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giovedì 1 novembre 2012

Aderisci all'appello per i Contenuti di Qualità!


The public has access to information in unprecedented ways. Unfortunately, it has access to good information and access to shitty information. For me, the challenge is: How do you create media literacy? How do you get people to critically engage the news that’s available? These are issues we need to address, but the availability of information is still amazing. And I think that’s part of what’s so terrifying to people, that there’s so much information out there.

Queste le parole di Danah Boyd riportate qualche giorno fa dal Giornalaio, Pier Luca Santoro, in un pezzo che affronta la questione dell'approccio alla mole di elementi informativi che i media ci propinano ogni giorno e alla qualità dei contenuti.

Pier Luca conclude la sua segnalazione con ciò che definirei un appello: "Credo siano temi dei quali si discute troppo poco, forse troppo assillati dai modelli di business, dalla sostenibilità economica e dai ricavi calanti, o nulli, si rischia di perdere di vista il focus: cos’è informazione come si valuta la sua qualità?"

Mi associo! Anche perchè sono sicuro che, quello della Qualità, sarebbe un argomento molto buono per convincere i cittadini al pagamento delle news online. Sul tema dell'Informazione e Conoscenza credo di aver detto già abbastanza (ovviamente ci ritornerò su).

giovedì 28 giugno 2012

Non solo Quantitativamente Qualitativo

La qualità dell'informazione è un argomento molto caldo nel dibattito del futuro del giornalismo. Sono contento e onorato che le considerazioni fatte a tal proposito nel mio laboratorio abbiano trovato spazio nell'apposito contenitore nel sito della Fondazione ahref in cui si sono espressi tanti esperti.

Buona [ri]lettura. L'invito è quello di prestare la dovuta attenzione a tutti i contributi.

giovedì 14 giugno 2012

Quantitativamente Qualitativo

Il dibattito sul futuro del giornalismo si impreziosisce di un ulteriore elemento: la qualità. Su tale concetto, la Fondazione ahref sta raccogliendo dei pareri autorevoli in un pezzo che, nel tempo, si sta arricchendo di considerazioni interessantissime. Voglio cavalcare l'onda e, dopo l'ultima voce - quella di PierLuca Santoro, provo a dare un contributo (non richiesto) riassumendo le conclusioni cui finora sono giunto sull'argomento e inserendo qualcosa di nuovo (il mio obiettivo è di raffinare il tutto per fine anno).

Sono convinto che il modello che salverà il giornalismo dovrà essere ispirato da una visione politica più che di mercato e le Persone, attorno alle quali andrà costruito tale modello, dovranno essere guidate in un percorso di crescita dell'intera Nazione.
Semplificando, come dicevo ieri concludendo l'analisi delle posizioni di PierLuca Santoro e Giuseppe Granieri (alle quali si è aggiunta quella di Luca De Biase), dovendo scegliere tra progresso e propaganda, la visione politica a mio parere vincente è quella che intraprende il primo dei due percorsi.

Credo che in gioco ci sia la qualità del contenuto distribuito nell'ecosistema dell'informazione.

Ora, siccome alla sostenibilità sociale del modello deve accompagnarsi quella economica (i.e. alle valutazioni emotive si deve accostare anche la valutazione dei bilanci), non deve stupire la schematizzazione con un "metodo matematico" di un concetto così sfuggente come quello di qualità.


Ecco, quindi, le cinque dimensioni che propongo per valutare la qualità di un contenuto giornalistico:

1. Professionalità
Probabilmente, il bollino Timu proposto da Luca De Biase dalla sua Fondazione, rappresenta la metrica migliore per l'asse cartesiano della Professionalità.
Un contenuto sarà tanto più di qualità, quanto più esso sarà stato prodotto con metodo (giornalistico) professionale.


2. Tipologia
Nell'asse cartesiano della Tipologia di contenuto, a valori bassi si immagini corrisponda il contenuto di tipo gossip; a valori più alti si ipotizzi, invece la corrispondenza con contenuti, via via, di tipo sport, cultura, scienza e cronaca/politica.
Un contenuto sarà tanto più di qualità, quanto più esso si discosterà dall'origine dell'asse della tipologia (i.e. il contenuto di maggiore qualità è quello di cronaca/politica; i.e. la Nazione cresce di più se consuma  cronaca/politica).

3. Pluralismo
In questo caso i valori sull'asse cartesiano del Pluralismo sono almeno tre: pluralismo nullo (il più basso), pluralismo esterno e pluralismo interno (il più alto, e dirò perchè) della testata in cui si distribuisce il contenuto. La Rete è, per sua stessa natura, uno spazio che garantisce pluralismo esterno dato che ciascuno può pubblicare una notizia e discuterla. Il pluralismo interno, però, è quello che - almeno a mio parere - connota meglio (positivamente o meno) la testata.
Un contenuto sarà tanto più di qualità, quanto maggiore sarà il tasso di pluralismo interno della testata che lo distribuisce, i.e. quanto maggiore sarà lo spazio dedicato dalla testata a voci diversamente collocate politicamente/culturalmente (mi riferisco anche ai semplici commenti dei Cittadini/Lettori e al grado di interazione che si instaura con il giornalista/autore).

4. Pubblicità
Considerando l'influenza che le inserzioni pubblicitarie hanno sul contenuto, la misura del numero di inserzioni - per usare il criterio più semplice, è un buon indicatore di qualità.
Un contenuto sarà tanto più di qualità, quanto minore sarà il numero di inserzioni pubblicitarie della testata.

5. Accessibilità
Questo indicatore di qualità ha a che vedere con la tecnologia di distribuzione (i.e. piattaforma scelta dalla testata) e potrebbe assumere, in un quinto asse cartesiano dello spazio dei contenuti, diversi valori: dal valore nullo (accessibilità zero, i.e. test W3C completamente fallito) al valore 100 (accessibilità totale, i.e. test W3C passato completamente con successo).
Un contenuto sarà tanto più di qualità, quanto maggiore sarà il tasso di accessibilità del Sito Internet che distribuisce il contenuto stesso, i.e. quanto maggiore è la garanzia di fruibilità anche per chi - cito da Wikipedia - ha ridotta o impedita capacità sensoriale, motoria, o psichica (ovvero affette da disabilità sia temporanea, sia stabile).



In conclusione, per usare un gergo matematico, il valore scalare ricavato dalla misura del contenuto sulle cinque dimensioni appena definite - magari opportunamente pesate - rappresenterebbe il coefficiente di qualità del contenuto stesso. E, per richiamare ancora una volta il mio Modello Fotovoltaico, lo Stato dovrebbe finanziare la distribuzione solo e soltanto dei contenuti che superano un'assegnata soglia.

Spero di non aver fatto troppa confusione nell'esporre il ragionamento che si fonda sulla (e, al tempo stesso, si ispira alla) ricerca di un equivalente monetario del benessere.

sabato 17 dicembre 2011

Leggere per Capire #ilsabatodimdplab #6

"Questo processo di progressiva analfabetizzazione cui sono vittime gli italiani non rischia di  penalizzare pesantemente i contenuti veicolati dalla rete in particolare quella in lingua italiana?"

Questa la domanda rivolta, sul sito di lsdi, a diversi "liberi pensatori della rete" a proposito dell'analfabetismo di ritorno.

Probabilmente la domanda di lsdi è mal posta. A mio parere la questione non è la penalizzazione pesante dei contenuti distribuiti su piattaforme digitali; quanto piuttosto la modalità di fruizione degli stessi. Mi spiego meglio.

Una minuscola premessa: posso ritenermi un utente sufficientemente esperto della Rete ma ho un passato da studente sui libri, sulla Rete ci sono solo da cinque anni. Credo che il problema risieda soprattutto sul percorso verso la conoscenza che non sa più essere come quello che abbiamo utilizzato noi nella scuole. Io ho riprodotto sulla Rete l'approccio che seguivo quando studiavo: Leggere per Capire era il titolo di un testo di italiano che utilizzavo a scuola.
Penso, invece, che ora si cerchi soltanto di leggere (o semplicemente prelevare), dalla Rete, per copiaincollare una ricerca. Nei quaderni che vedo dei figli di amici, dalle elementari ai licei, faccio fatica a trovare un tratto a penna: solo fogli stampati e incollati. La scrittura era lo strumento tecnologico che ci serviva per organizzare le informazioni che avevamo, per ragionare su di esse, per sistematizzarle e per conoscerne meglio il senso (i famosi schemetti!); ci saranno, adesso, pure metodi didattici diversi, ma nessuno finora mi ha allontanato dall'idea che senza la scrittura si può capire e conoscere allo stesso modo di come capivo e conoscevo io 25 anni fa!

Ora c'è Google; che non è una miniera di informazioni. Nella miniera bisogna scavare, sporcarsi le mani ed avere poi il piacere (spesso pagato a caro prezzo) di riportare alla luce il metallo prezioso. Google, invece, induce a fare a meno di questo sacrifio; è solo utile per muoversi in velocità (non è poca cosa, d'accordo, ma non può bastare). E il copiaincolla non fa ragionare. Certo, poi c'è Matt Cutts che ci dice che non serve più fare ottimizzazione perchè il nuovo algoritmo Panda premia la qualità.  Ma...voi ci credete?




Come si può risolvere il problema? E' inevitabile parlare di questione culturale. Tornando, così, alla rassegna di lsdi, PierLuca Santoro parte dal presupposto giusto: La Rete non è di per se stessa in grado di invertire il processo. Sia per l’infobesità che spinge a letture sempre meno attente, come dimostrano i tempi di permanenza sui siti dei quotidiani online, sia perchè si tratta per la maggioranza degli utenti di un processo di fruizione passiva, del passaggio, o meglio della sovrapposizione, di schermi, da quello tv a quello del pc. E la sua ricetta, manco a dirlo, è la gamification.

La mia non è una critica alla Rete, ci mancherebbe altro. Ma una esortazione ad insegnarne un utilizzo consapevole.

Come dice infatti Sergio Maistrello: È necessario promuovere a tutti i livelli un accesso sano, consapevole e sereno alle culture digitali, considerandolo il volano di un processo che avrà ripercussioni a cascata in tutti i campi. Non è la rete che ci salva, ma la rete – se usata bene e in modo consapevole – è un opportunità per lavorare su noi stessi, sul nostro rapporto con noi stessi, con gli altri, con la lingua, con la società che ha tutte le carte in regola per invertire la tendenza. In sostanza l’esatto contrario di quello che si fa tutti i giorni in tutti gli ambiti in Italia, oggi.
Luca De Biase stressa ancora di più: Una persona diventa analfabeta funzionale se non ha stimoli sufficienti a leggere e a mantenere viva la sua capacità di farlo. Se tutte le informazioni di cui ritiene di avere bisogno arrivano dal passaparola e dalla televisione, la lettura è inutile. È evidente che la rete può essere un grande stimolo a concedere attenzione alla lettura. L’attrattiva di partecipare a Facebook è probabilmente uno stimolo utile per molti giovani che altrimenti abbandonerebbero la lettura. Ma è chiaro che un’innovazione radicale nel pensiero che disegna il sistema educativo potrebbe usare la rete per conquistare attenzione e tempo delle persone ad attività che ne coltivino la curiosità e l’interesse per ciò che si può fare sapendo leggere.

Cultura, quindi. Cultura Digitale. Quella che ci porterebbe ad un ecosistema, la Rete, in cui - ad esempio - si apprezzi il lavoro giornalistico, non necessariamente professionale (nel senso dell'iscrizione all'Ordine), di quelli che - quasi con disprezzo - vengono definiti blogger. Sia perchè con tale cultura (il fatto che sia digitale è, a questo punto, solo un interessante aggettivo) si sa produrre un contenuto di alta qualità; sia perchè, tale qualità, si fa più facilmente riconoscere ed apprezzare dal lettore (anche qui, digitale, è una qualifica non determinante).

Va sicuramente in questa direzione lo sforzo profuso in questa settimana da attori come Luca De Biase, Fabio Cavallotti e PierLuca Santoro nella definizione di un codice di comportamento, un decalogo, un bollino di qualità per chi fa informazione. Uno sforzo verso la declinazione, anche nel mondo digitale, di quel Leggere per Capire che mi ha accompagnato durante gli anni della scuola.

Approfitto della mia rubrichetta settimanale (per non aver avuto il tempo di farlo durante la settimana) per aggiungere tre tasselli alle discussioni con cui si sta contribuendo a questo percorso:

In questo spazio, per dare una definizione di contenuto di qualità, ho voluto inquadrare il ragionamento da un punto di vista, lasciatemi dire, matematico: in uno spazio tridimensionale, ho teorizzato che il contenuto è tanto più di qualità quanto maggiore è il suo valore nei tre assi cartesiani rappresentati da "tipologia", "professionalità" e "pluralismo".

[professionalità]
Probabilmente, il bollino Timu proposto da Luca De Biase, rappresenta la metrica migliore per l'asse della "professionalità". Ma, proprio per la definizione che ho dato del contenuto, tale bollino non può bastare. Mancano, cioè, della azioni di autocontrollo e autodisciplina anche negli altri due assi: "tipologia" e "pluralismo".

[tipologia]
Per il primo si tratterebbe di impegnarsi a diffondere soltanto articoli, faccio degli esempi, di cronaca politica e scientifici. Quelli che, a mio modesto avviso, sono funzionali alla crescita. La mia proposta, quindi, è: mettiamo, oltre al Timu, un bollino "No Gossip!".

[pluralismo]
Per il secondo asse, quello del "pluralismo", qualcosa si può fare. Il Pluralismo esterno è garantito automaticamente dalla piattaforma di distribuzione (ciascuno, in totale libertà, può scrivere sul proprio blog in uno spazio contiguo a quello in cui esprime il proprio pensiero chi è distante anni luce dal nostro modo di concepire il mondo). Più difficile è garantire il pluralismo interno. Sarebbe eccezionale, per esempio, avere un blog multiautore; ma non è questa la soluzione che propongo. Molto più semplicemente bisognerebbe autodisciplinarsi a partecipare attivamente alle discussioni che un proprio post/articolo genera. Un punto di vista differente espresso da un commento, o anche una domanda per capire meglio il senso di ciò che si è letto, meritano senza dubbio una risposta da parte dell'autore. La mia proposta è, quindi: oltre al "Timu" e al "No Gossip!", mettiamo il bollino "Io rispondo!".

Un ultimo tassello: l'accessibilità
Un aspetto mi sembra sia stato trascurato da tutti gli attori coinvolti nelle discussioni: l'accessibilità. Un bollino W3C, da accompagnare agli altri tre appena presentati, sarebbe la garanzia di un contenuto fruibile anche da chi - cito da Wikipedia - ha ridotta o impedita capacità sensoriale, motoria, o psichica (ovvero affette da disabilità sia temporanea, sia stabile). [Oltretutto lo chiede la legge.]

Ecco qui di seguito cosa dovremmo alla fine poter vedere come footer di ogni spazio in Rete. Un marchio messo su in due minuti soltanto per dare un'idea (c'è qualche grafico in giro?)



Leggere per Capire, quindi! E consapevolezza: partendo da chi scrive per infonderla in chi legge [queste le mie risposte - non richieste, per carità - alle domande poste da lsdi].

Credo che, con queste azioni, si faranno grandi passi verso il riconoscimento al sistema informativo del suo ruolo essenziale per la crescita del cittadino. E a recitare una parte essenziale in questo scenario ci sono anche quelli che devono garantire l'infrastruttura e la circolazione stessa dei contenuti; e quelli che, quei contenuti, prima o poi, dovranno pagarli (ed eventualmente non pagarli, cioè non comprarli!).

Per i primi ci ha presentato, in settimana, qualche conto ancora Luca De Biase scrivendo a proposito dell'Agenda Digitale. Leggo nelle sue parole, una condivisibile nostalgia per delle azioni politiche. Interessante anche il contributo di Massimo Mantellini, e la relativa discussione su FriendFeed, sulla questione del finanziamento all'Editoria. La mia idea a tal proposito si chiama microcredito/microguadagno (sto elaborando delle slide che mi permetteranno, spero al più presto, di rendere note le mie prime conclusioni...economiche).

Per i secondi, per quanto il riferimento è al mercato librario, Michela Murgia denuncia il fenomeno dell'editoria a pagamento [dello strozzinaggio di alcune case Editrici aveva parlato Sergio Covelli all'e-bookcamp]; quando, cioè, a pagare è addirittura l'autore per poter essere pubblicato. L'azione proposta è il boicottaggio e non posso che condividerla: anche questa è educazione alla consapevolezza.

A voi la parola. Se avrete domandato, state tranquilli, io risponderò :)

P.S. 1: in effetti un ulteriore regola sarebbe quella di linkare l'autore e/o il sito in cui sono prelevate le immagini.

P.S. 2: mdplab è fortemente delinquent :-/

Aggiornamento delle 23.15
La discussione che pubblico di seguito riguarda l'ampliamento del bollino Timu: quello che ho definito "Io rispondo!". I like mi dicono che l'idea non sia del tutto malvagia; nei commenti invece sembra ci sia un atteggiamento diverso.

sabato 18 luglio 2009

italia.it - ma non dovevamo ripartire da qui? Mannaggia...

A Gennaio dello scorso anno, ancora entusiasmato [ma di lì a poco i fuochi si sarebbero purtroppo spenti] dalle inziative online in cui cercavo o avevo cercato di essere parte attiva, Enore [che ho riscoperto dopo tanto tempo su Twitter e Facebook] mi segnalò che italia.it [la versione Rutelli, la prima quindi], dal punto di vista dell'accessibilità non era un portale messo male.

Anzi! Venivano infatti superati i test di validazione CSS, Markup e Accessibility.

Ne scrissi su un post presentando anche il Sito www.commissariatodips.it vincitore dell'European eGovernment Awards come Sito Most inspiring good practice. Insomma, dopo la pioggia [anzi, la vera e propria bufera] di critiche si poteva finalmente dire qualcosa di buono dei prodotti istituzionali sul Web.

Per italia.it concludevo dicendo che si sarebbe potuto ripartire da lì, dai test superati per costruirci contenuti migliori. Purtroppo devo segnalare che è stato fatto un passo indietro. Vi propongo gli screenshot [quelli del 2007 e quelli di oggi per un confronto, purtroppo, non proprio positivo].

W3C Validation

W3C Validation - italia.it versione 2007


W3C Validation - italia.it versione 2009


Markup Validation

Markup Validation - italia.it versione 2007


Markup Validation - italia.it versione 2009


Accessibility Report

Accessibility Report - italia.it versione 2007


Accessibility Report - italia.it versione 2009

Ho fatto presente la cosa sul gruppo italia.it di FriendFeed ed è lì che vorrei diceste la vostra. Mi rivolgo soprattutto agli esperti visto chi io non lo sono affatto.

sabato 26 gennaio 2008

italia(.it) - non siamo poi così male!

un'immagine della Home Page del Portale della Polizia di Stato
epractice.eu [1] è il portale creato dalla Commissione Europea di supporto alle comunità professionali e agli sviluppatori di servizi Istituzionali sul Web. Su tale portale è possibile condividere dei casi di studio pubblicandoli, incontrare esperti di tutta Europa estendendo le proprie reti professionali grazie all'inserimento del proprio profilo personale ed imparare dall'esperienza degli altri, votare e commentare i casi pubblicati [2]. Insomma una bella realtà collaborativa, almeno sembra!

il logo di epractice.eu
Perchè ne parlo?

Perchè ho voluto risollevare un po' il mio animo dopo la forte delusione della chiusura del portale italia.it e rendermi conto che in Italia poi non siamo così male. Non ci credete?

Beh, allora vi chiedo solo qualche minuto di pazienza per presentare, a quanti non conoscessero già la vicenda, il premio vinto dal Sito Web della Polizia di Stato. Un premio conferito proprio da epractice, da una comunità di esperti senza nessun tipo di interesse. Un gruppo di esperti che ha valutato positivamente il progetto Web assegnando a www.commissariatodips.it l'European eGovernment Awards [3] come Sito Most inspiring good practice.

Questo il link alla scheda che presenta il Sito [4] in cui, tra le altre cose interessanti, è degno di nota l'accento posto sul concetto introdotto da commissariatodips.it: il cittadino nel cuore delle istituzioni! Una delle ragioni del premio è stata proprio la capacità del portale di raggiungere i cittadini nei loro uffici e nelle loro case creando un clima di fiducia sempre crescente nelle Istituzioni e nella stessa navigazione in Internet (per la sicurezza della quale il Portale lavora). I numeri sono questi: dal Febbraio 2006 fino a Giugno 2007 il Portale ha registrato 760000 visitatori, 6000 reclami, 12000 report sull'uso improprio della Rete (illegalità di contenuti ed eventi pubblicati) e 17000 richieste di informazioni.

Che dire? Complimenti!

Ma quanti lo sapevano?

E italia.it? Possibile, mi sono detto, che faceva davvero così schifo [5]?

Sui contenuti ormai s'è detto veramente di tutto (dal logo alle imprecisioni sulla denominazione e sulla collocazione geografica di alcune località). E dal mio piccolo osservatorio dico che le critiche erano condivisibili. Ma ho trovato che, quando circa un anno fa il portale veniva aperto, c'era stato chi di italia.it segnalava la bontà in termini di Web Standards. Guardatevi i due post che segnalo in webliografia ([6], [7]) di Nicola Bruno e leggete attentamente i commenti.

Grazie ad Enore insomma ho scoperto il rovescio della medaglia di italia.it e affido anche a voi gli screenshot che lo stesso Enore mi ha fatto avere. Sono immagini del 27 Febbraio 2007!

Si potrebbe ripartire da qui insomma (click per ingrandire l'immagine)!

W3C CSS Validation di Italia.it il 27 Febbraio 2007
e anche da qui (ancora click per ingrandire)...

Markup Validation di Italia.it il 27 Febbraio 2007

...e costruire da quanto di buono c'è! Perchè non siamo poi così male!


Aggiornamento 29 Gennaio
Pubblico di seguito il terzo screenshot che Enore mi ha inviato. Come dice nel commento si tratta
del report di accessibility (standard) del tool di analisi Cynthia dove veniva emulato il browser testuale Lynx!

screenshot della validazione con CynthiaAncora un test positivo!
Aggiorno anche la Webliografia ([8] e [9]) con due riferimenti a Zonex (il blog di Francesco) per capire meglio di cosa si sta parlando!

Webliografia

[1] epractice - il Sito
[2] epractice - la pagina About
[3] epractice - i Premi
[4] epractice - olps
[5] mdplab - Walter Vannini: perchè italia.it fa schifo?
[6] Web *.0 di Nicola Bruno - italia.it, che confusione
[7] Web *.0 di Nicola Bruno - italia.it, un po' di chiarezza sui conti
[8] zonex.it - Accessibility| report con foto : zonex.it is LYNX compatible
[9] zonex.it - Archive : LYNX txt browser già configurato

martedì 12 giugno 2007

Ottimizzazione per i Motori di Ricerca e Compliance al W3C - Consigli dal Web

Il consorzio W3C (World Wide Web Consortium) [G1] è l'ente internazionale che si occupa della definizione degli standard per l'interoperabilità tra gli "attori non umani" del Web: server, computer, apparecchiature wireless.

Il W3C si occupa quindi anche delle normative riguardanti le modalità con cui devono essere realizzati tecnicamente i Siti Web; un Sito Web compliant agli standard W3C è caricabile (o meglio, dovrebbe essere caricabile) da qualsiasi server su qualsiasi Personal Computer o dispositivo portatile (purchè le interfacce, cioè i Browser [G2], di accesso al Web di tali dispositivi siano a loro volta conformi alla normativa).

Fatta questa premessa (che chiedo agli esperti di rivedere qualora abbia tralasciato o inteso male qualcosa) mi pongo un problema:
la compliance al W3C impatta o meno l'ottimizzazione per i motori di ricerca ? E in che modo ?

Loren Baker, di Search Engine Journal [1] ha trattato l'argomento qualche tempo fa richiamando nel suo articolo un post di Michael Gray sul suo Gray Wolf's SEO Blog [
2].

Michael sostiene che un sito certificato W3C non ha nessun tipo di spinta al posizionamento anche se uno che ignora totalmente le linee guida del Consorzio potrebbe avere dei problemi in termini SEO.

Non accontentandomi delle sue parole, sono andato a leggere i commenti e lì ho trovato qualcosa di interessante che appunto di seguito:

(1) certificare un sito potrebbe comportare una automatica ottimizzazione per i motori di ricerca. Questo (aggiungo io) al netto di tutte le strategie che poi il SEO deve applicare in materia di contenuti ed usabilità.

(2) provando a fare il check di validazione di google.it si scopre la sua not compliance [3]; se è quindi già Google che viola le regole, perchè dovrebbero rispettarle i poveri Webmaster e SEO ?


(3) il problema della certificazione è relativo più che altro al dover rendere il proprio sito "caricabile" da qualsiasi Browser (sia quelli in uso adesso sia quelli che verranno sviluppati in futuro).
A proposito di questo punto 3 cito l'ultimo post di Johnnie in cui si parla della versione beta del Browser Safari [4] e della preoccupazione che i SEO dovranno avere per adattarsi a questo nuovo prodotto: oltre ad ottimizzare per IE e Firefox, si dovrà ottimizzare anche per Safari.
Qualche riflessione finale...

Sembra che la cosa migliore da fare sia ottimizzare in senso SEO un sito che è già compliant al W3C.

Sforzarsi di trovare le migliori keyword per un sito che poi non viene caricato dal Firefox (dico uno per citarli tutti) non servirebbe proprio a niente. D'altra parte, però, è ovvio che un sito che specchia il W3C fino all'ultimo requisito senza un minimo di lavoro SEO non potrà mai farsi "apprezzare" sul Web !

Riguardo al problema posto da Johnnie mi viene da dire che, se la normativa W3C venisse applicata (da tutti !), non ci si dovrebbe preoccupare del Browser che caricherà sulla macchina dell'utente il nostro sito ottimizzato. O no ?

Webliografia

[4] 980km - Forse non siamo pronti per un Safari nella giungla Windows :(

Glossario


[G1]
W3C
[G2]
Browser