martedì 29 novembre 2011

Oggi è il #PayABloggerDay


Bloggers give up an awful lot of their spare time to make their readers smarter, happier or simply more efficient in killing time. What if ALL of us gave something back to them, even for just one day.

PayABloggerDay è un'iniziativa promossa da Flattr.com, una piattaforma social che permette il riconoscimento da parte dei lettori del lavoro dei creatori di contenuti di qualsiasi tipo [qui ho riassunto il semplice meccanismo di funzionamento].

Una campagna, senza dubbio con forte valenza simbolica, che sensibilizza al riconoscimento del valore di ciò che si condivide e della condivisione stessa.




Diversi sono i modi con cui i promotori invitano a ricompensare un blogger.

Io, da qui, vi dico Grazie! e, con la speranza che sia moneta di qualche valore, cerco di restituire il frutto delle riflessioni che voi stessi mi incoraggiate a fare ogni giorno!

sabato 26 novembre 2011

Mi Riguarda, Ci Riguarda #ilsabatodimdplab #3

Tutto ciò che ci riguarda ha un prezzo da pagare e, dopo alcuni anni di esperienza che ciascuno di noi ha fatto qui in Rete, sa che questo prezzo non è soltanto una quantità. Non è soltanto il tempo (in qualche caso anche denaro). C'è chi pensa che il prezzo da pagare sia anche in termini di privacy. Non sono completamente d'accordo [non è certo questo lo spazio in cui annoiarsi ed annoiare con questa questione].
Brian Solis ha, però, sicuramente ragione nel dire che un prezzo da pagare è quello delle emozioni.

Del resto, se quello che leggiamo e che scriviamo (e le motivazioni per cui lo facciamo) non ci emozionassero, non saremmo qui a parlarci tutti i santi giorni. Non saremmo davanti ad un display se non ci sentissimo coinvolti dal semplice fatto di poter essere connessi. E quindi (credo questo valga per tutto e per tutti) quello delle emozioni è un prezzo che pago più che volentieri.

Perchè con le connessioni trovo ciò che mi riguarda; ognuno di noi va incontro a ciò a cui tiene (e, in tanti casi, anche al proprio stipendio!).




Mi riguarda e mi interessa l'insano fenomeno delle Star Italiane su Twitter. Anche Jerry Scotti ora, dopo Fiorello e il suo patetico battibecco con Sabina Guzzanti. A differenza di quello che succede coi politici che, in media, non curano personalmente i profili (quanto li vorrei conoscere questi mitici stagisti!), sono pronto a scommettere che, una volta terminati gli spettacoli in TV, Jerry e Rosario andranno via abbandonando i tanti che solo grazie (per colpa?) loro sono atterrati qui. Disorientati, i nuovi twitteros, avranno una scelta: diventare curiosi d'altro o aggiungersi alla folta colonia di quelli che i Guru amano chiamare bimbiminkia.
Di sicuro il fenomeno è interessante, di sicuro la contaminazione è ormai certificata. La speranza è che sia occasione di crescita e che non subisca le distorsioni già discusse a proposito della strumentalizzazione di Facebook in ServizioPubblico.

Mi riguarda il fenomeno dei Social Network in Azienda. E non soltanto perchè vorrei che cambiasse la policy che abbiamo da noi, non solo perchè l'argomento mi ha sempre interessato. Ma proprio perchè è ormai provato (e ri-provato direi) che l'utilizzo dei Social durante le ore di lavoro aumenta la produttività. La connessione aumenta la felicità e il benessere e, per parlare della mia esperienza personale, sono contento che FriendFeed rimanga ancora una piattaforma di nicchia e, quindi, non ritenuta minacciosa (ah, se invece sapessero!). Mi incuriosisce, poi, sempre rimanendo in Aziende (ma dando uno sguardo fuori) che ci sia ancora bisogno di dimostrare quanto utili siano i blog. Niente di nuovo per noi, perchè sappiamo che la crescita delle Imprese passa online (dentro e fuori).

E Online passa, quindi, anche il futuro di una particolare Impresa, quella dell'Editoria.
Mashable, questa settimana, ha concluso un'analisi dicendo che il prezzo che i quotidiani fanno pagare online è fuori dal mercato. Il problema, a mio avviso, non sta nel pagamento online, ma nel Mercato stesso. Fin quando si continuerà a ritenere quello dell'Editoria un prodotto da vendere e non una strada da condividere, ogni Business Model sarà fallimentare. Il Modello Fotovoltaico da me proposto non nega il valore economico del contenuto, anzi!, ma riconosce nella condivisione (orientata alla crescita) il punto nodale. Con mashable, quindi, puntualizzerei dicendo che il prezzo che i quotidiani fanno pagare online è fuori da QUEL Mercato. Il solito Mercato.

Di QUEL mercato, però, è comunque utile (direi indispensabile!) seguire le evoluzioni. Perchè non si può trascurare nè il "Sorpasso" dei ricavi pubblicitari online ad opera del "The Atlantic" [51 a 49 le percentuali della raccolta pubblicitaria online e tradizionale, rispettivamente], nè l'indicazione di Bloomberg che punta all'innovazione "distribuita su tutte le piattaforme tecnologiche disponibili".

Indicazioni, queste, che instraderebbero verso il modello Freemium + Advertising ogni Editore di buon senso. [E nella parte Premium, fatta di Long Journalism, vedrei bene le mie  "celle solari"].

Una strada percorribile, quindi, ma che non può prescindere da una visione eco-sistemica in cui tanto gli Scrittori quanto i Lettori siano consapevoli del ruolo che svolgono. Una proposta, questa, che la Lipperini propone per i libri (a proposito, un buon caso è quello di Erica/EmmaT che ha costruito il suo successo - non soltanto in termini di promozione - anche grazie alle piattaforme social) ma che a me viene naturale estendere ai Quotidiani.

Una proposta che, però, andrebbe a mio parere vista solo come una metafora di ciò che dovrebbe accadere in ogni campo, in ogni settore. Perchè è evidente che...siamo tutti coinvolti. Non a caso, Mike Brown in Brainzooming, a proposito dei passaggi necessari all'innovazione, parla di Inclusione e di Integrazione. Se traducessi tutto con "Condivisione" non credo nessuno rimarrebbe scandalizzato.

E' di condivisione che, del resto, credo parli Luca De Biase quando, nel presentare la sua RoadMap, dice che le imprese devono "contare su uno scenario chiaro e stabile, nel quale possono credere di poter giocare a loro volta una partita strategica" e di rilancio del "meccanismo di ascolto delle istanze sociali, culturali ed economiche della popolazione andrà rilanciato. Perchè, continua Luca De Biase [ed è questo il punto di fondo!] "Monti vince solo se informa molto bene sulle compatibilità della situazione economica e delle scelte da operare". Il pezzo è sull'Agenda Digitale, su cui ha provato a sistematizzare Alessandro Longo su Apogeonline.

Ma proverei a dare credito anche a Roberta Milano: il Turismo in Italia è un'autentica risorsa. Che, per il momento, può fare anche a meno di una rivoluzione digitale. Perchè prima, ormai lo sappiamo, occorre una strategia: senza strategia - dice a ragione Roberta - la tecnologia non si trasforma in innovazione!

Ed ora emozionatemi con i vosti commenti!

domenica 20 novembre 2011

Regole Slow News per Cittadino e Giornalista

Quando parlo di Notizia Equa e Solidale mi riferisco al prodotto di una Impresa Editoriale (le Information Company, come le definisce Agostini nel suo interessante saggio "Giornalismi") con Finalità Sociali (nessun profitto e re-investimento in competenze e tecnologie).

E' ovvio che, così come avviene nell'ecosistema dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale), in cui la coscienza critica è tanto di chi vende quanto di chi acquista; allo stesso modo la Finalità Sociale di una tale Impresa dovrebbe/deve essere riconosciuta e garantita tanto dall'Editore/Giornalista (e dall'investitore Sociale) quanto dal Cittadino.

Nelle mie ricerche finalizzate alla creazione di una base [per il momento] teorica per la stesura di un Social Business Plan del mio Modello Fotovoltaico, mi sono imbattuto in un simpatico testo di Peter Laufer, "Slow News - Manifesto per un consumo critico dell'informazione".

Nel secondo appuntamento della mia neonata rassegna settimanale dicevo che, almeno per il momento, la palla è nelle mani degli Editori e dei Cittadini; Laufer, con le sue 28 Regole Slow News, comincia con i consigli al Cittadino/Consumatore. 





Ma è interessante notare come tali regole sarebbero utili anche per chi produce informazione.

Cerchiamo di capire perchè avendo in mente l'obiettivo: avvicinarsi ad un ecosistema che veda i Giornali e i Giornalisti portare avanti la loro reale missione (quella che Pulitzer descriveva nel suo saggio "Sul giornalismo").

Vediamo, prima di tutto, il senso di qualche Regola Slow News:

- Andare alla ricerca di informazione capace di costruire conoscenza
- Informarsi da fonti sicure, certe (stare attenti a chi le fornisce)
- Informarsi da più fonti
- Filtrare e non fidarsi troppo del citizen journalism
- Contestualizzare le notizie
- Trattenere ciò che interessa e buttare via il resto (i.e. filtrare)
- Essere la notizia

Nello spiegare l'ultima regola, l'autore riporta la battuta di un suo collega, Wes "Scoop" Nisker. Nel concludere i notiziari Nisker usava dire: "Se le notizie non vi piacciono, andate a farle voi." Laufer ci aiuta a comprenderne meglio il significato: "se quello che vi ho appena raccontato non è il mondo in cui volete vivere, tocca a voi cambiarlo".

Mi chiedo: ma non è proprio un buon lavoro giornalistico che dovrebbe indurre ogni Cittadino a cercare di migliorare il Mondo in cui [si] vive?

I Cittadini hanno, infatti, [anche] bisogno di una figura che (per riprendere, nell'ordine, le regole elencate in precedenza):
- guidi il Cittadino/Lettore nel percorso verso la Conoscenza
- sia libera
- operi in uno scenario pluralistico
- filtri le notizie e
- le contestualizzi

Regole, quindi, valide per una parte e per l'altra. Punti, questi, in diversa forma già sviscerati nei mesi passati; una buona declinazione dello schema WIKiD e di quello che è stato definito Contenuto di Qualità.

Come già detto, le Istituzioni arriveranno.

Voi come Wilma Goich #lifecamp

"L'altro giorno mi sono fermato a un semaforo con i miei bambini e ho visto Al Pacino attraversare la strada con i suoi figli. Incredibile"

Il gabinetto è chiuso e lui aspetta. Quando la porticina si apre, si trova davanti Jack Nicholson, che gli fa uno dei suoi sorrisi e commenta: "E' tutto tuo, David". Doppia meraviglia: "Di incontrare Nicholson in una circostanza del genere e di scoprire che mi conosce"

A parlare è David Beckham che, pare, stia per concludere la sua esperienza a Los Angeles.

Quello che però voglio dirvi è che io, quando vi incontro in giro per i Camp, tornato a casa, faccio grosso modo le stesse riflessioni.

E' una sensazione bellissima che ogni volta si rinnova...mi ricordo le prime volte, quando ho dato del Tu ad un professore universitario. Era Maurizio Goetz e con tenerezza riguardo i miei post in cui pubblicavo lo scambio di e-mail su italia.it. Poi il pranzo con PierLuca a Ferrara: "sarò stato troppo invadente?", mi chiedevo. E poi con Johnnie Maneiro che mi contatta in chat. Il corso di posizionamento sui motori di ricerca di Fradefra e Mariangela. E Gigi e Catepol al ForumPA a Roma. E Gaspar a bordopiscina Santoro.E Alessandra che mi cerca per lo speech. E Mafe che mi regala il suo WWWeb. E Gino e Gluca! E ancora Marco: quasi cinque anni fa il mio commento sul tuo blog; e la tua risposta. Da non credere. E Maxime, lui per tutti i miei "paesani". E Lia! E poi ci sono quelli dell'ultimora: Eta, Soglia, Giovy, e Valle!

Siete tantissimi e tutti famosi e, fuori da qui, con orgoglio dico sempre a chi non vi conosce: "io questo qui lo conosco!".

Come quando Mamma mi dice orgogliosa che una sera, prima di un concerto, aveva incontrato Wilma Goich!

sabato 19 novembre 2011

Ri-Costruire [la Conoscenza e i Giornali] in Rete #ilsabatodimdplab #2


Luca De Biase ha ragione quando dice che la finanza creava la realtà e il marketing la raccontava. Ed ha ragione nel denunciare anche Internet come responsabile dell'ipertrofia della comunicazione standardizzata della televisione e dell'inefficienza di alcuni mercati dei beni immateriali.
Il mezzo è il messaggio, non c'è dubbio! E la TV [prima] e Internet [poi] si sono fatti veicolo di un marketing poco etico (Comprate!, Guadagnate!) che ha portato ad una deriva.

Internet, però, ci offre la reale possibilità di iniziare un viaggio; ecco perchè credo nelle parole di speranza con le quali Luca De Biase conclude il suo pezzo parlando di ricostruzione. Una ricostruzione che corrisponde non a una nuova tecnologia ma a una nuova dimensione della socialità, a un'accelerazione della dinamica culturale, a un ampliamento dell'accesso alle opportunità.

Perchè tutto si metta in moto è forse troppo ambizioso scrivere una lettera a Mario Monti: troppo ambizioso pensare di potere essere ascoltati; troppo ambizioso in quanto inutile.

Ma si può sicuramente guardare con speranza a delle contaminazioni tra i mondi, quello della TV e quello della Rete, che possono spianare la strada alla creazione di comunità di pratica, e delle pratiche stesse, che costruiscano - ricostruendo - le premesse del viaggio. Forse siamo lontani dal sogno di Gigi di rivedere in TV il Maestro Manzi; ma penso che il viaggio possa comunque iniziare. In una modalità  accessibile, come fa Fiorello; in una modalità utile, facendo educazione online; in un modalità urgente, quando in gioco c'è l'economia della Conoscenza.



Su quest'ultima vorrei soffermarmi.

Domitilla ha aperto la strada questa settimana scrivendo della gratuità delle condivisione delle conoscenze in rete. A mio avviso, però, trascura l'aspetto fondamentale che, poi, ci spinge a fare tutto questo - come dice lei - Gratis!. Sono le motivazioni che vanno ben oltre la sfera materiale e la consapevolezza di ritornare arricchiti [di Capitale Sociale] dalle condivisioni e dallo stare in relazione, in rete, tramite la Rete. Quello del mutuo arricchimento di Capitale Sociale è un processo che può [anzi, deve; per evitare inutili complicazioni e comportamenti artefatti] rimanere trasparente alle Persone, ai Cittadini. D'altra parte, però, ritengo ci debbano essere delle entità, degli agenti sociali, che si facciano carico dell'innesco di tale processo.

E, bisogna rassegnarsi col sorriso: alla lunga, dell'innesco saremo responsabiliti tutti!

[E' davvero necessario spiegare il] perchè?

I quotidiani giocano ruolo fondamentale nella crescita dei Cittadini e nel buon funzionamento degli organi di Governo. I Cittadini crescono non soltanto grazie alla fruizione del contenuto giornalistico, ma anche e soprattutto grazie alla discussione intorno a tale contenuto.

Come detto, almeno come prospettiva di breve periodo, è inutile stimolare le Istituzioni per richiamarle al ruolo che dovrebbero avere in questo meccanismo.

La palla è quindi nelle mani degli Editori e dei Cittadini.

Ai Cittadini, alla fine, verrà chiesto un soldo (non più tutto Gratis, come è giusto che sia!).
Agli Editori, invece, verrà chiesto di svolgere il loro compito all'altezza dei nuovi mezzi. Il ruolo di mediazione dei giornalisti, come dice Fabio Cavallotti, sarà sempre indispensabile; i giornalisti (i.e. gli Editori), però, dovranno al più presto imboccare la strada verso lo sfruttamento di una risorsa (rappresentata dalle piattaforme Online, quelle Social in modo particolare)che, come ci riporta PierLuca, sembra ancora essere sottoutilizzata, tenendo anche conto delle grosse aspettative che ci sono!

Prima o poi le Istituzioni dovranno ascoltare. Per tante ragioni. Una è la mia

lunedì 14 novembre 2011

i Contenuti - il Cittadino premia, il Cittadino boccia

Robin Good, su uno dei suoi topic su Scoop.it, dedicato ai Business Model Online, ha segnalato una presentazione sui 10 Business Model protagonisti del 2010. E' passato un anno, è vero, ma il Business Model classificato al nono posto ha catturato la mia attenzione.



Si tratta di Flattr.com, una piattaforma social che permette il riconoscimento da parte dei lettori del lavoro dei creatori di contenuti di qualsiasi tipo.


Il gioco, come mostra benissimo lo schema della slide 11 [vi consiglio comunque di guardarle tutte], è molto semplice: i lettori fanno un versamento alla piattaforma Flattr della cifra ritenuta più opportuna; Flattr, trattenendo per se il 10%, ridistribuisce equamente la cifra accumulata ai curatori dei contenuti di cui il lettore/donatore ha fatto uso.

Nel modello dei Quotidiani Fotovoltaici, la proposta è quella di riconoscere ai Cittadini, per esempio sulla base del modello del Reddito di Cittadinanza, un credito di accesso all'informazione online. La soluzione di Flattr richiama tale modello se si ammette che, quanto gli utenti della piattaforma decidono di donare, corrisponde esattamente al[la quota parte destinata all'accesso all'Informazione del] Reddito di Cittadinanza.

In ogni caso è importante il principio: devono essere solo e soltanto i Cittadini a premiare o - eventualmente - bocciare il Curatore/Editore. Credo di poter dire che la probabilità di bocciatura per Contenuti di Qualità (secondo la definizione data in questo spazio) sia molto molto bassa.

E' anche questo che intendo quando parlo di "Notizia Equa e Solidale" e di "bio-informazione"!

domenica 13 novembre 2011

Caro Mario Monti

Passata la sbronza bisogna mettersi subito al lavoro. Purtroppo il colpo di coda di Berlusconi ci costringerà ad andare alle prossime elezioni con un campo ancora pieno di macerie (mi riferisco, ad esempio, alla legge elettorale). E' fin troppo facile immaginare la sfiducia al primo sconfinamento dal perimetro d'azione tracciato con l'Europa.


Il mio pensiero va all'Informazione e ovviamente a Internet. L'occasione è ghiotta, con un governo veramente tecnico (quale quello di Mario Monti dovrebbe essere), per poter mettere mano ad un settore che di politico, almeno nella teoria, dovrebbe avere ben poco, anzi nulla.

Le proposte esistono già e in questi spazi sono state presentate e discusse più di una volta:

  1. Revisione delle modalità del finanzimento all'Editoria: questi i punti che i promotori della campagna Informazione Pulita chiedono di firmare e che io trasformerei in legge dello Stato:

  2. -   Chiedo che in Italia i finanziamenti alle imprese editoriali siano stabiliti dai cittadini in base a indicazioni espresse nella dichiarazione dei redditi con un eccanismo simile a quello del cinque per mille. Voglio decidere io quale quotidiano, associazione culturale, casa editrice o rivista indipendente saranno sostenuti con i soldi delle mie tasse.
    -   Chiedo che l'accesso all'Ordine professionale dei Giornalisti venga aperto a tutti coloro ne facciano richiesta praticando a qualunque titolo e con qualunque mezzo l'attivita' giornalistica. Voglio che la condizione di giornalista sia un serio e vincolante impegno professionale che chiunque puo' contrarre liberamente, e non l'appartenenza ad un gruppo chiuso e privilegiato.
    -   Chiedo che le cariche direttive all'interno della Rai vengano determinate con elezioni pubbliche e aperte a tutti i cittadini, e non in base alle indicazioni dei partiti. Voglio che le persone responsabili della produzione e del controllo dell'informazione pubblica siano espressione di un sistema democratico e non pedine sulla scacchiera del potere.


  3. Revisione della Costituzione nel senso indicato dal DDL di Costituzionale Introduzione dell'articolo 21-bis della Costituzione, recante disposizioni volte al riconoscimento del diritto di accesso ad internet:

  4. "Art. 21-bis. Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire le violazioni dei diritti di cui al Titolo I parte I".

Caro Mario Monti, comunque, buon lavoro!

 

sabato 12 novembre 2011

la Svolta Social tra Impresa e Società #ilsabatodimdplab #1

NOTA: Inizio con oggi una piccola rubrica - che per il momento immagino settimanale - nella quale cercherò di raccordare e di sintetizzare (aiutandomi con una mappa mentale che pubblicherò anche a supporto degli sventurati che leggeranno) le riflessioni, i pensieri, gli articoli e i post che mi saranno capitati durante la settimana. La speranza è di fare cosa utile e capace di stimolare dibattito, indispensabile strumento per maturare un pensiero ancora (perennemente!) acerbo.


Cluetrain 2012; markets wish to be conversations but conversations don't want to be markets
Nov 08 via webFavoriteRetweetReply


Così, in uno dei suoi sagaci tweet Gaspar riconsidera il Manifesto.

Un richiamo all'attenzione, un incoraggiamento verso l'attuazione di dinamiche non prettamente materiali ovvero finalizzate - cioè - ad una mera transazione cosa/denaro; una esortazione che poi Gianluca sembra quasi avere ripreso nella sua regola aurea dei social media.

Una svolta social, quindi, che raccomanderei di estendere ben oltre i confini dell'Impresa e del rapporto che l'Impresa ha con le Persone, con i Cittadini. Uno sconfinamento che, soprattutto quando in gioco ci sono entità [le dovrei chiamare ancora Imprese, ma sarebbe meglio parlare di Agenti Sociali] responsabili della produzione e formazione di cultura (attraverso ben precisi passaggi), è quanto mai urgente.

Uno sconfinamento che, per un agente sociale quale è una testata giornalistica, può significare un link in uscita e non, come dice PierLuca, la pratica - ridicola, aggiungo io - del broken link.




E' normale che in questo processo sociale (non esclusivamente social) la tecnologia ha un ruolo abilitatore che sarebbe davvero miope ignorare. La tecnologia, l'infrastruttura-Rete, è [lo ribadisco solo per rendere più organico il pensiero] in grado di dare a ciascuno l'opportunità di contribuire alla crescita.

Di essa si può ammirare la potenza quando la pratica d'uso viene dal basso.

Attenzione, però, quando tale pratica d'uso viene di fatto imposta dall'alto. La Rete rischia di diventare, insieme con la trasmissione (eventualmente multimediale) di contenuti meramente popolari (cioè esclusivamente funzionali alla vendita di spazi pubblicitari), dozzinale cosmesi (stiamo su Facebook, quindi siamo fighi!) a danno inestimabile di chi, di Facebook e dei Social Network, fa uno strumento di aggregazione solidale, di preparazione al viaggio "di Bauman".

Un viaggio che, proprio del modello Internet, può, secondo Rifkin (con una visione da riflettere e valutare ma indubbiamente carica del fascino dell'utopia realizzabile), prendere le sembianze.

domenica 6 novembre 2011

una Nuova Declinazione del Marketing se #vogliamounfuturo

Parto da [un pò] lontano...

I consumatori, diceva Steve Jobs, non sanno cosa desiderano fino al momento in cui non si mostra loro quel qualcosa. Steve Jobs era un visionario.

PierLuca, nella sua edicola, ci mostrava un "futuristico" e-paper flessibile. Potenzialmente un ottimo supporto per il quotidiano digitale. Se non è visione quella di AUO, ditemi voi cos'altro possa essere!

Michele Rosco , nel suo [da me citatissimo] "Marketing dell'Informazione e della Conoscenza", sosteneva che il prodotto Bibliotecario deve anticipare la domanda degli utenti; l'obiettivo - continuava Rosco - è quello di iniziare un percorso di ricerca che sostenga nel miglior modo possibile le azioni (sociali ed economiche) nei territori. Anche qui è necessaria una visione. 

Di visionari e di visioni stiamo quindi parlando.

E la domanda, non so fino a che punto oziosa è: ma allora il Marketing?

Come alimentare un Business Plan di un visionario? Su quali basi deve poggiare [e quali criteri devono essere scelti per investire su] un progetto che, nel momento in cui lo si prepara, non ha praticamente mercato?

E' forse questo il dominio delle "Utopie Realizzabili"? Oppure c'è addirittura la necessità di andare oltre?

Nel tempo che viviamo, allargando il perimetro di un discorso che rischia di rimanere strozzato su questioni esclusivamente materiali (iPad e ePaper), come dice anche PierLuca nel concludere il suo pezzo, è cruciale abbattere i costi della mancata innovazione.

Guardare lontano e agire; magari iniziando negli spazi che quotidianamente viviamo. 

Perchè è evidente che i costi da abbattere non sono soltanto in denaro. Siamo in un interregno in cui l'urgenza dell'utopia realizzabile, la visione di futuro e la declinazione dello stesso Marketing dovrebbero/devono avere i contorni e i colori del sociale.

 

Se #vogliamounfuturo, caro Roberto, questa è una strada; se non addirittura l'unica!

sabato 5 novembre 2011

Conoscenza pertinente ed Educazione - Cultura ed Educazione

Il Digital Divide è culturale e l'innovazione parte dai territori. Questi sono i due messaggi forti venuti fuori da alcune discussioni e alcuni articoli della settimana.

Shirky, nel suo Surplus Cognitivo, sintetizza il pensiero di Dominic Foray sul tema dell'Economia della Conoscenza: per poter trarre vantaggio dalla conoscenza (per poter, quindi, fare innovazione - al RomagnaCamp avevo provato a dire qualcosa) occorre, oltre che fare comunità e abbassare i costi di condivisione, avere chiarezza di esposizione e trasmissione della conoscenza e fare cultura, cioè condividere e coordinare degli assunti.

Edgar Morin, nel suo saggio sui saperi necessari all'educazione del futuro fa riferimento, tra le altre cose, all'insegnamento della conoscenza pertinente e della comprensione. Sulla comprensione Morin dice che bisognerebbe insegnare le regole del dibattito e della comprensione del pensiero altrui.

Cultura e [educazione alla] chiarezza di esposizione e comprensione, quindi: aspetti fondamentali [e non è necessario stare a spiegare il perchè].

Il problema è come fare e quali spazi presidiare. E' fin troppo scontato il ruolo che le scuole dovrebbero avere; ma non è scontato che per scuola noi si debba continuare ad intender i palazzi scolastici.

Gigi Cogo sponsorizza la televisione ricordandoci quello che, a suo tempo, era capace di fare il Maestro Manzi.




Luca De Biase ci segnala altre iniziative.

Il problema è che, come lo stesso Luca De Biase puntualizza, i risultati si vedono a medio termine ma, come invece esorta Gigi, per avere effetti più immediati e più facilmente misurabili, credo si possa agire nei territori: io penso a lezioni di comprensione (i.e. comunicazione) e di ascolto critico (Lorella Zanardo, per fare un esempio, porta con successo in giro - anche nelle scuole - il suo documentario sul Corpo delle Donne).




Con una educazione simile, per quanto sia [parzialmente] contento del messaggio che Michele Santoro ha dato con la messa in onda di Servizio Pubblico, qualcuno avrebbe potuto cambiare subito canale [io mi sono addormentato!] lo scorso Giovedì perchè era palese che l'argomento trattato [la Casta, ancora la Casta!] era solo un mezzuccio per fare ascolti.




 Meglio, molto meglio le lezioni di economia di Romano Prodi proposte da La7.


martedì 1 novembre 2011

In UK Misurano la Felicità

Pare che il premier inglese, Cameron, faccia sul serio.

Dopo la notizia di qualche mese fa fa degli investimenti fatti per abbattere gli effetti della depressione (i.e. dell'infelicità) anche da un punto di vista economico, leggo oggi sul Corriere del lancio di un sondaggio in UK per misurare il benessere della Nazione. Il questionario potrà essere compilato online.


Non so dire nulla sull'affidabilità della ricerca. Lodevoli, però, sono gli intenti e forte la mia curiosità per gli esiti.

per un'Analisi Equilibrata

Quasi a completamento delle riflessioni sul ruolo che i mezzi di comunicazione hanno avuto nel percorso che ci ha portato alla Crisi e alla produzione di nuovi e più numerosi "Problemi Sociali", in una evoluzione ed in un quadro magistralmente spiegati da Zygmun Bauman, riporto il pensiero di Luca De Biase:




[...] un tratto specifico della tecnologia internettiana: che non risolve i problemi automaticamente ma sostiene le persone che intendono affrontarli, facilitando con le sue caratteristiche il passaggio all'azione.

La rete aiuta a mettere insieme le forze, a collaborare, a creare soluzioni nuove, perché abbatte barriere che prima della sua diffusione erano molto più alte. La strada del progresso non è tecnologicamente determinata. Ma la tecnologia può aiutare chi la sa usare e chi ne comprende le conseguenze.


Con questa riflessione Luca De Biase conclude il suo pezzo sulla presentazione che stasera Evgeny Morozov farà a Genova, al Festival della Scienza, della versione italiana del suo libro "L'ingenuità della Rete".

E' una posizione che condivido e che, a mio parere, è la migliore da tenere quando si voglia fare una equilibrata analisi del tempo che viviamo e delle dinamiche [in particolare di quelle che coinvolgono la tecnologia] che lo caratterizzano.