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sabato 23 marzo 2013
Buona Primavera! #ilsabatodimdplab #64
Questo laboratorio è nato con l'obiettivo di raccogliere informazioni e sperimentare conoscenze. Un obiettivo ambizioso, senza dubbio, ma averne di altri sarebbe significato perdere e far perdere tempo: anche se a molti piace scrivere ciò che è stato già detto, credo a nessuno piaccia leggerlo (ciò che è stato già detto, intendo).
mdplab è per me una creatura troppo preziosa per trattarla così male e così, dopo un paio di settimane in cui questa rubrica è andata stancamente in linea di domenica, sento sia arrivato il momento di fermarmi un attimo. E così: Buona Primavera!
Avverto quasi l'urgenza di cercare nuovi campi da esplorare. Di idee ne ho diverse e in parte sono espresse nelle mie collaborazioni con ETicaNews e Pionero.
Intanto ho iniziato a mettere in bella quelle di questi miei ultimi quattro anni; un passo essenziale di un cammino, quanto mai faticoso, verso nuove partenze e nuovi traguardi.
Nell'immagine (da La Casa di Alba): la Villa Comunale di Guardiagrele, il Paesello dove sono nato.
domenica 17 marzo 2013
@beppe_grillo e @pontifex #ilsabatodimdplab #63
HABEMUS PAPAM FRANCISCUM
— Pontifex (@Pontifex) 13 marzo 2013
Trasparenza e voto segreto: beppegrillo.it/2013/03/traspa…
— Beppe Grillo (@beppe_grillo) 16 marzo 2013
In un clima simile, stona il comportamento di chi, quella tecnologia, vuole piegare ad una logica che sembra quasi opporsi al cambiamento. Eppure questo era il movimento nato dalla Rete! Ho cercato di convincere qualcuno dicendo che il problema era il metodo, non tanto il merito. Ho tentato, credo inutilmente, di far capire che il partito orizzontale è ben altra cosa rispetto ad un capo che minaccia chi non la pensa come lui. Ne abbiamo già avute di persone così. L'ultima era oggi pomeriggio al Senato, con degli occhiali da sole.
La rete può portare il cambiamento. Ma anche no.
***
Aggiornamento del 18 Marzo 2013
Grazie a LSDI scopro questa immagine che spiega, più di qualsiasi parola, che quella della tecnologia, non è più realtà virtuale.
domenica 10 marzo 2013
Ricostruiamo la Città della Scienza #ilsabatodimdplab #62
La Fondazione Idis – Città della Scienza ha aperto su DeRev.com l’unica campagna ufficiale e riconosciuta di raccolta fondi, disponibile all’indirizzo https://www.derev.com/revolution/ricostruiamo-citta-della-scienza, come annunciato dal relativo comunicato stampa (disponibile sul sito ufficiale) e ribadito dal Consigliere delegato Vincenzo Lipardi nel video pubblicato all’interno della pagina su DeRev
COME SOSTENERE LA CITTA’ DELLA SCIENZA
- Carta di credito, PayPal o carta prepagata (es. Postepay): E’ sufficiente cliccare sul pulsante “Contribuisci” sul sito di Derev e selezionare l’importo che si vuole donare ed effettuare il pagamento tramite il sistema sicuro di PayPal. Per creare un account su DeRev è possibile registrarsi in pochi secondi oppure accedere direttamente tramite il proprio account Facebook con un solo click cliccando qui!
- Bonifico su conto corrente bancario*
Banco di Napoli IBAN: IT41X0101003497100000003256 Intestato a: Fondazione IDIS – Città della Scienza Causale: Ricostruiamo la Città della Scienza BIC: IBSPTINA
BNL IBAN: IT96T0100503408000000030000 Intestato a: Fondazione Idis Città della Scienza Istituto per la diffusione Causale: Ricostruiamo Città della Scienza Swift/BIC: BNLIITRR
*I contributi inviati tramite bonifico bancario vengono aggiornati ogni 24 ore
(via Pionero.it)
Immagine dalla pagina La Città della Scienza su Facebook
sabato 2 marzo 2013
populismi #ilsabatodimdplab #61
Quando Mario Giordano, ex direttore di Studio Aperto, telegiornale di Italia 1, noto per la qualificata redazione di politica e cultura, e attuale direttore di TGCOM24 (il suo curriculum è qui), decise di pubblicare, per un piccolo editore indipendente, Mondadori, due opere, Sanguisughe e Spudorati, io mi sono insospettito.
Ho pensato, che ne so, a come se San Giovanni si fosse messo a scrivere un Vangelo Eretico; oppure ad un besteller tipo "Apologia di Stalin" scritta da Alemanno. Cose così.
Cosa c'era dietro? Io la spiegazione, a suo tempo, me la sono data: Giordano ha scritto Sanguisughe e Spudorati perchè sapeva di poter vendere. Magari mi sbaglio ma, alla peggio, il solo pubblicare due libri simili, sono stati per me la prova che, quello della Casta - argomento ormai dissodato dalla coppia Rizzo&Stella, non solo nel libro, ma anche in tantissime comparsate TV, qualche tempo prima - era diventato l'oggetto di un nuovo populismo.
Non era questo il campo in cui doveva decidersi la battaglia elettorale. E invece è stato così. Quali le colpe? (1) Paradossalmente di tutti i partiti, tranne uno, che non ne hanno parlato per niente. E invece questo, al netto del populismo, dovrebbe essere il minimo comune denominatore di ogni programma elettorale. (2) Dei programmi politici: o troppo fiacchi o troppo farciti di populismi vecchi come quello delle tasse da abbassare (sull'IMU meglio tacere). (3) Degli organi di informazione. Hanno attaccato Grillo perchè utilizzava e utilizza metodi da capopopolo ma nessuno s'è sognato di mettere a confronto i programmi; perchè da qualche parte qualcosa di interessante doveva pur esserci.
Voglio dire che, secondo me, il problema è altrove, ma nessuno ne ha parlato a sufficienza (politici e complici, tanti giornalisti e tanti giornali). Certo, si, il minimo comune denominatore ma c'è anche altro: l'istruzione, il turismo, la cultura, l'innovazione. Io lo ricoprirei d'oro un politico, uno vero, uno che lo fa di professione (perchè la politica è fatta con professionalità e competenza), in grado di proporre qualcosa di sensato. E, con il nostro mandato, lo farei stare al suo posto per tutto il tempo che serve.
A noi spetterebbe il compito di misurarne le prestazioni. Agli organi di informazione il compito di farci sapere come si sta comportando. Alle scuole il compito di farci crescere curiosi.
Immagine CRS
sabato 23 febbraio 2013
previsioni e speranze. #ilsabatodimdplab #60
Che ci si creda o no, penso sia pericoloso ignorare le indicazioni di SanRemo (nel senso del Santo): ha vinto Mengoni, il prossimo anno si torna a votare. Punto.
Eh no, però, andiamoci cauti: qui gli atti di fede non si fanno!
La relazione tra SanRemo (nel senso delle Spettacolo) e la consultazione elettorale a mio avviso comunque c'è; semplicemente perchè parte dei 12 milioni medi di telespettatori che hanno seguito la rassegna canora, e che sono stati attivi sui Social Media, andrà a votare domani e dopodomani. Se qualcuno ci dicesse quali sono stati i comportamenti degli italici Twitteros e ci spiegasse, per esempio, il nesso tra vincitori e mentions, vincitori e sentiment, qualche indicazione politica la potremmo ricavare. Questo qualcuno c'è e si chiama Vincenzo Cosenza.
Dalla sua analisi scopriamo che ha vinto chi è stato più citato; questo per i Campioni. Tra i Giovani, invece, ha vinto chi ha suscitato il sentiment più positivo. Cosa sarebbe successo se i Campioni e i Giovani avessero gareggiato insieme? Nessuno lo sa. Se la chiave di decodifica fosse questa, sarebbe complicato prevedere lo scenario che ci attende lunedì sera visto che, alle elezioni politiche, si presentano "Campioni" (il virgolettato è d'obbligo perchè in questa categoria ci sarebbero Bersani, Berlusconi, Casini, Fini...mi fermo, per carità di patria) e Giovani (i grillini sono i maggiori rappresentanti di questa categoria) insieme. Per non complicare il quadro tengo fuori dal ragionamento le elezioni del campione di Masterchef; anche perchè sono troppo pochi gli scarsi due milioni di spettatori che ha avuto lo show (misero il 4% di share contro il 50% del Festival).
[Per inciso, vorrei approfittare per una domanda a Vincenzo Cosenza: ma il sentiment e le mentions sono state misurate anche dopo la proclamazione? Credo di no, altrimenti non si potrebbe parlare di mentions e sentiment come elementi predittivi. Ma meglio essere sicuri.]
Ormai le mie considerazioni le ho fatte e mi seccherebbe parecchio dover trovare un nuovo argomento per questo sabato. No, perchè, se è vero che su Twitter non c'è più del 7% del corpo elettorale credo di aver messo a friggere parecchia aria e mi scuso con quei pochi che hanno la compiacenza di leggere questo bloggettino.
Io, comunque, mi trovo d'accordo con SanRemo (qui torna il Santo): secondo me domani e dopodomani si scherza; il nostro futuro si decide alle prossime, imminenti, elezioni: di Mengoni si diceva che avrebbe vinto prima di Martedì scorso; del ticket Bersani-Monti si parla dall'inizio della campagna elettorale. E così sarà. Ma durerà poco.
Cerchiamo di fare qualche riflessione un pò più seria.
Non so se possa rincuorare Gigi, ma la passione politica è complicata da tenere in vita anche quando si è vicini ai 40 anni. Orientarsi è davvero difficile, sono d'accordo con lui; non credo, però, che la responsabilità sia nella comunicazione politica. E' il sistema informativo che ci avrebbe dovuto aiutare svolgendo un ruolo neutrale. E invece, tranne che in rarissimi casi, i giornalisti hanno usato la piuma sotto i piedi invece che la bacchetta sul dorso delle mani (Crozza poi c'ha spiegato bene cosa accade dietro le quinte, dopo lo scampato pericolo). Ben venga la gamification allora (il caro PierLuca lo dice da non so quanti anni!): OpenPolis ha fatto davvero un bel lavoro. Io sono lì e la cosa mi imbarazza un pochettino. Ma non mi asterrò.
Sentirsi disorientati è il minimo, si diceva. Condivido totalmente le riflessioni di Roberta. Come lei, infatti, diffido di partiti che non hanno democrazia e dibattito al loro interno: non so come potrebbero applicarli in caso di governo; diffido ancora di più di chi si ammanta di democrazia occultandone la mancanza interna; diffido di chi si ritiene depositario della verità, di chi vede e divide il mondo in tutto bianco o tutto nero; diffido di chi, nel marketing come in politica, usa aggressività e terminologia violenta (vi seppelliremo vivi, vaffanculo, etc.), diffido di chi non ha invitato in questi anni ad usare gli spazi democratici per far sentire la propria voce (e ce ne sono).
Mi auguro che questo sia davvero un voto catartico. E, a parte il giocare a fare le previsioni, sono animato dalla fortissima speranza che si torni a votare nuovamente entro l'anno. Lunedì sera, sono sicuro, non sarà cambiato niente e in Italia c'è bisogno di altro.
Immagine Rischio Calcolato Su questo sito, ad Agosto, si diceva: i Leader saranno: Berlusconi, Bersani, Casini, Di Pietro, un grillino (Grillo non si presentera’ in prima persona) e Maroni. Andatelo a leggere: è davvero sfizioso!
Eh no, però, andiamoci cauti: qui gli atti di fede non si fanno!
La relazione tra SanRemo (nel senso delle Spettacolo) e la consultazione elettorale a mio avviso comunque c'è; semplicemente perchè parte dei 12 milioni medi di telespettatori che hanno seguito la rassegna canora, e che sono stati attivi sui Social Media, andrà a votare domani e dopodomani. Se qualcuno ci dicesse quali sono stati i comportamenti degli italici Twitteros e ci spiegasse, per esempio, il nesso tra vincitori e mentions, vincitori e sentiment, qualche indicazione politica la potremmo ricavare. Questo qualcuno c'è e si chiama Vincenzo Cosenza.
Dalla sua analisi scopriamo che ha vinto chi è stato più citato; questo per i Campioni. Tra i Giovani, invece, ha vinto chi ha suscitato il sentiment più positivo. Cosa sarebbe successo se i Campioni e i Giovani avessero gareggiato insieme? Nessuno lo sa. Se la chiave di decodifica fosse questa, sarebbe complicato prevedere lo scenario che ci attende lunedì sera visto che, alle elezioni politiche, si presentano "Campioni" (il virgolettato è d'obbligo perchè in questa categoria ci sarebbero Bersani, Berlusconi, Casini, Fini...mi fermo, per carità di patria) e Giovani (i grillini sono i maggiori rappresentanti di questa categoria) insieme. Per non complicare il quadro tengo fuori dal ragionamento le elezioni del campione di Masterchef; anche perchè sono troppo pochi gli scarsi due milioni di spettatori che ha avuto lo show (misero il 4% di share contro il 50% del Festival).
[Per inciso, vorrei approfittare per una domanda a Vincenzo Cosenza: ma il sentiment e le mentions sono state misurate anche dopo la proclamazione? Credo di no, altrimenti non si potrebbe parlare di mentions e sentiment come elementi predittivi. Ma meglio essere sicuri.]
Ormai le mie considerazioni le ho fatte e mi seccherebbe parecchio dover trovare un nuovo argomento per questo sabato. No, perchè, se è vero che su Twitter non c'è più del 7% del corpo elettorale credo di aver messo a friggere parecchia aria e mi scuso con quei pochi che hanno la compiacenza di leggere questo bloggettino.
Io, comunque, mi trovo d'accordo con SanRemo (qui torna il Santo): secondo me domani e dopodomani si scherza; il nostro futuro si decide alle prossime, imminenti, elezioni: di Mengoni si diceva che avrebbe vinto prima di Martedì scorso; del ticket Bersani-Monti si parla dall'inizio della campagna elettorale. E così sarà. Ma durerà poco.
Cerchiamo di fare qualche riflessione un pò più seria.
Non so se possa rincuorare Gigi, ma la passione politica è complicata da tenere in vita anche quando si è vicini ai 40 anni. Orientarsi è davvero difficile, sono d'accordo con lui; non credo, però, che la responsabilità sia nella comunicazione politica. E' il sistema informativo che ci avrebbe dovuto aiutare svolgendo un ruolo neutrale. E invece, tranne che in rarissimi casi, i giornalisti hanno usato la piuma sotto i piedi invece che la bacchetta sul dorso delle mani (Crozza poi c'ha spiegato bene cosa accade dietro le quinte, dopo lo scampato pericolo). Ben venga la gamification allora (il caro PierLuca lo dice da non so quanti anni!): OpenPolis ha fatto davvero un bel lavoro. Io sono lì e la cosa mi imbarazza un pochettino. Ma non mi asterrò.
Sentirsi disorientati è il minimo, si diceva. Condivido totalmente le riflessioni di Roberta. Come lei, infatti, diffido di partiti che non hanno democrazia e dibattito al loro interno: non so come potrebbero applicarli in caso di governo; diffido ancora di più di chi si ammanta di democrazia occultandone la mancanza interna; diffido di chi si ritiene depositario della verità, di chi vede e divide il mondo in tutto bianco o tutto nero; diffido di chi, nel marketing come in politica, usa aggressività e terminologia violenta (vi seppelliremo vivi, vaffanculo, etc.), diffido di chi non ha invitato in questi anni ad usare gli spazi democratici per far sentire la propria voce (e ce ne sono).
Mi auguro che questo sia davvero un voto catartico. E, a parte il giocare a fare le previsioni, sono animato dalla fortissima speranza che si torni a votare nuovamente entro l'anno. Lunedì sera, sono sicuro, non sarà cambiato niente e in Italia c'è bisogno di altro.
Immagine Rischio Calcolato Su questo sito, ad Agosto, si diceva: i Leader saranno: Berlusconi, Bersani, Casini, Di Pietro, un grillino (Grillo non si presentera’ in prima persona) e Maroni. Andatelo a leggere: è davvero sfizioso!
sabato 16 febbraio 2013
nelle mani di Sanremo #ilsabatodimdplab #59
I buoni numeri di ascolto e share dell'edizione di Sanremo testimoniano come la rassegna canora rappresenti molto le aspettative del pubblico italiano. Lo strano intreccio con la campagna elettorale permette di leggere questo evento anche con un occhio politico.
L'anno scorso le elezioni non c'erano e, quindi, a competere con Sanremo c'era praticamente il nulla. La controprogrammazione è notoriamente fiacca quando ci sono mostri sacri come la Nazionale di Calcio e, per l'appunto, Sanremo. Questa volta le tribune politiche avrebbero potuto strappare interesse e invece pare non sia stato così. Anche i tweet: nessuno su quello che accadeva su Rai2; tantissimi su quello che si vedeva ed ascoltava su Rai1. Sanremo vince, quindi: o perchè è proprio interessante, o perchè la tribuna politica interessante non lo è affatto. Ma Sanremo vince.
Dal palco dell'Ariston, invece, un paio di indicazioni: (1) la soluzione delle primarie per le canzoni mi ha favorevolmente colpito: un pò come dare più potere agli spettatori: alla fine il vincitore sarà stato un pò più loro e un pò meno della direzione artistica. Scandalosa, c'è da dirlo, la tariffa della telefonata per partecipare al televoto: un'autentica estorsione. (2) i giovani relegati in terza serata, almeno martedì e mercoledì. Un messaggio poco rassicurante per una nazione che deve guardare in avanti. Del resto bisognava soddisfare il palato degli spettatori: se a cantare per prime ci fossero state le "nuove proposte" allora credo che Storace (nel rapido zapping di martedì m'è toccato proprio lui. Ma ho cambiato subito) avrebbe fatto qualche spettatore in più.
Stasera sapremo il vincitore. Condivido delle serie considerazioni e le mie previsioni su quali saranno le sorti dell'Italia a seconda di chi vincerà.
- Almamegretta: il prossimo presidente della Repubblica sarà De Magistris
- Annalisa: il prossimo Governo non farà niente per il conflitto di interessi
- Chiara: Giorgia Meloni sarà nuovamente ministro per la Gioventù
- Daniele Silvestri: il prossimo Governo durerà almeno due anni
- Elio e le Storie tese: si torna a votare a Marzo
- Malika Ayane: Pannella sarà ministro della Giustizia
- Marco Mengoni: si torna a votare il prossimo anno
- Maria Nazionale: il prossimo governo darà cittadinanza ai figli di immigrati secondo lo ius soli
- Marta sui Tubi: il prossimo Governo istituirà un reddito di cittadinanza pari a 1000 euri
- Max Gazzè: Giannino sarà ministro per l'economia
- Modà: il prossimo Parlamento voterà il Presidenzialismo
- Raphael Gualazzi: Monti sarà ancora Presidente del Consiglio
- Simona Molinari con Peter Cincotti: entro l'anno gli aquilani rientreranno nelle case
- Simone Cristicchi: il prossimo Governo svuoterà le carceri e Pannella tornerà a mangiare
Immagine I'M from IM
sabato 9 febbraio 2013
Twitter-Nielsen-Bluefin. Occhio alla Triade #ilsabatodimdplab #58
Se non dovesse bastare il buon senso, a giudicare negativamente l'auditel c'è anche una bella ricerca che, dell'auditel, ha raccontato la storia: ai limiti del comico! Con un accordo simile a quello che, per il mercato statunitense, c'è stato lo scorso anno tra Nielsen e Twitter, credo si potrebbe risolvere almeno parte del problema: il
monitoraggio della Social TV - fenomeno che si sta tingendo anche di verde, bianco e rosso - restituirebbe di sicuro una fotografia diversa del gradimento della programmazione televisiva; se non altro per le infinite sfumature che - fortunatamente! - la realtà prevede tra un si e un no, tra lo scegliere un canale invece di un altro. Resterebbe il dubbio di quanto in Italia sia affidabile il campione Twitter degli spettatori TV, ma occorrerebbe almeno sperimentare qualche alternativa.
Troppi condizionali in questa riflessione. Ne verrano degli altri.
In settimana è successo che Twitter abbia inglobato Bluefin Labs, importante società di media analytics, esperta nell'analisi semantica delle conversazioni online. Quali sono, quindi, gli scenari che si stanno preparando? Livia Iacolare, su Valigia Blu, dice che, con questo nuovo servizio, "gli inserzionisti interessati potranno acquistare spazi pubblicitari avendo a disposizione in tempo reale tutti i dati sull’engagement e sul sentiment, ovvero sulle reazioni positive/negative rispetto a programmi e spot."
Se, da un lato, vedo la collaborazione con Nielsen come qualcosa di utile per l'ecosistema mediatico - si pensi solo, mi ripeto, a quanto bene farebbe in Italia la sostituzione dell'auditel con la Social TV Analysis -, dall'altro, l'acquisizione di Bluefin Labs, ha il sapore amaro di qualcosa che quell'ecosistema lo altererà in senso negativo. Twitter-Nielsen si porrebbe come un osservatore neutro delle dinamiche crossmediali; Twitter-Bluefin, invece, come un elemento distorsore. Al momento la vedo così. Ed è questa la ragione per cui, poi, mi spavento un pò a pensare ai tre attori insieme: la Triade Nielsen-Twitter-Bluefin: un cortocircuito esplosivo tra interesse privato delle Aziende (Twitter in primis e poi tutti i Brand @qualcosa) e delle TV e interesse complessivo del pubblico. Inutile dire, in questo gioco, chi sarebbe il pollo da spennare.
Se non ci fossero di mezzo gli interessi propri di chi è quotato in borsa, immagino che il monitoraggio della Social TV su Twitter porterebbe all'esaltazione di tante piccole nicchie che, con l'irruzione dei brand agevolata dalla Triade, rischierebbero di essere soffocate. Se si faccesse più attenzione alle dinamiche latenti invece di stroncarle sul nascere sotto il peso di ciò che Twitter - con i nuovi servizi che si accingerebbe a fornire gli inserzionisti - starebbe per rendere ancora più popolare, si aprirebbero le porte a nuovi processi, fuori dalle solite bolle (nel senso di Eli Pariser). A me il fatto che Uomini e Donne abbia più follower di Rai Scuola fa riflettere parecchio e, chiedo: quale mai sarebbe, tra i due, il canale privilegiato nei giochi della Triade? Quanto bello sarebbe, invece, se Twitter "sponsorizzasse" il secondo ai danni del primo? Certo, le scelte sono sempre delle persone ma non tutti sono consapevoli di ciò che c'è dietro.
In tempo di campagna elettorale torno sulla riflessione sull'analogia tra Content MarketPlace e Politica on Demand. Per sapere "cosa c'è dietro" farei vedere e poi spiegherei agli sprovveduti ogni risata e i dettagli delle battute di un Crozza davvero memorabile.
Aggiornamento del 10 Febbraio: segnalo la breve conversazione con Piero Tagliapietra sulla pagina di Intervistato.com di Facebook nella quale ho linkato il post: al mio timore che possano scomparire, Piero risponde che le nicchie saranno un valore aggiunto per gli inserzionisti. Interessante il suo paragone: il valore delle nicchie (RaiScuola) rispetto al contenuto popolare (Uomini e Donne) è quantificabile nella differenza di valore di CPC che c'è tra Facebook e LinkedIn: 0,10-0,50€ contro 2€ almeno rispettivamente.
Aggiornamento dell'11 Febbraio: segnalo il post su We are Social, Il futuro social della TV: Twitter e gli eventi. Di seguito ne riporto i brani conclusivi.
Twitter è molto interessato a diventare un supporto di riferimento per la conversazione legata a grandi eventi. Lo dimostra la recente acquisizione di Bluefin Labs, un’azienda specializzata sulla raccolta di dati social legati a Social TV. Lo conferma anche la partnership che Twitter ha attivato con Nielsen, per individuare metriche social sincronizzate con la misurazione televisiva.
Ali Rowghani, COO di Twitter, ha dichiarato: "Twitter is an amazing complement to live television viewing. We look forward to working with Bluefin and our partners in the television industry to make the experience of Twitter and television even better."
Questo approccio ha un impatto anche sull’advertising tradizionale. In questa analisi di Altimeter Group sul SuperBowl è evidente quanto stia diventando importante per i brand includere una call to action alla conversazione negli spot, spesso tramite hashtag.
I presupposti sono molto interessanti per le persone, per le marche e le community a cui partecipano. Attraverso i canali social è possibile partecipare alla conversazione riguardo gli eventi che hanno un impatto su chi è legato al brand e aggiungere valore all’esperienza di fruizione. È importante definire una strategia in linea con le esigenze del target per capire al meglio quali tattiche attivare, in base agli obiettivi che ha il brand. Il futuro della social TV, come succede spesso, si basa sull’ascolto e sulla comprensione delle persone che partecipano alla conversazione e si realizza attraverso interazioni che sono sempre più umane, rilevanti e creative.
Immagine Pensieri in Gioco
Troppi condizionali in questa riflessione. Ne verrano degli altri.
In settimana è successo che Twitter abbia inglobato Bluefin Labs, importante società di media analytics, esperta nell'analisi semantica delle conversazioni online. Quali sono, quindi, gli scenari che si stanno preparando? Livia Iacolare, su Valigia Blu, dice che, con questo nuovo servizio, "gli inserzionisti interessati potranno acquistare spazi pubblicitari avendo a disposizione in tempo reale tutti i dati sull’engagement e sul sentiment, ovvero sulle reazioni positive/negative rispetto a programmi e spot."
Se, da un lato, vedo la collaborazione con Nielsen come qualcosa di utile per l'ecosistema mediatico - si pensi solo, mi ripeto, a quanto bene farebbe in Italia la sostituzione dell'auditel con la Social TV Analysis -, dall'altro, l'acquisizione di Bluefin Labs, ha il sapore amaro di qualcosa che quell'ecosistema lo altererà in senso negativo. Twitter-Nielsen si porrebbe come un osservatore neutro delle dinamiche crossmediali; Twitter-Bluefin, invece, come un elemento distorsore. Al momento la vedo così. Ed è questa la ragione per cui, poi, mi spavento un pò a pensare ai tre attori insieme: la Triade Nielsen-Twitter-Bluefin: un cortocircuito esplosivo tra interesse privato delle Aziende (Twitter in primis e poi tutti i Brand @qualcosa) e delle TV e interesse complessivo del pubblico. Inutile dire, in questo gioco, chi sarebbe il pollo da spennare.
Se non ci fossero di mezzo gli interessi propri di chi è quotato in borsa, immagino che il monitoraggio della Social TV su Twitter porterebbe all'esaltazione di tante piccole nicchie che, con l'irruzione dei brand agevolata dalla Triade, rischierebbero di essere soffocate. Se si faccesse più attenzione alle dinamiche latenti invece di stroncarle sul nascere sotto il peso di ciò che Twitter - con i nuovi servizi che si accingerebbe a fornire gli inserzionisti - starebbe per rendere ancora più popolare, si aprirebbero le porte a nuovi processi, fuori dalle solite bolle (nel senso di Eli Pariser). A me il fatto che Uomini e Donne abbia più follower di Rai Scuola fa riflettere parecchio e, chiedo: quale mai sarebbe, tra i due, il canale privilegiato nei giochi della Triade? Quanto bello sarebbe, invece, se Twitter "sponsorizzasse" il secondo ai danni del primo? Certo, le scelte sono sempre delle persone ma non tutti sono consapevoli di ciò che c'è dietro.
In tempo di campagna elettorale torno sulla riflessione sull'analogia tra Content MarketPlace e Politica on Demand. Per sapere "cosa c'è dietro" farei vedere e poi spiegherei agli sprovveduti ogni risata e i dettagli delle battute di un Crozza davvero memorabile.
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Aggiornamento del 10 Febbraio: segnalo la breve conversazione con Piero Tagliapietra sulla pagina di Intervistato.com di Facebook nella quale ho linkato il post: al mio timore che possano scomparire, Piero risponde che le nicchie saranno un valore aggiunto per gli inserzionisti. Interessante il suo paragone: il valore delle nicchie (RaiScuola) rispetto al contenuto popolare (Uomini e Donne) è quantificabile nella differenza di valore di CPC che c'è tra Facebook e LinkedIn: 0,10-0,50€ contro 2€ almeno rispettivamente.
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Aggiornamento dell'11 Febbraio: segnalo il post su We are Social, Il futuro social della TV: Twitter e gli eventi. Di seguito ne riporto i brani conclusivi.
Twitter è molto interessato a diventare un supporto di riferimento per la conversazione legata a grandi eventi. Lo dimostra la recente acquisizione di Bluefin Labs, un’azienda specializzata sulla raccolta di dati social legati a Social TV. Lo conferma anche la partnership che Twitter ha attivato con Nielsen, per individuare metriche social sincronizzate con la misurazione televisiva.
Ali Rowghani, COO di Twitter, ha dichiarato: "Twitter is an amazing complement to live television viewing. We look forward to working with Bluefin and our partners in the television industry to make the experience of Twitter and television even better."
Questo approccio ha un impatto anche sull’advertising tradizionale. In questa analisi di Altimeter Group sul SuperBowl è evidente quanto stia diventando importante per i brand includere una call to action alla conversazione negli spot, spesso tramite hashtag.
I presupposti sono molto interessanti per le persone, per le marche e le community a cui partecipano. Attraverso i canali social è possibile partecipare alla conversazione riguardo gli eventi che hanno un impatto su chi è legato al brand e aggiungere valore all’esperienza di fruizione. È importante definire una strategia in linea con le esigenze del target per capire al meglio quali tattiche attivare, in base agli obiettivi che ha il brand. Il futuro della social TV, come succede spesso, si basa sull’ascolto e sulla comprensione delle persone che partecipano alla conversazione e si realizza attraverso interazioni che sono sempre più umane, rilevanti e creative.
Immagine Pensieri in Gioco
sabato 2 febbraio 2013
Direttori #ilsabatodimdplab #57
Bruno Vespa, questa settimana, ha fatto il grande passo. Da un punto di vista ecologico un gran casino visto che sta ringraziando tutti i suoi follower; uno per uno. Ma il ragazzo fa quasi tenerezza. Tra i suoi following ho trovato un ispiratissimo Vittorio Feltri, giudicate voi.
Poi ho curiosato nelle case di altri direttori della carta stampata.
Belpietro e Sallusti sembrano due bimbi. Mauro, De Bortoli e Calabresi hanno un approccio diverso: accomunati dalla maniacale pratica della replica/amplificazione dei contenuti del giornale che dirigono, ho trovato (almeno nei tweet che ho letto) delle differenze nel modo di relazionarsi con le Persone: De Bortoli e Calabresi mi appaiono più empatici, più umani. Mauro mi sembra più snob. Ma anche qui: giudicate voi. E buon sabato!
@matteobianx Grazie, Matteo!
— Bruno Vespa (@VespaBruno) 31 gennaio 2013
@peppemeduriGrazie, Peppe!
— Bruno Vespa (@VespaBruno) 31 gennaio 2013
@rents_77 Grazie, Marco!
— Bruno Vespa (@VespaBruno) 31 gennaio 2013
@philosoph88 Grazie, Santo!
— Bruno Vespa (@VespaBruno) 31 gennaio 2013
@arlello Grazie, Raffaele!
— Bruno Vespa (@VespaBruno) 31 gennaio 2013
@marcobg Grazie, Marco!
— Bruno Vespa (@VespaBruno) 31 gennaio 2013
@ferrarielly Grazie, Elly,
— Bruno Vespa (@VespaBruno) 01 febbraio 2013
***
@annampomponi Non basta cambiare la legge elettorale. Bisogna cambiare gli eletti e gli elettori . Ma come si fa?
— Vittorio Feltri (@vfeltri) 01 febbraio 2013
***
Dylan Dog contro Ingroiai: derby tra indagatori del paranormale
— Maurizio Belpietro (@BelpietroTweet) 16 gennaio 2013
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Ho completato un achievement in Ruzzle – Underdog! @ruzzlegame ruzzle-game.com/download
— alessandro sallusti (@alesallusti) 13 gennaio 2013
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Ma #Giovanardi sa distinguere tra tragedia e propaganda?
— Ezio Mauro (@eziomauro) 01 febbraio 2013
Atenei vuoti nel Paese senza lavoro - Repubblica Tv - la Repubblica.it video.repubblica.it/rubriche/repub… via @repubblicait
— Ezio Mauro (@eziomauro) 01 febbraio 2013
Grillo strappa piazza San Giovanni a Pd. Comizio finale a Roma il 22 febbraio - Repubblica.it repubblica.it/politica/2013/… via @repubblicait
— Ezio Mauro (@eziomauro) 01 febbraio 2013
***
Con il suffragio universale tutti i voti sono utili
— Ferruccio de Bortoli (@DeBortoliF) 31 gennaio 2013
Un anno fa doveva rompersi, oggi e' troppo forte, lo strano destino dell'euro, la moneta che mette in comune solo le preoccupazioni.
— Ferruccio de Bortoli (@DeBortoliF) 01 febbraio 2013
Il manager e i patti segreti Svolta nell'inchiesta Montepaschi - Corriere.it corriere.it/economia/13_fe… via @corriereit
— Ferruccio de Bortoli (@DeBortoliF) 02 febbraio 2013
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#Inauguration2013 #Obama va a giurare con una faccia serissima e un'aria solenne. Questa volta non sembra emozionato
— mario calabresi (@mariocalabresi) 21 gennaio 2013
@abumicolella no, queste non sono le percentuali dei candidati, ma dei possibili eletti, di quelli messi nei posti sicuri delle liste
— mario calabresi (@mariocalabresi) 26 gennaio 2013
Se il film "Girlfriend in a coma" di @bill_emmott non verrà proiettato a Roma allora lo faremo con @la_stampa a Torino lastampa.it/2013/02/01/ita…”
— mario calabresi (@mariocalabresi) 01 febbraio 2013
Immagine Cinema10
sabato 26 gennaio 2013
Bavagli e Tessere #ilsabatodimdplab #56
Bisogna recuperare la responsabilità pubblica della parola e farsi suoi servi, dice Erri De Luca. Le parole sono importanti, gridava Nanni Moretti.
Ma è disarmante la leggerezza con cui la parola viene usata. Questa settimana si sono state due dichiarazioni che mi hanno buttato nello sconforto più totale.
“Ho accettato questa candidatura perché stiamo attraversando una fase molto particolare, in cui c’è una grossa apertura dei partiti alla società civile e contemporaneamente per una questione personale: per un anno di fatto sono rimasto emarginato, mi hanno messo una sorta di bavaglio e sarebbe stata la prima volta in una campagna elettorale in cui non avrei detto la mia”
“Questo è un tweet di protesta al freccia rossa. Perchè io ho chiesto già da un sacco di tempo la tessera per stare nella saletta quando arrivo prima al treno perchè quando fa freddo come stasera che c'ho la febbre a a trentanove come stasera. Però sto nella saletta. Non me l'hanno ancora data. A chi la volete dare se non a me che due volte a settimana, io viaggio con questo treno? Quasi sempre in ritardo, per altro? Quindi a) non mi fate fare ritardo b) datemi questa tessera perchè-eee c'ho freddo alla stazione che ho finito cinque ore di diretta. Sono malata, ho la frebbe e sono dispettosa e voglio la mia carta. Ecco.”
La prima è di Augusto Minzolini (via). La seconda è di Barbara D'Urso (via). Entrambi noti giornalisti e servi italiani. Si commentano da sole.
Per consolarmi un po', dal profano, devo passare al sacro.
“L`ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone.”
Queste le ha dette il Papa (via).
Immagine bruandgiu.wordpress.com/
Ma è disarmante la leggerezza con cui la parola viene usata. Questa settimana si sono state due dichiarazioni che mi hanno buttato nello sconforto più totale.
“Ho accettato questa candidatura perché stiamo attraversando una fase molto particolare, in cui c’è una grossa apertura dei partiti alla società civile e contemporaneamente per una questione personale: per un anno di fatto sono rimasto emarginato, mi hanno messo una sorta di bavaglio e sarebbe stata la prima volta in una campagna elettorale in cui non avrei detto la mia”
“Questo è un tweet di protesta al freccia rossa. Perchè io ho chiesto già da un sacco di tempo la tessera per stare nella saletta quando arrivo prima al treno perchè quando fa freddo come stasera che c'ho la febbre a a trentanove come stasera. Però sto nella saletta. Non me l'hanno ancora data. A chi la volete dare se non a me che due volte a settimana, io viaggio con questo treno? Quasi sempre in ritardo, per altro? Quindi a) non mi fate fare ritardo b) datemi questa tessera perchè-eee c'ho freddo alla stazione che ho finito cinque ore di diretta. Sono malata, ho la frebbe e sono dispettosa e voglio la mia carta. Ecco.”
La prima è di Augusto Minzolini (via). La seconda è di Barbara D'Urso (via). Entrambi noti giornalisti e servi italiani. Si commentano da sole.
Per consolarmi un po', dal profano, devo passare al sacro.
“L`ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone.”
Queste le ha dette il Papa (via).
Immagine bruandgiu.wordpress.com/
sabato 19 gennaio 2013
Punto #ilsabatodimdplab #55
I'd like to rest someplace that won't kill me. That means access to oxygen (although direct access would probably be bad) and not having to climb through six feet of dirt. [Aaron Swartz]
Sono passati diversi giorni. Anche io volevo celebrare questo incredibile ragazzo ma non sapevo come. Alcuni hanno preferito una immagine (io l'ho presa qui); io ho preferito aggiungere le sue parole (il video è di Valigia Blu).
Forse il tributo più semplice, diretto e sentito che ciascuno di noi può offrire in questa terribile circostanza, è unirsi a quanto va diffondendosi sul web (via): «Un punto, come commento a sè, rappresenta un momento di silenzio e di rispetto».
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sabato 12 gennaio 2013
contro @Serv_Pubblico #ilsabatodimdplab #54
Il Miglio Verde, Anno Zero, Servizio Pubblico ed altro ancora. Nel corso degli anni, in tante trasmissioni televisive, Santoro ha sempre letteralmente massacrato un indifendibile avversario politico facendo - a volte riuscendoci bene, altre volte no - l'equilibrista tra informazione e propaganda; poi un giorno, Santoro se lo ritrova davanti, il suo avversario, e, invece di infliggergli il colpo di grazia informativo/politico, decide di rianimarlo.Come dice anche Massimo Mantellini a proposito di Travaglio: L’occasione è unica: Travaglio può parlare finalmente faccia a faccia
con Berlusconi e che fa? Niente. Guarda il suo fogliettino e lo legge
guardando in camera come al solito. Straziante scena di surrealismo
televisivo dove l’abiura ad ogni umana curiosità descrive alla
perfezione l’uomo ed il progetto.
Santoro ha voluto combattere (evidentemente per scelta!) sullo stesso campo del suo avversario. Così, invece di utilizzare il tono grave, austero e serio che un dibattito politico esige, soprattutto quando si è vicini alle elezioni politiche, ha addirittura fatto peggio di Vespa la sera prima. Vespa e Berlusconi erano sembrati Sandra e Raimondo e, da bravi moglie e marito, avevano anche litigato. Incredibile, vero? Santoro e Berlusconi, invece, sono sembrati due compari: mancava soltanto il bicchiere di vino, perchè, dell'osteria, le risate sguaiate ci sono state tutte.
Solo alla fine, Santoro s'è accorto che stava esagerando e, nel disperato tentativo di recuperare una certa dignità, ha deciso di attaccare Berlusconi incazzandosi su un argomento che, evidentemente, rispetto a quelli che invece si sarebbero dovuti trattare, era decisamente di secondo piano: i patti tra conduttore e ospite.
E i patti tra il suo ospite e tutti gli italiani? Niente. Poco importa se non si è parlato di un problema che sia uno, dice Jacopo Suppo su Intervistato.com. Giovedì sera, del resto, era uno show. Aveva avuto ragione D'Alema, a Otto e Mezzo, poco prima che Servizio Pubblico cominciasse, nel dire che Santoro avrebbe fatto di tutto per tenere seduto Berlusconi al suo posto: bisognava fare audience. Che, guarda caso, era anche l'obiettivo del suo avversario/compare.
Come farà Santoro a giustificarsi con i suoi azionisti di riferimento, i famosi centomila? Ma davvero questi centomila esistono ancora? Secondo me no, non esistono più perchè i veri azionisti di riferimento sono altri.
No, questo non è un buon Servizio Pubblico.
Forse è la prima volta che mi spingo così tanto nel terreno politico. Il fatto è che, da osservatore delle dinamiche dell'informazione, non è possibile far passare qualcosa che, con l'informazione politica, ha davvero poco a che vedere. L'impressionante mole di tweet di Giovedì sera non fa altro che dimostrare ciò che la ricerca Demos aveva già detto (in rete si parla poco di politica). Dice, infatti, Vincenzo Cosenza: le discussioni, aggregate principalmente attorno all’hashtag #serviziopubblico, usato 118.397 volte, sono state caratterizzate da un mood negativo (68% secondo l’analisi semantica condotta da Blogmeter) e da una prevalenza di contenuti non prettamente politici. Molte le critiche alla gestione della trasmissione e le battute di spirito a commento: la più rilanciata è stata quella della Guzzanti "#ServizioPubblico non mi avete convinta. Non voterò Berlusconi".
Immagine A Ovest di Paperino
Santoro ha voluto combattere (evidentemente per scelta!) sullo stesso campo del suo avversario. Così, invece di utilizzare il tono grave, austero e serio che un dibattito politico esige, soprattutto quando si è vicini alle elezioni politiche, ha addirittura fatto peggio di Vespa la sera prima. Vespa e Berlusconi erano sembrati Sandra e Raimondo e, da bravi moglie e marito, avevano anche litigato. Incredibile, vero? Santoro e Berlusconi, invece, sono sembrati due compari: mancava soltanto il bicchiere di vino, perchè, dell'osteria, le risate sguaiate ci sono state tutte.
Solo alla fine, Santoro s'è accorto che stava esagerando e, nel disperato tentativo di recuperare una certa dignità, ha deciso di attaccare Berlusconi incazzandosi su un argomento che, evidentemente, rispetto a quelli che invece si sarebbero dovuti trattare, era decisamente di secondo piano: i patti tra conduttore e ospite.
E i patti tra il suo ospite e tutti gli italiani? Niente. Poco importa se non si è parlato di un problema che sia uno, dice Jacopo Suppo su Intervistato.com. Giovedì sera, del resto, era uno show. Aveva avuto ragione D'Alema, a Otto e Mezzo, poco prima che Servizio Pubblico cominciasse, nel dire che Santoro avrebbe fatto di tutto per tenere seduto Berlusconi al suo posto: bisognava fare audience. Che, guarda caso, era anche l'obiettivo del suo avversario/compare.
Come farà Santoro a giustificarsi con i suoi azionisti di riferimento, i famosi centomila? Ma davvero questi centomila esistono ancora? Secondo me no, non esistono più perchè i veri azionisti di riferimento sono altri.
No, questo non è un buon Servizio Pubblico.
Forse è la prima volta che mi spingo così tanto nel terreno politico. Il fatto è che, da osservatore delle dinamiche dell'informazione, non è possibile far passare qualcosa che, con l'informazione politica, ha davvero poco a che vedere. L'impressionante mole di tweet di Giovedì sera non fa altro che dimostrare ciò che la ricerca Demos aveva già detto (in rete si parla poco di politica). Dice, infatti, Vincenzo Cosenza: le discussioni, aggregate principalmente attorno all’hashtag #serviziopubblico, usato 118.397 volte, sono state caratterizzate da un mood negativo (68% secondo l’analisi semantica condotta da Blogmeter) e da una prevalenza di contenuti non prettamente politici. Molte le critiche alla gestione della trasmissione e le battute di spirito a commento: la più rilanciata è stata quella della Guzzanti "#ServizioPubblico non mi avete convinta. Non voterò Berlusconi".
Immagine A Ovest di Paperino
sabato 5 gennaio 2013
Appunti di #democrazia2punto0 #ilsabatodimdplab #53
Qualche giorno fa è stato diffuso un decalogo con relativa domanda di adesione. Voglio inserirmi in una discussione tra Massimo Mantellini e Alessandro Gilioli per dire la mia.
Prima, però, di scorrere tale decalogo, voglio dire di un mio dubbio: se al punto 2 si dice che "bisogna dare dare pubblicità a tutte le riunioni politiche di vertice in live streaming e successiva archiviazione online, perché chi si candida alla guida del Paese non può e non deve avere niente da nascondere ai cittadini"; se cioè ci si fa paladini dell'open, come mai ci ritroviamo, così, da un giorno all'altro (dopo avere evidentemente lavorato diversi giorni nell'ombra perchè un documento così non lo si scrive in un'ora!) un decalogo già bello firmato? Lo so, le elezioni sono vicine ed un processo totalmente open non sarebbe mai e poi mai arrivato per tempo a delle conclusioni organizzate come quella diffusa, però un appello alla collaborazione, magari indicando una deadline, sarebbe stato un gesto apprezzato.
Io, comunque, ho già sottoscritto. E invito chiunque a fare altrettanto (facendo click sull'immagine si arriva alla petizione aperta sulla piattaforma Avaaz.org).
@piovonorane: Neanche candidarsi è obbligatorio. Se lo fai, sei pregato di dialogare con i cittadini. Soprattutto, di far sapere chi sei e le tue idee, il tuo programma. Accettando le critiche e possibilmente rispondendo. Sarebbe un bel passo avanti, altro che.
@marcodalpozzo: Se non si è portati per il dialogo con gli elettori, probabilmente, non si è portati nemmeno per la politica.
@piovonorane: Massimo, si vede che stai lontano dalla 'politique politicienne' di Roma, tutta fatta da esoteriche riunioni a porte chiuse. Aprire almeno un po ' le finestre sarebbe una gran figata e la faremmo finita con tanta brutta politica. Pensa che io volevo aggiungere anche che le decisioni prese a porte chiuse non avessero valore, in modo che ogni decisione sia poi argomentata e giustificata in trasparenza.
@marcodalpozzo: Non la trovo beppegrilliana. La trovo meravigliosamente ingenua. Il mio giudizio è positivo.
@piovonorane: No, non ci siamo spiegati bene, diciamo. La filosofia del partito pirata - e in parte anche del M5S - prevede "l'annullamento" della personalità dell'eletto, che diventa una specie di esecutore in diretta delle assemblee dei rappresentati. All'estremo opposto, oggi ogni eletto prende i voti e scappa, non lo si vede né si sente più fino alle elezioni successive. Qui si chiede una virtuosa via di mezzo, di semplice buon senso: interloquire e dialogare con i propri eletti durante il mandato, rendere contro del proprio lavoro, chiedere consigli, accettare critiche per migliorare. Tu e io abbiamo un blog aperto ai commenti: perché sappiamo quanto sia importante - per fare un buon lavoro - tenere aperto il dialogo con i lettori e confrontarsi con loro. E' un po' la stessa cosa, ecco. E sarebbe un bel passo avanti anche questo.
@marcodalpozzo: Trovo, quella di Mantellini, una critica fatta a prescindere; la motivazione è debole. D'accordo con Gilioli.
@piovonorane: Qui invece siamo semplicemente in disaccordo. La proposta di Rodotà è esattamente quella a cui pensiamo. Stabilire dei principi aiuta a cambiare una colletttività. Non basta, ma aiuta.
@marcodalpozzo: Io vorrei Rodotà come Presidente della Repubblica; sarebbe l'unica persona dalla quale, almeno attualmente, mi sentirei garantito; per dire della mia stima per l'uomo. La sua proposta di revisione costituzionale è assolutamente condivisibile e, nel mio piccolo, la difendo con molta forza.
@piovonorane: Questione complessa, ma anche qui si tratta di stabilire dei paletti. Vedi la proposta di legge Vimercati-Vita nella legislatura appena chiusa.
@marcodalpozzo: Come principio assolutamente favorevole. Nel merito tecnico non so esprimermi.
@piovonorane: Preclusione ideologica, un po' singolare per uno che ha votato Renzi ;) . Stimolare la trasparenza anche con strumenti economici conviene a tutta la collettività.
@marcodalpozzo: Anche qui il giudizio di Mantellini mi sembra tagliato con l'accetta. Io, invece, sono decisamente favorevole. Qualche tempo fa, Michele Rosco, sul suo "Marketing dell'Informazione e della Conoscenza" sosteneva che l'operato della Pubblica Amministrazione-Biblioteca deve essere a sostegno (anche) delle azioni imprenditoriali nei territori serviti dalla Biblioteca stessa. Oggi, a distanza di qualche anno, si può dire che gli "open data" siano la tecnologia abilitante di quello che, a suo tempo, era più un buon proposito che una buona pratica.
@marcodalpozzo: Decisamente favorevole
@piovonorane: Qui credo che invece diciamo la stessa cosa con parole diverse. Una riforma nella direzione della flessibilizzazione del diritto d'autore - pensato e scritto prima dell'era del web - è ormai indispensabile.
@marcodalpozzo: Materia tecnica sulla quale non so esprimermi. Il punto comunque mi sembra condivisibile.
@marcodalpozzo: Favorevole.
@marcodalpozzo: Si, vago. Ma è un decalogo da declinare, almeno spero/credo. Comunque favorevole.
Prima, però, di scorrere tale decalogo, voglio dire di un mio dubbio: se al punto 2 si dice che "bisogna dare dare pubblicità a tutte le riunioni politiche di vertice in live streaming e successiva archiviazione online, perché chi si candida alla guida del Paese non può e non deve avere niente da nascondere ai cittadini"; se cioè ci si fa paladini dell'open, come mai ci ritroviamo, così, da un giorno all'altro (dopo avere evidentemente lavorato diversi giorni nell'ombra perchè un documento così non lo si scrive in un'ora!) un decalogo già bello firmato? Lo so, le elezioni sono vicine ed un processo totalmente open non sarebbe mai e poi mai arrivato per tempo a delle conclusioni organizzate come quella diffusa, però un appello alla collaborazione, magari indicando una deadline, sarebbe stato un gesto apprezzato.
Io, comunque, ho già sottoscritto. E invito chiunque a fare altrettanto (facendo click sull'immagine si arriva alla petizione aperta sulla piattaforma Avaaz.org).
DEMOCRAZIA 2.0
Per una campagna elettorale trasparente e per una legislatura aperta alla Rete.
I firmatari di questo appello sono convinti che il futuro del Paese passi anche attraverso la Rete e le sue straordinarie potenzialità di democrazia.
Chiediamo quindi a tutti i partiti, le liste e le coalizioni politiche, durante la campagna elettorale e, poi, in caso di elezione dei propri candidati:
***
1. di pubblicare online l’’elenco di tutte le candidature, offrendo a tutti i candidati una piattaforma web attraverso la quale aprirsi al dialogo e al confronto con i cittadini e presentarsi ai propri elettori con il proprio curriculum, le proprie idee e il proprio programma: massima trasparenza e apertura anche alle critiche dovranno essere irrinunciabili principi ispiratori della campagna elettorale online.@mante: Se capisco bene il partito fornisce al candidato una piattaforma web semi obbligatoria di dialogo con gli elettori. Sono contrario, il dialogo con gli elettori è un valore (rarissimo tra l’altro) che non può essere imposto: se ci sei portato bene (e gli strumenti per farlo sono a portata di mano), se non ne hai voglia l’elettore ne trarrà le conseguenze.
@piovonorane: Neanche candidarsi è obbligatorio. Se lo fai, sei pregato di dialogare con i cittadini. Soprattutto, di far sapere chi sei e le tue idee, il tuo programma. Accettando le critiche e possibilmente rispondendo. Sarebbe un bel passo avanti, altro che.
@marcodalpozzo: Se non si è portati per il dialogo con gli elettori, probabilmente, non si è portati nemmeno per la politica.
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2. di dare pubblicità a tutte le riunioni politiche di vertice in live streaming e successiva archiviazione online, perché chi si candida alla guida del Paese non può e non deve avere niente da nascondere ai cittadini.@mante: Frase un po’ sfortunata e molto beppegrilliana. Contrario. E comunque il live streaming come parametro democratico lo trovo piuttosto curioso.
@piovonorane: Massimo, si vede che stai lontano dalla 'politique politicienne' di Roma, tutta fatta da esoteriche riunioni a porte chiuse. Aprire almeno un po ' le finestre sarebbe una gran figata e la faremmo finita con tanta brutta politica. Pensa che io volevo aggiungere anche che le decisioni prese a porte chiuse non avessero valore, in modo che ogni decisione sia poi argomentata e giustificata in trasparenza.
@marcodalpozzo: Non la trovo beppegrilliana. La trovo meravigliosamente ingenua. Il mio giudizio è positivo.
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3. di garantire che tutti i candidati si impegnino, se eletti, a consultarsi costantemente attraverso strumenti telematici con i propri elettori, rispondendo settimanalmente online a interrogazioni pubbliche in livechat.@mante: Contrario. Anche qui l’influsso del nefasto totem della democrazia istantanea è ben evidente: non solo irrealizzabile ma anche sostanzialmente inutile. Delle due una. O si fa il Partito Pirata dove gli eletti sono semplici protesi continuative degli elettori o si delega qualcuno e lo si lascia lavorare fino a fine mandato.
@piovonorane: No, non ci siamo spiegati bene, diciamo. La filosofia del partito pirata - e in parte anche del M5S - prevede "l'annullamento" della personalità dell'eletto, che diventa una specie di esecutore in diretta delle assemblee dei rappresentati. All'estremo opposto, oggi ogni eletto prende i voti e scappa, non lo si vede né si sente più fino alle elezioni successive. Qui si chiede una virtuosa via di mezzo, di semplice buon senso: interloquire e dialogare con i propri eletti durante il mandato, rendere contro del proprio lavoro, chiedere consigli, accettare critiche per migliorare. Tu e io abbiamo un blog aperto ai commenti: perché sappiamo quanto sia importante - per fare un buon lavoro - tenere aperto il dialogo con i lettori e confrontarsi con loro. E' un po' la stessa cosa, ecco. E sarebbe un bel passo avanti anche questo.
@marcodalpozzo: Trovo, quella di Mantellini, una critica fatta a prescindere; la motivazione è debole. D'accordo con Gilioli.
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4. di impegnarsi nella prossima legislatura perché l’accesso a Internet diventi un diritto fondamentale del cittadino.@mante: Diritto fondamentale dei cittadini può avere molti significati. Occorrerebbe specificare meglio. Io per esempio sono favorevole ad una rete accessibile a tutti i cittadini (uno degli scopi del prossimo governo qualsiasi esso sia) ma sono contrario a dichiarazioni di principio assolute o modifiche costituzionali come quella a suo tempo proposta da Rodotà.
@piovonorane: Qui invece siamo semplicemente in disaccordo. La proposta di Rodotà è esattamente quella a cui pensiamo. Stabilire dei principi aiuta a cambiare una colletttività. Non basta, ma aiuta.
@marcodalpozzo: Io vorrei Rodotà come Presidente della Repubblica; sarebbe l'unica persona dalla quale, almeno attualmente, mi sentirei garantito; per dire della mia stima per l'uomo. La sua proposta di revisione costituzionale è assolutamente condivisibile e, nel mio piccolo, la difendo con molta forza.
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5. di impegnarsi perché la Rete sia davvero neutrale e sia vietato ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica ogni genere di attività di network management suscettibile di incidere sulla libertà degli utenti di accedere a ogni tipo di contenuto a condizioni tecniche ed economiche non discriminatorie.@mante: Tutti gli operatori delle TLC oggi fanno, in certe condizioni strutturali, traffic shaping. Non capisco se il punto 5 intenda vietarlo o meno. Io voglio una rete neutrale, ma senza mulini a vento, nel dubbio voto nì.
@piovonorane: Questione complessa, ma anche qui si tratta di stabilire dei paletti. Vedi la proposta di legge Vimercati-Vita nella legislatura appena chiusa.
@marcodalpozzo: Come principio assolutamente favorevole. Nel merito tecnico non so esprimermi.
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6. di impegnarsi perché tutti i dati e le informazioni in possesso delle pubbliche amministrazioni siano resi disponibili online, in tempo reale, in formato aperto e con una licenza che ne autorizzi l’uso da parte di tutti anche per finalità commerciali@mante: Finalità commerciali? Contrario.
@piovonorane: Preclusione ideologica, un po' singolare per uno che ha votato Renzi ;) . Stimolare la trasparenza anche con strumenti economici conviene a tutta la collettività.
@marcodalpozzo: Anche qui il giudizio di Mantellini mi sembra tagliato con l'accetta. Io, invece, sono decisamente favorevole. Qualche tempo fa, Michele Rosco, sul suo "Marketing dell'Informazione e della Conoscenza" sosteneva che l'operato della Pubblica Amministrazione-Biblioteca deve essere a sostegno (anche) delle azioni imprenditoriali nei territori serviti dalla Biblioteca stessa. Oggi, a distanza di qualche anno, si può dire che gli "open data" siano la tecnologia abilitante di quello che, a suo tempo, era più un buon proposito che una buona pratica.
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7. di impegnarsi perché i tribunali (e tutte le autorità svolgenti funzioni giurisdizionali) rendano accessibili ai cittadini, online e gratuitamente,i testi integrali di tutte le proprie decisioni.@mante: Favorevole.
@marcodalpozzo: Decisamente favorevole
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8. di impegnarsi a fare in modo che il diritto d’autore sia, anche in Rete, uno strumento di promozione della creazione e circolazione dei contenuti artistici, culturali ed informativi e non solo un vincolo e un impedimento.@mante: No. Il diritto d’autore non è uno strumento di promozione e circolazione dei contenuti. E’ un diritto temporaneo sacrosanto e unilaterale che tutela gli autori. Deve essere modificato e riformato e insieme a lui vanno riformate le norme sulla condivisione dei contenuti on line che mostrano evidenti i segni del tempo, ma si tratta di due diritti contrapposti, quello degli autori da una parte e quello dei cittadini dall’altro. Il primo è piccolo e importantissimo (n assenza di alternative) il secondo è predominante e universale. Ed in ogni caso si tratta di materia sovranazionale.
@piovonorane: Qui credo che invece diciamo la stessa cosa con parole diverse. Una riforma nella direzione della flessibilizzazione del diritto d'autore - pensato e scritto prima dell'era del web - è ormai indispensabile.
@marcodalpozzo: Materia tecnica sulla quale non so esprimermi. Il punto comunque mi sembra condivisibile.
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9. di impegnarsi a garantire che nessun contenuto di carattere informativo possa essere rimosso dallo spazio pubblico telematico o reso inaccessibile in assenza di un ordine dell’Autorità giudiziaria.@mante: Favorevole.
@marcodalpozzo: Favorevole.
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10. di impegnarsi nell’adozione delle politiche di governo aperto che vanno diffondendosi in tutto il mondo creando straordinari benefici in termini di trasparenza ed efficienza dell’attività della pubblica amministrazione e di rafforzamento e consolidamento della democrazia.@mante: Molto vago ma favorevole.
@marcodalpozzo: Si, vago. Ma è un decalogo da declinare, almeno spero/credo. Comunque favorevole.
sabato 29 dicembre 2012
una Colonna Sonora per Giornalisti e Lettori #ilsabatodimpdlab #52
Viviamo in una età di mezzo. Quello che ci stiamo lasciando alle spalle è chiaro. Ma se proviamo a chiederci verso dove stiamo andando le certetzze spariscono. La bisaccia del giornalista nasce dal bisogno e dalla voglia di capire: chi siamo dove andiamo e come. Cosa è bene portarci dietro e cosa è meglio abbandonare. Ma soprattutto è un libro contro l'indifferenza, contro il feticcio di una presunta obiettività del giornalista che, di solito, maschera l'adesione al pensiero dominante. Per una informazione che smetta di essere forte coi deboli e debole coi forti, che non lasci mai notizie orfane, che sappia uscire dai palazzi del potere per "camminare domandando" all'interno della società.
Questo un passaggio dell'introduzione de La bisaccia del giornalista (che io vedo bene anche come bisaccia del lettore) che sto leggendo in queste ore. Di questo libro vi propongo la colonna sonora, fatta dai brani, e dai versi, richiamati dall'autore Fausto Pellegrini.
In questo sabato di riflessioni e di bilanci, credo ci stia anche molto bene.
Buona lettura e, soprattutto, buon ascolto (alla fine trovate la playlist).
Coda Di Lupo (Fabrizio De Andrè)
Analfabetizzazione (Claudio Lolli)
C'è solo la strada (Giorgio Gaber)
Scirocco (Francesco Guccini)
Smisurata Preghiera (Fabrizio De Andrè)
Questa la Playlist.
Questo un passaggio dell'introduzione de La bisaccia del giornalista (che io vedo bene anche come bisaccia del lettore) che sto leggendo in queste ore. Di questo libro vi propongo la colonna sonora, fatta dai brani, e dai versi, richiamati dall'autore Fausto Pellegrini.
In questo sabato di riflessioni e di bilanci, credo ci stia anche molto bene.
Buona lettura e, soprattutto, buon ascolto (alla fine trovate la playlist).
Il grido (Giorgio Gaber)
| E voi che brancolate in un delirio tra il male e il bene col rischio di affondare nella totale degradazione aggrappatevi al sogno di una razza che potrebbe opporsi per costruire una realtà di giovani diversi. C'è nell'aria un'energia che non si sblocca come se fosse un grido in cerca di una bocca |
Manifiesto (Victor Jara)
| Yo no canto por cantar Ni por tener buena voz Canto porque la guitarra Tiene sentido y razon |
A Muso Duro (Pierangelo Bertoli)
| Canterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro. |
il Motore del 2000 (Lucio Dalla)
| Noi sappiamo tutto del motore Questo lucente motore del futuro. Ma non riusciamo a disegnare il cuore Di quel giovane uomo del futuro. Non sappiamo niente del ragazzo Fermo sull'uscio ad aspettare Dentro a quel ghetto del 2000 Non lo sappiamo immaginare |
la Fine del Cinema Muto (Claudio Lolli)
| Alla fine del cinema muto si riempirono le osterie di vecchi attori poco fonogenici e dalle tante malinconie, [...] e si perdevano in discorsi accademici sulla storia e il suo occhio di lince, per capire se è vero che chi perde ha torto e che ha sempre ragione chi vince |
Coda Di Lupo (Fabrizio De Andrè)
| Ed ero già vecchio quando vicino a Roma a Little Big Horn capelli corti generale ci parlò all'università dei fratelli tutte blu che seppellirono le asce ma non fumammo con lui non era venuto in pace e a un dio fatti il culo non credere mai. |
Analfabetizzazione (Claudio Lolli)
| Ed il potere nella sua immensa intelligenza nella sua complessità. Non mi ha mai commosso con la sua solitudine non l'ho mai salutato come tale. Però ho raccolto la sfida, con molta eleganza e molta sicurezza, da quando ho chiamato prigione la sua felicità. |
C'è solo la strada (Giorgio Gaber)
| C'è solo la strada su cui puoi contare la strada è l'unica salvezza c'è solo la voglia, il bisogno di uscire di esporsi nella strada, nella piazza perché il giudizio universale non passa per le case in casa non si sentono le trombe in casa ti allontani dalla vita dalla lotta, dal dolore, dalle bombe. |
Scirocco (Francesco Guccini)
| [...] soffiasse davvero quel vento di scirocco e arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare dietro alla faccia abusata delle cose, nei labirinti oscuri della case, dietro allo specchio segreto d' ogni viso, dentro di noi... |
Smisurata Preghiera (Fabrizio De Andrè)
| [...] ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco non dimenticare il loro volto che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti come una svista come un'anomalia come una distrazione come un dovere |
Questa la Playlist.
sabato 22 dicembre 2012
Buona Campagna Elettorale #ilsabatodimdplab #51
E così Monti si è dimesso. E così da oggi siamo in campagna elettorale per le politiche; la prima, qui da noi, dell'era della Social TV, della Second Screen Experience, del Big Data, della presenza sul Web di tutte le forze. Grandi aspettative, insomma, per quello che la comunicazione politica e l'informazione giornalistica potranno fare sui new media. Intanto, mentre tutti gli analisti cominciano ad affilare i propri strumenti di ricerca per monitorare engagement e sentiment, arriva DemosCoop (via) con la fotografia sul mondo dell'informazione che ci dice che la televisione è ancora mainstream ma che il mezzo più affidabile è internet perchè è il canale in cui l'informazione è più libera e indipendente, che la fiducia nei giornali e nelle radio è scesa.
Insomma, che campagna elettorale sarà?
Cinque anni fa gli schieramenti erano sostanzialmente due. Questo favorì un clima da stadio in cui quello che - a maggior ragione allora - era mainstream, scese in campo come il peggiore dei tifosi favorendo una contrapposizione deleteria. Indipendentemente (ma nemmeno tanto) da quello che fu poi il risultato delle urne. Il Web non fu un buon anticipatore del risultato elettorale (su questo abbiamo riflettuto parecchio; c'è il documento open per ogni altro contributo).
Nella sfida appena iniziata, di schieramenti, ne abbiamo almeno quattro: Bersani, Berlusconi, Centro (Casini? Monti? Fini?) e Grillo. A questi aggiungo l'ultimo arrivato: Ingroia. Che clima si respirerà sul mainstream? e, quindi, anche in Rete? Come si evolverà il fenomeno Social TV? Qualche assaggio lo abbiamo avuto in quest'ultima settimana col patetico presenzialismo di Berlusconi.
Io sono convinto che lo sgretolamento della proposta politica farà bene alla competizione; dal punto di vista di chi la osserverà, la renderà sicuramente molto entusiasmante. L'inconveniente - grosso, ma non esiste compromesso, o forse si... - è che, purtroppo, alla fine, pagheremo con l'italiana vocazione proporzionale e "pentapartitica": insomma a Marzo saremo tutti comunque insoddisfatti.
Il confronto, in ogni caso, è apertissimo ed il ruolo della Televisione, anche alla luce dei numeri di DemosCoop, sarà evidentemente importantissimo. I numeri di Internet, invece, come osserva Fabio Chiusi, sono ancora esigui se è vero, come è vero sempre dall'indagine DemosCoop, che solo un utente sue due di Internet (cioè meno di un italiano su tre) discute e si informa di politica. Se si aggiunge l'imbarazzante partecipazione del Movimento Cinque Stelle alle sue parlamentarie, il quadro della Rete (lato informativo-giornalistico e lato comunicativo-politico) è completo e, senza dubbio, al di sotto delle aspettative.
Sul lato comunicativo-politico ognuno faccia le sue scelte: The Content is King e i vari Marco Montemagno potranno anche fatturare milioni di euro ma, senza contenuti, saranno soldi spesi malissimo per gli improvvidi committenti.
Sul lato informativo-giornalistico: quali sono le responsabilità di una conversazione politica ancora così fiacca in Rete? Credo sia delle testate giornalistiche. Il mezzo, è cosa nota, offre disintermediazione tra il "nuovo politico" (Grillo, ma non soltanto lui) e i Cittadini; ci vuole coraggio, quindi, nel pretendere la conversazione in un clima più che mai incerto (e che, oltretutto, si appresta ad andare in totale confusione vista la quantità di proposte elettorali) senza un ruolo professionale e critico di filtro.
Penso infatti che i Cittadini abbiano bisogno di un interprete affidabile della politica; che dia senso ai fatti, che offra una chiave di lettura e che discuta apertamente. Un giornalista serio, professionale ed onesto che si confronti, con altri giornalisti e altri politici altrettanto seri, professionali ed onesti, in uno spazio in cui sia garantito pluralismo interno. Non chiederei neutralità, anzi.
Non credete che una simile figura e un simile ecosistema aiuterebbero chi abita la Rete (e anche chi non la abita, sia chiaro) a capire meglio quanto le parole di questa campagna elettorale saranno state dette col cuore? Altrimenti a cosa servirebbe e che cosa sarebbe la Second Screen Experience!
Oh Ragazzi, non siam mica qui a misurare il Social Media ROI!
sabato 15 dicembre 2012
il Terzo Incomodo #ilsabatodimpdlab #50
Gigi Cogo chiede un commento sulla questione del Guardian che chiude l'esperienza della sua "social reading app" con Facebook.
In questo scenario, che è soltanto uno spicchio dell'ecosistema informativo in cui siamo immersi, sono due, anzi tre, gli attori in gioco: (1) il produttore di contenuti, l'editore (nel caso specifico il Guardian); (2) il piattaformaro (Facebook) e (3) le persone che, attraverso la piattaforma, fruiscono dei contenuti. Se ho bene inteso, la negoziazione di cui parla Gigi Cogo, è quella che avviene tra i primi due, tra produttore e piattaformaro, secondo delle logiche - quelle del profitto - che tagliano completamente fuori dalla scena le persone. Logiche che, quindi, sembrerebbero non curarsi di questioni importanti come: Cosa è meglio per le persone? Come si può instradarle in un percorso di crescita verso la conoscenza (e oltre)?
Luca De Biase riporta che, al Guardian, non andrebbe tanto a genio il meccanismo secondo cui, ad essere valorizzati, siano soltanto i contenuti più popolari (nella filter bubble la conoscenza è un taboo). Una nobile causa, questa, difesa da un editore per gli interessi dei suoi lettori; ma il condizionale usato da De Biase mi fa riflettere: magari al Guardian, semplicemente, non conviene più lasciare il controllo dei propri contenuti a Facebook continuando a tenere attiva un'app che, da qualche mese a questa parte, con un fenomeno che sembra aver interessato anche il Washington Post, ha stufato e infastidito i Facebookeros (per ragioni che, francamente, non capisco: quella della frictionless sharing è o no una pratica che autorizziamo utilizzando l'app? Morozov - via - quando parla di pedinamento di Facebook, secondo me fa del populismo).
Ma non lo so dire.
Non so nemmeno dire se le piattaforme potrebbero reggersi in piedi anche solo con gli UGC. In tema di citizen journalism, d'altra parte, penso: non sono forse gli stessi UGC che fanno notizia? Messa in questi termini (le cose, in effetti, non stanno esattamente così), la parte del leone, la farebbe sicuramente la piattaforma. Anche da un punto di vista economico. E, quindi, il piattaformaro, che interesse potrebbe avere a negoziare?
La mia visione - ristretta al breve termine oltre che e da un background che da ampliare - è che non ci sarà nessun negoziato. Saranno gli editori a dover cedere, a meno di scelte diverse di cui PierLuca Santoro ha più volte disquisito nel suo spazio.
La speranza che ho, invece, è che tali negoziati ci siano, purchè al centro di ogni trattativa venga posto il Cittadino, il lettore (mi piacerebbe, cioè, prevalesse più la logica secondo cui tra i due litiganti il terzo gode che quella del terzo incomodo). Perchè gli UGC saranno pure diventati importanti ma, e qui credo di interpretare parte dell'ampia riflessione di Gigi (che, infatti, parla, più in generale di cloud), è il lavoro giornalistico, funzionale al cammino dei Cittadini/Lettori verso la conoscenza, ad attribuirgli senso e contestualizzarli.
Ma, in realtà, all'editore, quanto interessa questo tipo di valore del lavoro giornalistico?
Aggiornamento del 16 Dicembre
PierLuca Santoro offre il suo (professionale) punto di vista sulla questione. Ecco due passi importanti:
- Sulla scelta del Guardian, e di altre testate, di percorrere la strada dei Social Reader (su cui aveva già scritto a suo tempo):
Aggiornamento del 17 Dicembre
Riccardo Polesel, che ringrazio per la citazione, fa il punto della situazione. Ecco un passaggio della sua riflessione:
Segnalo anche il lunghissimo resoconto su linkiesta di Paolo Bottazzini, che conclude in questo modo:
In questo scenario, che è soltanto uno spicchio dell'ecosistema informativo in cui siamo immersi, sono due, anzi tre, gli attori in gioco: (1) il produttore di contenuti, l'editore (nel caso specifico il Guardian); (2) il piattaformaro (Facebook) e (3) le persone che, attraverso la piattaforma, fruiscono dei contenuti. Se ho bene inteso, la negoziazione di cui parla Gigi Cogo, è quella che avviene tra i primi due, tra produttore e piattaformaro, secondo delle logiche - quelle del profitto - che tagliano completamente fuori dalla scena le persone. Logiche che, quindi, sembrerebbero non curarsi di questioni importanti come: Cosa è meglio per le persone? Come si può instradarle in un percorso di crescita verso la conoscenza (e oltre)?
Luca De Biase riporta che, al Guardian, non andrebbe tanto a genio il meccanismo secondo cui, ad essere valorizzati, siano soltanto i contenuti più popolari (nella filter bubble la conoscenza è un taboo). Una nobile causa, questa, difesa da un editore per gli interessi dei suoi lettori; ma il condizionale usato da De Biase mi fa riflettere: magari al Guardian, semplicemente, non conviene più lasciare il controllo dei propri contenuti a Facebook continuando a tenere attiva un'app che, da qualche mese a questa parte, con un fenomeno che sembra aver interessato anche il Washington Post, ha stufato e infastidito i Facebookeros (per ragioni che, francamente, non capisco: quella della frictionless sharing è o no una pratica che autorizziamo utilizzando l'app? Morozov - via - quando parla di pedinamento di Facebook, secondo me fa del populismo).
Ma non lo so dire.
Non so nemmeno dire se le piattaforme potrebbero reggersi in piedi anche solo con gli UGC. In tema di citizen journalism, d'altra parte, penso: non sono forse gli stessi UGC che fanno notizia? Messa in questi termini (le cose, in effetti, non stanno esattamente così), la parte del leone, la farebbe sicuramente la piattaforma. Anche da un punto di vista economico. E, quindi, il piattaformaro, che interesse potrebbe avere a negoziare?
La mia visione - ristretta al breve termine oltre che e da un background che da ampliare - è che non ci sarà nessun negoziato. Saranno gli editori a dover cedere, a meno di scelte diverse di cui PierLuca Santoro ha più volte disquisito nel suo spazio.
La speranza che ho, invece, è che tali negoziati ci siano, purchè al centro di ogni trattativa venga posto il Cittadino, il lettore (mi piacerebbe, cioè, prevalesse più la logica secondo cui tra i due litiganti il terzo gode che quella del terzo incomodo). Perchè gli UGC saranno pure diventati importanti ma, e qui credo di interpretare parte dell'ampia riflessione di Gigi (che, infatti, parla, più in generale di cloud), è il lavoro giornalistico, funzionale al cammino dei Cittadini/Lettori verso la conoscenza, ad attribuirgli senso e contestualizzarli.
Ma, in realtà, all'editore, quanto interessa questo tipo di valore del lavoro giornalistico?
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PierLuca Santoro offre il suo (professionale) punto di vista sulla questione. Ecco due passi importanti:
- Sulla scelta del Guardian, e di altre testate, di percorrere la strada dei Social Reader (su cui aveva già scritto a suo tempo):
In primis ritengo che in questo modo si vada a replicare l’idea in salsa social dei portali di notizie, non vi è dunque innovazione ma solo camouflage.
[...]La socialità della notizia non è fatta, o quanto meno non è solo, di “like”. Se l’obiettivo fosse un effettivo processo di condivisione di conversazione con le persone senza bisogno di nuove applicazioni sarebbe sufficiente, banalmente, iniziare a rispondere finalmente ai commenti degli utenti all’interno delle pagine già esistenti su Facebook, cosa che a tutt’oggi rappresenta una rarità.
- Sulla scelta del Guardian di abbandonare la strada dei Social Reader:
Una scelta che [...] è di rispetto nei confronti dei lettori, delle persone, che finalmente potranno consapevolmente decidere quello che vogliono condividere e cosa invece no, e che, soprattutto, sposta il tempo speso online all’interno del sito web della testata [...].Decisione coerente che perfettamente si integra con quella di creare delle community d’interesse nel proprio sito o comunque proprietarie che dimostra concretamente la sottile ma fondamentale differenza tra essere online ed essere parte della Rete e che chiarisce cosa sia la distinzione tra una visione strategica ed il procedere per tentativi.
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Riccardo Polesel, che ringrazio per la citazione, fa il punto della situazione. Ecco un passaggio della sua riflessione:
«Il cliente può licenziare tutti nell'azienda, dal presidente in giù, semplicemente spendendo i suoi soldi da un'altra parte» ha detto Sam Walton, fondatore di Wal-Mart (la più grande azienda al mondo per fatturato e dipendenti nel 2010). Questa frase, citata nel mio libro, si può adattare perfettamente al nostro caso: se il lettore/utente va da un'altra parte, può licenziare tutti sia in un Social Network che in una testata giornalistica.
Segnalo anche il lunghissimo resoconto su linkiesta di Paolo Bottazzini, che conclude in questo modo:
L’esperienza condotta su Facebook, oltre alla crescita del numero di lettori, ha lasciato un’istruzione di fondo nel modello da seguire per il futuro: strutturare le notizie in modo da porre la profilazione dei lettori e la conoscenza in tempo reale dei loro interessi sia come fondamento, sia come obiettivo, degli strumenti di erogazione delle news.
sabato 8 dicembre 2012
Benedetto Twitter! #ilsabatodimdplab #49
Oltre due anni fa, su un FriendFeed che aveva ancora un cuore pulsante, tra pochi intimi, si fece una bella conversazione su alcune riflessioni che avevo condiviso su Chiesa e Web 2.0, un testo che che spiegava le posizioni della Chiesa su Internet, Web 2.0 e dei Social Media, per me inaspettatamente aperte.
La conversazione si chiudeva con la citazione di un articolo del Washington Post, The Pope and social media: A tentative affair, che, siamo a Gennaio 2011, si concludeva così : Though the pope has given his blessing to social media, he still hasn't made an appearance on Twitter.
Ci sono voluti due anni, ma alla fine Benedetto ce l'ha fatta: non è più una notizia il profilo Twitter di Benedetto XVI, anzi: i profili. Credo si tratti del più grande atto di fede che i cattolici (e non) abbiano mai fatto nei confronti del capo della Chiesa: quasi 600 mila followers ma nessun tweet, sulla fiducia, quindi!
Dicevamo, i profili: c'è il profilo main che conta, per l'appunto, 600 mila follower; poi c'è quello tedesco con 15 mila follower, lo spagnolo con 127 mila, il portoghese con 21 mila, il polacco con 7500, l'italiano con 75 mila, il francese con 15 mila e l'arabo con 6000.
Sul silenzio, che pare sarà interrotto il 12 Dicembre, non so dire se ci sia una questione di stile o assoluto digiuno di pratiche social. Mi limito a seguire, con curiosità e divertimento, questo fenomeno. E, molto divertito, segnalo una simpaticissima idea di Luca Perugini: la guida per il Papa su Twitter, A Short Guide To Pontifex: una serie di hashtag che ci preparano all'Evangelizzazione e agli Angelus in CXL notae.
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