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martedì 31 dicembre 2013

i libri del 2013

Jacopo: "Lo sai, i miei amici mi prendono in giro perché io leggo tanto"
Io: "Beh, ma guarda che leggere tanto è una cosa bellissima!"
Jacopo: "Eh infatti. Così io posso immaginare delle cose che voi non potete immaginare!"


Dopo un paio di anni di letture necessarie a creare il background per il mio libro, #1news2cents, uscito nello scorso Maggio (*), quest'anno mi sono dedicato alla lettura con maggiore libertà.

Non so ancora bene dove mi porteranno ma la senzazione che ho è che l'approdo (quando sarà), non sarà un brutto posto. Gli argomenti di quest'anno sono stati Politica e Sport; per quest'ultima voglio segnalarvi la mia modestissima collaborazione con SportStory (ecco le recensioni di un paio di libri: La farfalla granata e Alla ricerca del calcio perduto; magari il prossimo anno ne pubblicherò delle altre). Rispetto agli altri anni non ho curato la parte dei commenti, me ne scuso con quanti possano mai aver trovato di interesse i miei pensieri sui libri letti. Non è escluso che ci dedichi del tempo nei prossimi giorni.

Buon 2014 di letture.




(*)Approfittate dello sconto natalizio: 99 centesimi soltanto su UltimaBooks o su BookRepublic o laFeltrinelli o Amazon.com o Amazon.it o dove volete voi. Ai più scettici segnalo il gruppo su Facebook dove potete trovare, nella sezione file, il primo capitolo in omaggio. Vi segnalo anche il blog monografico che, manco a dirlo, si chiama #1news2cents. E mi raccomando, twittate #1news2cents ;)

Immagine http://www.immaginazionecreativa.it

domenica 6 ottobre 2013

con @GiovanniLegnini su #1news2cents

E' dell'inizio di Agosto l'accordo tra Governo e mondo dell'Editoria. Un passo che il Sottosegretario con Delega all'Editoria, Giovanni Legni, definiva "prezioso per avviare la ripresa del comparto nel segno dell’innovazione dell’Editoria italiana."


Sono passati quasi due mesi e ieri ho avuto il piacere di parlare con il Sottosegretario Legnini: un colloquio davvero interessante in cui ho portato i temi a me carissimi dell'Editoria in chiave sociale, capisaldi del mio lavoro di ricerca #1news2cents: il cittadino al centro, non (soltanto) l'Impresa!

domenica 16 giugno 2013

un'Infrastruttura per la Felicità


Il mio gesto [cioè il tuo gesto] influisce sulla qualità dell'insieme e la qualità dell'insieme è la garanzia della mia felicità [cioè della tua felicità. Cioè della nostra felicità].

Quando l'ho cominciata, la mia era una ricerca sulla felicità e della felicità. Luca De Biase dice che non ci stiamo raccontando nel modo giusto. Penso che una delle ragioni sia da ricercare nella distanza che c'è ancora tra chi fa informazione e chi ne fruisce. Una distanza forse dovuta ad un mancato riconoscimento reciproco dei ruoli e, prima ancora, ad una mancata consapevolezza che ciascuno deve avere di se', del proprio ruolo. Il gesto, i gesti, di cui parla alla fine Luca De Biase sono - per me, per dare una possibile interpretazione - la scrittura (il gesto di chi scrive), la lettura (il gesto di chi legge), la conversazione (il gesto di tutte e due le parti). Un buon contenuto (generato da chi scrive), una condivisione ragionata (fatta da chi legge), un dibattito che costruisce e aggiunge senso è, mi viene da dire, un tipo - forse non l'unico, ma questo non so dirlo - di infrastruttura (dando per scotato che quella fisica, la Rete, ci sia per tutti) su cui può costruirsi l'innovazione e, quindi, la felicità. Nostra e di chi verrà dopo di noi.

domenica 26 maggio 2013

#1news2cents raccontato agli amici (e poi @ultimabooks e @amazon)

Se un amico curioso mi incontrasse per la strada e mi chiedesse quali sono gli argomenti trattati nel mio eBook "#1news2cents la Qualità Costa! un Modello Sociale per l’Editoria (Online)", mi divertirei a dirgli più o meno le stesse parole con cui ho presentato il mio lavoro la scorsa settimana a Torino, durante il dibattito al Salone OFF organizzato da Erica Vagliengo.

Eccole in questi due brevi video (grazie a Lia e Letizia per avermi registrato e fotografato!). Sono dieci minuti che potrebbero convincervi a rinunciare all'acquisto; quindi altamente consigliati!


Un paio di informazioni di servizio.
La prima è che potete approfittare della promozione di UltimaBooks per avere gratis #1news2cents (a chi si registra, infatti, UltimaBooks regala 3€ spendibili per l'acquisto dei titoli dello store).
La seconda è che, finalmente, #1news2cents è anche su Amazon: Amazon.it e Amazon.com con il Look Inside per guardare l'indice dettagliato dei contenuti.

Ah, dimenticavo, il concorso è ancora valido: nel libro ho seminato un "errore intenzionale": chi riesce a scovarlo per primo twittando "#1news2cents l'errore è xxx @marcodalpozzo" avrà in regalo un libro della bibliografia a scelta che, a meno che non sia disponibile in formato elettronico, provvederò personalmente a spedire. Ve ne consiglio qualcuno: "Marketing dell'Informazione e della Conoscenza", di Michele Rosco, da cui tutto è cominciato; Il Reddito di Cittadinanza, di Giuseppe Bronzini, un testo illuminante (non soltanto per le mie ricerche); Lo spettro del capitale. Per una critica dell'economia della conoscenza, di Bellucci e Cini; La società dei beni comuni, una rassegna di Paolo Cacciari che ha ispirato uno dei passaggi chiave della mia teoria. E qui mi fermo perchè rischio davvero di elencarli tutti!

giovedì 16 maggio 2013

#1news2cents la Qualità Costa! un Modello Sociale per l’Editoria (Online) al #SalTo13



Oggi si apre a Torino il Salone del Libro.

Eravamo ad Ottobre dello scorso anno, sette mesi fa. Erica, che sapeva della mia intezione di lavorare ad un eBook, mi invitò per "un dibattito del Salone OFF, per presentare il tuo libro". Io, sorridendo, le dissi che ero contentissimo, la ringraziai per l'invito, ma le feci notare che il libro non c'era ancora.

Mi sono messo al lavoro e alla fine l'eBook è arrivato.

Ed è praticamente arrivato anche il giorno del dibattito: Domenica 19 Maggio al Complesso Sportivo Trecate di Torino, a partire dalle 14.30, allo Spazio Open del Salone OFF, insieme con Giovanna Gallo e Silvia Salvagno, nel dibattito "Il fu libro di carta", sarò contento di presentare il mio lavoro.

Se siete da quelle parti...


sabato 11 maggio 2013

#1news2cents la Qualità Costa! un Modello Sociale per l’Editoria (Online) di @marcodalpozzo


Dopo quattro anni di studi, alla fine, credo di avercela fatta a raggiungere il terzo degli obiettivi che mi ero posto nel Marzo del 2009: #1news2cents la Qualità Costa! un Modello Sociale per l’Editoria (Online) è il titolo del mio eBook (non ci credo ancora!) che sintetizza le mie ricerche sull'Editoria.

Sento di dover dire un paio di cose: ho scelto di metterlo in vendita perchè dietro c'è un lavoro molto faticoso, quasi da artigiano (le figure, "ricamate a mano", sono lì a ricordarlo); il prezzo, però, testimonia la fortissima volontà che ho di fare arrivare le mie idee il più lontano possibile.

Il titolo, che è un tweet, dovrebbe aiutare a discuterne online (altri tweet di sintesi li troverete alla fine di ogni paragrafo). Una parte del libro esplode conclusioni già condivise nel mio laboratorio; gli ultimi capitoli, invece, sono una novità perchè danno forma a delle intuizioni che avevo soltanto accennato.

Nel libro (che ho iniziato a tradurre per una edizione, oppurtunamente rivista, in lingua inglese) ho seminato un "errore intenzionale": chi riesce a scovarlo per primo twittando "#1news2cents l'errore è xxx @marcodalpozzo" avrà in regalo un libro della bibliografia a scelta che, a meno che non sia disponibile in formato elettronico, provvederò personalmente a spedire. Ve ne consiglio qualcuno: "Marketing dell'Informazione e della Conoscenza", di Michele Rosco, da cui tutto è cominciato; Il Reddito di Cittadinanza, di Giuseppe Bronzini, un testo illuminante (non soltanto per le mie ricerche); Lo spettro del capitale. Per una critica dell'economia della conoscenza, di Bellucci e Cini; La società dei beni comuni, una rassegna di Paolo Cacciari che ha ispirato uno dei passaggi chiave della mia teoria. E qui mi fermo perchè rischio davvero di elencarli tutti!

Sono contentissimo di dirvi della presentazione del libro che farò a Torino, Domenica 19 Maggio al Complesso Sportivo Trecate di Torino, a partire dalle 14.30, allo Spazio Open del Salone Off, l'insieme di eventi che porta il Salone del Libro fuori dal Salone. Se siete da quelle parti mi farebbe piacere vedervi! Ringrazio Erica Vagliengo per avermi invitato e per la sua tenacia.

Intanto voglio ringraziare di cuore gli autori dei libri che ho letto e dei blog e siti che ho consultato in questa lunga traversata. Ringrazio anche gli amici Carlo, Massimiliano, Alberto, Paolo e Matteo, per avermi aiutato nella revisione e per l'interesse dimostrato per il mio lavoro.

Nell'attesa di leggervi online intorno all'hashtag #1news2cents, vi lascio con la quarta di copertina che descrive il libro nelle piattaforme che lo metteranno in vendita:

Questo libro arriva alla fine di un percorso di ricerca durato quattro anni e iniziato con un obiettivo molto ambizioso: individuare una soluzione per recuperare il ruolo del giornalismo in Italia e, quindi, risollevare le sorti di un comparto in crisi. L’osservazione dell’evoluzione del mercato editoriale e lo studio di alcuni argomenti specifici (la teoria dei bisogni di Maslow, i principi del Capitalismo Sociale e del Reddito di Cittadinanza, le teorie della Conoscenza e dell’Informazione) hanno portato a scartare l’ipotesi dei quotidiani cartacei (almeno quelli con un ampio bacino di utenza; i quotidiani che chiameremmo nazionali) per promuovere quella dei quotidiani online e a sostenere una via decisamente politica: la revisione del finanziamento pubblico all'editoria. 

In questo libro è proposta una soluzione forse ai limiti dell’utopia: il Modello Fotovoltaico. Esso prevede che i fondi pubblici non siano distribuiti direttamente agli editori, ma transitino attraverso le mani dei Cittadini che, quindi, tornerebbero a svolgere un ruolo centrale nel percorso verso la Conoscenza e che, per tale ragione, avrebbero diritto ad una forma di ricompensa. 

Quanto deve costare un articolo online? Tutti gli articoli online hanno diritto al finanziamento pubblico? Queste le domande alle quali era necessario rispondere per elaborare una base teorica consistente. 

L’hashtag nel titolo del libro contiene la risposta alla prima domanda e, sebbene non in modo intuitivo, anche l’entità annuale di un eventuale finanziamento pubblico. La risposta alla seconda domanda, invece, passa attraverso un'indagine sulla questione della qualità dei contenuti; tale indagine ha portato alla formulazione di un meccanismo di "punteggi a soglia" in grado di stabilire, per l’appunto, il livello di qualità di un contenuto. L’auspicio è che ci sia qualche forza politica che si faccia promotrice di una legge che recepisca i principi del Modello Fotovoltaico. Il valore economico del contenuto online e il meccanismo di assegnazione dei punteggi ai contenuti sono, però, dei risultati immediatamente utilizzabili: il primo, come prezzo da praticare nella distribuzione online degli articoli da parte delle testate giornalistiche; il secondo, come metodo promosso dalle testate stesse o usato in autonomia dai lettori, come percorso di consapevolezza di ciò che si sta leggendo. 

Il titolo di questo lavoro è un tweet che, insieme con gli altri proposti alla fine di ogni paragrafo, è un invito alla conversazione e alla discussione, per criticare o incoraggiare i risultati, forse ingenui e sfrontati, di una ricerca, se si vuole, un po' fuori dai canoni.

domenica 10 marzo 2013

Ricostruiamo la Città della Scienza #ilsabatodimdplab #62


La Fondazione Idis – Città della Scienza ha aperto su DeRev.com l’unica campagna ufficiale e riconosciuta di raccolta fondi, disponibile all’indirizzo https://www.derev.com/revolution/ricostruiamo-citta-della-scienza, come annunciato dal relativo comunicato stampa (disponibile sul sito ufficiale) e ribadito dal Consigliere delegato Vincenzo Lipardi nel video pubblicato all’interno della pagina su DeRev

COME SOSTENERE LA CITTA’ DELLA SCIENZA
- Carta di credito, PayPal o carta prepagata (es. Postepay): E’ sufficiente cliccare sul pulsante “Contribuisci” sul sito di Derev e selezionare l’importo che si vuole donare ed effettuare il pagamento tramite il sistema sicuro di PayPal. Per creare un account su DeRev è possibile registrarsi in pochi secondi oppure accedere direttamente tramite il proprio account Facebook con un solo click cliccando qui!

- Bonifico su conto corrente bancario*
Banco di Napoli IBAN: IT41X0101003497100000003256 Intestato a: Fondazione IDIS – Città della Scienza Causale: Ricostruiamo la Città della Scienza BIC: IBSPTINA

 BNL IBAN: IT96T0100503408000000030000 Intestato a: Fondazione Idis Città della Scienza Istituto per la diffusione Causale: Ricostruiamo Città della Scienza Swift/BIC: BNLIITRR

*I contributi inviati tramite bonifico bancario vengono aggiornati ogni 24 ore

(via Pionero.it)

Immagine dalla pagina La Città della Scienza su Facebook

domenica 24 febbraio 2013

ai Giornalisti, non agli Editori

Il linguista Tullio De Mauro sottolinea i problemi che una situazione culturale così devastante comporta per la democrazia in questo paese: sette italiani su dieci non sono semplicemente in grado di capire cosa viene loro detto e spiegato dagli organi di informazione, anche nel caso che questi facciano realmente – e accade di rado – un buon servizio.

In un periodo storico in cui al cittadino medio viene chiesto di votare su argomenti complessi, che richiederebbero un approfondimento notevole e una buona dose di senso critico per vagliare la reale portata e le implicazioni delle proposte dei vari partiti, il 70% degli Italiani non capisce, molto banalmente, nemmeno di che cosa si stia parlando.

Uscire da una situazione così tragica però è un problema arduo. Non è soltanto trovare i fondi per la digitalizzazione della scuola, o fare proposte bizzarre per costringere gli insegnanti a fare più ore di lezioni: significa che bisogna ripensare dalle fondamenta il sistema della istruzione e della formazione. Perché sette italiani su dieci che non sanno in pratica leggere non sono un problema culturale. Sono un problema politico ed economico. Per tutti.

Sono tre brani di un articolo interessante ma molto deprimente sulla questione del...rimborso dell'IMU. A parte il ruolo della scuola, io credo che molta responsabilità sia degli organi informativi. Il maestro Manzi insegnava a leggere e scrivere, ad "operare" con i singoli dati (mettere insieme le lettere dell'alfabeto); per far questo bastava e avanzava la televisione. Ora servirebbe insegnare come si mettono insieme i dati per avere informazione e acquisire conoscenza; per far questo, di mezzi, ce ne sono fin troppi: non soltanto la TV, evidentemente. Tra i sette saperi necessari all'educazione del futuro, Edgar Morin ha messo la conoscenza pertinente: nelle scuole si può sensibilizzare quanto si vuole e cercare di creare un idoneo substrato culturale, ma se poi il panorama informativo è povero, c'è poco da fare!

Ecco perchè il ruolo dei giornalisti è fondamentale. Parlo dei (ai) giornalisti, perchè degli editori non mi fido. Non mi fido perchè chiedono l'intervento pubblico del prossimo Governo "sul fronte della domanda - circoscritto nel tempo e ben delineato nell’oggetto – è indispensabile per superare l’emergenza e tutelare davvero il pluralismo: ad esempio nella forma di incentivi fiscali per favorire la ripresa degli investimenti pubblicitari e per diffondere la lettura dei giornali tra i giovani" (via) senza porsi minimamente il problema del ruolo che svolgono nella società. Faccio un paio di esempi: (1) la pubblicazione di uno sconcertante appello al voto delle donne del PDL (in cui sono stati utilizzati dei volti evidentemente inconsapevoli) sul Corriere; (2) l'ipocrita indignazione di Repubblica all'ennesima inqualificabile esternazione di Berlusconi: come sacrificare la funzione sociale sull'altare della mera monetizzazione.


Parlo dei (e ai) giornalisti, quindi. C'è bisogno di un ruolo di guida, complementare agli insegnamenti della scuola: l'informazione e la conoscenza è nelle vostre mani!

Un Governo serio, quindi, è a loro che dovrebbe direttamente concedere i contributi pubblici per l'editoria sotto forma di Reddito Minimo Garantito. Questa la proposta, assolutamente plausibile, fatta Jacques Rosselin sull'Huffington Post Francia (via). A mio avviso, anche per rispondere al commento all'articolo originale segnalato da LSDI ("Poiché è assurda la distribuzione a fondo perduto di 1,6 miliardi di euro a organi di informazione mantenuti in vita attraverso la respirazione artificiale (anche quando sono portavoce di gruppi finanziariamente solidi), la proposta è lungi dall’ essere insensata. Anche se sarebbe complicato trovare delle modalità di applicazione semplici."), il modo per farlo c'è: sarebbe sufficiente far transitare i contributi pubblici per le mani dei cittadini, delegando a loro la scelta dell'articolo (in un set ristretto solo agli articoli di qualità, cioè funzionali alla crescita). Il Modello Fotovoltaico non è altro che questo.

Immagine Pigazzetta

giovedì 14 febbraio 2013

New York Times e Circoli Virtuosi

Esattamente un anno fa, PierLuca Santoro, nella sua rubrica per l'European Journalism Observatory, spiegava il caso del New York Times: un paywall che consente la lettura fino a venti articoli senza pagare; un paywall che, per questa sua natura, lo stesso Pier Luca Santoro ha definito "soft".

A Febbraio del 2012, nell'analisi si scriveva: si vede con chiarezza come a fronte di un incremento della diffusione del quotidiano non vi sia altrettanto una crescita dei ricavi dalla pubblicità che nel suo insieme calano del 6,1%. Si tratta della combinazione tra il progresso dell’incidenza delle revenues derivanti dagli investimenti sull’area digitale, che nel 2011 hanno raggiunto il 27,7% del totale (nel 2010 erano il 26,3%) e la flessione dei ricavi dalla pubblicità per la versione tradizionale cartacea. Una dinamica che conferma come il digitale, neppure per una testata del valore del NYT, riesca a compensare il calo della carta.

A Febbraio del 2013 succede che Mark Thompson, direttore generale del gruppo, dichiari (via): "Abbiamo visto un rafforzamento della forte crescita degli abbonamenti  digitali oltre a un aumento dei ricavi per la vendita e gli abbonamenti su carta. E’ la prima volta nella nostra storia che i ricavi dalla diffusione hanno superato quelli della pubblicità".


(è come se) L'azione congiunta del digitale e del cartaceo (abbia) ha fatto diventare, per il New York Times, un oggetto di vanto quello che, per la quasi totalità degli editori è la preoccupazione più grande: il calo dei ricavi pubblicitari a favore degli abbonati. (Ma questo, ovviamente, non vuol dire che, a New York, non importi più nulla della pubblicità.)
Dal mio punto di vista, tale scarto, oltre ad essere indice di qualità dei contenuti e dell'informazione da essi veicolata, potrebbe rappresentare un'opportunità di innesco di un circolo virtuoso che potrebbe rendere le inserzioni sempre meno necessarie per gli editori (in virtù dell'aumento delle quote di readership) e, quindi, sempre più appetibili per gli inserzionisti. È ovvio che un simile meccanismo sarebbe possibile soltanto instaurando e/o consolidando un rapporto, un patto, alla pari tra Editori e Pubblico, Scrittori e Lettori, tra Cittadini. Per esempio riconoscendo a chi legge il ruolo nella costruzione del senso dell'informazione.

Immagine HOW BLOG

mercoledì 6 febbraio 2013

tu mi dici quello che devo fare e io lo faccio


Qualche tempo fa, Antonio Pascale e Luca Rastello hanno un scritto un brevissimo saggio, "Democrazia cosa può fare lo scrittore?", in cui si racconta di quando lo scrittore tende a rassicurare il proprio lettore con le armi - così sono definite - del sapere nostalgico e della retorica dell'apocalisse.

Vendere copie del proprio quotidiano, fare numeri di ascolto con il proprio telegiornale. Sono questi gli obiettivi perseguiti dagli editori con la pratica del sapere nostalgico e della retorica dell'apocalisse. Si ottiene, così, un prodotto indubbiamente qualitativamente scadente, sacrificando l'importante sull'altare dell'interessante, stuprando la missione che qualsiasi testata giornalistica dovrebbe avere,  spegnendo letteralmente la luce sull'informazione, soffocando ogni senso critico.

Bisogna accontentare la maggioranza. Con un fare, quello di tanti attori dell'informazione, che ricalca la strategia dell'ennesima campagna elettorale berlusconiana. E, proprio per l'assenza di senso critico, sedato da un patto - durato anni - tra politica ed una vera e propria forma di mafia, sembra che l'unico programma politico degno di essere votato sia ancora soltanto quello che parla alla pancia.

Quello che nell'industria dei contenuti si chiama Content MarketPlace, in politica si chiama Politica on Demand. Ma sono la stessa cosa.

Il pesantissimo tono di questa riflessione proviene dallo sgomento provato questa mattina: un paio di convinti Democratici (nel senso del partito) mi hanno detto: "manca una forza moderata che intercetti gli indecisi e si faccia interprete delle loro richieste."
Sono Berlusconiani anche loro. Sono ovunque.

Immagine sclerosi.org

domenica 3 febbraio 2013

timeSpace e la Mission delle Imprese Editoriali

"Il nostro obiettivo centrale rimane quella di migliorare la società, creando, raccogliendo e distribuendo notizie di alta qualità e di informazione. Vogliamo spingere noi stessi e spingere gli altri a trovare il modo migliore per farlo." Lo dicono al New York times per spiegare le ragioni della nascita di timeSpace, incubatore di start-up nel mondo dei media (via).


Questa dovrebbe essere la mission di ogni impresa editoriale e/o testata giornalistica e il fatto che lo si debba ancora ribadire è abbastanza indicativo dello stato dell'ecosistema informativo; non soltanto in termini di Modelli di Business.

Sul gruppo Facebook Giornalismo 2020,  c'è chi si chiede cosa mai potrebbe venir fuori da un quotidiano italiano. Con ottimismo potrei rispondere parlando de laRepubblica delle Idee. Ma è poco, troppo poco.

Dietro timeSpace c'è un messaggio che parla di un metodo: quello della condivisione, della membership e, contestualmente, del mutuo riconoscimento di valori (a chi tali valori li produce) messi a disposizione della Mission. Ingredienti, questi, alla base del Modello Fotovoltaico. Si, quello che rivede i meccanismi di attribuzione del finanziamento all'Editoria a favore esclusivo di Imprese Editoriali con Finalità Sociali, produttrici di Contenuti di Qualità.

Immagine New York Times

venerdì 25 gennaio 2013

Spezzare il Circolo Vizioso dell'Ignoranza

"The relationship between social status, capacity to mobilise networks to acquire resources, and social context we have described contributes to understanding why the economically disadvantaged groups get locked in the vicious circle of poverty and alienation. They are resource-poor and in need of resources, but they have little to offer in an exchange and/or are disregarded and marginalised because of their social status, which restricts them to searching for help within the closest circle of family and friends, who are equally resource-poor. Unless some exogenous factors are activated, such as institutional assistance to the poorest to get them out of their underprivileged and stigmatised position, this vicious circle will not be broken, as while the poor become even more disadvantaged, wealthier groups consolidate and institutionalise their privileged position, also through reliance on informal social networks."


Questo uno dei brani delle conclusioni di un articolo scientifico intitolato "The Power of Networks. Individual and Contextual Determinants of Mobilising Social Networks for Help". Credo non ce ne fosse bisogno, ma agli sciettici serve sempre il conforto della ricerca: le scelte politiche devono spezzare i circoli viziosi. A mio avviso, per parlare del tema che maggiormente mi appassiona da un paio di anni almeno a questa parte, l'editoria e l'ecosistema informativo è proprio di scelte politiche che hanno bisogno. Infatti, solo la politica e le leggi, fattori paradossalmente esogeni nello scenario italiano (non soltanto per l'anno di tecnici che ci siamo dovuti sorbire!), penso possano invertire una tendenza, business-oriented, che rischia di schiacciare i cittadini sotto il peso dell'ignoranza costruita dal giornalismo obbediente. Non credo, infatti, sia soltanto metaforica la visione che definisce i cittadini/lettori come - usando le parole della ricerca - "economically disadvantaged groups get locked in the vicious circle of poverty and alienation".

Immagine Voglio Sapere

giovedì 24 gennaio 2013

Lingue, Società e Rete. Appunti


L'articolo di Mark Pagel sull'ultimo numero di Internazionale cerca di spiegare le ragioni per cui esistono così tante lingue. Vi invito a leggerlo (è possibile reperirlo qui). Questo uno dei passaggi chiave: la diversificazione linguistica è un mistero. Il buon senso, infatti, porterebbe a scommettere sulle migliori condizioni che avrebbe un ampio gruppo di persone se in esso si parlasse una sola lingua: sarebbe più facile comunicare, far circolare idee, tecnologie e persone, etc. Ma così non è. Il fatto, spiega Mark Pagel, è che negli essere umani coesistono sia una tendenza a fare gruppo, sia una tendenza xenofoba. Così, ciascuna lingua, ciascun dialetto, asseconda, da un lato l'inclinazione (necessità?) a fare gruppo; dall'altro aiuta ciascun gruppo a distinguersi da un altro che, topologicamente, gli è vicino.

Attualmente - dice Mark Pagel - il trend è che muoiono più lingue di quante ne nascano anche grazie all'azione della tecnologia e del digitale. Lo stesso Pagel, però, rassicura chi pensa che, in futuro, rimanendo una sola lingua (lui dice l'inglese), rimarrà anche una sola cultura. Avere un linguaggio unico, dice Pagel, aiuterà i membri di una comunità sempre più grande a collaborare per lavori sempre più grandi.

Volendo speculare, mi vengono in mente le due categorie di Ferdinand Tönnies: comunità e società (via). Le prime, diceva il sociologo tedesco, sono quelle dominate dalle parentele e da vincoli morali che producono una certa omogeneità di comportamento. Nelle seconde, invece, l'ordine sociale è dominato da relazioni impersonali e non esiste il senso di appartenenza e dall'empatia propri della comunità. Tornando a Pagel, quindi, si potrebbe concludere che nelle comunità si parla la stessa lingua; nelle società, invece, ci sono anche linguaggi diversi. Con questa chiave di lettura si può affermare che la Rete sia riuscita a dare un unico linguaggio alle società (alla Società?) evitando loro la deriva liquida teorizzata da Bauman. Un linguaggio che, mi vien da dire (invadendo campi che nessuna preparazione accademica mi autorizza ad invadere, ma autorizzato da qualche lettura), non è solo la lingua con cui comunichiamo, ma anche il metodo (vedi "Del cooperare. Manifesto per una nuova economia" e gli appunti qui) con cui comunichiamo. Se si intende, quindi, per linguaggio non solo un insieme di simboli di un alfabeto ma anche il metodo che li mette insieme e li trasmette; considerando - come ricorda ancora Pagel - che i paesi con minore differenza linguistica hanno ottenuto più successi, si capisce quanto strategiche siano l'infrastruttura Rete e la conoscenza che vi circola.

Immagine Prefettura Alessandria

venerdì 11 gennaio 2013

di Saggio in Saggio verso un Nuovo Modello per l'Editoria


Quella di Stefano Rodotà è un'opera sublime. La conoscenza, dice Rodotà, è fondamento del processo democratico di decisione ed è precondizione per la partecipazione e il controllo (da parte dei cittadini). Perchè la conoscenza svolga davvero questa funzione essa non deve essere recintata (David Weinberger, parlando della Rete, il dominio in cui si muove Rodotà in questo ragionamento, fornisce una soluzione strutturale: per trasformare la conoscenza occorre liberarla fornendo ganci, linkando i dati, rendendola interoperabile) e non può essere subordinata alla disponibilità di risorse finanziarie anche per evitare di aprire la via alla più insidiosa tra le disuguaglianze digitali - quella che istituisce un rapporto tra reddito e accesso alla conoscenza. Occorre perciò trovare un equilibrio tra gli interessi degli autori [...] e gli interessi collettivi [non solo] all'accesso libero alla conoscenza (su questo ragionava già Dominique Foray quando mostrava dubbi sul sistema economico classico come metodo di fissazione del prezzo per il giusto riconoscimento per l'autore).

Il Modello Fotovoltaico fa proprio questo perchè toglie i recinti alla conoscenza: in primo luogo azzera la distanza tra cittadino e tecnologia poichè prevede che lo Stato fornisca l'infrastruttura; poi promuove "i contenuti cognitivi" con una modalità rovesciata di finanziamento all'editoria (il pagamento transita attraverso le mani dei cittadini: sono loro che decidono quali contenuti acquistare tra quelli con un idoneo tasso qualitativo) e con un meccanismo che premia i cittadini per la partecipazione al processo collettivo di acquisizione, costruzione e trasformazione della conoscenza stessa (lo schema WIKiD rappresenta questo processo).
Il Modello Fotovoltaico, oltretutto, realizza una nuova alleanza tra Stato, una ben determinata forma di Mercato (quello fatto da Imprese, in questo caso Editoriali, con Finalità Sociali) e Società Civile declinando la raccomandazione di Mauro Magatti che vede nel rinnovamento e nella creazione di valori condivisi il paradigma per una crescita economica e sociale ("Crescere sulla base del valore condiviso" su Equilibri 2/2012).

Il problema, ora, è come garantire la funzione della conoscenza. Rodotà presenta, rievocando in me Maslow, la questione in termini di "bisogno di conoscenza" e poi la affronta con la lente di ingrandimento del diritto ponendo un dubbio: bisogna davvero dire tutto? Occorre che le istituzioni abbiano davvero - facendo anche uso dell'informazione intesa come "apparato" - un obbligo di verità? Luciano Floridi risolve scientificamente tale questione: occorre che ci sia verità perchè, senza verità dei dati, la relativa informazione - ottenuta come contestualizzazione e connessione degli stessi- non può diventare conoscenza.

Spunti di approfondimento sui alcuni dei saggi citati li trovate da Luca De Biase: Rodotà, Weinberger e Floridi.

Immagine HandiCREA

venerdì 4 gennaio 2013

gli Impatti del Giornalismo

Che impatto ha il giornalismo? Che cosa significa effettuare una misura dell'impatto del lavoro giornalistico? Quali le ragioni per farlo? Quali i metodi? LSDI propone la traduzione di un articolo molto interessante di Jonathan Stray del Nieman Journalism Lab. Di seguito vi propongo i brani salienti con delle note personali che mi piacerebbe fossero integrate e discusse.


- [O come] Ethan Zuckerman spiega in un suo interessante post su metriche e impatto civile, “misurare quante persone leggono un articolo è qualcosa che ogni amministratore di rete dovrebbe essere in grado di fare. Ma audience non è la stessa cosa di impatto’’. Non solo, in qualche caso non è detto che un pubblico più ampio sia una cosa migliore: ma potrebbe non essere sempre utile che si tratti di un pubblico ampio,  per alcune storie potrebbe essere meglio avere un pubblico particolare ma in un determinato momento.

- Nell’ era pre-Internet, non c’era modo di sapere cosa accadeva ad un articolo dopo la sua pubblicazione, e la questione sembra essere stata, per molto tempo, per lo più ignorata. Chiedersi se ci siano stati degli effetti insinua l’ idea che il compito del giornalismo non sarà completo fino a quando una notizia non avrà cambiato qualcosa nei pensieri o nelle azioni di chi l’ ha letta.
Non sto dicendo che ogni media dovrebbe preoccuparsi, sul piano industriale, del monitoraggio di come evolve la conoscenza pubblica. Questo è solo uno dei tanti modi possibili per definire l’ effetto del giornalismo, ma potrebbe avere senso solo per certi servizi, e farlo regolarmente comporterebbe la creazione di strumenti alternativi e a basso costo alle grandi istituzioni di ricerca pubbliche. Ma credo che sia utile lavorare su quello che sarebbe necessario. Il punto è definire il successo del giornalismo sulla base di quello che fa il cittadino, e non sulle esigenze dell’ editore.

NOTA: Fausto Pellegrini, riporta nel suo libro La bisaccia del giornalista (qui la "colonna sonora"), la definizione di notizia: una notizia è tutto ciò che cambia lo status quo del mondo in cui si vive, viene riportata come tale e trova un contesto, un pubblico, che come tale la riconosce. Pellegrini, poi, dimostra come la scelta di quello che si deve pubblicare, l'oggetto dell'informazione inteso anche come elemento/oggetto dell'agenda setting, non sia sempre guidata dallo spirito di servizio che l'editore/giornalista dovrebbe avere; si tratta di una dinamica che già conosciamo, nella quale siamo già immersi, in cui l'esigenza dell'editore è quella di fabbricare un consenso a favore del padrone di turno.
La notizia dovrebbe essere una denuncia e, quindi, produrre a sua volta un ulteriore cambiamento della realtà. Così l'agenda setting avrebbe senso di esistere.

- Non tutti gli effetti devono essere espressi in numeri, e in una varietà di campi si è giunti alla conclusione che le descrizioni narrative sono ugualmente importanti. Si tratta ancora di dati, ma qualitativi (notizie), invece che quantitativi (numeri). Comprendono commenti, reazioni, ripercussioni, gli sviluppi successivi alla notizia, interviste correlate, e molte altre cose che sono potenzialmente significative, ma non facilmente identificabili. La cosa importante è raccogliere queste informazioni in modo affidabile e sistematico, o non si sarà in grado di fare confronti in futuro.

- A volte può essere molto rilevante chiedersi quali siano le scelte politiche in un atto di giornalismo, e l’ idea di una assoluta neutralità è quindi una palese contraddizione se riteniamo che il giornalismo sia importante per la democrazia. Poi c’ è la convinzione che i media abbiano finito il loro lavoro appena un articolo viene pubblicato. Ma questo significa fermarsi ben al di sotto del lettore e confondere la causa con l’ effetto.

NOTA: ancora Fausto Pellegrini dice che il giornalista deve essere di parte e, come strumento del dettato costituzionale, difendere i più deboli.
La partecipazione delle testate, degli autori, alle conversazioni che si sviluppano in Rete, sarebbe un buon metodo per misurare il grado di conoscenza non soltanto dei lettori, ma dell'autore stesso. È infatti la discussione che crea la conoscenza dell'oggetto dell'informazione di tutti gli attori coinvolti.
Il rischio che si corre è di vedere le piattaforme social (Twitter in primis, ma anche Facebook) ancora come megafoni broadcast. La speranza, invece, è di assistere davvero ad un rovesciamento di paradigma in cui, finalmente, anche i cittadini/lettori siano protagonisti ricompensati di una dinamica ancora tutta da esplorare, promuovere e (per l'appunto) misurare. Il Modello Fotovoltaico è una delle possibili strade.

- In generale, una redazione dovrebbe avere una banca dati integrata che collega ogni articolo e servizio con indicatori sia quantitativi che qualitativi di impatto: contenere degli appunti su ciò che è accaduto dopo che la storia è stata pubblicata, insieme alla raccolta di analisi, commenti, link , social media, discussioni e altre reazioni che quel servizio ha generato. Con un insieme così ampio di dati si avrebbe la possibilità di capire non solo di che cosa e come il giornalismo viene fatto, ma anche  il modo migliore per valutarlo in futuro. In fondo non è così difficile cominciare. Ogni redazione ha delle forme di analisi dei contenuti e alla fine bastano una serie di note su un foglio di calcolo per monitorare gli effetti qualitativi.

NOTA: Ora si fa riferimento alle visite e, conseguentemente, non sempre si riesce a farsi interpreti di ciò che è importante; si da rilievo soltanto a ciò che interessa (logica, assolutamente non orientata all'impegno civile, del Content MarketPlace). Ecco perchè il Modello Fotovoltaico, prevede che il finanziamento venga concesso soltanto per determinate tipologie di notizia. Il Gossip, per intenderci, non avrebbe diritto al finanziamento (con la bussola dell'impegno civile, quale mai potrebbe essere l'effetto di una notizia di Gossip?).

Immagine: Sidereus Nuncius

lunedì 31 dicembre 2012

i libri del 2012

Vi propongo i libri letti in questo anno ormai arrivato alla fine. Un bilancio che poteva essere migliore ma comunque molto importante; all'insegna di alcuni saggi davvero illuminanti e che, nell'anno che comincia domani, mi aiuteranno a terminare un lavoro, in ritardo rispetto alla marcia che mi ero imposto.


Come lo scorso anno, ho lavorato lo sheet prodotto con l'Export della mia libreria su Anobii. In blu trovate i saggi di politica e sociologia; in arancione quelli sull'editoria. Poi c'è anche altro. Di ogni libro troverete il mio commento, la mia recensione. Spero la cosa possa essere utile per qualcuno.
Se poi avete capito i miei interessi, lo spazio commenti è come aperto per i vostri suggerimenti.

Buon 2013 a tutti.

venerdì 28 dicembre 2012

il Futuro dei Quotidiani

Con la mia personale sfera di plastica e la linea tracciata da un anno di riflessioni - alla fine ci sono i link a quelle proposte nell'ultimo paio di mesi, ecco il mio futuro dei Quotidiani




- Tecnologie: non è detto che le soluzioni in mobilità siano quelle vincenti (vedi la disfatta del Daily); stesso discorso vale per le applicazioni: quelle basate sul frictionless sharing sono tutt'altro che una certezza (vedi il ritiro del Guardian).

- Contenuti: paga sicuramente la nicchia e, considerato che ci facciamo ancora influenzare dalle pubblicità, volendola distribuire eticamente, vedo bene il branding journalism.

- Linguaggi: occorre parlare con semplicità. Una scelta che, oltretutto, potrebbe rivelarsi funzionale alla condivisione anche di tipologie di argomento non popolari (di nicchia, per l'appunto) e, quindi, alla discussione.

- Modelli: non fare filantropia, ma creare - e rendere degne di finanziamento pubblico - solo le Imprese Editoriali con Finalità Sociali.

- Conversazioni e Relazioni: recuperare la dimensione delle edicole fisiche, qualificando - quindi - non soltanto l'informazione e il cammino verso la conoscenza, ma anche il Capitale Sociale delle relazioni delle conversazioni.

- Territori: sarebbe bene che i locali (intendendo più una ultralocalità) continuassereo sulla strada del cartaceo. Questo sarebbe il modo di perseguire una missione sociale; motivazione, quella sociale, che, invece, insieme alle note ragioni di sostenibilità economica, dovrebbe spingere i nazionali, a puntare esclusivamente sull'online.

- Valori: occorre educare i Cittadini, secondo piani politici, non tecnici, alla fruizione dei contenuti, ad essere parte attiva e consapevole dell'ecosistema informativo per non rimanere vittime di strategie comunicative; occorre diffondere/premiare tutte le iniziative che che fanno questo tipo di sensibilizzazione. Occorre educare i Cittadini anche al riconoscimento del valore dei giornali e del lavoro giornalistico e prepararli al momento in cui sarà necessario pagare i contenuti, magari dicendo chiaramente che "altrimenti si chiude".

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