l'Imprenditore non deve concepire l'insieme dei Clienti semplicemente come un mercato, ma sempre come una società civile. Questo la obbliga a non essere mai indifferente al contenuto della sua offerta e ricordare sempre che il Prodotto/Servizio, prima di essere una merce, è sempre un Prodotto/Servizio, e rivolgersi non a un Cliente, ma a un Uomo
Niente di nuovo; il ragionamento non fa una piega e mi trova totalmente in accordo. Quel che è davvero interessante è che la citazione che avete appena letto è la profanazione di una riflessione di un certo Giulio Einaudi in un suo intervento alla Nuova galleria d'arte moderna per l'Associazione culturale italiana, a New York il 9 Aprile del 1964.
Per profanazione intendo l'aver sostituito i termini chiave. Il famoso Editore parlava nell'ambito della sua Industria (la casa Editrice), del suo Prodotto/Servizio (i Libri) e i Clienti (i lettori). Nella sua forma originale le parole sono quindi queste:
l'Editore non deve concepire l'insieme dei lettori semplicemente come un mercato, ma sempre come una società civile. Questo lo obbliga a non essere mai indifferente al contenuto dei libri che offre e a ricordare sempre che un libro prima di essere una merce è e deve restare un libro, e rivolgersi non a un cliente ma a un uomo.
Sono passati cinquant'anni da allora e l'attualità di questa riflessione mi cattura ed entusiasma soprattutto se penso ai suoi infiniti campi di applicazione. Che giustificano [almeno a me stesso] l'averla resa in una forma neutra ma, proprio perchè neutra, direi universale.
[via la Repubblica che continuo di domenica a comprare in Edicola]



