sabato 17 dicembre 2011
Leggere per Capire #ilsabatodimdplab #6
Questa la domanda rivolta, sul sito di lsdi, a diversi "liberi pensatori della rete" a proposito dell'analfabetismo di ritorno.
Probabilmente la domanda di lsdi è mal posta. A mio parere la questione non è la penalizzazione pesante dei contenuti distribuiti su piattaforme digitali; quanto piuttosto la modalità di fruizione degli stessi. Mi spiego meglio.
Una minuscola premessa: posso ritenermi un utente sufficientemente esperto della Rete ma ho un passato da studente sui libri, sulla Rete ci sono solo da cinque anni. Credo che il problema risieda soprattutto sul percorso verso la conoscenza che non sa più essere come quello che abbiamo utilizzato noi nella scuole. Io ho riprodotto sulla Rete l'approccio che seguivo quando studiavo: Leggere per Capire era il titolo di un testo di italiano che utilizzavo a scuola.
Penso, invece, che ora si cerchi soltanto di leggere (o semplicemente prelevare), dalla Rete, per copiaincollare una ricerca. Nei quaderni che vedo dei figli di amici, dalle elementari ai licei, faccio fatica a trovare un tratto a penna: solo fogli stampati e incollati. La scrittura era lo strumento tecnologico che ci serviva per organizzare le informazioni che avevamo, per ragionare su di esse, per sistematizzarle e per conoscerne meglio il senso (i famosi schemetti!); ci saranno, adesso, pure metodi didattici diversi, ma nessuno finora mi ha allontanato dall'idea che senza la scrittura si può capire e conoscere allo stesso modo di come capivo e conoscevo io 25 anni fa!
Ora c'è Google; che non è una miniera di informazioni. Nella miniera bisogna scavare, sporcarsi le mani ed avere poi il piacere (spesso pagato a caro prezzo) di riportare alla luce il metallo prezioso. Google, invece, induce a fare a meno di questo sacrifio; è solo utile per muoversi in velocità (non è poca cosa, d'accordo, ma non può bastare). E il copiaincolla non fa ragionare. Certo, poi c'è Matt Cutts che ci dice che non serve più fare ottimizzazione perchè il nuovo algoritmo Panda premia la qualità. Ma...voi ci credete?
Come si può risolvere il problema? E' inevitabile parlare di questione culturale. Tornando, così, alla rassegna di lsdi, PierLuca Santoro parte dal presupposto giusto: La Rete non è di per se stessa in grado di invertire il processo. Sia per l’infobesità che spinge a letture sempre meno attente, come dimostrano i tempi di permanenza sui siti dei quotidiani online, sia perchè si tratta per la maggioranza degli utenti di un processo di fruizione passiva, del passaggio, o meglio della sovrapposizione, di schermi, da quello tv a quello del pc. E la sua ricetta, manco a dirlo, è la gamification.
La mia non è una critica alla Rete, ci mancherebbe altro. Ma una esortazione ad insegnarne un utilizzo consapevole.
Come dice infatti Sergio Maistrello: È necessario promuovere a tutti i livelli un accesso sano, consapevole e sereno alle culture digitali, considerandolo il volano di un processo che avrà ripercussioni a cascata in tutti i campi. Non è la rete che ci salva, ma la rete – se usata bene e in modo consapevole – è un opportunità per lavorare su noi stessi, sul nostro rapporto con noi stessi, con gli altri, con la lingua, con la società che ha tutte le carte in regola per invertire la tendenza. In sostanza l’esatto contrario di quello che si fa tutti i giorni in tutti gli ambiti in Italia, oggi.
Luca De Biase stressa ancora di più: Una persona diventa analfabeta funzionale se non ha stimoli sufficienti a leggere e a mantenere viva la sua capacità di farlo. Se tutte le informazioni di cui ritiene di avere bisogno arrivano dal passaparola e dalla televisione, la lettura è inutile. È evidente che la rete può essere un grande stimolo a concedere attenzione alla lettura. L’attrattiva di partecipare a Facebook è probabilmente uno stimolo utile per molti giovani che altrimenti abbandonerebbero la lettura. Ma è chiaro che un’innovazione radicale nel pensiero che disegna il sistema educativo potrebbe usare la rete per conquistare attenzione e tempo delle persone ad attività che ne coltivino la curiosità e l’interesse per ciò che si può fare sapendo leggere.
Cultura, quindi. Cultura Digitale. Quella che ci porterebbe ad un ecosistema, la Rete, in cui - ad esempio - si apprezzi il lavoro giornalistico, non necessariamente professionale (nel senso dell'iscrizione all'Ordine), di quelli che - quasi con disprezzo - vengono definiti blogger. Sia perchè con tale cultura (il fatto che sia digitale è, a questo punto, solo un interessante aggettivo) si sa produrre un contenuto di alta qualità; sia perchè, tale qualità, si fa più facilmente riconoscere ed apprezzare dal lettore (anche qui, digitale, è una qualifica non determinante).
Va sicuramente in questa direzione lo sforzo profuso in questa settimana da attori come Luca De Biase, Fabio Cavallotti e PierLuca Santoro nella definizione di un codice di comportamento, un decalogo, un bollino di qualità per chi fa informazione. Uno sforzo verso la declinazione, anche nel mondo digitale, di quel Leggere per Capire che mi ha accompagnato durante gli anni della scuola.
Approfitto della mia rubrichetta settimanale (per non aver avuto il tempo di farlo durante la settimana) per aggiungere tre tasselli alle discussioni con cui si sta contribuendo a questo percorso:
In questo spazio, per dare una definizione di contenuto di qualità, ho voluto inquadrare il ragionamento da un punto di vista, lasciatemi dire, matematico: in uno spazio tridimensionale, ho teorizzato che il contenuto è tanto più di qualità quanto maggiore è il suo valore nei tre assi cartesiani rappresentati da "tipologia", "professionalità" e "pluralismo".
[professionalità]
Probabilmente, il bollino Timu proposto da Luca De Biase, rappresenta la metrica migliore per l'asse della "professionalità". Ma, proprio per la definizione che ho dato del contenuto, tale bollino non può bastare. Mancano, cioè, della azioni di autocontrollo e autodisciplina anche negli altri due assi: "tipologia" e "pluralismo".
[tipologia]
Per il primo si tratterebbe di impegnarsi a diffondere soltanto articoli, faccio degli esempi, di cronaca politica e scientifici. Quelli che, a mio modesto avviso, sono funzionali alla crescita. La mia proposta, quindi, è: mettiamo, oltre al Timu, un bollino "No Gossip!".
[pluralismo]
Per il secondo asse, quello del "pluralismo", qualcosa si può fare. Il Pluralismo esterno è garantito automaticamente dalla piattaforma di distribuzione (ciascuno, in totale libertà, può scrivere sul proprio blog in uno spazio contiguo a quello in cui esprime il proprio pensiero chi è distante anni luce dal nostro modo di concepire il mondo). Più difficile è garantire il pluralismo interno. Sarebbe eccezionale, per esempio, avere un blog multiautore; ma non è questa la soluzione che propongo. Molto più semplicemente bisognerebbe autodisciplinarsi a partecipare attivamente alle discussioni che un proprio post/articolo genera. Un punto di vista differente espresso da un commento, o anche una domanda per capire meglio il senso di ciò che si è letto, meritano senza dubbio una risposta da parte dell'autore. La mia proposta è, quindi: oltre al "Timu" e al "No Gossip!", mettiamo il bollino "Io rispondo!".
Un ultimo tassello: l'accessibilità
Un aspetto mi sembra sia stato trascurato da tutti gli attori coinvolti nelle discussioni: l'accessibilità. Un bollino W3C, da accompagnare agli altri tre appena presentati, sarebbe la garanzia di un contenuto fruibile anche da chi - cito da Wikipedia - ha ridotta o impedita capacità sensoriale, motoria, o psichica (ovvero affette da disabilità sia temporanea, sia stabile). [Oltretutto lo chiede la legge.]
Ecco qui di seguito cosa dovremmo alla fine poter vedere come footer di ogni spazio in Rete. Un marchio messo su in due minuti soltanto per dare un'idea (c'è qualche grafico in giro?)
Leggere per Capire, quindi! E consapevolezza: partendo da chi scrive per infonderla in chi legge [queste le mie risposte - non richieste, per carità - alle domande poste da lsdi].
Credo che, con queste azioni, si faranno grandi passi verso il riconoscimento al sistema informativo del suo ruolo essenziale per la crescita del cittadino. E a recitare una parte essenziale in questo scenario ci sono anche quelli che devono garantire l'infrastruttura e la circolazione stessa dei contenuti; e quelli che, quei contenuti, prima o poi, dovranno pagarli (ed eventualmente non pagarli, cioè non comprarli!).
Per i primi ci ha presentato, in settimana, qualche conto ancora Luca De Biase scrivendo a proposito dell'Agenda Digitale. Leggo nelle sue parole, una condivisibile nostalgia per delle azioni politiche. Interessante anche il contributo di Massimo Mantellini, e la relativa discussione su FriendFeed, sulla questione del finanziamento all'Editoria. La mia idea a tal proposito si chiama microcredito/microguadagno (sto elaborando delle slide che mi permetteranno, spero al più presto, di rendere note le mie prime conclusioni...economiche).
Per i secondi, per quanto il riferimento è al mercato librario, Michela Murgia denuncia il fenomeno dell'editoria a pagamento [dello strozzinaggio di alcune case Editrici aveva parlato Sergio Covelli all'e-bookcamp]; quando, cioè, a pagare è addirittura l'autore per poter essere pubblicato. L'azione proposta è il boicottaggio e non posso che condividerla: anche questa è educazione alla consapevolezza.
A voi la parola. Se avrete domandato, state tranquilli, io risponderò :)
P.S. 1: in effetti un ulteriore regola sarebbe quella di linkare l'autore e/o il sito in cui sono prelevate le immagini.
P.S. 2: mdplab è fortemente delinquent :-/
Aggiornamento delle 23.15
La discussione che pubblico di seguito riguarda l'ampliamento del bollino Timu: quello che ho definito "Io rispondo!". I like mi dicono che l'idea non sia del tutto malvagia; nei commenti invece sembra ci sia un atteggiamento diverso.
lunedì 27 giugno 2011
Questione di Baricentro [o del travisamento delle parole di Luca De Biase]
Il problema, come ci riassume Luca De Biase nel filmato che [ri]propongo di seguito (via il Giornalaio), è che la qualità e la quantità del contenuto (giornalistico) sono quasi sempre caratteristiche mutuamente esclusive: per dirla come Bellucci e Cini, la generazione di senso ha davvero poco a che vedere con la produzione di consenso al consumo.
Considerando i risultati poco incoraggianti delle sperimentazioni di modelli che prevedono il pagamento, l'unica soluzione sembra essere nella pubblicità che, però, (aggiungo io) porta con se una potenziale distorsione del messaggio (cioè un abbassamento drastico della qualità anche nei termini in cui è stata intesa in questo spazio). Luca De Biase si augura che si sviluppino dinamiche che favoriscano la qualità ed è per me interessante notare che tra i metodi da usare egli citi il design; anche ai quotidiani, insomma, si dovrebbero applicare tutti i principi che i Web (Marketing) Designer utilizzano per le Imprese per le quali quotidianamente lavorano. Tanto scontata come idea di metodo quanto poco o niente utilizzato nella pratica (i quotidiani online, analizzati come Siti Internet tout court, sono spesso la negazione dell'usabilità).
Incuriosisce parecchio la definizione di "Informazione come parte di un flusso culturale che parte dalla grande educazione e arriva alla notizia dell'ultimo momento"; con un pensiero di cui evidentemente mi sfugge il senso più completo, a mio parere, viene spostato il baricentro del problema; un conto è la scelta complessiva di un Editore (offerta "multimediale" - libri/dvd - e "politematica" - scuola/master affiancata ai giornali), un altro è la scelta relativa alla sola informazione quotidiana; un discorso è - cioè- l'offerta complessiva di prodotti culturali ed educativi intesi in senso lato, un altro è l'offerta di informazione attraverso un notiziario giornaliero.
Il baricentro del problema è come fare i quotidiani (online) e riuscire a venderli e parlare dell'offerta complessiva di un Editore rischia, a mio modestissimo parere, di diluirne (farne scomparire?) l'importanza.
Da un punto di vista sociale non credo ci si possa permettere il rischio che un Editore può correre (socialmente, cioè, si perde se l'Impresa Editoriale è in perdita). Inoltre, sempre da un punto di vista sociale, non si può nemmeno accettare il sacrificio della qualità sull'altare dei volumi di traffico (socialmente, quindi, si perde anche se l'Impresa Editoriale è in attivo).
Qualità, quindi, e non quantità. Generazione di senso, non numero di visite e vendita di spazi pubblicitari. L'economia della conoscenza si concentra sull'immateriale, come conclude lo stesso Luca De Biase, e non si può pensare che per un Imprenditore esso possa rappresentare soltanto una voce di attivo/passivo (trovate voi i termini più azzeccati). E', deve essere, molto molto di più!
Sia chiaro, però, a scanzo di ogni tipo di equivoco, che dire che la Conoscenza sia un Bene Comune non significa dire che essa è gratis! Il problema è creare un nuovo ecosistema in cui se ne riconosca il valore sia da un punto di vista sociale sia da un punto di vista economico. In un tale ecosistema (per la cui abilitazione, ormai è chiaro, riconosco nello Stato, nel Pubblico l'unico possibile abilitatore) diverrebbe addirittura pleonastico parlare di "valore qualitativo".
Avvertenza: il mio non è un messaggio anti-Impresa. Incoraggianti sono state infatti le prime pagine di Giornalismi di Angelo Agostini che, a proposito di Repubblica, parla di un mirabile (forse l'unico) esempio di Giornalismo/Impresa.
sabato 18 luglio 2009
italia.it - ma non dovevamo ripartire da qui? Mannaggia...
Anzi! Venivano infatti superati i test di validazione CSS, Markup e Accessibility.
Ne scrissi su un post presentando anche il Sito www.commissariatodips.it vincitore dell'European eGovernment Awards come Sito Most inspiring good practice. Insomma, dopo la pioggia [anzi, la vera e propria bufera] di critiche si poteva finalmente dire qualcosa di buono dei prodotti istituzionali sul Web.
Per italia.it concludevo dicendo che si sarebbe potuto ripartire da lì, dai test superati per costruirci contenuti migliori. Purtroppo devo segnalare che è stato fatto un passo indietro. Vi propongo gli screenshot [quelli del 2007 e quelli di oggi per un confronto, purtroppo, non proprio positivo].
Accessibility Report
sabato 26 gennaio 2008
italia(.it) - non siamo poi così male!

epractice.eu [1] è il portale creato dalla Commissione Europea di supporto alle comunità professionali e agli sviluppatori di servizi Istituzionali sul Web. Su tale portale è possibile condividere dei casi di studio pubblicandoli, incontrare esperti di tutta Europa estendendo le proprie reti professionali grazie all'inserimento del proprio profilo personale ed imparare dall'esperienza degli altri, votare e commentare i casi pubblicati [2]. Insomma una bella realtà collaborativa, almeno sembra!
Perchè ne parlo?
Perchè ho voluto risollevare un po' il mio animo dopo la forte delusione della chiusura del portale italia.it e rendermi conto che in Italia poi non siamo così male. Non ci credete?
Beh, allora vi chiedo solo qualche minuto di pazienza per presentare, a quanti non conoscessero già la vicenda, il premio vinto dal Sito Web della Polizia di Stato. Un premio conferito proprio da epractice, da una comunità di esperti senza nessun tipo di interesse. Un gruppo di esperti che ha valutato positivamente il progetto Web assegnando a www.commissariatodips.it l'European eGovernment Awards [3] come Sito Most inspiring good practice.
Questo il link alla scheda che presenta il Sito [4] in cui, tra le altre cose interessanti, è degno di nota l'accento posto sul concetto introdotto da commissariatodips.it: il cittadino nel cuore delle istituzioni! Una delle ragioni del premio è stata proprio la capacità del portale di raggiungere i cittadini nei loro uffici e nelle loro case creando un clima di fiducia sempre crescente nelle Istituzioni e nella stessa navigazione in Internet (per la sicurezza della quale il Portale lavora). I numeri sono questi: dal Febbraio 2006 fino a Giugno 2007 il Portale ha registrato 760000 visitatori, 6000 reclami, 12000 report sull'uso improprio della Rete (illegalità di contenuti ed eventi pubblicati) e 17000 richieste di informazioni.
Che dire? Complimenti!
Ma quanti lo sapevano?
E italia.it? Possibile, mi sono detto, che faceva davvero così schifo [5]?
Sui contenuti ormai s'è detto veramente di tutto (dal logo alle imprecisioni sulla denominazione e sulla collocazione geografica di alcune località). E dal mio piccolo osservatorio dico che le critiche erano condivisibili. Ma ho trovato che, quando circa un anno fa il portale veniva aperto, c'era stato chi di italia.it segnalava la bontà in termini di Web Standards. Guardatevi i due post che segnalo in webliografia ([6], [7]) di Nicola Bruno e leggete attentamente i commenti.
Grazie ad Enore insomma ho scoperto il rovescio della medaglia di italia.it e affido anche a voi gli screenshot che lo stesso Enore mi ha fatto avere. Sono immagini del 27 Febbraio 2007!
Si potrebbe ripartire da qui insomma (click per ingrandire l'immagine)!

e anche da qui (ancora click per ingrandire)...

...e costruire da quanto di buono c'è! Perchè non siamo poi così male!
Aggiornamento 29 Gennaio
Pubblico di seguito il terzo screenshot che Enore mi ha inviato. Come dice nel commento si tratta del report di accessibility (standard) del tool di analisi Cynthia dove veniva emulato il browser testuale Lynx!
Aggiorno anche la Webliografia ([8] e [9]) con due riferimenti a Zonex (il blog di Francesco) per capire meglio di cosa si sta parlando!
Webliografia
[1] epractice - il Sito
[2] epractice - la pagina About
[3] epractice - i Premi
[4] epractice - olps
[5] mdplab - Walter Vannini: perchè italia.it fa schifo?
[6] Web *.0 di Nicola Bruno - italia.it, che confusione
[7] Web *.0 di Nicola Bruno - italia.it, un po' di chiarezza sui conti
[8] zonex.it - Accessibility| report con foto : zonex.it is LYNX compatible
[9] zonex.it - Archive : LYNX txt browser già configurato
lunedì 11 giugno 2007
Usabilità, Posizionamento e Site Marketing: consulenza per Terre di Mezzo
Mi è stata richiesta una consulenza orientata a:
- miglioramento dell'Usabilità del Sito
- promozione sul Web
- posizionamento sui motori di ricerca
Per monitorare la campagna (il cliente ha dato il suo consenso a rendere pubblica la consulenza)
Sito: www.abruzzoescursioni.it
lunedì 4 giugno 2007
Usabilità e Utilità dei Siti Web - riflessioni sul pensiero di Jacob Nielsen

Dominic Sawyer, nel suo dottourism blog (un blog sul digital Marketing in Travel and Tourism) [1] segnala un interessante articolo sul BBC news [2] in cui il guru mondiale dell'Usabilità [G1], Jacob Nielsen [3] manifesta tutto il suo scettismo sul Web 2.0 [G2] affermando che la smania di fare propria questa nuova pratica del Web sta facendo perdere di vista, alle Aziende che vogliono cavalcare quest'onda (con la pubblicazione del proprio Sito istituzionale), la questione primaria dell'Usabilità dei Siti (penso sia utile prima di proseguire la lettura della Nota in blu a fine post).
Riporto qui due passi dell'intervista a Jacob Nielsen
"The idea of community, user generated content and more dynamic web pages are not inherently bad in the same way, they should be secondary to the primary things sites should get right."Insomma Nielsen sostiene che il Web 2.0 rende i siti meno usabili.
"The main criticism or problem is that I do not think these things are as useful as the primary things," he said.
Nell'articolo viene inoltre citata una ricerca secondo cui gli utenti di un generico Sito Web 2.0 si suddividono in tre categorie:
(1) quelli che contribuiscono regolarmente (1%)Con questi numeri a mente si comprende l'osservazione di Nielsen quando sostiene che soltanto un piccolissimo numero di utenti utilizza i mezzi che un Sito Web 2.0 mette a disposizione dei propri visitatori; vista la cosa da un'altra prospettiva: l'orientamento Web 2.0 delle Aziende è a discapito di un gran numero di utenti per i quali, invece, il Sito dovrebbe essere pricipalmente usabile.
(2) quelli che contribuiscono occasionalmente (9%)
(3) quelli che non contribuiscono mai (90%)
A questo punto faccio una riflessione: non posso mettere in dubbio il pensiero di un personaggio del calibro di Jacob Nielsen, ma penso che i contenuti generati dagli utenti (UGC) nei Siti Web 2.0 rendano il Sito sicuramente più utile soprattutto per quel 90% che i contenuti non li genera mai. E poi: se la mia osservazione è giusta (gli UGC rendono più utile un sito), tenendo conto che l'Usabilità è solo una parte del concetto più generale di Utilità, come fa un Sito ad essere poco Usabile ma Utile ? O meglio: può un Sito essere Utile ma poco Usabile ?
Ho condiviso, col mio inglese approssimativo, questo mio pensiero con Dominic Sawyer commentando il suo post di segnalazione dell'articolo. Che gentilmente ha risposto

Di seguito trascrivo quanto Dominic ha detto:
Hi Marco,
Thanks for the comment. Good use of web 2.0 technology can certainly help and selective use of AJAX can enhance usability. See this example for filtering through a large number of products down to few without the page reloading - http://www.amazon.com/gp/gsl/search/finder?productGroupID=loose_diamonds
You could imagine a lot of form submitting without something like this! Another one is auto suggestions - see Kayak.com as an example. As users begin to enter an airport AJAX is used to suggest possible names below the text field.Yes, I agree, although a large number of users do not give their views or upload their own content, the user generated content is great for consumers on the whole, giving them more information and consumer feedback on which to help make their decisions.
Conto di analizzare più in dettaglio il link che Dominic ha inserito nella risposta.
Per ora mi basta condividere queste mie riflessioni con voi. Cosa ne pensate ?
Nota
Riporto (alla fine, per rendere più usabile il post) i quattro requisiti fondamentali dell'Usabilità dei Siti Web tratti dal libro di Michele Visciola [4] che sto leggendo (tra i tanti) in questo periodo:
(1) Navigabilità: sistemi che aiutino l'orientamento dell'utente per un facile reperimento delle informazioni
(2) Utilità attesa e Completezza dei Contenuti: presenza di contenuti che soddisfino le aspettative dell'utente
(3) Comprensibilità delle Informazioni ed Efficacia Comunicativa: forma e qualità dei contenuti che evngono presentati nel sito
(4) Attrattività Grafica: qualità della grafica e piacevolezza visiva del sito
Webliografia
[1] dottourism blog - “King of usability” questions effect of Web 2.0
[2] BBC news - Web 2.0 'neglecting good design'
[3] Jacob Nielsen da Wikipedia
[4] Michele Visciola - Usabilità dei Siti Web
Glossario
[G1] Usabilità
[G2] Web 2.0