cittadinanza giuridica, la piena cittadinanza economica e sociale.

Tesi n. 2: Il reddito di cittadinanza, lungi dall'essere una proposta utopistica, é una misura di intervento economico adeguata alla realtà sociale dell'accumulazione flessibile e quindi più realistica oggi di quanto non lo fosse nel periodo fordista.

Tesi n. 3: Il reddito di cittadinanza é una misura di politica economica riformista e radicale e non di modificazione strutturale dell'organizzazione capitalistica, intervenendo sul lato della distribuzione e non sul lato del conflitto capitale-lavoro. 

Tesi n. 4: Il reddito di cittadinanza é una proposta di politica economica parziale, non esaustiva e non in contraddizione con altre proposte di riformismo radicale (quali riduzione di orario di lavoro, sviluppo dell'autorganizzazione sociale, attivazione di lavori concreti, ecc. ). 

Tesi n. 5: Il reddito di cittadinanza é una misura di contropotere al potere della moneta di discriminare tra proprietà dei mezzi di produzione e semplice erogazione di forza lavoro.

Tesi n. 6: Il reddito di cittadinanza é una misura di contropotere alle odierne forme di esclusione sociale, che mira all'autonomia soggettiva fondata sulla liberazione dalla coercizione al lavoro precario, coatto e predeterminato. 

Tesi n. 7: Il reddito di cittadinanza non ha nulla a che vedere con il salario e con le caratteristiche del processo di accumulazione (da cui il salario dipende).
 
Tesi n. 8: Il reddito di cittadinanza non é sostitutivo allo stato sociale, ma ne é complementare. 

Tesi n. 9: Il reddito di cittadinanza crea le basi per il suo stesso finanziamento.

Tesi n. 10: Il reddito di cittadinanza é strumento di ricomposizione sociale e di coscienza conflittuale in presenza di contrattazione individuale.


Interessanti, incoraggianti e utili per sostenere la parte teorica della mia proposta.

i Mezzi di Comunicazione tra Deriva e Viaggio [sul pensiero di Zygmunt Bauman]

La degenerazione del capitalismo ha portato (quasi per necessità) alla commercializzazione del percorso verso la felicità e degli istinti, degli impulsi. Questo ha generato l'"individualizzazione" e, con la contestuale esasperata competitività, l'inevitabile venir meno della solidarietà e della fiducia verso la propria rete sociale.
Con questa frase si potrebbe sintetizzare la lectio magistralis di Bauman in cui il sociologo polacco ha dispensato il succo della sua teoria della modernità liquida.

Voglio condividere con voi una riflessione, impregnata del pensiero di altri personaggi [Anders, McLuhan e Siegel], che ho fatto sul ruolo che i mezzi di comunicazione hanno potuto avere in questo processo lungo almeno mezzo secolo.

[Il mio background culturale, prettamente tecnico, non mi permette di valutare la bontà e l'originalità di quel che vado a dire; ho voluto comunque cimentarmi anche nella redazione di qualche slide che credo possa aiutare a seguire il semplice ragionamento. Si tratta della fotografia dell'Interregno di Bauman, della situazione in cui siamo adesso, incapaci di vedere l'arrivo]


Come non pensare al ruolo fondamentale che, nel percorso verso la crisi, hanno avuto i mezzi di comunicazione?

Anders e McLuhan hanno spiegato come la TV veicolasse/veicoli il messaggio "Comprate!".
Dal saggio di Siegel, appare a me evidente che Internet completi tale messaggio con un suadente "Guadagnate!"

Comprare e Guadagnare: due facce di una stessa medaglia che si chiama mercificazione/commercializzazione: transazioni materiali per risolvere problemi di carattere prettamente spirituale. L'acquisto [ispirato al "Comprate!" delle TV] di un bene per se stessi o di un regalo per il proprio figlio è la cura per il disagio e per il proprio senso di colpa; la [s]vendita [ispirata al "Guadagnate!" di Internet] della propria immagine è la strada - fornita su un piatto d'argento dall'evoluzione delle tecnologie - per competere e per [ri]trovare la stima di se.

La commercializzazione, quindi, come sentiero illusoriamente più breve per lenire un disagio, una frustrazione che affligge le persone totalmente incapaci di decodificare, fronteggiare e risolvere i problemi. Un sentiero che seduce ma che, al tempo stesso, porta chi lo percorre a rinchiudersi nel circolo vizioso della deriva.

Ma la tecnologia offre anche l'opportunità del viaggio. Internet conferisce a ciascuno anche la possibilità di "vendere" una reazione nuova, una protesta. C'è ancora l'autostima di mezzo, questo è vero (perchè è pacifico che l'autostima cresce quando ci si ritrova uniti in un pensiero); ma l'aggregazione, il fare rete, riesce quanto meno a mettere le persone in moto verso un nuovo punto di partenza fatto di solidarietà.

Nella sua teoria della modernità liquida Bauman ci dice che la Rete ha favorito la creazione di nuovi legami non costringendo le persone a rinegoziare i metodi di approccio al prossimo; legami di cui, evidentemente, ciascuno ha bisogno quantomeno per affrontare e aggregare una reazione condivisa. Con Twitter non si fanno le rivoluzioni; con Twitter non è possibile nemmeno creare una proposta concreta. Con Twitter, però, è forse stato possibile far sentire gli indignatos parte di un grande movimento. Ed è questo, come dicevo, un punto nodale.

[Ancora questa settimana, sull'ultimo numero di Internazionale, Manuel Castells torna a dare forte credito agli Indignatos; ma a mio parere sembra non curarsi della denuncia fatta da Bauman - e, in tempi non sospetti, da Malcom Gladwell - di forte deficit di organizzazione e leadership per fare dell'indignazione un'azione concreta]

I mezzi di comunicazione hanno, quindi, tracciato la storia al pari dei personaggi che, di questa storia, sono stati protagonisti. La tecnologia, con Internet, oggi, da un lato ripropone un modello analogo a quello imposto cinquanta anni fa dalla TV [la mercificazione di tutto!]; dall'altro, però, ci offre delle opportunità che prima non si avevano, una via di fuga.

Mi inquieta un dubbio: ci sono state davvero delle menti che hanno progettato tutto questo? Delle eminenze grigie che hanno, con i mezzi di comunicazione, manipolato il pensiero a sostegno della causa stessa della crisi che viviamo, il capitalismo?

[In un articolo scientifico di Internazionale di questa settimana c'è un pezzo che dimostrerebbe, con la teoria dei sistemi complessi, come una rete di pochissime società controlli oggi davvero tutto il mercato mondiale. Uno scenario spettrale! A poco serve il messaggio tranquillizzante presente nell'articolo secondo cui tali strutture sono comuni in natura.]

Con le radio e le televisioni è sotto gli occhi di tutti che le cose stiano più o meno così. Per Internet la storia è/sarà diversa. Il futuro, però, è nelle mani di chi c'è dentro e di chi, da dentro, ha ad esempio la responsabilità di fare ed organizzare le informazioni.

Anche in questo caso la strada - in salita, come Bauman ci ha detto - passa attraverso la solidarietà ed è ispirata a logiche distanti dal mero mercato.

domenica 30 ottobre 2011

l'informazione è un Bene Comune. Ma al #serviziopubblico si vende!

E' di estremo interesse un passaggio dell'annuncio di Sandro Ruotolo di lasciare la RAI per tentare l'avventura in Servizio Pubblico, l'Associazione di Michele Santoro che, la prossima settimana, inaugurerà la stagione su diversi canali privati e, ovviamente, sul Web.

L'Informazione è un Bene Comune.

Presa così, l'affermazione è suggestiva e non può che incontrare la mia approvazione.

Quello che non riesco ancora a mandare giù è la richiesta fatta alle persone di una quota di 10 Euro. Ho spiegato le ragioni per le quali mi sono rifiutato di fare la donazione: a mio avviso la questione è stata posta male. Male, a mio modesto avviso, la pone anche Ruotolo:
l'informazione è un Bene Comune e, in quanto tale, non deve essere soggetta e mercificazione; che è esattamente quello che avverrà con la vendita delle inserzioni pubblicitarie.

Una rinuncia alle inserzioni pubblicitarie ed una sensibilizzazione al consumo consapevole del prodotto editoriale. Questa una possibile strada!

Sono consapevole che un mio minor tasso di integralismo e una maggiore ispirazione al buon senso, mi consentirebbero di apprezzare una iniziativa che, quantomeno, afferma la libertà di informazione. Non è poco ma non posso non constatare - e segnalare - che siamo ancora lontani da una soluzione Etica.

Probabilmente, alla fine del mio percorso - quando avrò terminato il Social Business Plan promesso al RomagnaCamp - mi renderò conto che...un'altro mondo non è possibile. Ma, fino a prova contraria [che mi aspetto essere fatta anche dai vostri commenti e dalle vostre osservazioni] io vado avanti così.

Aggiornamento del 7 Novembre 2011
Dopo la prima puntata andata in onda lo scorso 3 Novembre, riporto qualche passo dell'articolo di Giovanni Boccia Artieri su apogeonline. Raccomando fortemente di andare a leggerlo tutto!


Perché a Twitter non piace Servizio Pubblico


thumbnailConosciamo bene le strategie di messa in onda del nuovo programma di Michele Santoro, Servizio Pubblico, che ha stimolato la sua audience attraverso un’operazione di azionariato diffuso: bastavano 10 euro per renderlo un evento possibile e ha raccolto circa 100.000 sottoscrittori-associati. Sì, perché alla base dell’organizzazione troviamo l’Associazione Servizio Pubblico che nello statuto ne declina così le finalità: «L’associazione non ha fini di lucro neanche indiretto e si propone di favorire la più completa libertà d’espressione, la libera circolazione delle idee e la piena attuazione del pluralismo nei mezzi di comunicazione. Finalità dell’associazione è la promozione di iniziative e attività culturali, di formazione e ricreative, per attivare l’incontro tra le diverse identità culturali dell’Europa e del Mediterraneo e quindi contribuire allo sviluppo civile e culturale degli associati e, in generale, dei cittadini dell’Unione Europea».
Non solo spettatori
La promessa è: non siete solo spettatori, fate parte di qualcosa e con la vostra piccola azione economica rendete possibile questo “qualcosa”, siete editori diffusi e pubblico allo stesso tempo: il sogno pro-am sembra realizzarsi nella nuova intermediazione complessa che viene messa in piedi per realizzare il ciclo di programmazione. 
Che cosa dicono i numeri

  • 12,03% di share assommando gli ascolti di tv regionali (2.276.418 spettatori) e SkyTg24 Eventi (645.113), altri dati stimano tra 12% e 14% complessivo;
  • 172.000 spettatori che hanno seguito lo streaming su Facebook;
  • 400.000 utenti sul sito del Corriere della Sera e altri 400.000 sui siti del Fatto Quotidiano e dell’associazione Servizio Pubblico, mentre su Repubblica.it 5 milioni di contatti e più di 300.000 utenti medi contemporanei.
A questo andrebbero aggiunti dati qualitativi tutt’altro che trascurabili, come il fatto che la pagina Facebook ha raccolto «120.000 risposte complessive ai sondaggi e più di 5.000 commenti» o che è stato «l’evento live più seguito di sempre su iPhone e iPad in Italia, con un picco di 4.000 utenti contemporanei» oppure che è stato trending topic su Twitter per l’intera serata, con 2.500 follower che si sono aggiunti durante l’evento.
Commenti su Twitter
@lucasofri: “Noia, vado a leggere di meglio, buonanotte”.
@Jacopopaoletti: “@lucasofri avrebbe dovuto essere un modo nuovo (e possibilmente diverso) di fare informazione e approfondimento, peccato”.
Sui contenuti
@damnation4sale “#ServizioPubblico una puntata tipica di anno zero solo più lunga e più libera. Attendiamo di meglio ancora!”

@lucasofri “Insomma, la nuova invenzione televisiva di #ServizioPubblico è il #pippone” pippone senza fine”
@gianlucaneri “Durante l’intervento di Travaglio è tornata l’ora legale”

@webgol “Manca un feticcio narrativo di cdx da punzecchiare con sadismo fumogeno. E così del rito di Santoro si vedono le quinte, tipo B-movie”
Sul finanziamento

@mante: “Il servizio è pubblico ma la pubblicità è da privati #serviziopubblico”.
@s_grizzanti: “#serviziopubblico ha pure al pubblicità? Dopo che ha chiesto 10€ a persona per autofinanziarsi? Cazzo conviene pagare il canone Rai!”
@calogerogrifasi: “Mandate pure la pubblicità ma restituite i 10,00€ #serviziopubblico”.
Il dubbio su cui si è discusso online circa la natura di quella pubblicità – se fosse del programma o dei canali – è facilmente risolvibile leggendo le dichiarazioni di Publishare :
Publishare ha gestito la raccolta pubblicitaria su Servizio Pubblico, quattro break da quattro minuti ciascuno che sono andati in onda in diretta nazionale sul network di tv regionali; gli stessi spot sono stati trasmessi anche da tutti i siti internet che avevano in streaming il programma.
@ItalianPolitics: “Cacchio! #Santoro: “Prevediamo un costo/puntata di circa €250mila a puntata”. Ma usi più streaming e voip a basso costo!”
Oltre il palinsesto

@diritto2punto0 “#serviziopubblico mi sembra pensato ancora per la televisione. Il web, per ora, appare un ripiego se l’interazione è limitata al sondaggio…”
È vero, che ci sia il web, che si facciano i sondaggi su Facebook, che il pubblico diventi follower su Twitter rappresenta, al solito, un tema di estremo interesse per i media generalisti. Ma quella che abbiamo visto resta televisione, una tv che sostituisce al televoto il like. La partecipazione degli azionisti diffusi non l’abbiamo vista. Fatevi fare domande dal web, mandate nel sottopancia i tweet o fateli scorrere in uno schermo dietro chi parla prendendole come provocazioni, create canali multipli di interazione, portate la redazione social network in studio… le cose da fare possono essere molte, semplici e complesse, rischiose o meno. Ci avete fatto comprare il diritto di fare una nuova televisione intermediale, nessuno vi censurerà né vi farà uscire dal palinsesto.

tra la Deriva e il Viaggio [interpretazione, comprensione e sintesi del pensiero di Zygmunt Bauman]

Avvertenza: per chi lo conosce già e ne studia il pensiero, queste note sull'intervento di Bauman al Salone dell'Editoria Sociale sembreranno banali e superficiali. Ad essi propongo la probabile novità dello schema riassuntivo e, contestualmente, chiedo correzioni ed integrazioni. Spero che questo sforzo di sintesi possa essere comunque utile a qualcuno.


Lo schema che vi presento è il mio tentativo di sintesi della lectio magistralis che Zygmunt Bauman ha tenuto ieri a Roma, al Salone dell'Editoria Sociale, sul tema "Quali sono i problemi sociali, oggi?"

L'esordio è stato stroncante: il problema sociale siamo noi!

Riferendosi alla sua giovinezza, il pensatore polacco ha raccontato che, al contrario di quaranta anni fa [quando si pensava che i problemi sociali fossero in un numero finito, c'era poca conoscenza ma alla fine - individuate le soluzioni - si era sicuri che lo Stato avrebbe interpretato le cause dei disagi e risolto i problemi], oggi i problemi aumentano sempre più, c'è un eccesso di conoscenza ("provate andare su Google" - ha detto Bauman - "ed avrete diversi milioni di file come risposta alla ricerca problemi sociali: le soluzioni prospettate sono troppe!") e, soprattutto, non si sa più chi può agire. Quaranta anni fa era sufficiente dire cosa fare; oggi, oltre a non sapere cosa fare, non si sa nemmeno chi debba fare. è evidente - ha concluso, sorridendo amaramente, l'introduzione - che Obama si sbagliava clamorosamente dichiarando "We can do it" nella sua campagna elettorale. Perchè la risposta è NO!, non si può fare. Se i metodi di risoluzione di nuovi problemi rimangono quelli antichi (guardando lo schema: solo se si crede alla Befana si può pensare di uscire dal periodo in cui siamo continuando a finanziare le banche. Il risultato è alimentare il problema, andare alla deriva)


Ci troviamo in un interregno come Gramsci l'aveva definito: un periodo in cui (per l'appunto) le vecchie cose - e le vecchie soluzioni - non funzionano più e dal quale non si sa come uscire perchè non si sa bene dove andare. Un interregno che - ha puntualizzato Bauman - non è un periodo di transizione (perchè nella transizione sono chiari il punto di partenza e quello di arrivo).

Come si è arrivati a questo punto? La risposta netta di Bauman è: per la degenerazione del capitalismo che, fallendo clamorosamente il suo obiettivo, ha prodotto una paurosa disparità nella distribuzione della ricchezza; reiterando volta per volta la scoperta e il prosciugamento di quelle che Bauman stesso ha definito "virgin land" (tradotto nel suo testo "Capitalismo Parassitario" in "pascoli vergini").

I ragazzi di Occupy Wall Street fanno i conti con nuovi problemi, li denunciano ma non riescono a formalizzarli e, di conseguenza, non riescono a trovare gli strumenti per poterli risolvere. è un movimento - ha esclamato Bauman con molto pragmatismo - che ha unito nella protesta ma che non basterà per compiere la transizione, l'uscita dall'interregno.

Ma è un movimento che (come quello degli Indignatos in Spagna) cerca di uscire dal senso di frustrazione con una reazione che assomiglia più all'inizio di un viaggio che non al perpetuarsi di una deriva.

Una frustrazione solitamente dovuta alla manifesta incapacità di capire cosa fare per uscire dal disagio e dalla terribile consapevolezza che, anche se si disponesse di una nuova soluzione, non la si potrebbe mai mettere in pratica se non facendo ricorso a delle abilità collettive.

Occupy Wall Street e gli Indignatos reagiscono - come si diceva - iniziando un viaggio.

In troppi, invece, vinti dalla pigrizia, illudendosi (io direi: venendo illusi) di uscire fuori dalla crisi, alimentano invece un circolo vizioso, buttano la benzina sul fuoco dei problemi sociali, vanno alla deriva.

Il viaggio degli Indignatos è la scalata di una montagna della quale non si riesce a scorgere la vetta; la deriva è invece una rincorsa al consumo e alla sostituzione veloce dei beni acquistati (vedi ancora Capitalismo Parassitario). Perchè il capitalismo ha di fatto portato alla commercializzazione del percorso verso la felicità e degli impulsi umani portando, nel primo caso, a individuare nei Centri Commerciali il luogo di cura del disagio; nel secondo caso a competere invece che essere solidali; una competizione diventata necessaria per paura che ci si senta risucchiati, per il terrore - ad esempio - di perdere il lavoro.

Siamo quindi individualizzati perchè - come ha concluso Bauman - non facciamo più affidamento sulla Rete delle persone nelle quali si era sempre riposta una fiducia che ora viene meno proprio per la competizione. Una competizione che ci indebolisce e ci fa essere più vulnerabili; la soluzione solidale è, quindi, l'unica percorribile in un viaggio che è soltanto iniziato.

La questione è "Chi risolverà i problemi sociali?" La risposta non c'è ancora; quello di cui Bauman è sicuro (e, sono convinto, siamo sicuri anche noi) è che lo Stato di oggi, cioè lo Stato di ieri, ha esaurito il suo compito.

Per usare le parole con cui ci ha salutato questo grande personaggio: per vincere nuove battaglie occorrono nuovi generali! 
Per adesso mi accontenterei di un buon Capitano!


Per le figure della fotografia ringrazio: ilfavolosomondodimimmi, stock-photo, partecipiamo.it e cartonionline.com.

domenica 23 ottobre 2011

#essereiprimi ad ogni costo?

Sono ormai diversi mesi che mi informo prevalentemente sulle piattaforme di Social Networking: Twitter e FriendFeed in primis: leggo la notizia, poi chiedo ed eventualmente approfondisco.

Dopo quello che ho visto stamattina credo di dover rivedere questa strategia. Silenzio, giusto!, ma devo dire a fedfank, che rispondeva al mio [Scusami ma l'ho trovato inopportuno], che no, non va bhe, perchè la fiducia non va tradita, soprattutto in questi casi.

Spero che Luca Sartoni abbia torto e, per quanto mi riguarda, di aver male interpretato.

Quanto al resto, basta filtrare! Taccio di Repubblica che ha finto una patetica diretta.

Aggiornamento delle 18.45 
Massimo Mantellini e Luca Sartoni in questa discussione di FriendFeed. Giudicate voi.
A me la questione sta a cuore.


Link, Freemium e SelfPublishing all' #ebookcamp2011

Il pomeriggio di ieri è stato un viaggio interessato e interessante nell'Editoria Digitale. Quello dei quotidiani online è stato un argomento soltanto sfiorato; per il resto solo eBook: a Loreto c'era l'eBookCamp.

E' stato un bene parlare per primo (presentato e anche "intervistato" da uno spumeggiante Ciccio Rigoli); a freddo penso di poter dire di avere introdotto [quasi] tutti gli argomenti che sarebbero poi stati affrontati in un dibattito che a tratti mi ha davvero appassionato. Nella sostanza, ragionando a freddo, penso che la mia presentazione abbia dato un paio di spunti di novità:
- una schematizzazione con il Modello WIKiD - Mi sono volutamente esposto al rischio di annoiare la platea per portare fuori dai miei soliti confini argomenti che rappresentano [per me] un utilissimo strumento di lavoro e [per gli altri, almeno me lo auguro!] una chiave di lettura del ragionamento;
- la raccomandazione di seguire le Persone (nel caso specifico gli Utenti dei servizi Bibliotecari) in un percorso verso la  Conoscenza che, in assenza di guida, rischia [con l'abbondanza dell'offerta digitale] di far deragliare ogni ambizione di crescita economica e - soprattutto - sociale.



Foto di mattiaq

Qualche appunto dagli altri interventi.

1. E' un bene o un male inserire dei link in uscita in un eBook? Margherita Caramatti (alla fine della presentazione di Finzioni Magazine, una rivista "che parla di libri e letteratura" con "approccio leggero a contenuti pesanti") mi ha risposto "ni". No perchè distraggono il lettore; Si se qualificano il contenuto. L'idea che mi sono fatto è che, come sempre, basta usare il buon senso: a mio parere se il link serve va messo; tutto il resto è nella maturità del Lettore.

2. Qual è un possibile modello di business per il Giornalismo Online? Nell'intervento di Massimo Colasurdo (in attesa delle slide dell'eBookCamp, qui trovate la presentazione sullo stesso argomento che Massimo ha fatto al KnowCamp) ho ritrovato una vecchia risposta: il Modello è il Freemium. Di nuovo c'è che sono riuscito ad ordinare le idee: contenuti liberi quelli di Journalism, le news; contenuti a pagamento quelli di Long-Journalism, gli approfondimenti. The Guardian è un esempio da seguire; KindleSingles è invece il distributore di Amazon.

3. Come si potrebbe applicare il modello di Imprenditoria Sociale all'Industria dell'eBook? [quella a me così tanto cara nell'ambito del Giornalismo]. A questa domanda, che mi ha accompagnato nel viaggio verso Loreto, ho trovato una possibile risposta nel WorkShop della seconda parte del pomeriggio: il SelfPublishing. Dov'è la caratteristica sociale, etica nel Self Publishing? 1. La libertà di scrivere senza alcun tipo di condizionamento (quello dell'Editore); 2. Il riconoscimento totale all'autore del proprio lavoro e non l'elemosina che, da quello che Sergio Covelli ci ha raccontato, gli Editori ("cartacei e non") riservano agli Autori.
Un aspetto molto interessante del Self Publishing è stato poi rimarcato da Mauro Sandrini: esso permette di realizzare quello che anche i Lettori cercano: oltre la lettura, infatti, anche il contatto diretto con l'Autore in una dinamica che, non necessariamente legata ai volumi di vendita, "produce cultura".
Di Narcissus, la piattaforma di Self Publishing di Simplicissimus, ci ha infine parlato Stafano Tura. Nei progetti futuri mi hanno particolarmente interessato quello del coaching (una figura professionale di assistenza alla pubblicazione) e quello del "Recensore" (le recensioni accompagnerebbero il libro come metadato qualificante dell'Opera): evidentemente due soluzioni che mettono al centro, oltre che l'Autore, anche i Lettori in un link diretto che Narcissus si candida a consolidare in una piattaforma ospitante "la Community dell'Autore". Una declinazione, questa, del Customer Care da me auspicato.

Come vedete spunti di riflessione molto interessanti e nuove volti (e non solo) nella mia personale rete di contatti. Anche per ossigenare un pò la mente.

Commenti e integrazioni sono i benvenuti!

Aggiornamento del 13 Novembre 2011

Riporto qui un paio di post che fanno una sintesi delle due giornate di lavori:

ebookcamp 2011: com’è andata?
Ebookcamp 2011. Come è andata e alcune considerazioni (personali)

sabato 22 ottobre 2011

la Conoscenza è un Bene Comune all' #ebookcamp2011

Il WIKiD, lo schema ormai ricorrente in parecchie delle riflessioni che faccio, ha un vasto campo di applicazione. Non rappresenta, quindi, soltanto un contributo alla forma delle soluzioni prospettate in questo spazio per l'industria Editoriale dei Quotidiani, ma anche un utililissimo argomento per stimolare l'interesse verso una istituzione come quella delle Biblioteche.

Quello delle Biblioteche è un argomento che ho diverse volte affrontato; non sono un esperto in materia ma ho cercato - sempre con la dovuta umiltà - di affermarne il ruolo cardine sia come promotore della crescita del Benessere di una Società; [Benessere che, come dicevo a Roma più di un anno fa, è da intendersi sia da un punto di vista materiale/economico, sia da un punto di vista qualitativo] sia come sostegno all'Editoria.

Le slide che trovate qui di seguito sono una veloce ricognizione di questi argomenti con un più marcato riferimento al veicolo di conoscenza che, in modo quasi naturale, si affianca ai Quotidiani Online - l'e-Book - e, per l'appunto, al ruolo facilitatore delle Biblioteche digitali per la diffusione e la contestuale crescita Sociale.

Tra qualche ora le presenterò all'e-BookCamp di Loreto.


venerdì 14 ottobre 2011

Succede in Brasile

Succede in Brasile [via] che un quotidiano di carta, La Folha de S. Paulo, aumenta le vendite del 5% annuo (perchè aumentano i lettori), i profitti della pubblicità addirittura del 10% (la versione online si attesta sul 20%). Il confronto tra l'online e il cartaceo dice che per ogni 100 euro incassati dall'Editore, ben 90 provengono dalla versione stampata.


Presto soddisfatto chi vuole sapere come tutto questo sia possibile nel 2011: 2000 persone al lavoro: 450 giornalisti e poi piloti, tipografi, camerieri e inserzionisti. Una macchina perfetta che funziona dal 1921 e che fa arrivare il quotidiano a destinazione già alle 3.50 del mattino ricco di "notizie che non si possono trovare altrove" accompagnate da analisi e lunghi racconti; veri e propri scoop "vecchia maniera" che mirano a far "uscire il lettore dalla sua zona di sicurezza perchè un giornale che compiace sempre il suo pubblico non ha personalità" [in Brasile, evidentemente, c'è chi segue i consigli non del tutto ascoltati di Pascale e Rastello nel loro saggio "Democrazia: cosa può fare uno scrittore?"]

Semplice, no?

mercoledì 12 ottobre 2011

Mi Informo "Bio" e GODO!

I cittadini non sono trattati come semplici clienti ma come persone titolari di un diritto all'alimentazione alle quali comunicare la storia, la fatica e la qualità che stanno alla base dei cibi prodotti e venduti.

E' quanto riportato in uno studio dell'Aiab (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) a proposito dei GODO (Gruppi di Offerta e Domanda Organizzata), organizzazioni attive soprattutto in Umbria, che vedono il mercato come un tavolo di lavoro e discussione tra consumatori e produttori di beni alimentari, citato in uno dei capitoli introduttivi del libro di Roberta Carlini, l'Economia del Noi - L'Italia che condivide.


Io qui ci vedo la più bella definizione che abbia mai trovato del Marketing. "Etico" in questo caso non non è soltanto un aggettivo ma la reale e fisica sintesi di un modo di essere e, quindi, di fare.

Che poi si possa applicare il ragionamento anche ad un Prodotto come quello Editoriale, stimolo di Conoscenza e Crescita della Società non mi sembra assolutamente cosa ardita. Non vi suona bene questa frase?

I cittadini non sono trattati come semplici clienti ma come persone titolari di un diritto all'informazione e alla conoscenza alle quali comunicare la storia, la fatica e la qualità che stanno alla base delle notizie prodotte e vendute.

martedì 11 ottobre 2011

Guadagnate Gente, Guadagnate!

Dopo aver letto qualcosa del pensiero di Anders e McLuhan mi sono chiesto: se il messaggio del mezzo-TV è "Comprate!", quale può essere il messaggio del mezzo-Internet? Credo di aver trovato la risposta nel saggio "Homo Interneticus" di Lee Siegel.

Siegel parla della Rete con molta diffidenza riconoscendone i meriti ma mettendo in guardia dal suo lato oscuro costituito da quella che egli stesso definisce WebCultura; una cultura che descrive come lontanissima dalla Cultura Popolare ma praticamente sovrapponibile alla Cultura Commerciale.

Siegel cita più volte il futurologo Toffler e la sua teoria della "vendita del proprio tempo libero", di sè; una teoria che penso di poter dire abbia in Internet la sua perfetta declinazione.

Il Mezzo è il Messaggio [e anche il Massaggio], diceva dunque McLuhan. E il Messaggio "Comprate!" della TV mi sembra si completi grazie alla Rete con "Guadagnate!"; in un percorso a ritroso che - come dice ancora Siegel - torna a rendere all'uomo la sua primitiva natura di Prosumer [Produttore e Consumatore].

Questa è la risposta che mi sono dato e che ho voluto condividere con questi appunti. Avrei dovuto approfondire l'argomento e sono sicuro che, cercando,  qualcosa di più sistematico e analitico avrei trovato [per rendermi eventualmente conto di aver scoperto l'acqua calda!].

Ci ritornerò (almeno nel mio privato) per cercare di spiegar-mi le tante derive autoreferenziali e trash che osservo da tempo in Rete, ma ho ceduto alla tentazione di tirarli fuori dopo aver letto il titolo di copertina e quello dell'editoriale di una rivista, T3, scoperta oggi in Edicola [e che ho accuratamente evitato di acquistare].

lunedì 10 ottobre 2011

Informarsi sui Social Network - Manca la fiducia!

La ricerca condotta da Knight Foundation fra gli studenti delle scuole superiori USA, segnalata da LSDI, evidenzia che la percentuale di ragazzi che si informano sui Social Network è pari al 56% contro il 25% riscontrato dallo studio di Pew Research. La cosa ovviamente non deve meravigliare.

Quello che invece sorprende è che i giovani, in controtendenza rispetto a quanto riportato da Pew, preferiscono i Social Network pur avendo (e qui i dati di Pew sono confermati anche per il segmento esaminato da Knight Foundation) maggiore fiducia nei quotidiani e nella televisione.

Credo che la spiegazione di questo comportamento apparentemente contraddittorio sia nella ricerca di Pew: il driver per la fruizione social è la convenienza (brevità e portabilità).



E' troppo approssimativo pensare di poter portare la credibilità e la fiducia riconosciute universalmente al mainstream anche nei Social Network [continuando, ovviamente, a garantirne la convenzienza nella fruizione]?

domenica 9 ottobre 2011

serviziopubblico.it o Servizio Pubblico?


Non è in discussione la capacità di Michele Santoro di essere popolare e di fare ascolti [in effetti ci sarebbe da dire quanto sia buona qualcosa di popolare ma questo è un altro discorso]. E innegabile, infatti, che le sue trasmissioni hanno negli anni, e sempre di più, soddisfatto l'appetito di informazione. O, forse, semplicemente bilanciato con un No i [signor] di un dibattito evidentemente da riformare, come osserva Luca De Biase. Lascio a voi giudicare.

Quel che non mi torna è la richiesta di aiuto ai Cittadini: 10 euro per contribuire alle spese dei Comizi di Amore; il primo dei quali andrà in onda il prossimo Giovedi "ovunque sarà possibile" come Santoro annuncia nell'appello pubblicato su serviziopubblico.it, il sito dell'omonima Associazione [di cui non si riesce a capire granchè] con cui si appresta a cominciare una nuova avventura.


Non mi torna perchè non c'è solo l'Associazione serviziopubblico. Massimo Mantellini linka un articolo di ItaliaOggi in cui è chiara la partecipazione di "shareholder" che, con il Servizio Pubblico [scritto adesso con due parole staccate e in maiuscolo] hanno poco a che vedere: Consigli di Amministrazione, Zerostudio's, Editoriale il Fatto, Publishare

Perchè non tentare una Impresa Editoriale con Finalità Sociali? Perchè non raccogliere [micro]capitali e autosostenersi chiedendo ai Cittadini, in totale trasparenza, un contributo, un riconoscimento al lavoro di una redazione di professionisti? Ripongo speranza nell'azione in valutazione da parte di Articolo21, che appoggia l'iniziativa, che riuscirebbe a ripulire un pò lo scenario e far [almeno] sembrare che ad essere perseguito è il solo Bene Comune.

Ma sono perplesso. Anche e soprattutto perchè, per sua fortuna, Santoro non è nemmeno Tunisino!

Chiaroscuro

A caldo c'è stato anche chi si è chiesto se, alla morte di un Linus Torvalds, un Richard Stallman o un Bill Gates, noi si proverebbe la stessa sensazione avuta alla notizia della morte di Steve Jobs. A me ha colpito la morte di un uomo che ha combattuto con un male e che alla fine non ce l'ha fatta. Come diceva Eta, è stato un brutto giorno anche per i malati; forse soprattutto per loro, aggiungo io! Se dovessi rispondere a quello strano ed inquietante sondaggio la mia risposta sarebbe, quindi: dipende!

Proprio perchè c'era la storia di un uomo malato non mi sono tanto piaciuti i sorrisi e il clima a tratti leggero con cui s'è celebrato il ricordo di chi "sussurrava al futuro". Così hanno definito Steve Jobs gli autori di Agorà, andata in onda questa settimana in una puntata eccezionalmente in prima serata. Una serata che ha suscitato diverse critiche. Luca Sofri, ospite in collegamento, s'è ad esempio lamentato dei bassi dati di ascolto. Ma c'è stato anche chi, come segnala Alessandro Gilioli (anche lui in collegamento via Skype), ha riconosciuto a Steve Jobs il miracolo di aver portato Internet all'ora di cena nelle case degli italiani. Impressioni in Chiaroscuro, quindi!

Con sarcasmo spinoziano mi verrebbe da dire che "ci doveva scappare il morto" ma tant'è. Purtroppo e per fortuna!


Steve Jobs è stato un personaggio incredibile che, almeno per quanto mi riguarda, ha saputo addolcire e avvolgere di umanità con le parole di Stanford un modo "spietato" di fare business e di generare bisogni. Non so dire se iPod, iPhone e iPad siano stati davvero inventati [da lui] e non so dire quanto questi oggetti abbiano realmente cambiato la vita delle persone. Non so dire, quindi, nemmeno se il suo sia stato un Marketing Etico [un bel pleonasmo questo, non trovate?], se ci sia stato - cioè - tra la Apple e le Persone (i Consumatori) un rapporto paritario in termini di soddisfazione. Senza dubbio Steve Jobs era e continuerà ad essere un modello di leader inteso non soltanto come CEO; ma la sua figura è stata sempre in bilico: tra Simpatia e Antipatia. Bianco e Nero. Bello e Brutto. Tra la Vita e la Morte. In Chiaroscuro, quindi, come la foto che da due giorni tutti guardiamo con malinconia!

Agorà, nonostante tutto, ha portato questo personaggio (insieme con il suo mondo) a cena e ne ha maldestramente idolatrato le gesta e lo spirito anche perchè, come diceva stasera Gramellini da Fazio, abbiamo un disperato bisogno di una figura carismatica e passionale che ci sappia raccontare una storia, un sogno, e che si imponga in uno scenario politico a dir poco desolato. E desolante!

E' un cane che si morde la coda, me ne rendo conto, ma, se ci fosse un personaggio così, tra tanti anni potremmo parlare di un paradigma rovesciato in cui, finalmente lontani dal tunnel dell'idiozia, vedremmo uscire dalle scuole generazioni pronte anche a guardare in TV (?) un programma che parla di innovazione. E nuove classi dirigenti capaci di comprendere anche che si cresce economicamente e umanamente grazie alla Rete (e alla velocità con cui ci si riesce a connettere).