Il Social Bookmarking c'è da un'eternità e le piattaforme di Social Networking ne sono la naturale evoluzione. L'idea che una buona presenza social contribuisca alla crescita del ranking nei motori di ricerca è, quindi, un concetto altrattanto datato. Non stupisce, quindi, che, come segnala Tagliaerbe, i fattori del posizionamento sui Motori di Ricerca siano da ricercarsi nelle condivisioni sui Social Network, Facebook e Twitter in primis.
Ma io direi che non sono nuovi, anzi!
Il problema, comunque, sta nel come poi le Aziende o i Brand Personali declinano queste indicazioni. Troppo spesso, infatti, le politiche social sono distanti da quelle sociali, frutto di un marketing che - per quanto etico debba essere per sua stessa definizione - di etico, purtroppo, non ha nulla.
Fioccano in rete le raccomandazioni (questa è l'ultima che mi è capitata) per un buon utilizzo delle piattaforme di Social Networking, su come - ad esempio - usare gli hashtag su Twitter. Capita, però, che importanti agenzie, dimentichino completamente il buon senso e utilizzino improbabili hashtag per dare vita a pietose iniziative come quella amaramente descritta da Gianluca Diegoli.
A chi pensa che la Rete sia qualcosa di virtuale, rispondo sempre che i Social Networking sono delle semplici Reti Sociali per dire che la Rete e le Reti Sociali sul Web (cioè i Social Network) riproducono (declinano) in grande dinamiche da sempre in atto. Prima, forse, c'era solo il racconto delle televisioni e dei giornali, quelli di carta. Ora, invece, grazie al Web, di quelle storie, siamo protagonisti o, almeno, testimoni sicuramente più diretti. Di cosa parlo? Della distanza abissale che c'è tra noi e loro, tra l'1% e il 99%. Tra la vita vera e quella ovattata, tra il pieno di benzina da fare al mattino e l'autista che passa a prenderli con l'autoblu, tra il panino consumato di fretta a pranzo e il conto al ristorante pagato con la carta aziendale, tra il biglietto in curva pagato risparmiando su una birra e l'accredito gratis in tribuna vip.
Forse l'accostamento è azzardato, ma a me, Scosse contro Tweet, ha tanto ricordato l'accordo dei politici per le nomine AGCOM: tutto e solo ciò di cui non abbiamo bisogno! Il problema è che, tra l'ovatta, l'autoblu, la carta di credito e la tribuna vip, loro, poverini, come fanno a saperlo?
Altro che ScosseVSTweet, qui è CurvaVsTribuna!
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sabato 16 giugno 2012
domenica 10 giugno 2012
@Volunia Marchiori è triste? Pure io!
Quando venne lanciato Volunia, Marchiori fu accolto tra critiche ed incoraggiamenti. Io, nel frattempo, tentai di diventarne un Power User. Ero curioso di provare di persona la piattaforma. Poi ne ho perso le tracce: in quattro mesi nessuna risposta.
Poi succede che Marchiori se ne va. Succede anche che arriva la conferma di essere stato selezionato come Power User.
Lascio a voi le conclusioni.
Io, dopo Marco Montemagno che mi scrive tre e-mail in un mese, ho un secondo motivo per essere triste in questo fine settimana!
Poi succede che Marchiori se ne va. Succede anche che arriva la conferma di essere stato selezionato come Power User.
Lascio a voi le conclusioni.
Io, dopo Marco Montemagno che mi scrive tre e-mail in un mese, ho un secondo motivo per essere triste in questo fine settimana!
sabato 11 febbraio 2012
il Manifesto, Volunia e @tigella #ilsabatodimdplab #14
Da il Manifesto a Volunia, da Volunia a Tigella. Questi i passaggi della settimana che si conclude: tante impressioni, polemiche e sforzi - da parte degli attori protagonisti- per venire fuori da una crisi tentando di innovare. Nel caso de il Manifesto, una sfida forse mai raccolta; per Volunia e Tigella un tentativo che il tempo ci dirà se di successo oppure no.
La messa in liquidazione coatta de il Manifesto arriva, come dice il direttore Norma Rangeri, dopo un calvario iniziato nel 2008 con l'assottigliamento dei finanziamenti pubblici. Quella del sacrificio di comprare copie del cartaceo e sottoscrizioni è una richiesta fatta ai lettori [in]fedeli non solo come gesto di amore verso il giornale, ma anche come prova politica per tutti. La mia sarà pure un'analisi superficiale ma dire che si chiude sostanzialmente perchè non ci sono più finanziamenti mi suona tanto come ammissione di colpevolezza. Il finanziamento statale, a mio parere, è fondamentale ma mi chiedo, con dispiacere, cosa ne sarebbe de il Manifesto nel Modello che immagino.
Tutte buone le proposte e le considerazioni di Pier Luca Santoro (ma quanto è stato fatto? La "consulenza" di Pier Luca è vecchia di ben due anni) ma, ormai, sempre di più, come dice Luca De Biase, il giornale non è la sua carta. Nella sua analisi, Luca Conti è abbastanza tranchant: Perchè non passare ad un giornale più fresco e snello soltanto online? Non esistono elementi per supportare una simile tesi - dice Pier Luca - oltretutto la redditività e la pluralità online sono decisamente più concentrate. Lo scenario è sicuramente questo ma, è evidente, occorre innovare un modello, predisporre le basi di un nuovo paradigma in cui tutti, nessuno escluso, deve assumersi una responsabilità. Anche noi come cittadini/lettori; soprattutto noi che di questo Sistema Paese siamo "la maggioranza".
Quel Sistema Paese di cui Stefano Epifani denuncia la fragilità nelle sue considerazioni su Volunia, il motore di ricerca presentato ad inizio settimana all'Universtità di Padova: Non serve oggi a Marchiori il buonismo di quanti con indulgenza lodano l'idea, serve invece il monito di quanti hanno il dovere di avvisarlo, di quanti devono spingerlo a non bruciarla con una realizzazione incosistente o inadeguata. Da questo lato del mondo, quello di chi si parla quotidianamente sulle Piattaforme Sociali del Web, purtroppo, sono arrivate tantissime critiche: ci va giù duro Luca Conti sull'aspetto funzionale, tiragraffi si sofferma su questioni di packaging, abbastanza emblematico lo smarrimento di Massimo Mantellini. Aspettiamo di provarlo tutti insieme. Per l'idea che mi sono potuto fare, ho dei dubbi sul carattere innovativo di Volunia; ad esempio non sono troppo in disaccordo con quanto si dice oltreoceano sulla caratteristica Social Search del motore nostrano: Right now, Facebook and Twitter are social search, because they are where people interact. That doesn’t look much like traditional web search - certainly not the sort of search engine that Marchiori has spent his life building - but it’s hard to tell whether Volunia is a step forward or a move back.
Un tentativo molto forte di rottura è quello di Claudia Vago: tigella ha chiamato a raccolta i suoi follower per un finanziamento "dal basso" del suo progetto: seguire e raccontare OccupyChicago direttamente dagli Stati Uniti, da Chicago (qui ho spiegato le ragioni della mia adesione). Mi chiedo: con chi dovremmo prendercela se tale progetto dovesse fallire? E quanto, invece, Claudia, dovrebbe prendersela con se stessa?
La messa in liquidazione coatta de il Manifesto arriva, come dice il direttore Norma Rangeri, dopo un calvario iniziato nel 2008 con l'assottigliamento dei finanziamenti pubblici. Quella del sacrificio di comprare copie del cartaceo e sottoscrizioni è una richiesta fatta ai lettori [in]fedeli non solo come gesto di amore verso il giornale, ma anche come prova politica per tutti. La mia sarà pure un'analisi superficiale ma dire che si chiude sostanzialmente perchè non ci sono più finanziamenti mi suona tanto come ammissione di colpevolezza. Il finanziamento statale, a mio parere, è fondamentale ma mi chiedo, con dispiacere, cosa ne sarebbe de il Manifesto nel Modello che immagino.
Tutte buone le proposte e le considerazioni di Pier Luca Santoro (ma quanto è stato fatto? La "consulenza" di Pier Luca è vecchia di ben due anni) ma, ormai, sempre di più, come dice Luca De Biase, il giornale non è la sua carta. Nella sua analisi, Luca Conti è abbastanza tranchant: Perchè non passare ad un giornale più fresco e snello soltanto online? Non esistono elementi per supportare una simile tesi - dice Pier Luca - oltretutto la redditività e la pluralità online sono decisamente più concentrate. Lo scenario è sicuramente questo ma, è evidente, occorre innovare un modello, predisporre le basi di un nuovo paradigma in cui tutti, nessuno escluso, deve assumersi una responsabilità. Anche noi come cittadini/lettori; soprattutto noi che di questo Sistema Paese siamo "la maggioranza".
Quel Sistema Paese di cui Stefano Epifani denuncia la fragilità nelle sue considerazioni su Volunia, il motore di ricerca presentato ad inizio settimana all'Universtità di Padova: Non serve oggi a Marchiori il buonismo di quanti con indulgenza lodano l'idea, serve invece il monito di quanti hanno il dovere di avvisarlo, di quanti devono spingerlo a non bruciarla con una realizzazione incosistente o inadeguata. Da questo lato del mondo, quello di chi si parla quotidianamente sulle Piattaforme Sociali del Web, purtroppo, sono arrivate tantissime critiche: ci va giù duro Luca Conti sull'aspetto funzionale, tiragraffi si sofferma su questioni di packaging, abbastanza emblematico lo smarrimento di Massimo Mantellini. Aspettiamo di provarlo tutti insieme. Per l'idea che mi sono potuto fare, ho dei dubbi sul carattere innovativo di Volunia; ad esempio non sono troppo in disaccordo con quanto si dice oltreoceano sulla caratteristica Social Search del motore nostrano: Right now, Facebook and Twitter are social search, because they are where people interact. That doesn’t look much like traditional web search - certainly not the sort of search engine that Marchiori has spent his life building - but it’s hard to tell whether Volunia is a step forward or a move back.
Un tentativo molto forte di rottura è quello di Claudia Vago: tigella ha chiamato a raccolta i suoi follower per un finanziamento "dal basso" del suo progetto: seguire e raccontare OccupyChicago direttamente dagli Stati Uniti, da Chicago (qui ho spiegato le ragioni della mia adesione). Mi chiedo: con chi dovremmo prendercela se tale progetto dovesse fallire? E quanto, invece, Claudia, dovrebbe prendersela con se stessa?
domenica 1 agosto 2010
World Wide We [Grazie Mafe!]
E’ stato come preparare un esame all’Università. Alla fine, ogni pagina ha la sua sottolineatura, la sua nota, il suo post-it. Ed ogni volta che ho ripreso la lettura [durata un mesetto tra impegni di lavoro e primi cazzeggi e sonnellini estivi] ogni sottolineatura, ogni nota ed ogni post-it mi hanno aiutato a riprendere il filo. E ad ogni ripresa mi sono scoperto a rimandare a mente quanto avevo letto per essere poi sicuro di comprendere ciò che mi apprestavo a leggere.
E’ stato un piacere! Mi sono lasciato trasportare dalla passione per la materia e sono rimasto affascinato dai numerosissimi link e riferimenti; ciascuno in grado di aprire un mondo. Con questo libro ho arricchito il mio background, sistematizzato informazioni, fissato conoscenze e acquisito metodo.
Ciò che mi ha fatto leggere con ancora più passione ed interesse questo manuale è il riferimento ad un paio di temi a me molto cari e sui quali in questo blog ho insistito parecchio: il Capitale Sociale e la Comunicazione [Interna/Esterna].
La crescita umana che si ricava dalle relazioni in rete è innegabile. Se a tale crescita si associa anche la comunicazione di un Prodotto o un Servizio in grado di rendere migliore la vita di chi appartiene ad una Community, si raggiunge l’obiettivo di un Marketing Etico; anzi, semplicemente del Marketing. La comunicazione, resa bidirezionale e personalizzata da tecnologie Web-based sempre più evolute [odio il termine Web 2.0, è una marketta e niente di più!], diventa quindi una discussione, uno scambio, una relazione; tutti fiori germogliati da un seme [Mafe lo definisce Social Object], che uno spirito etico e [lasciatemi dire] da educatore inquadra [o almeno dovrebbe] in un Concept Narrativo che appassiona e coinvolge: Capitale Sociale che cresce, insomma!
Il punto cruciale è il metodo di semina che solo un buon contadino può avere [o, forse meglio, che un buon contadino deve avere]. Fuori dalla metafora, cioè, il punto cruciale è la Comunicazione [in primis Interna] e l’appartenenza ad una Community: se si sa ben comunicare internamente si saprà comunicare sul Web; se al di qua della presenza online dell’Azienda c’è una Community [i.e. un Gruppo di Lavoro] che funziona, funzionerà anche la Community a cui si sarà appartenuto [o che si sarà creata] online. Un tuttuno [tra al di qua e al di là della presenza online - MCC direbbe tra il dentro e il fuori] che rafforza ancora di più una mia convinzione: il distinguo che si fa tra reale e virtuale è del tutto fuori luogo. La connessione che si crea in una Community online [a prescidere dal medium su cui la Community si basa] è fatta realmente tra persone; se tali connessioni non ci fossero, se l’amicizia su Facebook o il following su Twitter o l’iscrizione su FriendFeed non esistessero, non sarebbero nemmeno reali.
Uno spunto interessante, poi, considerando i tanti post dedicati in questo mio spazio all’argomento, è il parallelismo proposto da Mafe tra il metodo da utilizzare per captare/creare Community e il metodo per il posizionamento sui Motori di Ricerca. Per questi ultimi, su mdplab, ho sempre sostenuto il buon senso: nessun particolare stratagemma nello scrivere per il Web, nessun artificio, mai troppi calcoli sulla keyword density e bla bla bla... Mafe propone lo stesso concetto per il Social Network: basta parlare del Social Object, basta inquadrarlo in un ragionevole e coinvolgente Concept Narrativo. Così anche chi non è mai comparso online potrà essere raggiunto. A tal proposito, la stessa Mafe risponde con la findability [pagina 118] ad un dubbio di cui ho spesso discusso: come fanno le piccole imprese a imporre la propria presenza online? Per usare termini ricorrenti nel libro/manuale: come fare quando il proprio Social Object non può essere il marchio [perchè ancora non conosciuto]? La risposta, per l’appunto, è: usare buon senso, raccontare la propria storia senza nessuna forzatura. E sarà più facile essere trovati!
Concludo queste mie riflessioni [per le quali sono, come sempre, graditi i commenti] consigliando di leggere il Capitolo 9, La progettazione della Socialità: il tema di come si sono evolute le pratiche sul Web non costituisce soltanto una base per il metodo di lavoro ma, ancora prima, un background culturale che [anche per la chiarezza con cui è presentato] dovrebbe essere in grado di aprire gli occhi anche a chi è più scettico.
Buona lettura e grazie a Mafe!
venerdì 18 giugno 2010
Google NewsPass. Peggiorano i Contenuti e l'Esperienza di Ricerca?
Sembra che la Repubblica abbia dato la notizia ufficiale per prima al Mondo Intero. Facendo a quest'ora una ricerca su Google per Google NewsPass si trovano articoli americani che citano il nostro quotidiano. Complimenti quindi a Massimo Russo!
In pratica, per la fine dell'anno, Google lancerebbe NewsPass, un sistema di pagamento integrato con la ricerca che consentirà agli utenti di acquistare con un solo click e agli editori di utilizzare un'infrastruttura unica per web, mobile e tablet per monetizzare i propri contenuti [via Repubblica].
Search Engine Land ci ricorda che, a Settembre dello scorso anno, Google rispose ad una RFP della Newspaper Association of America con un documento in cui si introduceva il concetto di micropagamento per articoli sulle piattaforme di Mountain View. Di quel documento riporto la sezione dedicata al Search:
Google's mission is to organize the world's information and make it universally accessible and useful. This applies to all information -- paid and free. Google Search currently supports discovery of a variety of paid content, from books to scholarly material to newspaper archives to premium newspaper content such as that from the Wall Street Journal and the Financial Times.
Google works with publishers to support discovery of premium content in a number of ways today:
- Publishers can provide a preview or landing page for Google to crawl, consistent with what end-users see. This is available to users of Google Search and News.
- Publishers can allow Googlès crawlers full access to their premium content, but maintain a paywall or preview mode for users. This content is marked as "subscription" in Google News.
- Publishers can provide free access to the first full article via our "First Click Free" program, which treats premium content as "free" in Google News and Search, but requires payment once users navigate away from the first article.
Il Modello di Business dovrebbe essere un Freemium + Advertising e si appoggerebbe, stando al documento citato, su Google Checkout.
Ciò che mi rende perplesso è la reperibilità dell'articolo a valle di una Ricerca. L'azione del crawler, anche in sezioni che per gli utenti sarebbero a pagamento, consentirebbe l'indicizzazione dei contenuti ma il posizionamento degli stessi come sarà deciso? Se il PageRank continua ancora a funzionare grazie al sistema del link mutuo tra i contenuti dell'Internet, assumendo che avrà molto meno senso linkare un contenuto a pagamento [sarebbe come dire al lettore di un articolo ad accesso gratuito: questa è la mia fonte se la vuoi consultare, comprala!], credo che le posizioni sulle SERP saranno molto meno naturali di quanto lo siano ora.
Già adesso, agendo su contenuti liberi, l'algoritmo non è sempre affidabile in termini di Precision e Recall con una conseguente frustrante esperienza di Ricerca [i.e. contenuto non di qualità, articolo non rispondente alle proprie esigenze, assenza di argomenti di nicchia da reperire poi per altre vie]. Sono sicuro che le cose peggiorerebbero se si dovesse far ricorso all'intervento umano; ancor peggio sarebbe se si dovessero seguire logiche squisitamente commerciali [i.e. a parità di notizia data - il che vale a dire, su Google, a parità di chiavi di ricerca utilizzate nella query al motore] sta più su la notizia dell'Editore che ha pagato di più [anche in questo caso, in effetti, si tratterebbe di intervento umano].
Un altro dubbio: quali saranno gli articoli prodotti dagli Editori? E' ovvio che verranno dati in pasto ai lettori contenuti a più alta profittabilità. Una discussione gia' fatta in altri spazi dovrebbe fermarmi dal porre nuovamente una domanda: siamo sicuri che sia giusto dare alle persone esattamente ciò che chiedono quando ciò che si chiede è palesemente spazzatura? Di che qualità saranno gli articoli con cui NewsPass riempirà i suoi server? Certo, non dovrebbe essere un mio problema ma, lasciatemelo dire, ne faccio una questione quantomeno di carattere ecologico!
Che aiuto questo meccanismo potrà dare all'Editoria Online? Una prima risposta l'avremo sul grado di fiducia che gli Editori avranno voluto dare a questo progetto ma è ovvio che il giudizio finale sara' il nostro!
Vi sbilanciate anche voi?
venerdì 28 maggio 2010
[Ma] Google salverà [davvero] i giornali [?]
Qualche higlight:
[1] La sopravvivenza del giornalismo di qualità è essenziale per il funzionamento della democrazia moderna [questa affermazione è di Eric Shmidt, AD di Google].
Ma non si sa ancora bene quale sia la definizione di qualità e che cosa sia di qualità, chi decida se un contenuto sia di qualità. Il sistema di rating di Google [il Page Rank] non è sempre in grado di restituire contenuti interessanti anche e soprattutto perchè l'algoritmo non indicizza che una minima parte del totale immagazzinato nei server connessi all'Internet [tra gli altri sono lasciati fuori dai giochi proprio i contenuti a pagamento; a meno che non mi sfugga qualcosa - ed è assolutamente probabile - la notizia è pure elencata nei risultati di ricerca ma per la sua lettura completa il lettore non può prescindere da un esborso economico].
[2] E' ovvio che le persone finiranno per pagare in un modo o nell'altro. è molto più importante analizzare in dettaglio cosa far pagare e come.
Ma come si fa ad essere sicuri di questo? I tanti esperimenti fatti non ci hanno forse dimostrato la grandissima resistenza degli utenti ad effettuare pagamenti [diretti] per l'acquisizione di contenuti/articoli?
Ma come si fa ad essere sicuri di questo? I tanti esperimenti fatti non ci hanno forse dimostrato la grandissima resistenza degli utenti ad effettuare pagamenti [diretti] per l'acquisizione di contenuti/articoli?
[3] I giornali non hanno un problema di domanda, hanno un problema di modello commerciale [ancora una volta Eric Shmidt].
Beh, non so se la questione sia posta nei termini giusti. La domanda non credo sia tanto di giornali, quanto di informazione e di relativa modalità di accesso.
Beh, non so se la questione sia posta nei termini giusti. La domanda non credo sia tanto di giornali, quanto di informazione e di relativa modalità di accesso.
[4] Per noi è importante rendere accessibili le informazioni. Ma naturalmente è difficile farlo se nessuno le crea. Quindi risolvere il problema del settore è nel nostro interesse [Chris Gaither, Manager per le Comunicazioni di Google].
Un modo politically correct per dire che senza il traffico generato dalle notizie la loro azienda fallirebbe.
[5] I tre pilastri del nuovo modello pensato e sperimentato da Google sono: distribuzione, coinvolgimento e monetizzazione. L'obiettivo da perseguire, cioè, è quello di fare arrivare le notizie, i contenuti, ad un numero di persone più alto possibile con una presentazione che sia la più coinvolgente possibile con l'obiettivo di monetizzare il più possibile sia in termini di conversione in abbonamento sia con la pubblicità.
Probabilmente si dice qui quanto già era stato detto tempo fa: tale Business Model assomiglia forse un pò al Freemium + Advertising.
Probabilmente si dice qui quanto già era stato detto tempo fa: tale Business Model assomiglia forse un pò al Freemium + Advertising.
[6] Shmidt e i suoi colleghi si rendono conto che un sistema dell'informazione più moderno potrebbe produrre una quantità sufficiente di buoni contenuti per soddisfare le esigenze di Google, anche se nessuno ha ancora trovato il sistema per pagare i corrispondenti a Baghdad e neanche quelli a Washington.
Appunto!
Da adesso in poi è tutta roba mia!
La domanda che pongo è: dal punto di vista puramente implementativo, come fa Google a trarne profitto? L'abbonamento verrebbe fatto a contenuti non accessibili a tutti se non con un pagamento e, proprio perchè non accessibili, nemmeno indicizzabili dal motore e [ultimo passaggio logico] conseguentemente non reperibili a valle di una ricerca. Se questi passaggi sono giusti, ripeto: cosa potrebbe trarre Google da una navigazione condizionata da una transazione economica?
Sarebbe per caso costretto a rivedere il suo algoritmo? Come fa ad agire il sistema del Page Rank se un documento a pagamento è praticamente impossibile che abbia link in ingresso?
E, per concludere: ma non è forse più realistico pensare che un utente, qualora disposto ad un pagamento [ad un sito di cui, quindi, conosce l'indirizzo] possa fare a meno di un [del] Motore di Ricerca perchè possessore degli strumenti per accedere direttamente a ciò che cerca e che, proprio per l'essersi abbonato, è sicuro di trovare [computer, mause, tastiera e carta di credito]?
E' probabile che mi sia abbandonato, come al solito, a riflessioni strane e fuori luogo ma se ci fosse almeno un pò di senso in quel che dico, sarebbe davvero assurdo pensare che, come Azienda, Google si candiderebbe a diventare un nuovo Editore Globale?
Dico questo perchè credo che Google per i Giornali possa fare davvero molto molto poco a meno di non modificare qualcosa del suo modo di essere e di fare!
Dico questo perchè credo che Google per i Giornali possa fare davvero molto molto poco a meno di non modificare qualcosa del suo modo di essere e di fare!
venerdì 11 dicembre 2009
Real Time Search di Google: ma funziona davvero?
Due sono i parametri che qualificano un sistema di Recupero delle Informazioni [Information Retrieval].
Ripropongo qui le definizioni di tali parametri:
Le teorie dell'Information Retrieval ci dicono che l'efficacia di un sistema di Information Retrieval si valuta misurando la Precision a diversi livelli di Recall.
Ora un sillogismo che uso per entrare con efficacia nel cuore del post:
Cosa accadrà con la novità di Google che permette l'aggiornamento dei risultati di ricerca in tempo reale? È ovvio che in questo modo aumenteranno [e, altrettanto ovviamente, in tempo reale] le voci restituite dopo una richiesta di ricerca; ma perchè le performance del Motore di Ricerca rimangano almeno invariate occorrerà che, allo scontato aumento di dimensioni del serbatoio da cui pescare risultati [i. e. documenti indicizzati], segua anche, banalmente, un aumento del numero di documenti pertinenti alla query contenuti nel serbatoio.
Sarà possibile? Oppure ci si deve aspettare un deterioramento dell'esperienza di ricerca?
Non si ha la certezza che, percentualmente rispetto al totale dei documenti indicizzati, questo meccanismo aumenterà i documenti pertinenti.
Ammettendo che le modalità di restituzione non varino con il Google real time, è proprio questo l'elemento discriminante che decreterà il successo o meno del progetto. Osservo però che è altamente probabile che l'algoritmo di recupero sia diverso poichè vedo come impossibile un calcolo istantaneo del rating [che è il meccanismo su cui si basa il "Google classico"]. Si noti che la verifica/conferma di una effettiva modifica dell'algoritmo potrebbe anche impattare pesantemente sugli specialisti SEO/SEM.
Devo inoltre anche dire che non è del tutto assurda l'ipotesi di manovre fraudolente di pubblicazione di twit e post non propriamente autentici sui Social Media coinvolti che contribuiscono al Real Time Search. Osservazione, questa, fatta al netto di un altro fenomeno che minaccia il rinnovato sistema: il disorientamento per l'utente [alla ricerca di informazioni di acquisto si Prodotti e/o Servizi] che si vedrà addirittura trasformare sotto gli occhi la pagina di Google.
L'aumento della pubblicazione degli spazi sul Web fa in modo che l'entropia della Rete [e nella Rete] cresca; beh, dopo i dubbi appena espressi, una convinzione ce l'ho: che il real time non farà altro che aumentare il ritmo di tale crescita a tutto svantaggio dell'utente.
È scontato, ora più che mai, che un motore di ricerca semantico potrebbe risolvere gran parte dei problema [anche se il rischio delle frodi ci sarebbe comunque, anzi...]!
E voi, in particolare gli esperti [il link è per gli amici che conosco di persona], cosa ne pensate?
Ripropongo qui le definizioni di tali parametri:
Recall: la Recall è il rapporto tra il numero dei documenti recuperati pertinenti alla query ed il numero di tutti i documenti pertinenti contenuti nell'archivio cui attinge il Sistema.
Precision: la Precision è il rapporto tra il numero di documenti recuperati pertinenti alla query ed il numero totale dei documenti recuperati a valle della query.
Le teorie dell'Information Retrieval ci dicono che l'efficacia di un sistema di Information Retrieval si valuta misurando la Precision a diversi livelli di Recall.
Ora un sillogismo che uso per entrare con efficacia nel cuore del post:
Google è un Motore di Ricerca. I Motori di Ricerca sono un sistema di Information Retrieval. Google è un Sistema di Information Retrieval.
Cosa accadrà con la novità di Google che permette l'aggiornamento dei risultati di ricerca in tempo reale? È ovvio che in questo modo aumenteranno [e, altrettanto ovviamente, in tempo reale] le voci restituite dopo una richiesta di ricerca; ma perchè le performance del Motore di Ricerca rimangano almeno invariate occorrerà che, allo scontato aumento di dimensioni del serbatoio da cui pescare risultati [i. e. documenti indicizzati], segua anche, banalmente, un aumento del numero di documenti pertinenti alla query contenuti nel serbatoio.
Sarà possibile? Oppure ci si deve aspettare un deterioramento dell'esperienza di ricerca?
Non si ha la certezza che, percentualmente rispetto al totale dei documenti indicizzati, questo meccanismo aumenterà i documenti pertinenti.
Ammettendo che le modalità di restituzione non varino con il Google real time, è proprio questo l'elemento discriminante che decreterà il successo o meno del progetto. Osservo però che è altamente probabile che l'algoritmo di recupero sia diverso poichè vedo come impossibile un calcolo istantaneo del rating [che è il meccanismo su cui si basa il "Google classico"]. Si noti che la verifica/conferma di una effettiva modifica dell'algoritmo potrebbe anche impattare pesantemente sugli specialisti SEO/SEM.
Devo inoltre anche dire che non è del tutto assurda l'ipotesi di manovre fraudolente di pubblicazione di twit e post non propriamente autentici sui Social Media coinvolti che contribuiscono al Real Time Search. Osservazione, questa, fatta al netto di un altro fenomeno che minaccia il rinnovato sistema: il disorientamento per l'utente [alla ricerca di informazioni di acquisto si Prodotti e/o Servizi] che si vedrà addirittura trasformare sotto gli occhi la pagina di Google.
L'aumento della pubblicazione degli spazi sul Web fa in modo che l'entropia della Rete [e nella Rete] cresca; beh, dopo i dubbi appena espressi, una convinzione ce l'ho: che il real time non farà altro che aumentare il ritmo di tale crescita a tutto svantaggio dell'utente.
È scontato, ora più che mai, che un motore di ricerca semantico potrebbe risolvere gran parte dei problema [anche se il rischio delle frodi ci sarebbe comunque, anzi...]!
E voi, in particolare gli esperti [il link è per gli amici che conosco di persona], cosa ne pensate?
venerdì 13 giugno 2008
come Ascoltare il Mercato?
"Il mercato è attendibile. Bisogna ascoltarlo e dargli quello che chiede."
A parlare così è Mike Schroepfer, votato uno degli uomini più influenti del Web, vice presidente Engineering della Mozilla Corporation, in un'intervista pubblicata su Vitadigitale, il Blog di Federico Cella, sulle pagine di corriere.it.
L'occasione è quella della presentazione di Firefox 3.0 per il quale Mozilla conta di superare il record di download in un giorno nel lancio che verrà fatto il prossimo 17 Giugno.
Ma sono altre le parole che mi hanno colpito. Quelle con cui ho aperto il post!
Il mercato è attendibile, è vero, ma come si fa a dargli ascolto?
Mi sono avvicinato al Marketing anche per il debole che ho per i numeri, per le statistiche, per le ricerche. Le ricerche che mi è sempre piaciuto studiare sono quelle di mercato per scoprire tendenze e orientamenti. Ma ho sempre lavorato per passione su numeri pubblicati da Agenzie e solo su mercati di rilievo (ai tempi di italia.it, grazie anche ai preziosi e numerosi suggerimenti di Claudio Iacovelli, il mio mercato di interesse era quello turistico).
Ma almeno una paio di dubbi mi vengono:
(1) Quando si lavora su ricerche già fatte, quali devono essere le chiavi di lettura da utilizzare per estrarre dai dati il maggior numero di informazioni possibile e, soprattutto, utili? Sicuramente la sensibilità naturale degli analisti è un punto essenziale ma ritengo anche che ci siano dei criteri oggettivi da utilizzare. Quali sono? Sapreste darmi qualche riferimento?
(2) Quando si parte da zero, cioè quando la ricerca di mercato e l'analisi delle tendenze sono un lavoro da fare ex-novo, quali sono i minimi costi che si devono sostenere? Ovviamente il costo dipende dal tipo di mercato da investigare e, probabilmente, anche dal territorio in cui tale investigazione deve essere fatta.
Ma non mi meraviglierei se scoprissi che un'idea, a sensazione magari validissima, fallisse nella fase realizzativa per il semplice motivo che non si è creduto abbastanza (ad esempio per semplici ragioni di carattere economico) nell'analisi del Mercato.
Dal punto di vista Web io credo che la questione debba essere vista su un unico piano: Sito Web e Azienda vanno di pari passo! Ho più volte riflettutto su questo Blog sul fatto che un sito Web abbia molte probabilità di successo solo se inteso come specchio dell'Attività che c'è dietro (intendendo per successo il passaggio del massaggio aziendale con un conseguente raggiungimento dell'obiettivo prefissato).
La ricerca di mercato, quindi, non è (soltanto) quella da condurre Online per battere la concorrenza sui Motori di Ricerca di un Sito che vende il nostro stesso prodotto ma soprattutto quella da fare Offline.
Il successo sul Web, io credo, sarà una logica conseguenza.
Certo, i Motori di Ricerca sono fondamentali ma non si può certo prescindere dal contenuto che trasmette un'idea valida (proprio perchè sostenuta da una preventiva ed approfondita indagine). In tempi in cui, oltre che di SEO, si fa un gran parlare di SMM e SMO.
Forse dico una banalità se penso al fatto che se non ci fosse il contenuto si avrebbe ben poco da ottimizzare.
Che ne pensate?
venerdì 28 marzo 2008
SEO in Vetrina
Risale a qualche giorno fa la pubblicazione su Repubblica di un articolo sull'iniziativa della facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell'Università degli Studi di L'Aquila che ha invitato gli studenti del Master in Web Technology ad un contest: posizionare un sito Web per la parola chiave Funzino Apocrifo, un nome totalmente inventato per una specie di pesci.
La storia, a dir la verità, è abbastanza vecchia ma quello che penso sia importante segnalare è la ribalta concessa su una testata importante alla pratica del Search Engine Optimization.
Ciò che, comunque, ha destato in me particolare attenzione sono le parole di Emilio Calvano, responsabile tecnico del concorso, che nell'intervista rilasciata a Riccardo Bagnato dichiara che per ben posizionare un sito sui principali motori di ricerca basta seguire le linee guida suggerite dal consorzio W3C.
A dir la verità Calvano aggiunge un forse :)
Ricordo che qualche tempo fa c'erano stati degli articoli che parlavano della relazione esistente tra la certificazione dei Siti secondo gli standard W3C e la SEO e l'idea che personalmente mi ero fatto era di una sostanziale sconnessione tra le due cose. In buona sostanza: fare SEO è un'attività cui certo non fa male la certificazione W3C.
Ma di qui a dire per posizionare un Sito occorre seguire il W3C ce ne passa. O no?
Inoltre, se ricordo bene, al corso di Posizionamento a Roma nel mese di Ottobre, la compliance al W3C non veniva considerata nemmeno da Francesco come una linea guida imprescindibile per il posizionamento sui Motori di Ricerca.
lunedì 18 febbraio 2008
(Political) Blogging Community Outreach
Nell'ultimo Whiteboard Friday di SEOMoz si parla di Blogging Community Outreach ovvero di come poter raggiungere nuovi nodi della blogosfera con l'obiettivo di acquisire più credibilità e di avere nuove ed interessanti opportunità uscendo dalla propria nicchia fatta di blog cui si è legati con dei legami forti.
La parte interessante della lezione di randfish non è tanto, almeno per me, quella in cui sono spiegati i modi di procedere ed i successivi benefici di cui si può godere quanto quella in cui ci si riferisce alla Political Blogosphere come caso di studio e di applicazione della teoria. Tuttavia qualche riflessione la voglio condividere con voi (ansioso di sapere la vostra!) anche su quanto si dice nei primi minuti del filmato...
Gli step che Rand raccomanda per uscire dal proprio centro sono pochi, semplici e, io direi, molto intuitivi. Se infatti si tiene chiaro in mente l'obiettivo di uscire dal proprio centro di connessioni forti è fin troppo scontato pensare di (1) dover identificare le comunità più interessanti da colpire e, quindi, (2) parteciparvi; (3) identificare i punti di accesso (hub) che possono portare a tali comunità e, successivamente, (4) procedere alle segnalazioni dell'url del proprio blog; (5) partecipare ad eventi e (6) parlare con i grandi player del settore che si è deciso di contattare non tanto per avere credibilià verso gli altri ma soprattutto per arricchirsi di contenuti nuovi (perchè portati da nuove fonti); (7) individuare quelli che Rand definisce Content Holes ovvero questioni che ci si pone e argomenti non approfonditi ma comunque appetibili e, conseguentemente, (8) cercare di produrre risposte dando loro la forma di nuovi post! Solo così, dice Rand, si può fare branding di se stessi e del proprio blog, si creano opportunità (anche economiche) che prima (considerando di tali opportunità almeno la misura) non si sarebbero potute avere e si può scalare il Ranking dei motori di ricerca (grazie ai link che si conquistano).
In questa teoria è chiaro il riferimento ai legami forti e ai legami deboli. Gli stessi che, parlando di Capitale Sociale, sono connessi al concetto di Bonding Social Capital e Bridging Social Capital rispettivamente. Dalle parole di Rand vedo però un più chiaro richiamo ad aspetti di carattere pratico (conoscenza fisica di nuove persone e di nuovi argomenti, opportunità economiche e link in ingresso col conseguente aumento del ranking nei motori di ricerca) e a benefici ottenibili più per se stessi che per la comunità cui si appartiene. Non so se questa può essere una diversa declinazione della teoria del Capitale Sociale ma comunque mi sembra una dinamica molto distante da quella descritta nello studio dell'Università del Michigan in cui invece si dimostra che lo stabilirsi di connessioni forti e deboli porta un vantaggio che definirei meno fisico (ma comunque fortemente tangibile) per le persone e sicuramente più coinvolgente il gruppo.
Ma veniamo all'aspetto che ho trovato più interessante. Rand fa l'esempio della blogosfera politica americana ed evidenzia, anche graficamente (si guardi la figura in basso), la presenza di una sinistra, di un centro e di una destra. Sia la sinistra sia la destra sono delle nicchie di blog connessi tra loro con dei legami forti. Il centro è invece definito da Rand come il territorio dei mainstream media.

L'obiettivo delle due parti politiche di raggiungere una maggiore credibilità non può esplicitarsi con la conquista di una connessione ad un nodo che, pur essendo fuori dalla propria nicchia, comunque si trova nella propria orbita. Lo sforzo per stabilire questa connessione sicuramente non sarebbe ripagato da un arricchimento teso poi ad acquisire nuovi legami e a colmare buchi informativi (se si rimane nella propria orbita difficilmente ci si rende conto delle esigenze che sono fuori!). Le due parti (la sinistra e la destra) devono quindi tendere verso il centro, verso dove sono i meanstream media e fare in modo che le connessioni con i nodi di tale nuovo orizzonte si facciano sempre più forti.
Ed ora vado a ruota libera in una fantastica fantablogosfera politica ponendomi delle domande: ma allora le elezioni davvero le vince chi riesce a connettersi al centro? Le può vincere chi riesce ad acquisire nodi verso quel meanstream media di cui Rand parla? Oppure (forse sarebbe meglio dire anche) chi riesce a colmare quel vuoto informativo dando sul proprio spazio risposte agli argomenti di interesse per quei nodi cui non si è ancora connessi attravero una vera e propria opera di link baiting (fraudolento quando in quel post si mente)?
Voi che dite?
E per finire: la mossa di Casini cosa potrà mai generare? Nell'immagine qui in basso mi sono divertito a tradurre in Italiano la blogosfera politica presentata da Rand (più che blogosfera parlerei per l'Italia semplicemente di situazione politica). A partire da Destra troviamo il Popolo della Libertà, l'UDC, il Partito Democratico e la Sinistra-Arcobaleno. Più vicini al centro e, quindi, secondo lo schema di Rand, più in grado di connettersi al meanstream a di colmare il vuoto di contenuti sarebbero Casini da una parte e Veltroni dall'altra...

Non sempre uno più uno fa due ma oggi, con questi strani voli, una sola mi appare la soluzione possibile!
Sto esagerando, lo so! Mi riportate sulla Terra?
La parte interessante della lezione di randfish non è tanto, almeno per me, quella in cui sono spiegati i modi di procedere ed i successivi benefici di cui si può godere quanto quella in cui ci si riferisce alla Political Blogosphere come caso di studio e di applicazione della teoria. Tuttavia qualche riflessione la voglio condividere con voi (ansioso di sapere la vostra!) anche su quanto si dice nei primi minuti del filmato...
Gli step che Rand raccomanda per uscire dal proprio centro sono pochi, semplici e, io direi, molto intuitivi. Se infatti si tiene chiaro in mente l'obiettivo di uscire dal proprio centro di connessioni forti è fin troppo scontato pensare di (1) dover identificare le comunità più interessanti da colpire e, quindi, (2) parteciparvi; (3) identificare i punti di accesso (hub) che possono portare a tali comunità e, successivamente, (4) procedere alle segnalazioni dell'url del proprio blog; (5) partecipare ad eventi e (6) parlare con i grandi player del settore che si è deciso di contattare non tanto per avere credibilià verso gli altri ma soprattutto per arricchirsi di contenuti nuovi (perchè portati da nuove fonti); (7) individuare quelli che Rand definisce Content Holes ovvero questioni che ci si pone e argomenti non approfonditi ma comunque appetibili e, conseguentemente, (8) cercare di produrre risposte dando loro la forma di nuovi post! Solo così, dice Rand, si può fare branding di se stessi e del proprio blog, si creano opportunità (anche economiche) che prima (considerando di tali opportunità almeno la misura) non si sarebbero potute avere e si può scalare il Ranking dei motori di ricerca (grazie ai link che si conquistano).
In questa teoria è chiaro il riferimento ai legami forti e ai legami deboli. Gli stessi che, parlando di Capitale Sociale, sono connessi al concetto di Bonding Social Capital e Bridging Social Capital rispettivamente. Dalle parole di Rand vedo però un più chiaro richiamo ad aspetti di carattere pratico (conoscenza fisica di nuove persone e di nuovi argomenti, opportunità economiche e link in ingresso col conseguente aumento del ranking nei motori di ricerca) e a benefici ottenibili più per se stessi che per la comunità cui si appartiene. Non so se questa può essere una diversa declinazione della teoria del Capitale Sociale ma comunque mi sembra una dinamica molto distante da quella descritta nello studio dell'Università del Michigan in cui invece si dimostra che lo stabilirsi di connessioni forti e deboli porta un vantaggio che definirei meno fisico (ma comunque fortemente tangibile) per le persone e sicuramente più coinvolgente il gruppo.
Ma veniamo all'aspetto che ho trovato più interessante. Rand fa l'esempio della blogosfera politica americana ed evidenzia, anche graficamente (si guardi la figura in basso), la presenza di una sinistra, di un centro e di una destra. Sia la sinistra sia la destra sono delle nicchie di blog connessi tra loro con dei legami forti. Il centro è invece definito da Rand come il territorio dei mainstream media.
L'obiettivo delle due parti politiche di raggiungere una maggiore credibilità non può esplicitarsi con la conquista di una connessione ad un nodo che, pur essendo fuori dalla propria nicchia, comunque si trova nella propria orbita. Lo sforzo per stabilire questa connessione sicuramente non sarebbe ripagato da un arricchimento teso poi ad acquisire nuovi legami e a colmare buchi informativi (se si rimane nella propria orbita difficilmente ci si rende conto delle esigenze che sono fuori!). Le due parti (la sinistra e la destra) devono quindi tendere verso il centro, verso dove sono i meanstream media e fare in modo che le connessioni con i nodi di tale nuovo orizzonte si facciano sempre più forti.
Ed ora vado a ruota libera in una fantastica fantablogosfera politica ponendomi delle domande: ma allora le elezioni davvero le vince chi riesce a connettersi al centro? Le può vincere chi riesce ad acquisire nodi verso quel meanstream media di cui Rand parla? Oppure (forse sarebbe meglio dire anche) chi riesce a colmare quel vuoto informativo dando sul proprio spazio risposte agli argomenti di interesse per quei nodi cui non si è ancora connessi attravero una vera e propria opera di link baiting (fraudolento quando in quel post si mente)?
Voi che dite?
E per finire: la mossa di Casini cosa potrà mai generare? Nell'immagine qui in basso mi sono divertito a tradurre in Italiano la blogosfera politica presentata da Rand (più che blogosfera parlerei per l'Italia semplicemente di situazione politica). A partire da Destra troviamo il Popolo della Libertà, l'UDC, il Partito Democratico e la Sinistra-Arcobaleno. Più vicini al centro e, quindi, secondo lo schema di Rand, più in grado di connettersi al meanstream a di colmare il vuoto di contenuti sarebbero Casini da una parte e Veltroni dall'altra...
Non sempre uno più uno fa due ma oggi, con questi strani voli, una sola mi appare la soluzione possibile!
Sto esagerando, lo so! Mi riportate sulla Terra?
martedì 8 gennaio 2008
Wikia Search - i (miei) primi passi!

Ho registrato la mia utenza su Wikia Search ed ho mosso i primi passi in questo mondo.
Qualche osservazione a volo.
La prima impressione è che i risultati siano ancora di bassa qualità. Ovviamente questo è dovuto sia al fatto che probabilmente Grub non ha ancora indicizzato molto sia, soprattutto, all'essere ancora agli inizi del lavoro degli utenti.
Molto interessante il poter pubblicare dei "Mini Article": si tratta di mini articoli che mostrerebbero all'utente una breve descrizione della query. A lungo andare questo meccanismo dovrebbe aiutare moltissimo l'utenza che, di fronte ad un articolo non corrispondente alle sue intenzioni di ricerca, dovrebbe velocemente raffinare la ricerca stessa con un notevole risparmio di tempo.
Io ho editato il mini articolo per la query Web Marketing e la parte italiana della query Wikia Search :)
E' possibile associare il proprio profilo ad una query. Da un lato credo sia utile: magari un profilo associato alla query che sto facendo potrebbe darmi una mano a reperire esattamente quello che mi serve (magari contattandolo "personalmente"); da un altro lato ho paura che se ne possa fare un uso troppo autopromozionale (e questo sarebbe male).
Gli utenti registrati possono diventare amici esattamente come in un Social Network. Del resto Wikia è, a tutti gli effetti, un Social Network.
sabato 5 gennaio 2008
Wikia Search - Un Anno di Storia e Due Giorni di Inquietante Attesa!
Trasparenza - l'essere open dei sistemi e degli algoritmi che operano, sia in termini di open source sia in termini di open content
Comunità - Ognuno può contribuire in qualche modo (sia a livello individuale sia al livello di intere organizzazioni)
Qualità - migliorare in modo significativo sia la rilevanza e l'accuratezza dei risultati di ricerca sia l'esperienza di ricerca
Privacy - deve essere protetta senza immagazzinare o trasmettere dati identificativi dell'utenza
Questi sono i quattro principi organizzativi che hanno dato vita al progetto Wikia Search [1], di un Motore di Ricerca "democratico" che dovrebbe vedere la luce (sebbene in forma ancora sperimentale) il prossimo 7 Gennaio. Un progetto portato avanti dalla stessa comunità che ha creato Wikipedia.
In questo post voglio fare prima un po' di storia e poi discutere di qualche questione insieme a voi. Invito chi la storia la conosce già a saltare direttamente alla fine (oltre che ad integrare e correggere le eventuali cavolate che ho scritto).
Nella pagina in Italiano [2] si capisce il pensiero che ha animato l'ambizioso progetto di creare un nuovo e più funzionale Motore di Ricerca. Considerando la mancanza di comunità, di responsabilità e di trasparenza nel Mondo del Searching sul Web, il pensiero di Jimmy Wales (il leader dell'organizzazione che creò Wikipedia) è quello di assicurare agli utenti dei risultati migliori, e garantiti dagli utenti stessi, in una logica che dovrebbe almeno assomigliare a quella che ha fatto di Wikipedia lo spazio Web che ha proprio nella Comunità, nella Responsabilità e nella Trasparenza degli utenti i suoi punti di forza.
Il lancio del progetto risale ad un anno fa quando il New York Times pubblicava un articolo [3] di cui è interessante riprendere alcuni passi:
Il Motore di Ricerca Wikia dovrebbe permettere agli utenti di vedere in modo trasparente come i risultati sono generati e modificare liberamente il ranking utilizzando le conoscenze che hanno dell'Internet. Ogni modifica potrebbe essere rielaborata da altri utenti e, come accade con Wikipedia, le discussioni dovrebbero portare ad una decisione trasparente e di qualità.
Wales diceva poi: “I suspect there is a need for categorization and grouping” by the volunteers, Mr. Wales said. “It would not make sense to have a dialogue for each long-tail search. For popular searches, it makes sense.”
“The question is: Will there be a demand?” he said. “I think there will be. People are not happy with the lack of transparency.”
Insomma Wales dirigeva il suo interesse principalmente alle ricerche più popolari: se un argomento risulta essere popolare, maggiore è la discussione che si genera intorno ad esso e, trasferendo il ragionamento sul piano di un Motore di Ricerca "Sociale" (query popolari), migliore è (qui in effetti sarebbe d'obbligo il condizionale) l'accuratezza dei Risultati e il relativo Ranking.
Rassicurante era poi, sempre nello stesso articolo, l'affermazione di Gil Penchina, CEO di Wikia, che confrontava il processo di ricerca a quello di un filtro antispam.
“Humans are pretty good at that; machines are not so good at that,” he said. “What is obvious to a person is not always obvious to a machine. There are all sorts of tricks to fool the search engines. We think that people are better than machines at making decisions about what are proper results for any search term you type in.”
Insomma una vera rivoluzione!
In Italia se n'è cominciato a parlare dall'estate dello scorso anno (almeno a quel periodo risalgono i primi articoli che ho rintracciato) con un approccio che, dopo i proclami di Gennaio, era teso ad analizzare in modo più critico la cosa; con un occhio di riguardo, insomma, sia ad aspetti tecnici sia ad aspetti che oserei definire poco attinenti al Mondo del Search Puro ([4] e [5]).
Vediamo l'aspetto tecnico: il funzionamento di Wikia Search sarebbe basato, prima ancora che sulla discussione delle persone facenti parte della comunità sulla qualità e sul rating dei risultati, su un sistema open source di indicizzazione del Web (Grub [6]) in grado di eseguire un calcolo distribuito sui dati provenienti dai Computer di quanti, in Internet, avrebbero il Software di Crawling installato. Il tutto, a mio modo di vedere, in un primo atto di vera trasparenza. Il progetto Grub era partito già dal 2000 ed aveva attraversato dei momenti difficili ma è tornato a vivere proprio grazie all'acquisizione del team di Wikia che l'ha quindi presentato nelle sue pagine [7]; interessante poi, ma per addetti ai lavori (io non sono tra quelli), è stata la discussione che, proprio nel Wiki, si è sviluppata durante l'anno (ve la segnalo in Webliografia [8]).
Vediamo ora l'aspetto commerciale: si è appena detto dell'acquisizione di Grub. Questo dimostra che comunque Wikia poteva e può contare su un capitale. Nei vari articoli si parla infatti di finanziamenti di più di dieci milioni di dollari ed un contributo anche da parte di Amazon.com. Cifre spaventose, anche se ormai con i grandi movimenti economici di compravendita di idee sul Web (per il Web) c'abbiamo fatto l'orecchio, che dimostrano quanto ambizioso sia, non soltanto dal punto di vista dell'utente, il progetto. E l'ambizione è ovviamente quella di soppiantare Google e di neutralizzare almeno un po' il suo strapotere (a questo punto direi anche economico).
Già, Google! E quali saranno le sue mosse?
Ad Agosto c'era già chi poneva qualche interessante questione. Su Seo Black Hat [9] si rifletteva, in un'analisi rilanciata anche qui da Gijno [10], sul fatto che Google poteva (e può ancora adesso) garantire delle SERP di alta qualità proprio grazie ai contenuti di Wikipedia. Il problema posto era: può Google continuare a far dipendere la sua qualità di sistema di Ricerca da Wiki se Wiki stesso si appresta a diventarne concorrente? Google cercherà di allearsi o di eliminare dalle sue SERP i risultati? Con quali conseguenze?
Il progetto Wikia è comunque andato avanti e, ad un anno esatto di distanza dall'appello che è possibile leggere nella versione italiana nel link in Webliografia ([2])
"Cerco persone per la costruzione e collaborazione di un motore di ricerca ispirato a WIKI. Più specificatamente, delle comunità di persone che desiderano partecipare al miglioramento dei risultati di ricerca e degli sviluppatori per aiutare la creazione di un'alternativa libera per la ricerca in internet." Discutine qui [en]. Iscriviti alla mailing list [en].
--Jimmy Wales, 23 dicembre 2006
con una e-mail a tutti gli iscritti alla mailing list del progetto, il 23 Dicembre scorso, Jimmy Wales ha finalmente annunciato il lancio ufficiale di Wikia Search in questo modo (TechcRunch [11] via Tagliaerbe [12]):
Insomma ci siamo e la notizia è stata data, in questi ultimi giorni, in diverse parti ([13], [14] e [15]).
E adesso qualche riflessione
Un Motore di Ricerca (anche se forse sarebbe meglio parlare in senso un po' più generale come Sistema di Recupero delle Informazioni) fatto in questo modo dovrebbe, almeno stando agli articoli che ne hanno descritto in questi mesi il funzionamento, migliorare l'esperienza di ricerca ed il soddisfacimento da parte degli utenti. Proviamo a dimostrare il perchè.
Qualche tempo fa, su mdplab, avevo riportato delle definizioni sui parametri in base ai quali vengono giudicate le prestazioni dei Sistemi di Information Retrieval [16]: riporto per comodità quelle definizioni di seguito.
Recall: la Recall è il rapporto tra il numero dei documenti recuperati pertinenti alla query ed il numero di tutti i documenti pertinenti contenuti nell'archivio cui attinge il Motore di Ricerca.
Precision: la Precision è il rapporto tra il numero di documenti recuperati pertinenti alla query ed il numero totale dei documenti recuperati a valle della query.
Wikia dovrebbe, per il suo umano filtraggio antispam e per il suo altrettanto umano procedimento di rating, vedere aumentare sia i documenti pertinenti alla query sia quelli che, a valle della query, sono recuperati. Se fosse vera questa mia ipotesi allora Wikia Search dovrebbe garantire un valore Recall più o meno invariato perchè aumenterebbero tutti e due i fattori che contribuiscono a calcolarla. D'altra parte, invece, la Precision si dovrebbe alzare dato che presumibilmente si abbasserebbe il numero di documenti recuperati in seguito all'eliminazione di risultati di tipo spam.
Insomma, dato che le teorie dell'Information Retrieval [17] ci dicono che che l'efficacia di un sistema si valuta misurando la Precision a diversi livelli di Recall, se la Recall rimanesse più o meno la stessa e la Precision aumentasse, avremmo la dimostrazione anche matematica che Wikia sarà un sistema migliore!
Migliore si, se funzionasse davvero come si dice. Ho infatti qualche dubbio:
(1) siamo sicuri che i meccanismi saranno tutti trasparenti? L'interevento umano non potrebbe, invece, essere guidato da menti non ingenue come le nostre e non interessate al solo bene della scienza e della conoscenza? In altri termini: se Wikia, inteso in senso assoluto come un sistema di Searching sul Web, dovesse indicizzare prima ed ordinare poi anche url di entità commerciali (Aziende) come si fa a pensare che queste Aziende non saranno disposte ad assumere pseudo-volontari per far schizzare in alto (ed in moto assolutamente non naturale) i propri contenuti? In un periodo in cui l'Internet si sta affermando contro ogni altro canale di comunicazione non la vedo, questa, un'ipotesi campata del tutto in aria :(
No so che tipo di documenti indicizzerà Wikia ma in ogni caso dovremo fare tutti appello alle logiche che regolano le Comunità sul Web. Insomma: speriamo bene!
(2) se è vero come è vero che il progetto ha ricevuto dei finanziamenti, come si fa a non sospettare che chi ha finanziato non voglia avere anche un ritorno? Un ritorno che, poi, presumibilmente, farebbe scadere quella Qualità promessa da Jimmy Wales?
(3) E Google come farà? Visto che adesso la qualità dei suoi risultati dipende molto da Wikipedia e che Wikia appartiene alla stessa famiglia, darà ancora così tanto spago a Wikipedia stesso? Dobbiamo cioè prepararci a vedere delle SERP di Google ancora peggiori di quelle attuali?
(4) Con Wikia, a quale tipo di attività dovrebbero riconvertirsi i SEO? L'automaticità del funzionamento di Wikia risiederà esclusivamente nell'indicizzazione collaborativa tramite Grub; tutto il resto sarà umano! Avrebbe senso, in uno scenario simile, il lavoro del SEO? Sicuramente sarà importante capire come opera Grub e, conseguentemente, eseguire un adattamento delle piattaforme (ma non è detto che questo sarà necessario). Ma poi?
Che ne pensate voi? Avete qualche certezza in più? o qualche altro dubbio?
A voi la palla!
Webliografia
[1] Wikia Search - Home Page
[2] Wikia Search - Home Page Italiana
[3] New York Times - Something Wiki Is Coming to the Web Search Market
[4] Webmasterpoint - Wikia nuovo motore di ricerca di Wikipedia pronto a sfidare Google
[5] Macitynet - Wikia Search, arriva il motore di ricerca del Web 2.0
[6] Grub - la Home Page
[7] Wikia Search - la pagina che presenta Grub
[8] Wikia Search - la discussione su Grub
[9] Seo Black Hat - Google Exposing their Flank to Wikipedia
[10] Gijno - Google e Wiki
[11] Techcrunch - Wikia Search Launches Private Beta; Public Launch On January 7
[12] Tagliaerbe - Wikia Search parte il 7 gennaio: sarà il rivale di Google?
[13] Motoricerca - MotoNews - Wikia in arrivo
[14] Search Engine Journal - Wikia Search Launching Next Week
[15] Repubblica - Partecipazione, qualità e privacy Così Search Wikia sfida Google
[16] mdplab - Motori di Ricerca: qualche appunto su "come utilizzare gli utenti" per Migliorarne le Prestazioni e le Relative Metriche
[17] unibo - Le basi degli IRS (pdf)
mercoledì 2 gennaio 2008
Internet supera la TV - e Adesso Cosa Succederà?
Sempre da Repubblica [1] vengono riportate le risultanze di uno studio analogo condotto dall'EIAA (European Interactive Advertising Association [2]) in ambito europeo che pare confermare la tendenza italiana ed evidenzia un vero e proprio boom dell'Internet.
Ne hanno già discusso Pier Luca Santoro [3] e Luca De Biase [4] nei rispettivi spazi Web ma voglio comunque porre delle questioni e dei dubbi che ho su come intrepretare questi numeri indicativi di quanto potrebbe accadere in questo neonato 2008.
Condivido quanto Luca dice (e riaffermato anche da Pier Luca) a proposito della impellente necessità di impegnarsi a fare meglio in Internet ma è proprio qui che cominciano a venirmi i dubbi. Diciamo che è relativamente facile prevedere che queste tendenze sposteranno i capitali investiti nell'advertising dai canali che (per ignoranza) definisco convenzionali (come la TV) al Web, ma mi chiedo e chiedo a voi: quali canali online dovrebbero essere interessanti da questi investimenti?
Mi viene facile pensare che dovrebbero essere (almeno) proprio quelli frequentati da quel campione utilizzato nella ricerca; un campione che, come tiene a precisare Giuliano Noci, che ha guidato la ricerca del Politecnico, risulta essere formato da persone di tutte le fasce geografiche e demografiche.
Si, ma quali sono questi canali?
Circa un mese fa Pier Luca parlava [5] della logica con cui ora i programmi televisivi sono creati ad arte per la pubblicità: essa (la pubblicità), diceva Pier Luca, agisce meglio su chi ha una bassa scolarità e limitate capacità intellettuali che, dotato di minori strumenti critici, è più influenzabile. Questo ragionamento portava alla dimostrazione del teorema del declino della qualità della programmazione TV di prime time.
Questa riflessione sul nesso tra qualità dei contenuti e pubblicità mi torna utile per spararne un'altra: quale sarà il compromesso tra produzione di contenuti di qualità (da sempre, almeno da quando lo frequento io, regola principe del Web) e la loro attitudine a calamitare le masse in una misura tale da giustificare un investimento pubblicitario? Mi spiego meglio: quanto di qualità dovrà essere il nuovo contenuto sul Web perchè il relativo contenitore riesca ad attrarre visitatori e, quindi, capitali in advertising? E poi: siamo sicuri che la presenza di advertising continuerà a garantire qualità e conseguente audience a tali contenitori?
Sono consapevole del fatto che queste questioni sono frutto della mia scarsa conoscenza di tali fenomeni che mi fa, quindi, associare l'idea dell'advertising online solo a quella dei banner e degli annunci che capita a tutti di vedere sugli spazi online.
Che mi dite voi?
Le domande appena poste potrebbero non aver senso se per investimento in advertising online si intendesse una presenza finalmente di qualità delle Aziende sul Web. Insomma non solo slogan e banner ma anche e soprattutto spazi qualificati e anche di servizio per gli utenti, presenza equilibrata e non "pubblicitaria" e partecipazione attiva alle discussioni.
Ma non sono queste (almeno alcune del)le caratteristiche di un Corporate Blog?
Per tornare al dubbio di prima (quali sono questi canali?), quindi, mi viene da dire che i canali sono ancora distanti dall'essere presenti in rete e, se ce ne sono, sono davvero pochi! Si tratterebbe, a questo punto, di prendere atto che sempre più persone frequentano la rete e che si dovrà essere pronti ad accoglierle nel miglior modo possibile.
Oppure no?
Un'ultima riflessione: come potranno mai essere le abitudini delle persone col Web quando i produttori di contenuti online avranno finalmente iniziato a cavalcare l'onda che i numeri del Politecnico ci anticipano? Il fenomeno televisivo e quello della Rete sono ovviamente differenti ma se dovesse svilupparsi negli utenti la fidelizzazione soltanto a determinati canali Web (quelli su cui presumibilmente si sarà investito maggiormente - sia che si parli di pubblicazione di Banner sia che si parli di pubblicazione di un Sito (Blog?) Aziendale) proprio come avviene per i programmi TV e se, quindi, tali canali fossero gli unici ad essere frequentati o comunque in grado di raggiungere numeri di audience rilevanti, che ruolo avrebbero i Motori di Ricerca? Sarebbero davvero così utilizzati se l'utenza cominciasse a contare su canali diventati più evoluti e di servizio e iniziasse ad utilizzare (in modo esteso) i feed? E che fine farebbero gli esperti SEO? Avrebbe, cioè, ancora senso "dannarsi l'anima" per posizionare su Google un Sito Internet?
Webliografia
[1] Repubblica - La televisione si arrende a internet - Il 2008 sarà l'anno del sorpasso
[2] EIAA - il sito Internet
[3] marketingblog - Coerenza degli investimenti pubblicitari e implicazioni operative
[4] il blog di Luca De Biase - Web prime time
[5] marketingblog - Invertendo l'ordine dei fattori il risultato cambia
domenica 16 dicembre 2007
il PageRank di Google - Immagini e Appunti sul calcolo ricorsivo per capire meglio cos'è
Avvertenza: può essere utile smaltire questo lungo post utilizzando la versione in pdf (spero gradita!)
il PageRank di Google - Immagini e Appunti sul calcolo ricorsivo per capire meglio cos'è
Qualche tempo fa ho trovato su SEOmoz un interessante post che spiegava il PageRank di Google con delle immagini molto ben fatte. Siccome l'argomento mi interessa e (forse anche per pigrizia) non ho trovato delle pagine in Italiano che lo descrivono allo stesso modo, mi sono preso la briga di riprenderle traducendone il contenuto e di inserirle in una presentazione che pubblico di seguito.
Poi, siccome mi sto da un po' di tempo dedicando alla lettura del libro Google PageRank and Beyond - The science of Search Engine Rankings di Langville e Meyer, ho pensato, per completezza, di riportare da tale libro, in un modo che sia il più accessibile possibile (anche se mi rendo conto che occorrono delle basi di Matematica), la parte introduttiva alla teoria che c'è dietro la formula ed il conseguente calcolo dell'invenzione di Brin e Page.
Questo lavoro è propedeutico ad un piccolo studio che avrei in mente di fare di cui vi do un cenno alla fine del post.
Buona lettura!
La formula che calcola il PageRank di una determinata pagina Web è una formula ricorsiva. Una formula, cioè, che necessita di più di una iterazione perchè produca un risultato affidabile. In gergo si dice che la formula converge verso un risultato. Chi è programmatore può pensare ad un processo ricorsivo come a quello che si può innescare con un ciclo di if annidati con un indice n...In teoria la convergenza la si avrebbe per un numero infinito di iterazioni ma, dato che siamo nel mondo reale, di iterazioni ne vengono fatte in un numero finito per arrivare ad un valore che approssima di parecchio quello che, invece, si avrebbe nel...mondo delle favole!
La formula per il calcolo del PageRank è quella della figura che segue:
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Non è necessario, ai fini della trattazione, dire troppo su questa formula perchè le cose si chiariranno in seguito: per ora è sufficiente notare che la formula dice che il PageRank di una data pagina calcolato all'iterazione k+1 è la somma dei PageRank delle pagine che sono linkate a quella in esame calcolati al passo k messi poi in rapporto con il numero dei link che quelle pagine hanno in uscita. Trova riscontro, quindi, il concetto di Passable PageRank delle slides.
Per modellare meglio il calcolo del PageRank delle pagine Web, intese proprio come nodi tra di loro linkati, si fa ricorso alla teoria delle Matrici. Senza voler scendere nel particolare basti pensare che, invece di effettuare tante somme di prodotti per quante sono le pagine, con le matrici è possibile eseguire una sola operazione con una drastica riduzione del tempo di calcolo. Sempre che, ovviamente, si possa contare su risorse ad hoc!
.bmp)
Ogni elemento non nullo della riga j in posizione i della matrice ottenuta corrisponde ai link in uscita dal nodo j verso il nodo i; ogni elemento non nullo della colonna k in posizione l rappresenta i link in ingresso al nodo k dal nodo l. Uno zero rappresenta l'assenza, per il relativo nodo, di link in ingresso e link in uscita.
Sulla matrice H si possono fare almeno un paio di osservazioni:
Il calcolo, avendo considerato il formalismo delle matrici, può essere più comodamente espresso come appare nella formula in basso:
A questo punto gli autori del libro pongono alcune questioni:
Le risposte a queste domande dipendono strettamente dalle ipotesi che i nostri Brin e Page fecero agli albori della loro invenzione. Diversi sarebbero, infatti, i problemi se la matrice di Google (quella su cui davvero si basa il calcolo del PageRank) fosse effettivamente la matrice H.
La matrice H è quella che forse meglio rappresenta la realtà del sistema di nodi (cioè dei siti); tale realtà è quella che Google si costruisce tramite la scansione che periodicamente fa del Web. Se però si pensa al fatto che nel web ci sono nodi che non hanno link in uscita (i cosiddetti dandling node che creano il problema del rank sinks) o che si linkano solo reciprocamente (problema dei cicli) si capisce quanto complicato (o, per meglio dire, impossibile) sarebbe fabbricarsi una matrice tale da rendere velocemente convergente il calcolo del PageRank.
Per tale ragione Brin e Page pensarono a dei fattori correttivi con l'obiettivo di conferire, a quella che poi sarebbe diventata la Matrice di Google, le proprietà in grado di garantire una rapida convergenza del processo iterativo. Tali fattori dovevano rispecchiare il comportamento di quello che i nostri eroi chiamano il Random Surfer.
Il Random Surfer, quando entra in un dandling node, esce verso un qualsiasi altro nodo scelto in modo del tutto casuale (random, per l'appunto). Questo è il motivo per cui, alla originaria matrice H, gli elementi nulli delle righe associati a nodi che non hanno link in uscita, sono stati sostituiti con l'inverso del numero totale di nodi del Web (cioè 1/n). Dato però che questa modifica da sola non sarebbe bastata a garantire la convergenza del calcolo, è stato aggiunto un altro fattore correttivo, il parametro alfa, un numero compreso tra 0 e 1, che rappresenta la probabilità con cui il Random Surfer segue la struttura naturale dei link (indipendentemente dal suo ritrovarsi a fare i conti con un dandling node oppure no) durante la scansione del Web.
Il Random Surfer, insomma, nella sua scansione della rete può decidere in qualsiasi momento (e con una probabilità pari ad alfa) di non seguire più la naturale struttura dei link. Il Random Surfer, però, trovandosi in un nodo senza uscita, salterebbe comunque verso un altro nodo. Il nodo scelto dal Surfer sarebbe, in questo caso, estratto a sorte da un'urna contenente tutti i nodi del web.
Con queste ipotesi si arriva alla fomulazione delle Matrice di Google, la matrice G che poi è quella che compare nella formula adottata da Brin e Page per il calcolo del PageRank.
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Nella equazione della matrice G compare un vettore, il vettore a, che, in posizione j ha un 1 se il nodo j è un dandling node.
Nel libro citato si dice che il numero di iterazioni necessarie per avere la convergenza con una buona approssimazione al PageRank dei nodi (pagine) del sistema complessivo (Web) è pari a 50 avendo considerato un parametro alfa pari a 0.85 che pare sia quello adottato ancora adesso da Google. Tale valore è un compromesso tra la velocità di convergenza e l'accuratezza del valore ottenuto dopo l'ultima iterazione. Ovviamente più il numero è alto e maggiore è l'affidabilità del risultato da pagare, però, con diversi giorni di computazione!
Riprendiamo adesso le domande erano state poste in precedenza. A gran parte di esse Brin e Page hanno dato una risposta. Per rispondere qualche altra occorrerà fare delle ulteriori ipotesi.
Per adesso mi fermo qui. Nelle prossime settimane (con il tempo necessario che sarò riuscito a ritagliarmi per questo studio) tornerò sull'argomento; gli autori del libro mettono a disposizione dei piccoli programmi di simulazione di calcolo del PageRank che mi piacerebbe applicare per cercare di rispondere ad alcune domande che mi vado ponendo da un po'.Due in particolare:
quanto bene fa un link in uscita al (proprio) PageRank?
Come potrebbe essere gestito in modo diverso il parametro 1/n applicando un sistema a punteggi tipico del Social Bookmarking?
Volete aiutarmi?
O avete già le risposte?
il PageRank di Google - Immagini e Appunti sul calcolo ricorsivo per capire meglio cos'è
il PageRank di Google - Immagini e Appunti sul calcolo ricorsivo per capire meglio cos'è
Qualche tempo fa ho trovato su SEOmoz un interessante post che spiegava il PageRank di Google con delle immagini molto ben fatte. Siccome l'argomento mi interessa e (forse anche per pigrizia) non ho trovato delle pagine in Italiano che lo descrivono allo stesso modo, mi sono preso la briga di riprenderle traducendone il contenuto e di inserirle in una presentazione che pubblico di seguito.
Poi, siccome mi sto da un po' di tempo dedicando alla lettura del libro Google PageRank and Beyond - The science of Search Engine Rankings di Langville e Meyer, ho pensato, per completezza, di riportare da tale libro, in un modo che sia il più accessibile possibile (anche se mi rendo conto che occorrono delle basi di Matematica), la parte introduttiva alla teoria che c'è dietro la formula ed il conseguente calcolo dell'invenzione di Brin e Page.
Questo lavoro è propedeutico ad un piccolo studio che avrei in mente di fare di cui vi do un cenno alla fine del post.
Buona lettura!
La formula che calcola il PageRank di una determinata pagina Web è una formula ricorsiva. Una formula, cioè, che necessita di più di una iterazione perchè produca un risultato affidabile. In gergo si dice che la formula converge verso un risultato. Chi è programmatore può pensare ad un processo ricorsivo come a quello che si può innescare con un ciclo di if annidati con un indice n...In teoria la convergenza la si avrebbe per un numero infinito di iterazioni ma, dato che siamo nel mondo reale, di iterazioni ne vengono fatte in un numero finito per arrivare ad un valore che approssima di parecchio quello che, invece, si avrebbe nel...mondo delle favole!
La formula per il calcolo del PageRank è quella della figura che segue:
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Non è necessario, ai fini della trattazione, dire troppo su questa formula perchè le cose si chiariranno in seguito: per ora è sufficiente notare che la formula dice che il PageRank di una data pagina calcolato all'iterazione k+1 è la somma dei PageRank delle pagine che sono linkate a quella in esame calcolati al passo k messi poi in rapporto con il numero dei link che quelle pagine hanno in uscita. Trova riscontro, quindi, il concetto di Passable PageRank delle slides.
Per modellare meglio il calcolo del PageRank delle pagine Web, intese proprio come nodi tra di loro linkati, si fa ricorso alla teoria delle Matrici. Senza voler scendere nel particolare basti pensare che, invece di effettuare tante somme di prodotti per quante sono le pagine, con le matrici è possibile eseguire una sola operazione con una drastica riduzione del tempo di calcolo. Sempre che, ovviamente, si possa contare su risorse ad hoc!
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Ogni elemento non nullo della riga j in posizione i della matrice ottenuta corrisponde ai link in uscita dal nodo j verso il nodo i; ogni elemento non nullo della colonna k in posizione l rappresenta i link in ingresso al nodo k dal nodo l. Uno zero rappresenta l'assenza, per il relativo nodo, di link in ingresso e link in uscita.
Sulla matrice H si possono fare almeno un paio di osservazioni:
(1) Una matrice riferita ad un sistema di n nodi (n pagine Web) porta nella generalità dei casi ad una complessità computazionale, per ciascuna iterazione (calcolo matriciale), che è funzione del quadrato del numero di nodi considerati (chiamiamo n questo numero). Se si pensa al numero di siti Web che ci sono si arriva ad un valore spaventoso!
(2) La matrice H è però una matrice sparsa: ha, cioè, diversi elementi nulli. Questo perchè le pagine sono linkate solo ad un numero (di gran lunga inferiore ad n) di altre pagine facenti parte dell'insieme complessivo. La cosa riduce di molto la complessità di calcolo e la porta ad essere funzione del quadrato di un numero molto minore di n.
Il calcolo, avendo considerato il formalismo delle matrici, può essere più comodamente espresso come appare nella formula in basso:
A questo punto gli autori del libro pongono alcune questioni:(i) il processo iterativo del calcolo del PageRank continua all'infinito oppure è un processo che converge ad un numero?
(ii) sotto quali ipotesi o proprietà la matrice converge?
(iii) il calcolo converge in qualcosa che abbia senso?
(iv) il calcolo converge ad un unico valore o a valori multipli?
(v) il valore di convergenza dipende dal PageRank al passo zero di iterazione?
(vi) quante iterazioni sono necessarie per approssimare il valore di convergenza?
Le risposte a queste domande dipendono strettamente dalle ipotesi che i nostri Brin e Page fecero agli albori della loro invenzione. Diversi sarebbero, infatti, i problemi se la matrice di Google (quella su cui davvero si basa il calcolo del PageRank) fosse effettivamente la matrice H.
La matrice H è quella che forse meglio rappresenta la realtà del sistema di nodi (cioè dei siti); tale realtà è quella che Google si costruisce tramite la scansione che periodicamente fa del Web. Se però si pensa al fatto che nel web ci sono nodi che non hanno link in uscita (i cosiddetti dandling node che creano il problema del rank sinks) o che si linkano solo reciprocamente (problema dei cicli) si capisce quanto complicato (o, per meglio dire, impossibile) sarebbe fabbricarsi una matrice tale da rendere velocemente convergente il calcolo del PageRank.
Per tale ragione Brin e Page pensarono a dei fattori correttivi con l'obiettivo di conferire, a quella che poi sarebbe diventata la Matrice di Google, le proprietà in grado di garantire una rapida convergenza del processo iterativo. Tali fattori dovevano rispecchiare il comportamento di quello che i nostri eroi chiamano il Random Surfer.
Il Random Surfer, quando entra in un dandling node, esce verso un qualsiasi altro nodo scelto in modo del tutto casuale (random, per l'appunto). Questo è il motivo per cui, alla originaria matrice H, gli elementi nulli delle righe associati a nodi che non hanno link in uscita, sono stati sostituiti con l'inverso del numero totale di nodi del Web (cioè 1/n). Dato però che questa modifica da sola non sarebbe bastata a garantire la convergenza del calcolo, è stato aggiunto un altro fattore correttivo, il parametro alfa, un numero compreso tra 0 e 1, che rappresenta la probabilità con cui il Random Surfer segue la struttura naturale dei link (indipendentemente dal suo ritrovarsi a fare i conti con un dandling node oppure no) durante la scansione del Web.
Il Random Surfer, insomma, nella sua scansione della rete può decidere in qualsiasi momento (e con una probabilità pari ad alfa) di non seguire più la naturale struttura dei link. Il Random Surfer, però, trovandosi in un nodo senza uscita, salterebbe comunque verso un altro nodo. Il nodo scelto dal Surfer sarebbe, in questo caso, estratto a sorte da un'urna contenente tutti i nodi del web.
Con queste ipotesi si arriva alla fomulazione delle Matrice di Google, la matrice G che poi è quella che compare nella formula adottata da Brin e Page per il calcolo del PageRank.
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Nella equazione della matrice G compare un vettore, il vettore a, che, in posizione j ha un 1 se il nodo j è un dandling node.
Nel libro citato si dice che il numero di iterazioni necessarie per avere la convergenza con una buona approssimazione al PageRank dei nodi (pagine) del sistema complessivo (Web) è pari a 50 avendo considerato un parametro alfa pari a 0.85 che pare sia quello adottato ancora adesso da Google. Tale valore è un compromesso tra la velocità di convergenza e l'accuratezza del valore ottenuto dopo l'ultima iterazione. Ovviamente più il numero è alto e maggiore è l'affidabilità del risultato da pagare, però, con diversi giorni di computazione!
Riprendiamo adesso le domande erano state poste in precedenza. A gran parte di esse Brin e Page hanno dato una risposta. Per rispondere qualche altra occorrerà fare delle ulteriori ipotesi.
(i) il processo iterativo del calcolo del PageRank continua all'infinito oppure è un processo che converge ad un numero?
Abbiamo visto che il processo iterativo può convergere ad un numero senza che debba durare al'infinito.
(ii) sotto quali ipotesi o proprietà la matrice converge?
Le ipotesi sono quelle di applicare dei parametri di tipo probabilistico che modellino il comportamento del Randm Surfer (probabilità di seguire la struttura dei link e probabilità equa di saltare ad un qualsiasi nodo quando si trova di fronte ad un dandling node).
(iii) il calcolo converge in qualcosa che abbia senso?
Si, il calcolo converge ad un valore prossimo a quello che si avrebbe con infinite iterazioni.
(iv) il calcolo converge ad un unico valore o a valori multipli?
Sembrerebbe, per quanto detto finora, di si. Anche se... La chiave di tutto sta in quel numero (1/n) che esprimerebbe il carattere democratico di Google: l'equiprobabilità con cui ciascun nodo potrebbe essere ragiunto dal Surfer in caso di assenza di vie d'uscita durante la scansione. Al variare del numero associato a ciascun nodo, varia il PageRank dei nodi del sistema e, quindi, per rispondere alla domanda, si deve dire che il calcolo può convergere a valori multipli.
(v) il valore di convergenza dipende dal PageRank al passo zero di iterazione?
Certamente si!
(vi) quante iterazioni sono necessarie per approssimare il valore di convergenza?
Come detto il numero di iterazioni è pari a 50 ma è dipendente dal parametro alfa. Nel libro citato si dimostra che si passa da un valore di 34 iterazioni per alfa pari a 0.5 fino a 23015 iterazioni per un alfa pari a 0.999.
Per adesso mi fermo qui. Nelle prossime settimane (con il tempo necessario che sarò riuscito a ritagliarmi per questo studio) tornerò sull'argomento; gli autori del libro mettono a disposizione dei piccoli programmi di simulazione di calcolo del PageRank che mi piacerebbe applicare per cercare di rispondere ad alcune domande che mi vado ponendo da un po'.Due in particolare:
quanto bene fa un link in uscita al (proprio) PageRank?
Come potrebbe essere gestito in modo diverso il parametro 1/n applicando un sistema a punteggi tipico del Social Bookmarking?
Volete aiutarmi?
O avete già le risposte?
il PageRank di Google - Immagini e Appunti sul calcolo ricorsivo per capire meglio cos'è
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