Visualizzazione post con etichetta Tecnologia di Condivisione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tecnologia di Condivisione. Mostra tutti i post

lunedì 17 dicembre 2012

pesa di più il 99% di Internet o il 99% di una Intranet?

Non so davvero da che lato prendere l'articolo di stamattina nella sezione Economia e Finanza di Repubblica:  Dall’impresa alla società il grande contagio della rivoluzione digitale.

Non so, potrei esclamare: "alla buon'ora!". La storia del 99% è vecchia più di un anno (almeno): Zuccotti Park e #occupywallstreet risalgono al 17 Settembre del 2011. È dal 17 Settembre 2011 che "il popolo dei non ricchi usa le comunità web per alzare la voce contro le iniquità"; anzi, da prima. Ed è, quindi, da più di un anno che ci si occupa di questo fenomeno.

Oppure, magari, potrei esultare: "bene!" perchè condivido  l'auspicio di vedere quel 99% entrare dentro le mura dell'impresa per partecipare all'iter decisionale. Putroppo, però, dentro le imprese, almeno quelle italiane, conta ancora molto (esclusivamente?) quel cavolo di 1%.

Ma anche un "cosa?" ci starebbe bene. Cosa vuol dire che il "Social Capitalism" si annuncia dirompente? Sappiamo davvero cos'è il Capitale Sociale?

A Marco Camisani Calzolari, grazie al quale sono giunto, da Facebook, a questo articolo, quando dice che «Il trend è segnato, di fatto già in atto, ma perché possa veramente diventare “democratizzante” la tecnologia dovrà essere accessibile a tutti: solo con una effettiva distribuzione della tecnologia potremo avere una distribuzione e condivisione delle conoscenze e della partecipazione», vorrei dire che questo, prima ancora che per le imprese, dovrebbe valere in un ecosistema molto piu' vasto (di cui spesso le imprese sono metafora, almeno in Italia); questo ecosistema si chiama Stato. Poi, soltanto poi, le Imprese. O no?
Voglio dire: quando ho cominciato a leggere di Social Capital and Information Technology, ho sempre pensato all'Internet, non all'Intranet.




Va bene, c'è da ragionare con calma. Perchè l'argomento è delicato: di mezzo c'è una questione culturale.
È ovvio che, quando parlo di metafora, mi riferisco al fatto che quel 99% tanto non è ascoltato dai Governi, quanto non entra nei processi decisionali delle Imprese.
Ora: in che relazione sono questi due fenomeni? Il 99% come la combatte la sua battaglia culturale? La inizia cercando di entrare nelle decisioni dell'Impresa in cui lavora (quindi, tecnologicamente, agendo a livello di Intranet) oppure cerca di fare massa per farsi ascoltare dai Governi, fuori dalle Imprese (agendo, tecnologicamente, a livello di Internet)?
Quale 99% pesa di più: il 99% in una Impresa o il 99% in una intera Nazione? il 99% di Intranet o il 99% di una Internet? Numericamente, ovviamente, il secondo. Ma se, invece, dovessimo considerare l'efficacia? E cosa ci sarebbe da dire se guardassimo anche all'efficienza? Forse l'azione Intranet-based è piu' efficiente perchè, per le ridotte dimensioni, riesce a raccogliere meglio e piu' velocemente le istanze; d'altra parte, però, che efficacia può avere, se l'obiettivo è globale? Così viene da pensare alle azioni Internet-based (anche se, poi: il divario digitale? e le infrastrutture per tutti?).
Qui, tra grilli e santori, tra chi, solo per fare un esempio, fa di piattaforme come LiquidFeedback una merce di scambio per ottenere voti e audience, non è che tiri aria fresca.

lunedì 12 novembre 2012

me l'ha detto un Uccellino. Che?


Riassumo in breve la storia (alcuni twitt li ho cassati per non farla troppo lunga; l'intera conversazione la rintracciate seguendo il gioco di risposte su Twitter):






Qui taglio parecchio e arrivo a quella che, a quest'ora, sembra essere la conclusione:


L'argomento in discussione è di sicuro interesse ma Twitter, almeno su Web (non so se sia altrettanto anche con l'applicazione su piattaforma Mobile), tutto è tranne che un ausilio alla creazione di conoscenza: il gioco delle mention, tanto per dire, non mi ha aiutato.
Il  WIKiD (via) è lo schema che mostra come gli elementi informativi (nuclei elementari) si evolvono in nuclei via via più raffinati grazie all'azione umana della significazione e quella tecnologica della sistematizzazione. L'esperienza di questa sera mi ha insegnato che la tecnologia, la piattaforma, ha un ruolo fondamentale. E' ovvio che, su Facebook, la conversazione, oltre che maggiormente comprensibile, sarebbe arrivata a delle conclusioni più articolate a tutto vantaggio della conoscenza.

sabato 3 novembre 2012

QI o Klout? #ilsabatodimdplab #44

Ripenso spesso al mio colloquio alla Telecom, poco più di dieci anni fa. "Sei esperto del TCP/IP?" e poi anche un improbabile "Hai la Ragazza?". "E' una materia che conosco bene, ma non posso dire di esserne esperto!" e un secco "No!", queste le mie risposte. E loro "Ma si rende conto che lei è un Ingegnere e che qui arrivano laureati in lettere che dicono di sapere tutto del TCP/IP?" e "Ah!".
A cosa, di preciso, erano interessati? Al mio QI o al mio Klout? Di sicuro per loro, dopo un colloquio evidentemente disastroso, ero uno scemo asociale che di peggio non si può. Cercavano uno brillante che, nell'economia delle relazioni, sapesse vendere (e vendersi bene); quindi, probabilmente, cercavano più il Klout che il QI.


Andrew Razeghi, su FastCompany, fa una riflessione in merito e, per l'appunto, chiede alle Imprese, alle Organizzazioni: Do You Hire For IQ Or Klout Score? Nell'epoca in cui ci si sta muovando dall'economia della conoscenza all'economia della socialità (tradurre in "economia sociale" credo sia sbagliato), occorre che le Organizzazioni si focalizzino su alcune questioni, dice Razeghi:

  • How do you currently evaluate and place prospective employees?
  • Do you consider the social influence of new talent in your recruiting process?
  • Do you have a process for evaluating which types of projects should be managed collaboratively (socially) versus individually?
  • Where appropriate, how do you encourage and foster social networking across your organization?
  • How do you encourage and foster external collaboration outside of your company and across sectors of industry?
  • What incentives and performance management systems do you have in place to encourage “creative teaming” vs. “functional innovation”?
  • What are you doing to help your leaders understand their role in transitioning from a knowledge economy to a social economy?

Non so se davvero si stia consumando questo passaggio ma di sicuro, usando nuovamente le parole di Razeghi, "Those organizations that encourage innovation among their employees yet do not provide the channels of distribution--both internally and externally--for those ideas to be socialized within the company and within the market, often do nothing more than create great expectations and equally great frustration among employees."

Siamo ancora lontani dal realizzare quello che, in potenza, Internet è da sempre (cioè una Grande Comunità); senza dubbio, però, ci sono già tutti gli strumenti per "fare" lo stesso (per quanto io ritenga sempre fondamentale l'intervento istituzionale).
Gigi direbbe che, con "il sistema operativo WWW, un account Facebook, un account Dropbox, un computer (ma va bene anche un tablet o uno smartphone), un po’ di connettività e la capacità di aggregare delle persone in un gruppo", si può già fare a meno delle Intranet. E' chiaro che quella di Gigi è una provocazione (ci vuole un grosso sforzo di astrazione per pensare ad una simile soluzione nelle nostre realtà aziendali) ma, personalmente, ne comprendo totalmente le motivazioni.

Ah, poi alla Telecom non mi hanno preso!

sabato 26 maggio 2012

I Firewall [ancora] da abbattere #ilsabatodimdplab #29

Come segnalato da PierLuca Santoro e riportato da i-dome, la ricerca di Millward Brown per conto di Google, dimostra che i Social Media non costituiscono affatto una distrazione e/o una perdita di tempo per i lavoratori in Azienda.

L'analisi ha dato delle indicazioni molto interessanti:
  • il 38% del campione (2700 dipendenti di aziende appartenenti a diversi mercati) che interagiscono sui Social Media sul luogo di lavoro si sentono più soddisfatti dei loro colleghi bloccati dai firewall aziendali;
  • i social network sarebbero in grado di fare risparmiare fino a 3 ore lavorative su base settimanale;
  • la sostanziale dicotomia, come l'ha definita PierLuca Santoro, tra le potenzialità riconosciute alle piattaforme sociali e l'effettivo impiego nelle aziende.


Un'approvazione, quindi, che - almeno in qualche caso - potrebbe definirsi di facciata e che, per ragioni che ritengo di carattere culturale, testimonia la grossa fatica che spesso si fa nella valutazione delle risorse umane. È facile fare la semplice misurazione dei risultati di produzione. Molto più difficile - ma al tempo stesso fondamentale - sarebbe stimare la soddisfazione/qualità percepita della vita sul posto di lavoro dai lavoratori stessi. I firewall da abbattere, evidentemente, non sono soltanto tecnologici.

Questa ricerca è senza dubbio incoraggiante ma la dicotomia di cui parla PierLuca lascia pensare che probabilmente si è ancora lontani dal considerare una variabile essenziale anche all'interno delle Aziende: il capitale sociale. La cosa, in effetti, non deve stupire in una società come la nostra che solo da pochissimi anni sta cercando di sovrapporre alla visione materiale (i.e. PIL) anche una, come dire, di carattere più umanistico.

È stato ampiamente discusso e dimostrato che il Capitale Sociale cresce tanto più quanto maggiori sono le connessioni che si abilitano verso legami deboli ovvero verso il mondo esterno a quello che quotidianamente si vive. Per quanto siano lodevoli le iniziative delle aziende che predispongono gli spazi e i mezzi migliori per la connessione tra lavoratori (attraverso le Intranet e addirittura - nei casi come quello dell'Azienda in cui lavoro -  Social Network interni), il blocco del benefico effetto delle connessioni verso l'esterno (abilitato, per l'appunto, dai firewall) ritengo sia la negazione di ulteriori fattori di benessere e di crescita delle Persone, cioè dei Lavoratori, cioè - per dare la necessaria soddisfazione ai responsabili d'Azienda - delle Aziende stesse.

I punti di vista dai quali osservare il fenomeno non si esauriscono in questa brevissime riflessioni che andrebbero, quindi, completate e integrate. Conto di tornarci su.

sabato 24 settembre 2011

Un Modello Contaminato dalla Realtà [Aumentata]

Nessuno sa al momento quale sarà la migliore soluzione, il miglior modello di Business per risollevare le sorti dell'Editoria. è però scontato che, oltre a preoccuparsi dei costi di produzione e distribuzione delle notizie, bisogna/bisognerà/bisognerebbe tenere al centro il Cittadino, la Persona cercando di modellarvi intorno il miglior compromesso.

Quello che, ad esempio, sta tra la garanzia del ruolo sociale che il Quotidiano ha e l'economicamente-vitale bisogno di fare numeri; tra la qualità e la quantità.

Dopo aver focalizzato l'attenzione, dal punto di vista della piattaforma di distribuzione, esclusivamente all'online, ho concluso la presentazione al RomagnaCamp dicendo che sarebbe necessario cominciare a pensare/studiare un Social Business Plan (quella dei Quotidiani Online come Bene Comune non era una provocazione!).

Il Target di questo prodotto innovativo (nel senso della eco-sostenibilità, sia economica sia sociale) è costituito, per l'appunto, dai Cittadini che, aiutati dalla miniaturizzazione dei dispositivi e dalla iperconnettività, hanno da tempo reagito al mainstream imposto con una esigenza unicast che vedrebbe (manco a dirlo) nell'online l'unica tecnologia abilitante. E' uno scenario, questo, in cui il cartaceo sembra essere destinato a morte sicura (a meno, come penso da tempo, di continuare a farlo vivere in realtà iperlocalizzate)

Un elemento di disturbo (quanto mai gradito) del ragionamento è rappresentato dalla realtà aumentata (il Giornalaio ne parla da mesi). Un paio di video ne dimostrano le enormi potenzialità.




Una contaminazione tra piattaforme che, dal punto di vista dell'Utente (un termine che non mi piace, ma che qui mi aiuta), riuscirebbe a riprodurre la caratteristica bidirezionale/social e, quindi, la partecipazione (i.e. significazione/contestualizzazione verso la saggezza/benessere)

Un primo dubbio però: la realtà aumentata rappresenta davvero un passo in più verso i lettori/cittadini o, più "semplicemente", è un accanimento terapeutico verso un paziente già da tempo moribondo?

martedì 7 giugno 2011

Business Felicità e Ricerca Scientifica (una declinazione del WIKiD e del Modello Fotovoltaico)


Il Benessere Interno Lordo (BIL) è l'indice statistico, basato su parametri come gli spazi abitativi, la salute e l'ambiente, presentato recentemente dall'OCSE per misurare lo stato di salute delle Nazioni. Nella classifica stilata su 34 paesi monitorati, l'Italia si pone al 24° posto.

La misura del Benessere (e il contestuale e auspicabile potere della stessa di orientare le decisioni politiche) è senza dubbio un passo importante in un percorso che può portare a delle azioni precise (non solo politiche di indirizzo, insomma, ma investimenti) volte a migliorare le condizioni di una nazione.

Come ci dice Stefano Vergine in un articolo sull'ultimo numero de l'Espresso (Business Felicità), il Premier Britannico Cameron ha recentemente richiesto ai suoi Uffici di tener conto di un indicatore di felicità nelle statistiche, per l'appunto, sulla salute della nazione. Cameron sembra inoltre essere passato all'azione con un investimento di 800 milioni di euro per un programma di formazione di 10 mila psicoterapeuti per trattare 800 mila persone; un'innovazione che ha l'obiettivo di ridurre il costo sociale della depressione: oltre che una spesa dello Stato per le cure, da considerare è anche una perdita di produttività delle imprese che, tradotte in euro, fa la cifra speventosa di 24 miliardi l'anno (una manovra economica per noi italiani!).

Action for Happiness (un'organizzazione no profit di cui vi propongo il video di presentazione, un inno alle connessioni! E trovo inutile ormai rimarcare come meglio ci si connette con la Rete!) ha utilizzato questi argomenti (la traduzione in Euro del malessere sociale) per convincere il governo inglese ad uno stanziamento così cospicuo.



Trovo in questo fenomeno un'ulteriore declinazione dello schema WIKiD (qui la solita figura che contempla il contenuto di cronaca/politica): l'organizzazione no profit non ha fatto altro che far emergere dei Dati statistici, delle Informazioni e, quindi, portato alla Conoscenza delle istituzioni di un problema. Ne è risultata un'Innovazione (gli 800 milioni di euro investiti in formazione) che, in una logica di medio/lungo periodo, dovrebbe produrre il Benessere (è l'altro nome che ho sempre dato alla Saggezza del WIKiD).

La materia della conoscenza, in questo caso, è stata la Scienza (indagini statistiche, sociologiche e sanitarie) e, considerando gli effetti che deriveranno delle azioni intraprese dal Governo Britannico, si potrebbe concludere che anche quella scientifica è una tipologia di dato/notizia in grado di rientrare nella definizione di contenuto di Qualità Orizzontale (la definizione fornita in questo spazio collocava nell'asse orizzontale, manco a dirlo, la Scienza vicino alla Politica).

Il Modello Fotovoltaico (la cui realizzazione dovrebbe attivare il percorso previsto nello schema WIKiD) andrebbe in questo caso leggermente rivisto perchè, oltre a prevedere il sistema di garanzie per la diffusione dei contenuti (dati/notizia), dovrebbe anche contemplare la presenza di incentivi per la loro produzione.

Si noti che, assegnando il Modello Fotovoltaico allo Stato delle precise responsabilità, dire che il Modello deve prevedere un sistema di incentivi per produzione di contenuti (dati/notizia) di tipo scientifico significa implicitamente dire che lo Stato deve assumersi la precisa responsabilità di incentivare la Ricerca Scientifica.

Un modo forse contorto per dire qualcosa di scontato; o che, almeno, scontato, dovrebbe essere.

sabato 26 marzo 2011

lo Spettro del Capitale e i Quotidiani Fotovoltaici

La ricerca del modello di business per i quotidiani online non può prescindere da un background culturale fatto non soltanto di economia ma anche, ad esempio, di sociologia. Una materia, quest'ultima, così vasta e dalle tante sfaccettature che aiuta a capire le macro-dinamiche che muovono le (forse sarebbe meglio dire "mosse dalle") persone. Quelle complicate entità che, nella società stessa, ricercano il soddisfacimento di un bisogno.

Tante ed entusiasmanti sono le letture che in questi ultimi tempi sto facendo. Uno dei filoni che sto seguendo è, per l'appunto, quello dell'economia e, in particolare, dell'economia della conoscenza (a dir la verità già intrapreso qualche anno fa].

Con questa nota voglio fissare un concetto (tra i tanti contenuti nel "Lo spettro del Capitale - per una critica dell'economia della conoscenza" di Sergio Bellucci e Marcello Cini) che, [mi] tornerà utile in futuro. Spero di fare cosa gradita anche a voi, sparuto gruppo di anime che seguite le avventure di questo laboratorio; se, invece, avete - comprensibilmente - il morale a terra per aver visto quanta roba ho scritto e siete impazienti
- qui vi capirei di meno :) - , vi rinvio alla fine di questo post (o articolo - fate come volete! - che ho messo in colore diverso perchè possiate rintracciarla con maggiore comodità) per un commento su una riflessione venuta fuori alla lettura dell'ultimo capitolo.


Ho maggiormente interiorizzato, divorando le pagine del saggio, che quella della consocenza è una economia in cui i beni scambiati sono immateriali e, viene da se', le regole che la governano sono necessariamente diverse. Prendo qui nota del fatto che:

  1. il bene materiale si deteriora con il tempo, il bene immateriale (e.g. conoscenza) no;
  2. nel ciclo produttivo della conoscenza anche l'incapacità di capire è un valore perchè stimola la produzione di senso. Nel ciclo produttivo materiale l'incapacità costa ed è da evitare/eliminare;
  3. in termini di ciclo economico, nella produzione di merci immateriali la novità sta nel fatto che gran parte delle materie prime risiede nel corpo sociale; per i beni materiali le cose non stanno allo stesso modo.

La critica degli autori parte dall'aver individuato nei cicli iterativi che definirei di discussione, non tanto una generazione di senso ma una generazione di consenso al consumo in una deriva capitalistica della conoscenza nei termini di un esproprio della conoscenza stessa e, conseguentemente, delle discussioni intorno ad essa.

Pur non condividendo in pieno questa teoria (ci sono tanti spazi, o in almeno un buon 20% di essi, in cui essa è evidentemente confutabile), non riesco ad essere in disaccordo con l'auspicio degli autori: bisogna discostarsi da una mera logica di domanda/offerta ed avviarsi verso una economia in cui i bisogni da soddisfare non si misurano più soltanto in denaro perchè sempre più contano il benessere spirituale e la felicità in una vera e propria economia relazionale e di scambio. La tecnologia ha abilitato queste dinamiche di relazione e scambio ma - continuano gli autori - invece di utilizzarla (soltanto? - la domanda è mia) per sostenere la domanda/offerta, dovrebbe essere sfruttata per rovesciare completamente il paradigma assecondando una spinta diversa che viene dal basso (come non pensare al ruolo che ha avuto ed ha la Rete nelle rivoluzioni in atto nel Mediterraneo?)

La critica del Capitalismo degli autori sta, quindi, nel suo (del Capitalismo) voler fare proprio ciò che, invece, dovrebbe essere considerato un bene comune e lasciato alla sua naturale evoluzione senza forzatura alcuna (dove per forzatura intendo una manipolazione finalizzata dalla brama del ricavo e del ritorno economico).

Non credo che gli autori auspichino un ritorno al baratto; non credo nemmeno che neghino l'Impresa.

Credo invece che abbiano una visione di lungo respiro che, individuando nella peer-production di beni (materiali e immateriali) la chiave di accesso al nuovo paradigma, restituisca a ciascun individuo, oltre che il diritto alla fruizione dei beni prodotti, anche un ruolo di responsabile apparteneza alla società.

Bellucci e Cini, che richiamano il modello di Capitalismo 3.0 di Barnes secondo il quale i beni comuni andrebbero affidati a dei Trust che poi agirebbero sul mercato, portano come esempio pratico di peer-production quello delle energie rinnovabili e del fotovoltaico (per il quale sappiamo delle sovvenzioni statali per la realizzazione degli impianti domestici e il guadagno riconosciuto per l'immissione in Rete dell'Energia prodotta in eccedenza).

In conclusione: in che termini può essere messa la questione nell'ambito della conoscenza, e quindi anche dei dati/notizia dei quotidiani online? Che tipo di legame si può individuare nella peer-production di un bene materiale quale è l'energia e in quella di un bene immateriale come il dato/notizia (verso la conoscenza)?

Il paragone [mi] sorge sponteneo (l'immagine aiuta più di quanto non si creda!):


  1. così come è ormai garantita (con grosso peso dello Stato) l'infrastruttura "Rete Elettrica Nazionale" e il trasporto del Bene "Energia", allo stesso modo dovrebbe essere garantita (con grosso peso dello Stato) l'infrastruttura "Rete Internet" e il trasporto del Bene "Dato/Notizia/Conoscenza";
  2. così come lo Stato incentiva i cittadini all'installazione dei pannelli fotovoltaici, lo Stato dovrebbe incentivare i cittadini all'acquisto di un Dato/Notizia su un Quotidiano Online (che quindi diventerebbe a pagamento) rivedendo di conseguenza le modalità di sovvenzione all'Editoria (su questo parallesismo sono consapevole di aver fatto una forzatura!);
  3. così come viene riconosciuto un "Guadagno" a chi re-immette nella infrastruttura "Rete Elettrica" il Bene "Energia", allo stesso modo dovrebbe essere riconosciuto un "Guadagno" a chi re-immette nella infrastruttura "Rete Internet" il Bene "Dato/Notizia/Conoscenza" (i.e. microguadagno a chi condivide un articolo online).

Vi torna?


sabato 19 marzo 2011

[OT, ma anche no]

l'acqua e l'energia si faranno più scarse, il clima verrà posto in pericolo, le disuguaglianze e le frustrazioni si aggraveranno, i confilitti si moltiplicheranno, si innescheranno grandi movimenti di popolazioni. Il mondo diverrà provvisoriamente policentrico, un "iperimpero", controllato da una striminzita decina di potenze regionali

seguirà un periodo di "iperconflitto" caratterizzato da scontri drammatici,catastrofi ecologiche e umanitarie

Ci batteremo per il petrolio, per l'acqua, per conservare un territorio, per lasciarlo, per imporre una fede, per combatterne un'altra, per distruggere l'Occidente, per far prevalere i csuoi valori. Prenderanno il potere dittature militari, confondendo eserciti e polizie.


Infine, tuttavia,

a meno che l'umanità non scompaia prima sotto un diluvio di bombe, nè l'impero americano, nè l'iperimpero, nè l'iperconflitto, saranno più tollerabili.
Nuove forze altruiste e universaliste, già attive oggi, prenderanno il potere a livello mondiale, sotto l'impero di una necessità ecologica, etica, economica, culturale e politica. Queste forze condurranno progressivamente a un nuovo equilibrio, questa volta planetario, tra il mercato e la democrazia: l'"iperdemocrazia". Istituzioni mondiali e continentali, organizzeranno allora, grazie a nuove tecnologie, la vita collettiva. Porranno dei limiti all'artefatto commerciale, alla modificazione della vita e alla valorizzazione della natura, favoriranno la gratuità, la responsabilità. l'accesso al sapere. Renderanno possibile la nascita di un'"intelligenza universale", mettendo in comunicazione le capacità creatrici di tutti gli esseri umani, per superarle.



Si svilupperà una nuova economia, detta "relazionale", producendo servizi senza cercare di trarre profitti, in concorrenza con il mercato.


da Breve storia del futuro di Jacques Attali

martedì 25 maggio 2010

Web Marketing dell'Informazione e della Conoscenza. Strategia della Biblioteca [anche] come sostegno per la funzione dell'Editoria

Dopo le esperienze di Perugia e Roma, l'amico Francesco [Direttore del Sistema Bibliotecario Provinciale di Chieti] mi ha dato l'opportunità di parlare nell'incontro sul tema Web, Biblioteche e i "Periodici Abruzzesi" tenutosi a Lanciano in occasione della prima Edizione di BibloSia, Salotto Culturale e dell'Editoria Abruzzese.

Il mio intervento [questa volta non si trattava di un BarCamp e al tavolo c'era addirittura il cartoncino col mio nome!] ha riguardato i temi già portati al MediaCamp e al BarCamp Innovatori PA ed ha rappresentato un punto della situazione sulla strada che conduce al mio personalissimo Obiettivo 3: il Web Marketing dell'Informazione e della Conoscenza come strategia di una Biblioteca [anche] come possibile sostegno per la funzione dell'Editoria.

A Perugia avevo modellato delle soluzioni per il Web e il Cartaceo basandomi su un adattamento del Profilo OSE; a Roma avevo illustrato le motivazioni per cui una Biblioteca può funzionare sul Web.

A Lanciano ho cercato di fare una sintesi
.

L'intervento era il primo di una serie che portava alla presentazione di PeriodiciAbruzzesi, progetto nato per la digitalizzazione [a scopo di conservazione e più agevole fruizione] di un vero e proprio patrimonio di riviste dell'Abruzzo dall'800 fino ai primi anni 2000 e che poi è sfociato sul Web. Credo che PeriodiciAbruzzesi costituisca un notevole passo avanti nel percorso che [grazie al Web] deve necessariamente trasformare la semplice Informazione in Conoscenza.

Devo dire che, con la breve chiacchierata che ho avuto modo di fare con Fabio Tavezzi [Amministratore di Imaging System Service, l'Azienda che ha curato tecnicamente il progetto], esiste già la tecnologia che potrebbe favorire la strutturazione di un vero e proprio Prodotto [i.e. la Conoscenza]. Dal punto di vista puramente implementativo si tratta, cioè, di tecniche che permettono di creare, da una serie di pubblicazioni [digitalizzate e, quindi, disponibili sul Web], un unico documento contenente singoli articoli prelevati da ogni singolo contenuto digitale. Un metodo basato su tecnologie avanzate ma [come detto] disponibili e che, con la guida e l'esperienza del Bibliotecario, restituirebbe all'Utente un Prodotto [mi ripeto ancora: parliamo di Conoscenza] di assoluto valore.

Di seguito vi propongo le mie slide.


Ogni commento è gradito!

Nota: il titolo della presentazione avrebbe dovuto essere quello di questo post!

giovedì 8 ottobre 2009

Fuga verso l'Azione. Obiettivo 1 raggiunto!

La Fuga verso l'Azione che aveva risvegliato, a Marzo, le mie attività online e conseguentemente quelle di mdplab, mi ha fatto raggiungere il primo traguardo.

Nelle note di Marzo, nelle quali esplicitavo meglio le mie intenzioni, a proposito dell'Obiettivo 1, avevo accennato alla stesura di un Documento in cui dimostrare anche con numeri e testimonianze l'Utilità e funzionalità della condivisione delle Informazioni, delle Conoscenze, delle Esperienze professionali e degli obiettivi Aziendali e l'Utilità di una piattaforma di Condivisione Documenti per la redazione in tempi ridotti di documenti interni e verso il Cliente.

Sono riuscito a produrre il Documento, considerando le fonti indicate e integrando in essa anche alcuni dei post che hanno trovato spazio da queste parti, per presentarlo nell'Azienda in cui lavoro nell'ambito di un concorso interno che premierà le idee più innovative.

Purtroppo le tante cose accadute in questi mesi non mi hanno permesso di lavorare al meglio. Ma sono comunque soddisfatto.

Molto soddisfatto!


Voglio condividere con Voi questo Traguardo perchè è anche e soprattutto a Voi che devo dire Grazie. Senza la condivisione e senza i contributi che Voi stessi mi avete segnalato, l'Obiettivo 1 non sarebbe stato alla mia portata.

Lunedì scorso, il 5 Ottobre, c'era la scadenza per la consegna ma ieri è stata prorogata e la cosa mi ha un pò infastidito. Con qualche giorno in più avrei di sicuro inserito nella mia Proposta qualche dato in più e avrei potuto citare un interessante articolo su i-dome. Ma va bene lo stesso!

Cosa ho proposto?

Beh, l'adozione di un Wiki Aziendale per la redazione di Documentazione Cliente e Interna e l'implementazione di un Internal Corporate Blog per il miglioramento dei Rapporti interni tra Lavoratori e Top/Management funzionale anche ad una costruttiva condivisione degli Obiettivi Aziendali. In se, ovviamente, la Proposta non ha nulla di innovativo se si guarda a tante altre realtà [soprattutto quelle oltreoceano]. Sono sicuro, però, che innovativo sarebbe dare finalmente seguito alle buone intenzioni che comunque nella mia Aziendasembra ci siano!!!

Ho voluto perciò mandare un messaggio chiaro sia con motivazioni di carattere culturale [la lettura di Economia della Felicità, quella del Cluetrain Manifesto e lo studio che online porto avanti praticamente da sempre sono state un supporto utilissimo] sia con considerazioni di tipo economico sulla sensibile cost-reduction che si otterrebbe.

Nella proposta ho anche inserito un paio di provocazioni: il Facebook Aziendale e il Twitter Aziendale come possibili sviluppi. Non mi sono voluto spingere oltre indicando FriendFeed anche se lo ritengo, considerando l'utilissimo servizio che a mio parere potrebbe ottenersi [*], la soluzione migliore.

Adesso l'Azione prosegue. Di Obiettivi ce ne sono altri due anche se per questi non ho particolari scadenze! Non è detto poi che un positivo impatto della Proposta in Azienda non si traduca in ulteriore impegno da parte mia [cosa che ovviamente mi auguro!].

Aggiornamento ore 21.00
E con un po' di tempo in più avrei potuto anche citare questo post Build a Social Network for Your Business!!!

[*] Si pensi alla presenza di un Lavoratore in un meeting e che, in tale meeting, ci sia la necessità di acquisire con urgenza un’informazione; per essere sicuri di poter acquisire l’informazione si pensi al caso in cui la richiesta debba essere fatta a più Colleghi contemporanemente. Un Twitter Aziendale permetterebbe la pubblicazione della richiesta che, per come il servizio è già concepito sul Web, sarebbe visibile a tutti i Colleghi. Questi ultimi, purchè ovviamente in grado di fornire un contributo, pubblicherebbero la riposta stessa sulla piattaforma. In questo modo il Lavoratore fruirebbe in real-time della risposta desiderata proseguendo il Meeting senza problemi.

domenica 31 maggio 2009

Riflessioni Interculturali

Intercultura? Che?
Perdonerete la mia ironia ma è proprio ironicamente, e con un po' di orgoglio, che ho letto le parole con cui, via e-mail, Stefano mi segnalava il BarCamp Intercultur@. A dir la verità devo per questo ringraziare Luigi che ha segnalato il mio nome.

Stefano, insieme ad Enio, dirige Trickster, rivista online di Studi Inteculturali, che organizza il BarCamp in collaborazione con il Master di Studi Interculturali di Padova. Il BarCamp si terrà a Padova nei prossimi 11 e 12 Giugno ed ho deciso che qualche chilometro me lo faccio volentieri.

Ma a fare che? Con quali motivazioni?

L'ironia ed il sorriso compiaciuto che mi hanno accompagnato, insieme da un chiedermi "ma cosa c'entro?", nella lettura della mail di Stefano, scaturivano dalla consapevolezza della mia ignoranza in materia. Ma molto mi ha richiamato quel che Stefano scriveva su un mio potenziale interesse verso discorsi legati al Web ed al miglioramento del Sistema Sociale [qui c'è lo zampino di Luigi!]. Sicuramente è un modo pomposo di porre i termini della questione ma penso di poter dire che il miglioramento del Sistema Sociale [raccomando di utilizzare una chiave di lettura rigorosamente light] è uno degli obiettivi di questo nuovo corso di mdplab.

Il Sistema Sociale [con la chiave di lettura light che vi ho raccomandato di utilizzare] che vedo io è il mondo Aziendale con le figure che, a vari livelli, lo popolano umanamente e professionalmente. La pratica Web che potrebbe migliorare tale Sistema è rappresentato dall'insieme delle tecnologie abilitanti della Condivisione: Wiki Aziendale e Internal Corporate Blog sono quelle che ho individuato.

Nella sezione degli approfondimenti del Wiki del Camp ho trovato dei ragionamenti che molto si avvicinano a quanto dicevo qualche tempo fa. Condivido con voi delle riflessioni con la speranza che l'eventuale successiva discussione possa poi generarne una proficua tra qualche giorno in quel di Padova.

Si dice nel documento che l'Intercultura è come dire uno spazio aperto, complesso e mai saturo di relazioni. Si dice poi che Internet [...] si propone come spazio di confronto fra linguaggi e competenze diverse [...]. Da ciò la necessità di unire in un'iniziativa unica intercultura e modalità di lavoro della rete.
Credo che il confronto tra linguaggi e competenze diverse sia una occasione unica di crescita umana e professionale; penso anche che, nel Sistema Sociale dato da una realtà Aziendale, tale confronto contribuisca [direi addirittura come logica conseguenza] a migliorare la qualità di vita sul posto di lavoro. Banalmente la ragione va ricercata tanto nell'arricchimento umano dovuto allo stabilirsi di nuove relazioni Personali quanto nell'aumento delle proprie conoscenze Tecnico-Professionali. La qualità di vita sul posto di lavoro aumenta anche grazie alle minori difficoltà che si incontrano, proprio grazie all'acquisizione di nuove conoscenze [o semplicemente al loro sistematizzarsi per l'essere riusciti finalmente ad inquadrarle in termini anche pratici oltre che teorici], nel raggiungimento dei propri obiettivi con conseguenti soddisfazione e sensazione di benessere. E il raggiungimento degli obiettivi di Ciascuno non è altro che il raggiungimento di un obiettivo Aziendale. Come dire, sintetizzando al massimo, che un processo di condivisione della Conoscenza non fa altro che innescare un circolo virtuoso, una spirale positiva da cui "ogniUno" [ed "ogniCosa"] può ricavare benefici.

Si dice poi che Ciò che si vorrebbe mettere in gioco attraverso l'organizzazione del barcamp è esattamente il carattere relazionale delle pratiche. [...]. L'esperienza dell'Open Space è diffusa da decenni nelle ricerche di antropologia, di sociologia e pedagogia. Meno sviluppato è il legame di queste modalità con internet, talvolta anche a causa di resistenze al lavoro con l'informatica.
In queste parole viene posto l'accento su quella che avevo definito resistenza culturale da superare. Un altro punto di incontro insomma. Con un elemento in più: il riconoscere all'Online la capacità di sapersi relazionare anche Offline. E questa relazione Offline, che si esplicita in questo specifico caso nel BarCamp, la si può vedere come una palestra [o, forse meglio, una pratica] svolta da chi ha già la cognizione dell'utilità di questa tecnologia [il Web, per l'appunto] perchè la si possa [la tecnologia] poi rivendere a chi questo mondo non lo conosce. Sintetizzando ancora una volta e leggendo il ragionamento contenuto nell'approfondimento del Wiki con una mia personale lente: molti di quelli che avranno partecipato al BarCamp condivideranno esperienze ascoltando voci e stringendo mani per avere, quasi sicuramente, la conferma della bontà delle relazioni delle pratiche e delle conoscenze. Queste relazioni vorrei, per quanto mi riguarda, portassero a mettere insieme una serie di ragionamenti e motivazioni che riescano a proporre, con un approccio di tipo anche didattico [siamo in un'Università, non dovrebbero esserci problemi!] il Web a chi il Web non lo conosce. Insomma: se devo convincere un CEO che vale la pena investire su un Internal Corporate Blog e un Wiki Aziendale, devo dimostrargli che il ROI dell'operazione è positivo; a chi invece nell'Azienda lavora, a chi del Blog e del Wiki sarà "semplice" utente, del ROI non interessa niente. Su queste persone bisogna far leva utilizzando altri argomenti. In questo post li sto appena accennando ed esponendo in modo non troppo organico. Il BarCamp vorrei servisse a sistematizzare il tutto magari in un documento condiviso.

Si dice infine che Per quanto riguarda gli operatori dell'intercultura, è molto evidente come le professioni che si sviluppano in questo ambito si caratterizzino per capacità di mediazione, essendo chiamate a creare ponti e relazioni tra culture e linguaggi diversi.
Queste parole mi servono per una riflessione finale: vedo la capacità di mediazione necessaria a creare ponti tra culture e linguaggi diversi come il fine ed il mezzo allo stesso tempo. Quello che voglio dire è che sarebbe bello arrivare ad insegnare [con un insieme di motivazioni di carattere culturale al fine di giustificare l'utilizzo della Tecnologia abilitante di cui parlavo] a costruire ponti e relazioni tra le culture ed i linguaggi di diversi dipartimenti di una realtà Aziendale. L'obiettivo, cioè, scendendo nel pratico, sarebbe quello di insegnare e motivare un Progettista Elettronico a condividere le proprie conoscenze con un Collega dello stesso reparto prima e di un altro reparto poi.

E chi può insegnare e motivare a costuire ponti se non chi i ponti li fa di mestiere?

Per questo occorre uno sforzo che, nella mia personale e piccola esperienza sul Web, poche volte ho visto [per non dire mai]: uscire fuori. Il BarCamp è motivo di crescita [anche qui ci sarebbe da dire personale e professionale] per chi ne è protagonista ma perchè tale crescita abbia un suo risvolto pratico penso [riferendomi almeno a questo specifico BarCamp] sia necessario raccoglierne i frutti e tradurli in un linguaggio comprensibile a chi dal Web è distante.

A discapito, ne sono assolutamente convinto, di se' e del Sistema Sociale cui appartiene!

domenica 29 marzo 2009

Elogio della Condivisione

Qualche tempo fa Maurizio Goetz promosse sul suo Marketing Usabile un esperimento che invitava, quanti avessero voluto parteciparvi, a fare una presentazione sul Branding Innovativo con il vincolo di seguire un template ispirato al mondo degli uccelli. Vi ripropongo le mie slides.



La presentazione è un elogio della condivisione, ad aprirsi verso l'esterno, verso il "resto del Mondo". Essa era/è dettata essenzialmente dalla mia personale esperienza sul Web [grazie a questo Blog] e vuole comunicare [come lo stesso Maurizio diceva a suo tempo] un appassionato invito alla collaborazione, a lavorare insieme, a fare gruppo.

Sono convinto che questa filosofia sia applicabile anche all'interno di una realtà Aziendale.

Individuo però due problemi:

(1) resistenza culturale
(2) resistenza tecnologica

cioè resistenza all'innovazione.

La resistenza culturale è nello sforzo compiuto dagli attori, che una condivisibile gerarchia interna colloca ai piani piu alti, nel rendere participi di un progetto tutte [ma proprio tutte] le anime Aziendali. E' un discorso sia verticale sia orizzontale. Nel primo caso manca la tendenza a condividere completamente idee tra responsabili di Dipartimenti; nel secondo caso [conseguenza del primo] c'è un deficit di relazione tra i Dipartimenti stessi nelle persone che sono chiamate a comporli.

La resitenza tecnologica è, invece, dovuta alla ritrosia a misurarsi con strumenti che sarebbero potenzialmente in grado di velocizzare o, più in generale, migliorare processi ed azioni funzionali al conseguimento dell'obiettivo Aziendale.

E' abbastanza intuitivo il fatto che la condivisione dell'informazione e della conoscenza, spogliate della protezione [inutilmente] gelosa di chi le custodisce, sarebbe un potente concime. Capace di far germogliare semi che già esistono!

E che cosa, poi, può bloccare una persona nell'uso di un nuovo Tool Aziendale se non la completa ignoranza della sua utilità? E chi dovrebbe infondere la consapevolezza di quella utilità se non i vertici Aziendali in una elementare azione di comunicazione interna? Una comunicazione che, dal mio punto di vista, non rappresenta altro, ancora una volta, che una condivisione di un obiettivo [io, Azienda, mi sono dotato di quello strumento perchè ho l'obiettivo di migliorare un determinato processo in termini di efficienza e, perchè no, di qualità di vita lavorativa. Un messaggio questo che non si può evitare di diffondere a tutti i livelli, o almeno a quelli direttamente coinvolti].

E che dire, poi, se il Tool Aziendale è proprio lo strumento grazie al quale si può attuare quella condivisione di cui parlo? Insomma una miscela esplosiva :)

C'è da affrontare questa battaglia e, di fronte a tali resistenze, non si può [purtroppo!] fare semplice affidamento alla spiegazione di una intuizione. Occorre dimostrare: culturalmente, tecnologicamente e, soprattutto, economicamente. Perchè sono convinto che la prima domanda alla quale rispondere di fronte alla proposta di un sistema di Comunicazione Interna sarebbe: qual è il ROI?

Il ROI è un numero. E la traduzione in un numero di quello che principalmente è cultura e/o filosofia è la parte difficile della sfida.

Quando non addirittura la sfida stessa!
Che ho voglia di raccogliere e cercare di vincere.

E la vittoria per me sarebbe rappresentata già dalla semplice redazione di una proposta contando sul vostro aiuto fatto di commenti, collezione di fonti e altre idee!

Nota: Mi porto intanto un pò avanti col lavoro pubblicando sulle mie note un paio di slides di Giacomo Mason riprese dal suo spazio su slideshare. Ringrazio Maurizio per la dritta via chat [così posso dire che Facebook non è solo perdita di tempo!] e anticipatamente lo stesso Giacomo per l'interessante materiale condiviso.

domenica 22 marzo 2009

Fuga verso l'Azione

Mi hanno insegnato che la Fuga verso l'Azione rappresenta un errore madornale di strategia. Esso infatti può indurre nell'errore quando invece sarebbe molto meglio temporeggiare, aspettare almeno un pò gli eventi per poter acquisire, nel tempo, maggiori elementi. Utili, questi ultimi, ad avere poi meno probabilità di sbagliare.

Probabilmente è vero. Ma questa interpretazione mi sa spesso molto di arrendevolezza, poca aggressività e passività. Preferisco quindi leggere la Fuga verso l'Azione come uno slancio verso un obiettivo; uno slancio che possa servire anche a rendersi conto, per strada, accumulando esperienza, che è forse opportuno aggiustare il tiro. Come si dice dalle mie parti [vi risparmio il dialetto]: soltanto chi non fa non sbaglia!

Quando ho aperto mdplab, nel Gennaio di un paio di anni fa, la Fuga verso l'Azione, l'obiettivo, era aprire uno studio online ed mdplab doveva rappresentare la palestra in cui acquisire elementi, strumenti indispensabili e, non da ultimo, quel minimo di credibilità che potesse farmi considerare e, devo purtroppo dirlo, anche apparire come interprete non del tutto improvvisato di una professionalità da poter poi rivendere. A dir la verità una vera e propria fuga verso l'Azione non era; si trattava bensì di una strategia [almeno un pò] ragionata e, per certi versi e col parziale senno di poi, devo dire vincente.

Mi sono laureato in Ingegneria nel Dicembre del 2001 ed ho avuto la grandissima fortuna di trovare subito un lavoro. Prendendo uno degli ultimi treni disponibili agli inizi del 2002. La faccio breve: al fisiologico e iniziale furore e al mio congenito entusiasmo che mi faceva essere sicuro di percorrere una strada prefessionalmente gratificante, nel tempo si è sostituita la piattezza fatta solo di un badge timbrato al mattino e di una colazione troppe volte nello stesso luogo. Uno scenario in cui vedevo mortificata la mia seppur debole vena creativa desiderosa invece di esprimersi anche in altre forme.

Avevo bisogno di altro e quell'altro l'ho cercato e trovato nel Marketing e nel Web. 'Altro' che mi aveva fatto sentire pronto, poco più di un anno fa, a fare il grande salto. Un salto che sentivo, proprio per l'esperienza accumulata con mdplab, non sarebbe stato affatto nel buio anche e soprattutto perchè potevo contare su persone che, sono sicuro, mi avrebbero dato una mano: basta fare l'Ingegnere insomma!

Ma poi, purtroppo e per fortuna, qualcosa è cambiato. E quella strada che nel mio lavoro vedevo tracciata in modo inesorabile [con l'accezione peggiore che questo aggettivo ha] si è arricchita di nuove opportunità: non più solo badge, e colazioni anche in altri posti. E siccome è quello che avevo sempre sperato di poter fare non ho saputo rinunciarvi. Una scelta anche facile: "mdp, lab e studio, possono attendere!" mi sono detto! Aiutato anche da esperienze molto personali mi sono così allontanato da quel mondo che mi aveva dato davvero moltissimo; senza perderlo di vista, questo è vero, ma allo stesso tempo non più vissuto da umile attore come era stato per una quindicina di mesi.

Ora mi sento di nuovo pronto ad una Fuga verso l'Azione. Consapevole di avere molto meno tempo di quanto ne avessi prima perchè il lavoro mi assorbe moltissimo, mi appassiona e mi carica anche di stimolanti responsabilità! Ma non posso sciupare questo istinto di condivisione tornato ad animarmi. Il tempo, ancora una volta, saprà dirmi se ho fatto bene oppure no.

Quel che è certo è che adesso l'obiettivo è più raggiungibile e ho comunque la presunzione di credere che, apprestandomi a gareggiare in una maratona, dei 42 chilometri totali io ne abbia fatti almeno un pò.

Forse mi fermerò di nuovo, sicuramente non potrò scrivere con la stessa frequenza di prima [da un pò ho riesumato la mia utenza su twitter che sto utilizzando soprattutto come come piattaforma di micro-blogging in stile mdplab, se volete, potete seguirmi anche lì], ma voglio ripartire e sarò felice se quanti mi hanno seguito in passato su mdplab torneranno a dare quei contributi senza i quali questo spazio sarebbe stato anonimo e non vivo come invece ha saputo essere.

Vi ringrazio tutti per quello che mi avete dato e per quello che avrete la pazienza e la voglia di tornare a darmi. Io ce la metterò tutta!

Quanto agli obiettivi che mi sono posto, li trovate su mio blog di appoggio: qualche appunto iniziale e delle note che ho ritirato fuori dal cassetto in questi questi ultimi giorni proprio quando disperavo di ritrovarle.

E' una Fuga verso l'Azione perchè a dir la verità molto ho già in mente ma ho bisogno di rimettere tali idee in discussione e poi in ordine come non mi stancherò mai di fare.

Sul Web e non!