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domenica 24 febbraio 2013

ai Giornalisti, non agli Editori

Il linguista Tullio De Mauro sottolinea i problemi che una situazione culturale così devastante comporta per la democrazia in questo paese: sette italiani su dieci non sono semplicemente in grado di capire cosa viene loro detto e spiegato dagli organi di informazione, anche nel caso che questi facciano realmente – e accade di rado – un buon servizio.

In un periodo storico in cui al cittadino medio viene chiesto di votare su argomenti complessi, che richiederebbero un approfondimento notevole e una buona dose di senso critico per vagliare la reale portata e le implicazioni delle proposte dei vari partiti, il 70% degli Italiani non capisce, molto banalmente, nemmeno di che cosa si stia parlando.

Uscire da una situazione così tragica però è un problema arduo. Non è soltanto trovare i fondi per la digitalizzazione della scuola, o fare proposte bizzarre per costringere gli insegnanti a fare più ore di lezioni: significa che bisogna ripensare dalle fondamenta il sistema della istruzione e della formazione. Perché sette italiani su dieci che non sanno in pratica leggere non sono un problema culturale. Sono un problema politico ed economico. Per tutti.

Sono tre brani di un articolo interessante ma molto deprimente sulla questione del...rimborso dell'IMU. A parte il ruolo della scuola, io credo che molta responsabilità sia degli organi informativi. Il maestro Manzi insegnava a leggere e scrivere, ad "operare" con i singoli dati (mettere insieme le lettere dell'alfabeto); per far questo bastava e avanzava la televisione. Ora servirebbe insegnare come si mettono insieme i dati per avere informazione e acquisire conoscenza; per far questo, di mezzi, ce ne sono fin troppi: non soltanto la TV, evidentemente. Tra i sette saperi necessari all'educazione del futuro, Edgar Morin ha messo la conoscenza pertinente: nelle scuole si può sensibilizzare quanto si vuole e cercare di creare un idoneo substrato culturale, ma se poi il panorama informativo è povero, c'è poco da fare!

Ecco perchè il ruolo dei giornalisti è fondamentale. Parlo dei (ai) giornalisti, perchè degli editori non mi fido. Non mi fido perchè chiedono l'intervento pubblico del prossimo Governo "sul fronte della domanda - circoscritto nel tempo e ben delineato nell’oggetto – è indispensabile per superare l’emergenza e tutelare davvero il pluralismo: ad esempio nella forma di incentivi fiscali per favorire la ripresa degli investimenti pubblicitari e per diffondere la lettura dei giornali tra i giovani" (via) senza porsi minimamente il problema del ruolo che svolgono nella società. Faccio un paio di esempi: (1) la pubblicazione di uno sconcertante appello al voto delle donne del PDL (in cui sono stati utilizzati dei volti evidentemente inconsapevoli) sul Corriere; (2) l'ipocrita indignazione di Repubblica all'ennesima inqualificabile esternazione di Berlusconi: come sacrificare la funzione sociale sull'altare della mera monetizzazione.


Parlo dei (e ai) giornalisti, quindi. C'è bisogno di un ruolo di guida, complementare agli insegnamenti della scuola: l'informazione e la conoscenza è nelle vostre mani!

Un Governo serio, quindi, è a loro che dovrebbe direttamente concedere i contributi pubblici per l'editoria sotto forma di Reddito Minimo Garantito. Questa la proposta, assolutamente plausibile, fatta Jacques Rosselin sull'Huffington Post Francia (via). A mio avviso, anche per rispondere al commento all'articolo originale segnalato da LSDI ("Poiché è assurda la distribuzione a fondo perduto di 1,6 miliardi di euro a organi di informazione mantenuti in vita attraverso la respirazione artificiale (anche quando sono portavoce di gruppi finanziariamente solidi), la proposta è lungi dall’ essere insensata. Anche se sarebbe complicato trovare delle modalità di applicazione semplici."), il modo per farlo c'è: sarebbe sufficiente far transitare i contributi pubblici per le mani dei cittadini, delegando a loro la scelta dell'articolo (in un set ristretto solo agli articoli di qualità, cioè funzionali alla crescita). Il Modello Fotovoltaico non è altro che questo.

Immagine Pigazzetta

sabato 23 febbraio 2013

previsioni e speranze. #ilsabatodimdplab #60

Che ci si creda o no, penso sia pericoloso ignorare le indicazioni di SanRemo (nel senso del Santo): ha vinto Mengoni, il prossimo anno si torna a votare. Punto.



Eh no, però, andiamoci cauti: qui gli atti di fede non si fanno!

La relazione tra SanRemo (nel senso delle Spettacolo) e la consultazione elettorale a mio avviso comunque c'è; semplicemente perchè parte dei 12 milioni medi di telespettatori che hanno seguito la rassegna canora, e che sono stati attivi sui Social Media, andrà a votare domani e dopodomani. Se qualcuno ci dicesse quali sono stati i comportamenti degli italici Twitteros e ci spiegasse, per esempio, il nesso tra vincitori e mentions, vincitori e sentiment, qualche indicazione politica la potremmo ricavare. Questo qualcuno c'è e si chiama Vincenzo Cosenza.

Dalla sua analisi scopriamo che ha vinto chi è stato più citato; questo per  i Campioni. Tra i Giovani, invece, ha vinto chi ha suscitato il sentiment più positivo. Cosa sarebbe successo se i Campioni e i Giovani avessero gareggiato insieme? Nessuno lo sa. Se la chiave di decodifica fosse questa, sarebbe complicato prevedere lo scenario che ci attende lunedì sera visto che, alle elezioni politiche, si presentano "Campioni" (il virgolettato è d'obbligo perchè in questa categoria ci sarebbero Bersani, Berlusconi, Casini, Fini...mi fermo, per carità di patria) e Giovani (i grillini sono i maggiori rappresentanti di questa categoria) insieme. Per non complicare il quadro tengo fuori dal ragionamento le elezioni del campione di Masterchef; anche perchè sono troppo pochi gli scarsi due milioni di spettatori che ha avuto lo show (misero il 4% di share contro il 50% del Festival).
[Per inciso, vorrei approfittare per una domanda a Vincenzo Cosenza: ma il sentiment e le mentions sono state misurate anche dopo la proclamazione? Credo di no, altrimenti non si potrebbe parlare di mentions e sentiment come elementi predittivi. Ma meglio essere sicuri.]

Ormai le mie considerazioni le ho fatte e mi seccherebbe parecchio dover trovare un nuovo argomento per questo sabato. No, perchè, se è vero che su Twitter non c'è più del 7% del corpo elettorale credo di aver messo a friggere parecchia aria e mi scuso con quei pochi che hanno la compiacenza di leggere questo bloggettino.

Io, comunque, mi trovo d'accordo con SanRemo (qui torna il Santo): secondo me domani e dopodomani si scherza; il nostro futuro si decide alle prossime, imminenti, elezioni: di Mengoni si diceva che avrebbe vinto prima di Martedì scorso; del ticket Bersani-Monti si parla dall'inizio della campagna elettorale. E così sarà. Ma durerà poco.

Cerchiamo di fare qualche riflessione un pò più seria.

Non so se possa rincuorare Gigi, ma la passione politica è complicata da tenere in vita anche quando si è vicini ai 40 anni. Orientarsi è davvero difficile, sono d'accordo con lui; non credo, però, che la responsabilità sia nella comunicazione politica. E' il sistema informativo che ci avrebbe dovuto aiutare svolgendo un ruolo neutrale. E invece, tranne che in rarissimi casi, i giornalisti hanno usato la piuma sotto i piedi invece che la bacchetta sul dorso delle mani (Crozza poi c'ha spiegato bene cosa accade dietro le quinte, dopo lo scampato pericolo). Ben venga la gamification allora (il caro PierLuca lo dice da non so quanti anni!): OpenPolis ha fatto davvero un bel lavoro. Io sono lì e la cosa mi imbarazza un pochettino. Ma non mi asterrò.



Sentirsi disorientati è il minimo, si diceva. Condivido totalmente le riflessioni di Roberta. Come lei, infatti, diffido di partiti che non hanno democrazia e dibattito al loro interno: non so come potrebbero applicarli in caso di governo; diffido ancora di più di chi si ammanta di democrazia occultandone la mancanza interna; diffido di chi si ritiene depositario della verità, di chi vede e divide il mondo in tutto bianco o tutto nero; diffido di chi, nel marketing come in politica, usa aggressività e terminologia violenta (vi seppelliremo vivi, vaffanculo, etc.), diffido di chi non ha invitato in questi anni ad usare gli spazi democratici per far sentire la propria voce (e ce ne sono).

Mi auguro che questo sia davvero un voto catartico. E, a parte il giocare a fare le previsioni, sono animato dalla fortissima speranza che si torni a votare nuovamente entro l'anno. Lunedì sera, sono sicuro, non sarà cambiato niente e in Italia c'è bisogno di altro.

Immagine Rischio Calcolato Su questo sito, ad Agosto, si diceva: i Leader saranno: Berlusconi, Bersani, Casini, Di Pietro, un grillino (Grillo non si presentera’ in prima persona) e Maroni. Andatelo a leggere: è davvero sfizioso!

sabato 16 febbraio 2013

nelle mani di Sanremo #ilsabatodimdplab #59


I buoni numeri di ascolto e share dell'edizione di Sanremo testimoniano come la rassegna canora rappresenti molto le aspettative del pubblico italiano. Lo strano intreccio con la campagna elettorale permette di leggere questo evento anche con un occhio politico.

L'anno scorso le elezioni non c'erano e, quindi, a competere con Sanremo c'era praticamente il nulla. La controprogrammazione è notoriamente fiacca quando ci sono mostri sacri come la Nazionale di Calcio e, per l'appunto, Sanremo. Questa volta le tribune politiche avrebbero potuto strappare interesse e invece pare non sia stato così. Anche i tweet: nessuno su quello che accadeva su Rai2; tantissimi su quello che si vedeva ed ascoltava su Rai1. Sanremo vince, quindi: o perchè è proprio interessante, o perchè la tribuna politica interessante non lo è affatto. Ma Sanremo vince.

Dal palco dell'Ariston, invece, un paio di indicazioni: (1) la soluzione delle primarie per le canzoni mi ha favorevolmente colpito: un pò come dare più potere agli spettatori: alla fine il vincitore sarà stato un pò più loro e un pò meno della direzione artistica. Scandalosa, c'è da dirlo, la tariffa della telefonata per partecipare al televoto: un'autentica estorsione. (2) i giovani relegati in terza serata, almeno martedì e mercoledì. Un messaggio poco rassicurante per una nazione che deve guardare in avanti. Del resto bisognava soddisfare il palato degli spettatori: se a cantare per prime ci fossero state le "nuove proposte" allora credo che Storace (nel rapido zapping di martedì m'è toccato proprio lui. Ma ho cambiato subito) avrebbe fatto qualche spettatore in più.

 
Stasera sapremo il vincitore. Condivido delle serie considerazioni e le mie previsioni su quali saranno le sorti dell'Italia a seconda di chi vincerà.

- Almamegretta: il prossimo presidente della Repubblica sarà De Magistris
- Annalisa: il prossimo Governo non farà niente per il conflitto di interessi
- Chiara: Giorgia Meloni sarà nuovamente ministro per la Gioventù
- Daniele Silvestri: il prossimo Governo durerà almeno due anni
- Elio e le Storie tese: si torna a votare a Marzo
- Malika Ayane: Pannella sarà ministro della Giustizia
- Marco Mengoni: si torna a votare il prossimo anno
- Maria Nazionale: il prossimo governo darà cittadinanza ai figli di immigrati secondo lo ius soli
- Marta sui Tubi: il prossimo Governo istituirà un reddito di cittadinanza pari a 1000 euri
- Max Gazzè: Giannino sarà ministro per l'economia
- Modà: il prossimo Parlamento voterà il Presidenzialismo
- Raphael Gualazzi: Monti sarà ancora Presidente del Consiglio
- Simona Molinari con Peter Cincotti: entro l'anno gli aquilani rientreranno nelle case
- Simone Cristicchi: il prossimo Governo svuoterà le carceri e Pannella tornerà a mangiare

Immagine I'M from IM

sabato 12 gennaio 2013

contro @Serv_Pubblico #ilsabatodimdplab #54

Il Miglio Verde, Anno Zero, Servizio Pubblico ed altro ancora. Nel corso degli anni, in tante trasmissioni televisive, Santoro ha sempre letteralmente massacrato un indifendibile avversario politico facendo - a volte riuscendoci bene, altre volte no - l'equilibrista tra informazione e propaganda; poi un giorno, Santoro se lo ritrova davanti, il suo avversario, e, invece di infliggergli il colpo di grazia informativo/politico, decide di rianimarlo.Come dice anche Massimo Mantellini a proposito di Travaglio: L’occasione è unica: Travaglio può parlare finalmente faccia a faccia con Berlusconi e che fa? Niente. Guarda il suo fogliettino e lo legge guardando in camera come al solito. Straziante scena di surrealismo televisivo dove l’abiura ad ogni umana curiosità descrive alla perfezione l’uomo ed il progetto.

Santoro ha voluto combattere (evidentemente per scelta!) sullo stesso campo del suo avversario. Così, invece di utilizzare il tono grave, austero e serio che un dibattito politico esige, soprattutto quando si è vicini alle elezioni politiche, ha addirittura fatto peggio di Vespa la sera prima. Vespa e Berlusconi erano sembrati Sandra e Raimondo e, da bravi moglie e marito, avevano anche litigato. Incredibile, vero? Santoro e Berlusconi, invece, sono sembrati due compari: mancava soltanto il bicchiere di vino, perchè, dell'osteria, le risate sguaiate ci sono state tutte.

Solo alla fine, Santoro s'è accorto che stava esagerando e, nel disperato tentativo di recuperare una certa dignità, ha deciso di attaccare Berlusconi incazzandosi su un argomento che, evidentemente, rispetto a quelli che invece si sarebbero dovuti trattare, era decisamente di secondo piano: i patti tra conduttore e ospite.
E i patti tra il suo ospite e tutti gli italiani? Niente. Poco importa se non si è parlato di un problema che sia uno, dice Jacopo Suppo su Intervistato.com. Giovedì sera, del resto, era uno show. Aveva avuto ragione D'Alema, a Otto e Mezzo, poco prima che Servizio Pubblico cominciasse, nel dire che Santoro avrebbe fatto di tutto per tenere seduto Berlusconi al suo posto: bisognava fare audience. Che, guarda caso, era anche l'obiettivo del suo avversario/compare.

Come farà Santoro a giustificarsi con i suoi azionisti di riferimento, i famosi centomila? Ma davvero questi centomila esistono ancora? Secondo me no, non esistono più perchè i veri azionisti di riferimento sono altri.

No, questo non è un buon Servizio Pubblico.

Forse è la prima volta che mi spingo così tanto nel terreno politico. Il fatto è che, da osservatore delle dinamiche dell'informazione, non è possibile far passare qualcosa che, con l'informazione politica, ha davvero poco a che vedere. L'impressionante mole di tweet di Giovedì sera non fa altro che dimostrare ciò che la ricerca Demos aveva già detto (in rete si parla poco di politica). Dice, infatti, Vincenzo Cosenza: le discussioni, aggregate principalmente attorno all’hashtag #serviziopubblico, usato 118.397 volte, sono state caratterizzate da un mood negativo (68% secondo l’analisi semantica condotta da Blogmeter) e da una prevalenza di contenuti non prettamente politici. Molte le critiche alla gestione della trasmissione e le battute di spirito a commento: la più rilanciata è stata quella della Guzzanti "#ServizioPubblico non mi avete convinta. Non voterò Berlusconi".

Immagine A Ovest di Paperino

sabato 5 gennaio 2013

@riccardowired con @SenatoreMonti, io con @_arianna

Siccome Monti oggi non si è messo in gioco, ma ha replicato online quello che aveva già fatto "offline" negli studi televisivi o sulle pagine dei quotidiani, io sto decisamente con Arianna Ciccone e non con Riccardo Luna. Altro che campagna elettorale social. Preferisco più il broadcasting dei vari Bersani e Casini che una simulata e patetica conversazione di Monti.

Vi propongo qui i due servizi di Repubblica.tv.

Arianna Ciccone: "Monti su Twitter? Una forzatura" (via)
Poche risposte e solo a interlocutori scelti. Il twitter time del Professore in piena campagna elettorale tradisce tutto lo sforzo dello staff ma non convince. Le critiche degli utenti e l'ironia sul linguaggio utilizzato online da Mario Monti dimostrano che non c'è bisogno di scimmiottare Obama per conquistare la Rete. Parla Arianna Ciccone, fondatrice di Valigia Blu e del Festival internazionale del giornalismo



Riccardo Luna: "Monti su Twitter, il più innovativo tra i candidati" (via)
Nella prima vera campagna elettorale "social" il senatore punta sulla rete per raccogliere consensi e dialogare con gli utenti in tempo reale. Duemila domande e qualche scivolone digitale, così nel ''twitter time'' Monti rischia e si mette in gioco, come già ha fatto Obama, svelando l'immobilismo degli altri leader politici italiani.

Appunti di #democrazia2punto0 #ilsabatodimdplab #53

Qualche giorno fa è stato diffuso un decalogo con relativa domanda di adesione. Voglio inserirmi in una discussione tra Massimo Mantellini e Alessandro Gilioli per dire la mia.

Prima, però, di scorrere tale decalogo, voglio dire di un mio dubbio: se al punto 2 si dice che "bisogna dare dare pubblicità a tutte le riunioni politiche di vertice in live streaming e successiva archiviazione online, perché chi si candida alla guida del Paese non può e non deve avere niente da nascondere ai cittadini"; se cioè ci si fa paladini dell'open, come mai ci ritroviamo, così, da un giorno all'altro (dopo avere evidentemente lavorato diversi giorni nell'ombra perchè un documento così non lo si scrive in un'ora!) un decalogo già bello firmato? Lo so, le elezioni sono vicine ed un processo totalmente open non sarebbe mai e poi mai arrivato per tempo a delle conclusioni organizzate come quella diffusa, però un appello alla collaborazione, magari indicando una deadline, sarebbe stato un gesto apprezzato.

Io, comunque, ho già sottoscritto. E invito chiunque a fare altrettanto (facendo click sull'immagine si arriva alla petizione aperta sulla piattaforma Avaaz.org).



DEMOCRAZIA 2.0
Per una campagna elettorale trasparente e per una legislatura aperta alla Rete.
I firmatari di questo appello sono convinti che il futuro del Paese passi anche attraverso la Rete e le sue straordinarie potenzialità di democrazia.
Chiediamo quindi a tutti i partiti, le liste e le coalizioni politiche, durante la campagna elettorale e, poi, in caso di elezione dei propri candidati:

***
1. di pubblicare online l’’elenco di tutte le candidature, offrendo a tutti i candidati una piattaforma web attraverso la quale aprirsi al dialogo e al confronto con i cittadini e presentarsi ai propri elettori con il proprio curriculum, le proprie idee e il proprio programma: massima trasparenza e apertura anche alle critiche dovranno essere irrinunciabili principi ispiratori della campagna elettorale online.
@mante: Se capisco bene il partito fornisce al candidato una piattaforma web semi obbligatoria di dialogo con gli elettori. Sono contrario, il dialogo con gli elettori è un valore (rarissimo tra l’altro) che non può essere imposto: se ci sei portato bene (e gli strumenti per farlo sono a portata di mano), se non ne hai voglia l’elettore ne trarrà le conseguenze.

@piovonorane: Neanche candidarsi è obbligatorio. Se lo fai, sei pregato di dialogare con i cittadini. Soprattutto, di far sapere chi sei e le tue idee, il tuo programma. Accettando le critiche e possibilmente rispondendo. Sarebbe un bel passo avanti, altro che.

@marcodalpozzo: Se non si è portati per il dialogo con gli elettori, probabilmente, non si è portati nemmeno per la politica.
***

2. di dare pubblicità a tutte le riunioni politiche di vertice in live streaming e successiva archiviazione online, perché chi si candida alla guida del Paese non può e non deve avere niente da nascondere ai cittadini.
@mante: Frase un po’ sfortunata e molto beppegrilliana. Contrario. E comunque il live streaming come parametro democratico lo trovo piuttosto curioso.

@piovonorane: Massimo, si vede che stai lontano dalla 'politique politicienne' di Roma, tutta fatta da esoteriche riunioni a porte chiuse. Aprire almeno un po ' le finestre sarebbe una gran figata e la faremmo finita con tanta brutta politica. Pensa che io volevo aggiungere anche che le decisioni prese a porte chiuse non avessero valore, in modo che ogni decisione sia poi argomentata e giustificata in trasparenza.

@marcodalpozzo: Non la trovo beppegrilliana. La trovo meravigliosamente ingenua. Il mio giudizio è positivo.
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3. di garantire che tutti i candidati si impegnino, se eletti, a consultarsi costantemente attraverso strumenti telematici con i propri elettori, rispondendo settimanalmente online a interrogazioni pubbliche in livechat.
@mante: Contrario. Anche qui l’influsso del nefasto totem della democrazia istantanea è ben evidente: non solo irrealizzabile ma anche sostanzialmente inutile. Delle due una. O si fa il Partito Pirata dove gli eletti sono semplici protesi continuative degli elettori o si delega qualcuno e lo si lascia lavorare fino a fine mandato.

@piovonorane: No, non ci siamo spiegati bene, diciamo. La filosofia del partito pirata - e in parte anche del M5S - prevede "l'annullamento" della personalità dell'eletto, che diventa una specie di esecutore in diretta delle assemblee dei rappresentati. All'estremo opposto, oggi ogni eletto prende i voti e scappa, non lo si vede né si sente più fino alle elezioni successive. Qui si chiede una virtuosa via di mezzo, di semplice buon senso: interloquire e dialogare con i propri eletti durante il mandato, rendere contro del proprio lavoro, chiedere consigli, accettare critiche per migliorare. Tu e io abbiamo un blog aperto ai commenti: perché sappiamo quanto sia importante - per fare un buon lavoro - tenere aperto il dialogo con i lettori e confrontarsi con loro. E' un po' la stessa cosa, ecco. E sarebbe un bel passo avanti anche questo.

@marcodalpozzo: Trovo, quella di Mantellini, una critica fatta a prescindere; la motivazione è debole. D'accordo con Gilioli.

***

4. di impegnarsi nella prossima legislatura perché l’accesso a Internet diventi un diritto fondamentale del cittadino.
@mante: Diritto fondamentale dei cittadini può avere molti significati. Occorrerebbe specificare meglio. Io per esempio sono favorevole ad una rete accessibile a tutti i cittadini (uno degli scopi del prossimo governo qualsiasi esso sia) ma sono contrario a dichiarazioni di principio assolute o modifiche costituzionali come quella a suo tempo proposta da Rodotà.

@piovonorane: Qui invece siamo semplicemente in disaccordo. La proposta di Rodotà è esattamente quella a cui pensiamo. Stabilire dei principi aiuta a cambiare una colletttività. Non basta, ma aiuta.

@marcodalpozzo: Io vorrei Rodotà come Presidente della Repubblica; sarebbe l'unica persona dalla quale, almeno attualmente, mi sentirei garantito; per dire della mia stima per l'uomo. La sua proposta di revisione costituzionale è assolutamente condivisibile e, nel mio piccolo, la difendo con molta forza.

 ***

5. di impegnarsi perché la Rete sia davvero neutrale e sia vietato ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica ogni genere di attività di network management suscettibile di incidere sulla libertà degli utenti di accedere a ogni tipo di contenuto a condizioni tecniche ed economiche non discriminatorie.
@mante: Tutti gli operatori delle TLC oggi fanno, in certe condizioni strutturali, traffic shaping. Non capisco se il punto 5 intenda vietarlo o meno. Io voglio una rete neutrale, ma senza mulini a vento, nel dubbio voto nì.

@piovonorane: Questione complessa, ma anche qui si tratta di stabilire dei paletti. Vedi la proposta di legge Vimercati-Vita nella legislatura appena chiusa.

@marcodalpozzo: Come principio assolutamente favorevole. Nel merito tecnico non so esprimermi.

***
6. di impegnarsi perché tutti i dati e le informazioni in possesso delle pubbliche amministrazioni siano resi disponibili online, in tempo reale, in formato aperto e con una licenza che ne autorizzi l’uso da parte di tutti anche per finalità commerciali
@mante: Finalità commerciali? Contrario.

@piovonorane: Preclusione ideologica, un po' singolare per uno che ha votato Renzi ;) . Stimolare la trasparenza anche con strumenti economici conviene a tutta la collettività.

@marcodalpozzo: Anche qui il giudizio di Mantellini mi sembra tagliato con l'accetta. Io, invece, sono decisamente favorevole. Qualche tempo fa, Michele Rosco, sul suo "Marketing dell'Informazione e della Conoscenza" sosteneva che l'operato della Pubblica Amministrazione-Biblioteca deve essere a sostegno (anche) delle azioni imprenditoriali nei territori serviti dalla Biblioteca stessa. Oggi, a distanza di qualche anno, si può dire che gli "open data" siano la tecnologia abilitante di quello che, a suo tempo, era più un buon proposito che una buona pratica.
***
7. di impegnarsi perché i tribunali (e tutte le autorità svolgenti funzioni giurisdizionali) rendano accessibili ai cittadini, online e gratuitamente,i testi integrali di tutte le proprie decisioni.
@mante: Favorevole.

@marcodalpozzo: Decisamente favorevole

***
8. di impegnarsi a fare in modo che il diritto d’autore sia, anche in Rete, uno strumento di promozione della creazione e circolazione dei contenuti artistici, culturali ed informativi e non solo un vincolo e un impedimento.
@mante: No. Il diritto d’autore non è uno strumento di promozione e circolazione dei contenuti. E’ un diritto temporaneo sacrosanto e unilaterale che tutela gli autori. Deve essere modificato e riformato e insieme a lui vanno riformate le norme sulla condivisione dei contenuti on line che mostrano evidenti i segni del tempo, ma si tratta di due diritti contrapposti, quello degli autori da una parte e quello dei cittadini dall’altro. Il primo è piccolo e importantissimo (n assenza di alternative) il secondo è predominante e universale. Ed in ogni caso si tratta di materia sovranazionale.

@piovonorane: Qui credo che invece diciamo la stessa cosa con parole diverse. Una riforma nella direzione della flessibilizzazione del diritto d'autore - pensato e scritto prima dell'era del web - è ormai indispensabile.

@marcodalpozzo: Materia tecnica sulla quale non so esprimermi. Il punto comunque mi sembra condivisibile.

***
9. di impegnarsi a garantire che nessun contenuto di carattere informativo possa essere rimosso dallo spazio pubblico telematico o reso inaccessibile in assenza di un ordine dell’Autorità giudiziaria.
@mante: Favorevole.

@marcodalpozzo: Favorevole.
***

10. di impegnarsi nell’adozione delle politiche di governo aperto che vanno diffondendosi in tutto il mondo creando straordinari benefici in termini di trasparenza ed efficienza dell’attività della pubblica amministrazione e di rafforzamento e consolidamento della democrazia.
@mante: Molto vago ma favorevole.

 @marcodalpozzo: Si, vago. Ma è un decalogo da declinare, almeno spero/credo. Comunque favorevole.

domenica 23 dicembre 2012

Trend e Previsioni Tecnologiche

Qualche previsione riguardante la tecnologia. Le note leggetele dopo.

- Le chiese devono aggiornarsi e orientarsi verso il marketing, se vogliono attrarre quelli del baby boom. Se le chiese istituzionali adottassero tre semplici cambiamenti, da 5 a 10 milioni di quella generazione tornerebbe nelle loro file entro un mese (1)

- La tecnologia dà potere agli individui, anzichè opprimerli. I governi si agitano per trovare il modo di volgere la tecnologia a loro vantaggio (2)

- Le città realmente globali non saranno quelle più grandi, saranno quelle "più intelligenti" (2)




(1) Jack Sims, ex pastore e consulente religioso di Placentia, California in  Megatrends 2000, Rizzoli, maggio 1990. Capitolo 9 - Il revival religioso del terzo millennio

(2) Megatrends 2000, Rizzoli, maggio 1990. Capitolo 10 - Il trionfo dell'individuo. 
Nello stesso capitolo: "In Romania, alla fine del Dicembre 1989, la sanguinosa caduta del dittatore Nicolai Ceausescu è cominciata nel momento in cui è scappato davanti alle telecamere per tentarela fuga in elicottero. Qualche ora dopo, l'edificio della televisione era nelle mani degli insorti. Lo still frame in cui tutto il mondo ha visto il dittatore sbigottito di fronte alle grida ostili dei dimostranti di Bucarest è diventato l'emblema della fine della dittatura. Le cose non sono dunque andate come temevano Orwell e Huxley. La televisione globale e le videocassette sono servite in realtà a sottrarre potere ai dittatori

Sappiamo poi com'è andata a finire: il Papa è su Twitter (e si pure è ispirato ad un altro capo religioso), Berlusconi - solo per citare l'ultimo caso - cerca di addestrare i suoi e non si fa altro che parlare di Smart City.
Insomma: John Naisbitt e Patricia Aburdene, ventitre anni fa, analizzando i trend, c'avevano visto giusto. Il loro Megatrends 2000 è un libro che, letto ora, da veramente gusto. Ah, allora costava 32 mila lire; qualche giorno fa, alla stazione, l'ho acquistato a 2 euro.

sabato 22 dicembre 2012

Buona Campagna Elettorale #ilsabatodimdplab #51



E così Monti si è dimesso. E così da oggi siamo in campagna elettorale per le politiche; la prima, qui da noi, dell'era della Social TV, della Second Screen Experience, del Big Data, della presenza sul Web di tutte le forze. Grandi aspettative, insomma, per quello che la comunicazione politica e l'informazione giornalistica potranno fare sui new media. Intanto, mentre tutti gli analisti cominciano ad affilare i propri strumenti di ricerca per monitorare engagement e sentiment, arriva DemosCoop (via) con la fotografia sul mondo dell'informazione che ci dice che la televisione è ancora mainstream ma che il mezzo più affidabile è internet perchè è il canale in cui l'informazione è più libera e indipendente, che la fiducia nei giornali e nelle radio è scesa.

Insomma, che campagna elettorale sarà?

Cinque anni fa gli schieramenti erano sostanzialmente due. Questo favorì un clima da stadio in cui quello che - a maggior ragione allora - era mainstream, scese in campo come il peggiore dei tifosi favorendo una contrapposizione deleteria. Indipendentemente (ma nemmeno tanto) da quello che fu poi il risultato delle urne. Il Web non fu un buon anticipatore del risultato elettorale (su questo abbiamo riflettuto parecchio; c'è il documento open per ogni altro contributo).
Nella sfida appena iniziata, di schieramenti, ne abbiamo almeno quattro: Bersani, Berlusconi, Centro (Casini? Monti? Fini?) e Grillo. A questi aggiungo l'ultimo arrivato: Ingroia. Che clima si respirerà sul mainstream? e, quindi, anche in Rete? Come si evolverà il fenomeno Social TV? Qualche assaggio lo abbiamo avuto in quest'ultima settimana col patetico presenzialismo di Berlusconi.
Io sono convinto che lo sgretolamento della proposta politica farà bene alla competizione; dal punto di vista di chi la osserverà, la renderà sicuramente molto entusiasmante. L'inconveniente - grosso, ma non esiste compromesso, o forse si... - è che, purtroppo, alla fine, pagheremo con l'italiana vocazione proporzionale e "pentapartitica": insomma a Marzo saremo tutti comunque insoddisfatti.

Il confronto, in ogni caso, è apertissimo ed il ruolo della Televisione, anche alla luce dei numeri di DemosCoop, sarà evidentemente importantissimo. I numeri di Internet, invece, come osserva Fabio Chiusi, sono ancora esigui se è vero, come è vero sempre dall'indagine DemosCoop, che solo un utente sue due di Internet (cioè meno di un italiano su tre) discute e si informa di politica. Se si aggiunge l'imbarazzante partecipazione del Movimento Cinque Stelle alle sue parlamentarie, il quadro della Rete (lato informativo-giornalistico e lato comunicativo-politico) è completo e, senza dubbio, al di sotto delle aspettative.

Sul lato comunicativo-politico ognuno faccia le sue scelte: The Content is King e i vari Marco Montemagno potranno anche fatturare milioni di euro ma, senza contenuti, saranno soldi spesi malissimo per gli improvvidi committenti.

Sul lato informativo-giornalistico: quali sono le responsabilità di una conversazione politica ancora così fiacca in Rete? Credo sia delle testate giornalistiche. Il mezzo, è cosa nota, offre disintermediazione tra il "nuovo politico" (Grillo, ma non soltanto lui) e i Cittadini; ci vuole coraggio, quindi, nel pretendere la conversazione in un clima più che mai incerto (e che, oltretutto, si appresta ad andare in totale confusione vista la quantità di proposte elettorali) senza un ruolo professionale e critico di filtro.
Penso infatti che i Cittadini abbiano bisogno di un interprete affidabile della politica; che dia senso ai fatti, che offra una chiave di lettura e che discuta apertamente. Un giornalista serio, professionale ed onesto che si confronti, con altri giornalisti e altri politici altrettanto seri, professionali ed onesti, in uno spazio in cui sia garantito pluralismo interno. Non chiederei neutralità, anzi.
Non credete che una simile figura e un simile ecosistema aiuterebbero chi abita la Rete (e anche chi non la abita, sia chiaro) a capire meglio quanto le parole di questa campagna elettorale saranno state dette col cuore? Altrimenti a cosa servirebbe e che cosa sarebbe la Second Screen Experience!

Oh Ragazzi, non siam mica qui a misurare il Social Media ROI!

martedì 11 dicembre 2012

Social Media e Big Data nell'intervista a @lauraolin (via @intervistato)

Quanto l'ultima campagna elettorale negli USA ha risentito degli umori, del sentiment, degli utenti delle varie community di Obama durante la campagna stessa?
Non facevo parte del team che lavorava direttamente con quelle community, ma so che hanno ascoltato molto quel che le persone pensavano e hanno incorporato il feedback nella direzione di ciò che stavano facendo. A differenza dei Repubblicani, noi abbiamo portato avanti una operazione grassroots reale - non ci sarebbe stata alcuna campagna se non avessimo ascoltato i volontari e i supporter.

Quanto, nelle scorse elezioni, tale sentiment ha davvero guidato le scelte politiche di Obama e quanto si crede le guideranno nell'Amministrazione appena iniziata?
Dovresti fare questa domanda a qualcuno di molto più intelligente di me.

Quali contenuti hanno prodotto maggior engagement?
Sui social media, generalmente abbiamo visto che le persone rispondevano di più a contenuti che descrivevano il presidente come persona (il suo essere divertente, momenti insieme alla famiglia), oppure questioni sociali che toccavano molti dei nostri sostenitori - stipendio equo, diritti degli omosessuali, uguaglianza delle donne, ambiente.

Queste sono le tre domande che, grazie a Intervistato.com, ho potuto fare anche io a Laura Olin,  social media manager per l'ultima compagna del Presidente Obama. Potevo dare di più...

Troverete le risposte alle altre domande nella sintesi di Maria Petrescu. Per chi si occupa di teoria di Social Media, forse non c'è niente di nuovo. Per chi cerca di fare della pratica, forse, ci sono delle cose da imparare, o, almeno, da tenere bene a mente. A me è andata di traverso la mancata risposta alla seconda delle mie domande.

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Segnalo questa domanda di Roberto Favini:
Avendo potenziale accesso a servizi di predictive big data analytics come Recorded Future e Trapwire, c’è la possibilità che in questi altri quattro anni queste tecniche diventino di uso comune per l’amministrazione Obama, per esempio per monitorare, comprendere e soddisfare l’andamento del sentimento e delle esigenze dei cittadini americani in modo ancora più tempestivo e accurato?

Abbiamo usati gli analytics per il comportamento di voto ma non so nulla del resto! Quanto al come i dati dovrebbero essere usati per perseguire gli obiettivi dell'amministrazione nei prossimi quattro anni, proprio questi giorni si stanno prendendo decisioni su come dovrà essere l'organizzazione della nuova campagna.


In questi giorni, con una condivisione di riflessioni che, fortunatamente, è andata molto oltre Twitter, si è ragionato un pò sull'inseparabilità tra l'online e l'offline. La risposta della Olin lascerebbe pensare ad un online visto [ancora] come unico "metodo" descrittivo (sull'essere predittivo c'è ancora da ragionare) della realtà. È molto probabile che questo sia vero negli Stati Uniti; talmente vero da fare addirittura dire a Jeff Weiner, CEO di LinkedIn, di voler fare una mappa dell’economia globale per "riuscire ad individuare in tempo reale le opportunità economiche e colmare le asimmetrie informative del mercato del lavoro." (via). Un po' presuntuoso, non trovate?

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Per chi è interessato, ripropongo qui il documento sull'inseparabilità tra l'online e l'offline. È aperto per ogni contributo.

giovedì 6 dicembre 2012

Racconto Online, Racconto Offline e Interpretazione/Previsione dei Risultati Elettorali (e della Realtà?) [Parte 2]

Ma davvero il Web intepreta meglio la realtà e, nel caso si stia osservando una tornata elettorale, riesce anche ad anticipare il risultato, solo quando l'oggetto del racconto online e quello del racconto mainstream (diciamo, impropriamente, offline) sono antagonisti?
È vero, poi, che non esiste più un online e un offline e che, quindi, è tutto integrato?

La fatica di seguire la conversazione su Twitter e il suggerimento (semiserio?) di Giovanni Boccia Artieri, mi hanno convinto a pubblicarne su Google Doc gli spunti salienti (il doc è aperto). Chiedo, soprattutto ai protagonisti della discussione, di integrare e di ampliare (in giallo ho evidenziato i commenti meno chiari per me). Ogni altro contributo è benvenuto.


Racconto Online, Racconto Offline e Interpretazione/Previsione dei Risultati Elettorali (e della Realtà?)


Se ci si riferisce alle primarie appena celebrate, credo che i social non abbiano avuto quasi peso, per i referendum credo siano stati determinanti (gli altri media ne parlavano pochissimo) [Gabriele]

D’accordissimo sul fatto che i social media non possano essere un punto di osservazione per capire un indirizzo di voto, sia perchè non sono un campione rappresentativo degli effettivi elettori (anche per una questione generazionale) sia perchè sui social non tutti scrivono o lasciano intendere le proprie intenzioni di voto. Inoltre c’è un problema alla base e cioè come vengono interpretati i dati. [Giorgio]

Gabriele e Giorgio sono soltanto due delle voci dell'interessante discussione riproposta da Arianna Ciccone e stimolata da un quesito quanto mai ben posto: Ma quindi l’uso dei social network sposta o non sposta voti? Se penso alle ultime tornate elettorali, tra primarie, elezioni politiche, europee, referendum e amministrative, è quasi sempre andata allo stesso modo: il web non è un buon predittore del risultato finale. Per quanto non sia particolarmente interessato alla predizione, devo rilevare che le uniche occasioni (almeno i casi da me personalmente osservati) in cui realtà offline e realtà online sono andate d'accordo, le abbiamo avute con il voto referendario e quello amministrativo di Milano e Napoli. L'impressione che il popolo della rete i cittadini che abitano la rete (per la correzione ringrazio il contributo di Arianna Ciccone) potessero essere considerati come un più affidabile campione dell'intero corpo elettorale, a quei tempi, era così molto forte. Ora, dopo un anno e mezzo, non credo di pensarla allo stesso modo.

Darei infatti molto credito alla più recente ipotesi di Dino Amenduni che, sulle primarie, sostiene che "Ha vinto il candidato (tra i tre principali contendenti) con il numero più basso di ‘mi piace’ su Facebook e follower su Twitter, sia per dato assoluto che per incremento medio giornaliero. Con buona pace di twitterometri, Klout, hashtag giornalieri e analisi del sentiment. Questo, a mio avviso, è il dato politico più potente di queste Primarie: esiste uno scollamento forte, abbastanza atipico nei paesi occidentali, tra il comportamento dell’elettorato (di centrosinistra) e ciò che accade online."
L'aver ristretto al solo popolo di centrosinistra il campione oggetto dell'osservazione fa evidentemente la differenza.

Ma a mio avviso non c'è soltanto questo. Infatti, dopo aver dedicato personalmente attenzione ad eventi come le primarie per l'elezione del Segretario del Partito Democratico del 2007 e del 2009 (vittorie di Veltroni e Bersani contro i pronostici web-based che avrebbero invece designato, rispettivamente, Adinolfi e Marino), alle elezioni politiche del 2008 (Veltroni sembrava avvantaggiato sul Web ma poi vinse Berlusconi) e alle europee del 2009 (il sondaggio Facebook diede risultati diversi, in termini percentuali, da quelli delle cabine elettorali); dopo avere seguito le analisi che, con più mezzi e professionalità, Vincenzo Cosenza ha proposto più di recente (qui e qui), è forte la sensazione che il Web intepreti meglio la realtà e riesca anche ad anticipare il risultato solo quando l'oggetto del racconto online e quello del racconto mainstream (diciamo, impropriamente, offline) sono antagonisti; al contrario, sembra che l'offline smentisca l'online quando gli oggetti dei racconti coincidono.
Quanto, infatti, in special modo le tv, hanno saputo (e voluto, d'accordo con i partiti dell'Arco Costituzionale) coprire i referendum? Quanta attenzione hanno poi dedicato, rispetto a quanto fatto in quest'ultimo mese per le primarie, alle amministrative di Napoli e Milano? Poca cosa, c'è da dirlo! E quanto, in questi due specifici casi, il risultato elettorale, quello offline, ha seguito l'onda online? Tantissimo.

Una dicotomia che, nel prestarsi ad interpretazioni che ne ricerchino le cause (la Social TV è una chiave possibile), mi sembra intanto lampante, evidente.

Quasi a conferma di questa sensazione, Luca Alagna, sempre sulle primarie del centrosinistra, dice: "Il candidato con meno appeal online, stando ai parametri più quantitativi, non solo vince a man bassa (60 a 40) ma in realtà secondo i sondaggi non è mai stato in discussione. Tutto era iniziato, in Italia, col referendum su acqua e nucleare a giugno 2011, snobbato come tante altre volte dai dirigenti dei partiti e dai mass-media ma giunto al successo anche grazie al passaparola online."

Forse è questa la ragione per cui Giovanni Boccia Artieri consiglia di non affidarsi soltanto all'online per intepretare la realtà: l'oggetto del racconto, integrando l'online e l'offline, di fatto, è soltanto uno e non ha più senso ragionare come se ce ne fossero di separati, di diversi. Negli Stati Uniti lo sanno già; lo sa specialmente Michael Slaby, Chief Integration and Innovation Officer della campagna di Obama del 2012 che ha dichiarato: “Nel 2008 abbiamo sposato le nuove tecnologie e ne abbiamo innalzato il livello. Nel 2012 abbiamo integrato i vari dipartimenti che erano separati”. Ovvero, come ha raccontato anche un servizio di Time, nel 2008 i database a disposizione della squadra (quello dei finanziatori, per esempio, o dei possibili elettori da contattare telefonicamente) erano separati; il grande sforzo in del 2012 è  stato unire il tesoro di dati accumulato in un unico archivio (ribattezzato Narwhal) da usare come fondamenta di tutti gli strumenti impiegati nella campagna: dalle email per chiedere fondi, alle telefonate per sollecitare il voto, alla propaganda porta a porta, alle app."

Ogni contributo è gradito per sviscerare un argomento che potrebbe aiutare anche nella lettura del fenomeno Grillo e del suo Movimento e, magari, nel discernimento di altri fenomeni che fanno la realtà in cui siamo immersi.

sabato 24 novembre 2012

Propagande #ilsabatodimdplab #47


Il conflitto israelo-palestinese si sta comsumando anche sul web in quella che qualcuno ha definito la guerra di Twitter (via) o battaglia degli hashtag (via). L'analisi di Veronica Orrù e Matteo Castellani Tarabini esprime legittimi dubbi sull'efficacia della campagna di comunicazione dell'esercito israeliano perchè "In un mondo sempre più interconnesso, l’opinione pubblica ha oramai la possibilità di mettere in discussione le interpretazioni dominanti fornite dai governi e dai media mainstream, divenendo parte attiva nella costruzione di narrazioni alternative e nella descrizione degli eventi." Ad anno nuovo ci saranno le elezioni in Israele e a Netanyahu occorre una operazione che gli possa assicurare i voti per essere nuovamente a capo della coalizione governativa: come dice ancora Matteo Castellani Tarabini, per Netanyahu, "mostrarsi deciso sul caso Gaza è probabilmente un tentativo di spostare l'attenzione dell'israeliano medio su fattori esterni al paese"; la ripresa delle ostilità, per ora interrotte da un "cessate il fuoco" - che nessuno sa come e quanto durerà - è un tentativo "per arginare quell'opposizione che invece mette sul tavolo le questioni economiche e sociali".

Posso solo rallegrarmi che in Italia non ci siano dei motivi di conflitto; per il resto, niente di nuovo: la distrazione delle folle dai "problemi reali del Paese" (perdonate il luogo comune) è una strategia alla quale il  berlusconismo degli ultimi venti anni ci ha abituato. Come ha detto Contita De Gregorio la scorsa settima a Pescara, in occasione del Festival delle Letterature dell'Adriatico, la costruzione dell'ignoranza è un progetto politico. Un progetto politico che Berlusconi ha fatto davvero pochissima fatica a mettere in atto. Un progetto politico che, stuprando il sistema informativo italiano, con la prostituzione di tanti degli attori impegnati dall'altra parte del megafono (da questa c'eravamo e ci siamo ancora noi), ha fatto sembrare informazione ciò che era comunicazione, autentica propaganda. Non credo di scoprire nulla di nuovo quando rifletto sul fatto che non c'è conoscenza senza comunicazione: non c'è conoscenza proprio perchè non c'è informazione!

Giuseppe Granieri, dipingendo scenari politici futuri, parte dall'osservare che "una società con maggiore informazione alza le aspettative e chiede una politica di maggior qualità". Fino a qualche anno fa questa sarebbe stata un'utopia; oggi, con le nuove piattaforme sociali del Web, questo è diventato possibile: (1) con la selezione delle fonti su un carico informativo senza dubbio aumentato, si può davvero separare l'informazione dalla comunicazione (per vedere quali sono davvero "i problemi reali del Paese") e (2) si può pensare di organizzarsi "dal basso" in piattaforme come LiquidFeedback (che lo stesso Granieri ci ricorda). Per adesso, tornando per un attimo in medio oriente, è incoraggiante vedere sullo stesso terreno contendersi lo scettro della verità tanto l'esercito israeliano (impegnato in una campagna al tempo stesso impressionante e inquietante) quanto i cittadini che, armati di smartphone, riescono a dare una visione forse anche più reale della situazione.

E in Italia? Qui succede che LiquidFeedback sia usato come specchietto per le allodole per catturare audience in un programma ancora molto broadcast-oriented, condotto da un personaggio che, facendo come la volpe con l'uva, risponde, all'americanata (io lo dico con ironia!) del minuto e mezzo a risposta nel confronto su Sky dei cique delle primarie del centro-sinitra, con il televoto stile grande fratello per la scelta del leader politico italiano. Anche questa - per quanto con oggetto diverso - è comunicazione, propaganda. Ed è la propaganda di una casta: la casta dei giornalisti (perchè esiste anche quella. E se lo dice Concita De Gregorio, io ci credo).

mercoledì 14 novembre 2012

dal Metodo al Merito

Nel merito, dei contenuti, credo si sapesse già moltissimo. Del confronto tra i Fantastici 5, invece, ha colpito tutto o quasi del metodo, del contenitore. Ecco qualche articolo interessante sull'argomento:

Confronto tv: primarie Pd, alla fine più festa che guerra
Un dibattito diviso nettamente in due parti. Serio, ingessato e impacciato nella prima parte , quella con le domande uguale per tutti a turno, rispondendo al giornalista ( “eh no così riparte il talk show!” dice il collega, quando vuole riportare all’ordine i candidati ); sciolto, irridente e persino sorridente nella parte finale, quando arrivano le domande del pubblico.

Il confronto: una mezza rivoluzione tv che fa bene al Pd
La Rai avrà tempo per recuperare, ma certo il segnale (satellitare) dev'essere arrivato forte e chiaro a Viale Mazzini, visto che la scelta di Sky è stata fatta da chi, presumibilmente, governerà l'Italia tra mesi al massimo. Al di là dello share, che non sarà paragonabile a quello della tv generalista, la formula della tv di Murdoch per il confronto tra i candidati alle Primarie del centro-sinistra è una mezza rivoluzione rispetto ai dibattiti all'italiana.

Confronto Primarie: nuovo record per la social tv e Primarie, il confronto è in tv Ma la discussione è su Twitter
I picchi principali di discussione si sono avuti in tre momenti topici: il primo delle 21.22 quando i cinque sono stati invitati a rivolgersi a Sergio Marchionne, il secondo alle 22.22 quando Bersani e Vendola citano rispettivamente Papa Giovanni e il Cardinal Martini come figure di riferimento della sinistra, il terzo alle 22.28 durante gli appelli conclusivi.
I termini più citati nei messaggi di testo di 140 caratteri sono stati quelli dei candidati, nell’ordine Renzi (42.688 tweet), Bersani (30.358), Vendola (29.336), Tabacci (16.349), Puppato (14.055). Di seguito Marchionne (3.998) e il tema del “lavoro” (3.448).
Applicando la “sentiment analysis” alla mole di tweet analizzati emergono le opinioni espresse nei confronti dei candidati. Renzi e Bersani sono quelli che ne escono meglio con più messaggi positivi, rispettivamente 55% e 54%, che negativi associati ai loro nomi.

Dibattito primarie: quando il video lineare non basta più
Questo blog intende tuttavia suggerire che si può andare oltre, rompere radicalmente la linearità del racconto video in particolare in formati come questi nei quali sono poste domande sostanzialmente uguali a personaggi differenti. In questi casi è possibile utilizzare uno strumento che, in alcuni esperimenti effettuati negli anni passati, chiamammo la “video griglia”.
E’ un modo tipicamente digitale di pensare e proporre una informazione video (o anche audio!): i singoli “atomi” informativi possono essere composti in sequenze diverse, dando vita a diverse “molecole” di significato, composizione che avviene secondo i criteri di rilevanza di ogni singolo utente, non del cronista. Tanto più interessante quando i contenuti “atomici” sono estratti da un racconto lineare come il dibattito televisivo dal quale abbiamo preso spunto e si rendono disponibili per nuove aggregazioni.

#csfactor primo fra i trending topic sigla il successo del dibattito televisivo su SKY dei cinque candidati alle primarie del PD
A questo punto è importante dire, che se ieri sera ci sono stati due vincitori , c’è stato sicuramente un perdente  ed è stata la televisione pubblica, la RAI ha infatti perso  un’ottima occasione per vivere  da protagonista il nuovo modo di raccontare e fare avvicinare alla politica la propria platea televisiva e in ultima analisi  trattandosi di servizio pubblico, tutti i cittadini.

Insomma: perde la televisione pubblica; vince di sicuro il centro sinistra e, forse, nel centro sinistra, vince Renzi. Il problema è che gli ascolti non sono stati poi così alti e 22.000 twitteros non credo siano un gran numero: in altre parole, siamo lontani dal mainstream. Ecco il motivo per cui, per quanto carica di fascino, vedo ancora troppo complicata l'uscita dal video lineare.
C'è però da dire una cosa: negli ultimi due grandi appuntamenti elettorali italiani (le amministrative, quelle di Milano e Napoli, e i referendum), il Web ha di fatto anticipato risultati che il mainstream non aveva pronosticato invertendo una tendenza che aveva sempre visto il Web italiano uno strumento non idoneo alla previsione del risultato; questo significa che una lontananza dal mainstream di questo confronto/evento non deve preoccupare. Si comincia dal metodo, dalla forma, dal contenitore per arrivare poi al contenuto (perchè il metodo, la forma, il contenitore, quando mettono un politico a nudo di fronte ai tuoi potenziali elettori, non è assolutamente secondario).

lunedì 29 ottobre 2012

Politica? Andiamoci piano, per favore!

Twitter dunque è sempre più la fonte per i giornalisti e il luogo in cui si tende a far opinione. "Il rischio", nota Stepehen Mills sul Guardian, "è che questa tendenza possa portarci verso una politica più veloce ma anche di qualità più bassa"»
Così Giuseppe Granieri a proposito del ruolo fondamentale che sta ricoprendo Twitter nella campagna per le Presidenziali Americane ormai in dirittura d'arrivo.

La responsabilità dei giornalisti è però molto molto alta: Twitter come raccolta delle notizie è ormai una necessità, su questo non si discute.


Ma se è proprio un giornalista che poi parla di politica veloce (quasi a voler assecondare la fame di un pubblico che invece non sa quanto - e perchè - più lento dovrebbe andare il mondo), allora la cosa si fa preoccupante.
Credo che il compito del giornalista sia quello di rallentare, filtrare, indicare, far riflettere. In sintesi: fare Informazione Buona, Pulita e Giusta. Quindi, [soprattutto] con la Politica, andiamoci piano!

sabato 27 ottobre 2012

Ci vogliono i Pirati! #ilsabatodimdplab #43

La riflessione di Roberta, sicuramente più chiara a chi è vicino a lei, per me - che devo invece accontentarmi di vederla riassunta in pochi caratteri - è un po' una sconfitta personale.


Se anche Roberta, personaggio - a ragione - seguitissimo online (e non solo nel suo settore professionale), medita di arrendersi, beh!, allora che speranze posso avere io di affermare un mio pensiero, una mia idea da questo minuscolo angolo di Internet che è il mio laboratorio?

Magari mi discosto tantissimo dalle motivazioni che Roberta ha avuto, ma le sue parole mi hanno fatto pensare ancora a quanto scoraggiante sia il divario culturale tra l'online e l'offline e a quanto avvilente sia la realtà online quando - con la creazione di impenetrabili e autoreferenziali circoli d'élite - riproduce le detestabili dinamiche della realtà offline. Perchè è [anche] per queste due ragioni che alla fine ti viene voglia di mollare.

E invece non bisogna arrendersi (capito Roberta?).

Capitan Harlock, il Pirata per iniziare il nostro viaggio

Le idee per uscire dai circoli viziosi ci sono. E, perchè quello che "con la Rete si può Costruire dal Basso" non sia soltanto un mito, bisogna dire e far sapere che esistono anche i mezzi. LiquidFeedback ne è uno. Facendosi anche un pò Pirati, si può provare a [ri]partire da qui (per saperne di più).

[Non so ancora dire quanto efficace possa essere, da un punto di vista politico, un'azione che manchi completamente di gerachia (qui delle vecchie riflessioni sul pensiero di Malcom Gladwell). Quanto all'esperimento di Servizio Pubblico, proprio perchè in esso vedo insita una qualche parvenza di gerarchia, penso esso sia da seguire con grande interesse]

giovedì 26 luglio 2012

Grillo e Calzolari. E i Seguaci di Fiorello



La querelle Grillo-Calzolari ha stancato tutti.

È infatti vero (e, tra di noi - tutti, anche Beppe Grillo e Marco Camisani Calzolari - sappiamo già) che:

"È una stupidaggine perché la reputazione in rete di Beppe Grillo, così come quella di chiunque altro, non si misura con i numeri dei fustini del Dash. La logica quantitativa applicata alle relazioni di rete è una scemenza che viene da prima della rete." e che "interessa molto di più che esista una certa stampa vulcaniana con le orecchie dritte verso qualsiasi tema di rete che possa riguardare Grillo e che, per simili scopi, sia disponibile a qualsiasi compromesso informativo." (via)

"Perché in Rete, invece, la capacità di influenza riguarda le cerchie sociali che ti costruisci e a cui appartieni, dipende dai tuoi stati di connessione. Ed è evidente che la reputazione online non la si costruisce sull’attribuzione di visibilità numerica di chi ti segue ma sulla capacità di costruire conversazioni, produrre contenuti, curare flussi, ecc." (via)

"una ricerca, uno studio per essere tale deve riportare nella presentazione dei risultati un commento che spieghi, che interpreti e fornisca una chiave di lettura dei dati proposti, altrimenti non ci si può sorprendere se questi non vengono compresi o mal interpretati.  Se poi fosse indicata anche la percentuale statistica di errore, la varianza possibile tra l’esame del campione e la sua esplosione sul totale, sarebbe ancora meglio.  Quando si fanno degli studi con un intento promozionale è bene prestare attenzione ai dettagli altrimenti è abbastanza probabile l’effetto boomerang." (via)

Mi sento, però, di aggiungere qualcosa; per farlo ripesco su Wikipedia la definizione di Social Proof: "Social proof, also known as informational social influence, is a psychological phenomenon where people assume the actions of others reflect correct behavior for a given situation. [...] The effects of social influence can be seen in the tendency of large groups to conform to choices which may be either correct or mistaken, a phenomenon sometimes referred to as herd behavior."

Voglio dire: i follower comprati al mercato sicuramente non fanno presa su chi conosce certe dinamiche; questa è la ragione per cui la questione ci ha davvero stancato. Per chi, invece, questo mondo lo abita da molto meno tempo (quelli arrivati su Twitter per seguire Fiorello, per dire), l'argomento dei follower che sono tanti e che crescono è nuovissimo e, potenzialmente molto efficace: l'influenza esercitata da tali dati potrebbe produrre delle distorsioni simili a quelle che si avevano quando il leader politico di turno le sparava grosse in tema di sondaggi sul gradimento e sulle preferenze di voto.

Cosa fare? Beh, ad esempio, risparmiare fiato nei nostri circoli privati online e dire due parole ai seguaci di Fiorello (ancora per dire, eh!), prima che facciano danni anche nelle urne (faccina).

Ah: il nuovo celolunghismo è la percentuale di Good Follower (altra faccina)