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sabato 26 marzo 2011

lo Spettro del Capitale e i Quotidiani Fotovoltaici

La ricerca del modello di business per i quotidiani online non può prescindere da un background culturale fatto non soltanto di economia ma anche, ad esempio, di sociologia. Una materia, quest'ultima, così vasta e dalle tante sfaccettature che aiuta a capire le macro-dinamiche che muovono le (forse sarebbe meglio dire "mosse dalle") persone. Quelle complicate entità che, nella società stessa, ricercano il soddisfacimento di un bisogno.

Tante ed entusiasmanti sono le letture che in questi ultimi tempi sto facendo. Uno dei filoni che sto seguendo è, per l'appunto, quello dell'economia e, in particolare, dell'economia della conoscenza (a dir la verità già intrapreso qualche anno fa].

Con questa nota voglio fissare un concetto (tra i tanti contenuti nel "Lo spettro del Capitale - per una critica dell'economia della conoscenza" di Sergio Bellucci e Marcello Cini) che, [mi] tornerà utile in futuro. Spero di fare cosa gradita anche a voi, sparuto gruppo di anime che seguite le avventure di questo laboratorio; se, invece, avete - comprensibilmente - il morale a terra per aver visto quanta roba ho scritto e siete impazienti
- qui vi capirei di meno :) - , vi rinvio alla fine di questo post (o articolo - fate come volete! - che ho messo in colore diverso perchè possiate rintracciarla con maggiore comodità) per un commento su una riflessione venuta fuori alla lettura dell'ultimo capitolo.


Ho maggiormente interiorizzato, divorando le pagine del saggio, che quella della consocenza è una economia in cui i beni scambiati sono immateriali e, viene da se', le regole che la governano sono necessariamente diverse. Prendo qui nota del fatto che:

  1. il bene materiale si deteriora con il tempo, il bene immateriale (e.g. conoscenza) no;
  2. nel ciclo produttivo della conoscenza anche l'incapacità di capire è un valore perchè stimola la produzione di senso. Nel ciclo produttivo materiale l'incapacità costa ed è da evitare/eliminare;
  3. in termini di ciclo economico, nella produzione di merci immateriali la novità sta nel fatto che gran parte delle materie prime risiede nel corpo sociale; per i beni materiali le cose non stanno allo stesso modo.

La critica degli autori parte dall'aver individuato nei cicli iterativi che definirei di discussione, non tanto una generazione di senso ma una generazione di consenso al consumo in una deriva capitalistica della conoscenza nei termini di un esproprio della conoscenza stessa e, conseguentemente, delle discussioni intorno ad essa.

Pur non condividendo in pieno questa teoria (ci sono tanti spazi, o in almeno un buon 20% di essi, in cui essa è evidentemente confutabile), non riesco ad essere in disaccordo con l'auspicio degli autori: bisogna discostarsi da una mera logica di domanda/offerta ed avviarsi verso una economia in cui i bisogni da soddisfare non si misurano più soltanto in denaro perchè sempre più contano il benessere spirituale e la felicità in una vera e propria economia relazionale e di scambio. La tecnologia ha abilitato queste dinamiche di relazione e scambio ma - continuano gli autori - invece di utilizzarla (soltanto? - la domanda è mia) per sostenere la domanda/offerta, dovrebbe essere sfruttata per rovesciare completamente il paradigma assecondando una spinta diversa che viene dal basso (come non pensare al ruolo che ha avuto ed ha la Rete nelle rivoluzioni in atto nel Mediterraneo?)

La critica del Capitalismo degli autori sta, quindi, nel suo (del Capitalismo) voler fare proprio ciò che, invece, dovrebbe essere considerato un bene comune e lasciato alla sua naturale evoluzione senza forzatura alcuna (dove per forzatura intendo una manipolazione finalizzata dalla brama del ricavo e del ritorno economico).

Non credo che gli autori auspichino un ritorno al baratto; non credo nemmeno che neghino l'Impresa.

Credo invece che abbiano una visione di lungo respiro che, individuando nella peer-production di beni (materiali e immateriali) la chiave di accesso al nuovo paradigma, restituisca a ciascun individuo, oltre che il diritto alla fruizione dei beni prodotti, anche un ruolo di responsabile apparteneza alla società.

Bellucci e Cini, che richiamano il modello di Capitalismo 3.0 di Barnes secondo il quale i beni comuni andrebbero affidati a dei Trust che poi agirebbero sul mercato, portano come esempio pratico di peer-production quello delle energie rinnovabili e del fotovoltaico (per il quale sappiamo delle sovvenzioni statali per la realizzazione degli impianti domestici e il guadagno riconosciuto per l'immissione in Rete dell'Energia prodotta in eccedenza).

In conclusione: in che termini può essere messa la questione nell'ambito della conoscenza, e quindi anche dei dati/notizia dei quotidiani online? Che tipo di legame si può individuare nella peer-production di un bene materiale quale è l'energia e in quella di un bene immateriale come il dato/notizia (verso la conoscenza)?

Il paragone [mi] sorge sponteneo (l'immagine aiuta più di quanto non si creda!):


  1. così come è ormai garantita (con grosso peso dello Stato) l'infrastruttura "Rete Elettrica Nazionale" e il trasporto del Bene "Energia", allo stesso modo dovrebbe essere garantita (con grosso peso dello Stato) l'infrastruttura "Rete Internet" e il trasporto del Bene "Dato/Notizia/Conoscenza";
  2. così come lo Stato incentiva i cittadini all'installazione dei pannelli fotovoltaici, lo Stato dovrebbe incentivare i cittadini all'acquisto di un Dato/Notizia su un Quotidiano Online (che quindi diventerebbe a pagamento) rivedendo di conseguenza le modalità di sovvenzione all'Editoria (su questo parallesismo sono consapevole di aver fatto una forzatura!);
  3. così come viene riconosciuto un "Guadagno" a chi re-immette nella infrastruttura "Rete Elettrica" il Bene "Energia", allo stesso modo dovrebbe essere riconosciuto un "Guadagno" a chi re-immette nella infrastruttura "Rete Internet" il Bene "Dato/Notizia/Conoscenza" (i.e. microguadagno a chi condivide un articolo online).

Vi torna?


sabato 27 novembre 2010

Sviluppo Economico e del Capitale Sociale. Appunti e Riflessioni [Scontate]

Negli Stati Uniti vanno di pari passo la disponibilità economica e l’attitudine ad informarsi online. Lo dice uno studio di Pew segnalato da Luca De Biase che poi sostiene, con una osservazione in cui mi ritrovo, che la richiesta di gratuità dei contenuti Online non sembra essere, quindi, una questione di reddito.

Considerando che non ci si potrebbe concedere questo lusso [informazione online] se non si disponesse dell’infrastruttura necessaria alla connessione ai server [e del denaro per poterla acquistare], è ovvio trovare nello stesso studio un altro dato: maggiore è la disponibilità economica e maggiore è la frequenza di utilizzo di internet [io proseguo: perchè si ha denaro per poter stipulare un contratto con un Provider].


L’ accesso alle informazioni online e, prima ancora, la connessione alla rete e [quindi] alle persone, contribuiscono allo sviluppo economico e, allo stesso tempo, all’aumento del tasso di felicità [che tradurrei in Capitale Sociale] delle popolazioni. Evidenza di questo ce la dà una ricerca presentata qualche mese fa.


Si potrebbe riassumere [come proprio Pew faceva già una decina di anni fa in uno studio citato da Castells in Galassia Internet]: Internet abilita le connessioni deboli e favorisce l’aumento del Capitale Sociale [già con il semplice stabilirsi di tali connessioni] e Materiale [attraverso gli accessi facilitati a informazione e conoscenza che migliorano le prestazioni delle Imprese sui mercati] delle persone.

Le variabili in gioco [almeno alcune] sono quindi: disponibilità economica di ciascuno, connessione alla rete, attitudine ad informarsi online e felicità. Quali di queste sono da considerarsi un input di un processo di sviluppo sociale ed economico? Quali gli output?

In altre parole lo Sviluppo Economico e del Capitale Sociale sono cause oppure effetto delle connessioni agevolate da Internet?

Ammesso che abbia posto bene la questione, il mio limitato background mi rende quantomeno tortuosa la strada verso le risposte. Le cose, poi, mi si complicano quando sintetizzo i risultati degli studi e delle ricerche: se non ci fosse denaro non si potrebbe avere accesso alle informazioni; se non ci fosse sviluppo economico, sarebbe difficile aumentare la disponibilità di denaro delle persone per poter poi accedere alla rete...

Alla fine, quindi, mi viene facile pensare che il processo di sviluppo sia un circolo virtuoso in cui ciascun elemento può in qualche modo alimentarsi e crescere grazie all’altro. Con un equilibrio delicato da mantenere con attenzione perchè da virtuoso non diventi vizioso.

Un circolo che dovrebbe essere avviato da un innesco del quale sono convinto debba assumersi la responsabilità il Pubblico, lo Stato.

Come? Per esempio dotando i territori di infrastrutture e, successivamente, incentivando la popolazione all’acquisto di servizi di accesso ad esse e dei contentui da esse veicolati.

Un atto di fiducia come investimento in cui sia garantito [i garanti saremmo noi!] un adeguato e funzionale livello di qualità. Sia dell’infrastruttura sia dei contenuti.


domenica 16 giugno 2013

un'Infrastruttura per la Felicità


Il mio gesto [cioè il tuo gesto] influisce sulla qualità dell'insieme e la qualità dell'insieme è la garanzia della mia felicità [cioè della tua felicità. Cioè della nostra felicità].

Quando l'ho cominciata, la mia era una ricerca sulla felicità e della felicità. Luca De Biase dice che non ci stiamo raccontando nel modo giusto. Penso che una delle ragioni sia da ricercare nella distanza che c'è ancora tra chi fa informazione e chi ne fruisce. Una distanza forse dovuta ad un mancato riconoscimento reciproco dei ruoli e, prima ancora, ad una mancata consapevolezza che ciascuno deve avere di se', del proprio ruolo. Il gesto, i gesti, di cui parla alla fine Luca De Biase sono - per me, per dare una possibile interpretazione - la scrittura (il gesto di chi scrive), la lettura (il gesto di chi legge), la conversazione (il gesto di tutte e due le parti). Un buon contenuto (generato da chi scrive), una condivisione ragionata (fatta da chi legge), un dibattito che costruisce e aggiunge senso è, mi viene da dire, un tipo - forse non l'unico, ma questo non so dirlo - di infrastruttura (dando per scotato che quella fisica, la Rete, ci sia per tutti) su cui può costruirsi l'innovazione e, quindi, la felicità. Nostra e di chi verrà dopo di noi.

sabato 6 ottobre 2012

Crescita 2.0 e il Bene Comune #ilsabatodimdplab #40


Pare che il Consiglio dei Ministri abbia approvato il Decreto Legge Crescita 2.0 (ma davvero si chiama così?). Primaonline ne ha pubblicato una sintesi mentre Michele Ficara Manganelli ha condiviso su Slideshare il testo completo (lo propongo di seguito).



Più dell'introduzione dell'abusatissimo termine startup nell'ordinamento italiano (ma perchè ho l'impressione che a beneficiare di tale legge saranno anche imprese già esistenti? Come non pensar male e credere che sia una legge fatta - dico "anche" per non sembrare troppo cattivo - per qualcuno?), mi interessa dei buoni propositi sul digitale e dei potenziali risvolti nel comparto editoriale.

Certo, il divario digitale italiano non è soltanto la difficoltà di connessione alla Rete; ma, guidato dall'utopia tutta mia di vedere realizzato un nuovo Modello per l'Editoria, è per me molto positivo sapere di uno Stato che si impegna a realizzare infrastrutture per la banda larga (Art. 14): senza Internet per tutti è impossibile seminare il Bene Comune che è la conoscenza (veicolato da un Bene altrettanto Comune che è il Quotidiano Online. Badate bene: ho detto Comune, non Gratuito!).
L'interpretazione dell'Art. 19 (Grandi progetti di ricerca e innovazione e appalti precommerciali) è per gli esperti: cos'è il bene pubblico rilevante di cui l'Agenzia per l'Italia Digitale si impegna a favorire la produzione in conformità al programma europeo Horizon2020? Se è vero che (semplifico tantissimo ciò che ho capito dalla lettura di un interessante Quaderno della Claudiana) il bene pubblico è qualcosa di materiale mentre il bene comune è un criterio di valuatazione (Capitale Sociale), direi che raggiungere l'obiettivo di favorire la produzione del bene pubblico è senza dubbio necessario, ma non è sufficiente. Il Bene Pubblico, l'infrastruttura, è "solo" uno degli elementi per mettere in moto circoli virtuosi. Il Modello per l'Editoria  che sto proponendo indica quali potrebbero essere gli altri.



Dopo una discreta legge per il finanziamento all'Editoria, credo che questo Decreto sia un ulteriore passo in avanti. Ma manca ancora qualcosa e, soprattutto, qualcuno: un Governo Tecnico mette il Bene Pubblico, la materia, e fa benissimo. Il Bene Comune, ne sono convinto, è invece una questione Politica!

venerdì 11 gennaio 2013

di Saggio in Saggio verso un Nuovo Modello per l'Editoria


Quella di Stefano Rodotà è un'opera sublime. La conoscenza, dice Rodotà, è fondamento del processo democratico di decisione ed è precondizione per la partecipazione e il controllo (da parte dei cittadini). Perchè la conoscenza svolga davvero questa funzione essa non deve essere recintata (David Weinberger, parlando della Rete, il dominio in cui si muove Rodotà in questo ragionamento, fornisce una soluzione strutturale: per trasformare la conoscenza occorre liberarla fornendo ganci, linkando i dati, rendendola interoperabile) e non può essere subordinata alla disponibilità di risorse finanziarie anche per evitare di aprire la via alla più insidiosa tra le disuguaglianze digitali - quella che istituisce un rapporto tra reddito e accesso alla conoscenza. Occorre perciò trovare un equilibrio tra gli interessi degli autori [...] e gli interessi collettivi [non solo] all'accesso libero alla conoscenza (su questo ragionava già Dominique Foray quando mostrava dubbi sul sistema economico classico come metodo di fissazione del prezzo per il giusto riconoscimento per l'autore).

Il Modello Fotovoltaico fa proprio questo perchè toglie i recinti alla conoscenza: in primo luogo azzera la distanza tra cittadino e tecnologia poichè prevede che lo Stato fornisca l'infrastruttura; poi promuove "i contenuti cognitivi" con una modalità rovesciata di finanziamento all'editoria (il pagamento transita attraverso le mani dei cittadini: sono loro che decidono quali contenuti acquistare tra quelli con un idoneo tasso qualitativo) e con un meccanismo che premia i cittadini per la partecipazione al processo collettivo di acquisizione, costruzione e trasformazione della conoscenza stessa (lo schema WIKiD rappresenta questo processo).
Il Modello Fotovoltaico, oltretutto, realizza una nuova alleanza tra Stato, una ben determinata forma di Mercato (quello fatto da Imprese, in questo caso Editoriali, con Finalità Sociali) e Società Civile declinando la raccomandazione di Mauro Magatti che vede nel rinnovamento e nella creazione di valori condivisi il paradigma per una crescita economica e sociale ("Crescere sulla base del valore condiviso" su Equilibri 2/2012).

Il problema, ora, è come garantire la funzione della conoscenza. Rodotà presenta, rievocando in me Maslow, la questione in termini di "bisogno di conoscenza" e poi la affronta con la lente di ingrandimento del diritto ponendo un dubbio: bisogna davvero dire tutto? Occorre che le istituzioni abbiano davvero - facendo anche uso dell'informazione intesa come "apparato" - un obbligo di verità? Luciano Floridi risolve scientificamente tale questione: occorre che ci sia verità perchè, senza verità dei dati, la relativa informazione - ottenuta come contestualizzazione e connessione degli stessi- non può diventare conoscenza.

Spunti di approfondimento sui alcuni dei saggi citati li trovate da Luca De Biase: Rodotà, Weinberger e Floridi.

Immagine HandiCREA

lunedì 14 febbraio 2011

Consapevolezza Condivisa. Si, ma... Piazza Vittorio?


Gladwell si sbaglia quando dice che Twitter non fa la rivoluzione. Dopo quanto è successo in Egitto non serve fare teoria per doverlo smentire. Quello che, però, a Gladwell si deve riconoscere è l’aver evidenziato un limite dei Social Network online: la totale mancanza di organizzazione gerarchica.

Come diceva Ezekiel qualche giorno fa, nella discussione che pubblico qui di seguito, Gladwell è sostanzialmente un detrattore e questo credo sia vero. Ma, per quanto essenziale sia il loro ruolo dei Social Network online, penso sia difficile aspettarsi da essi qualcosa di più.



Il cambiamento dello stato delle cose richiede una disponibilità totale, una strategia e una gerarchia e Internet non può più che sostenere i movimenti. Non è poco, anzi. Ma, purtroppo, non è tutto!

Ci sarebbe da chiedersi se, in assenza delle connessioni online, quello che è successo in Egitto sarebbe stato possibile o no. Oppure se i Social Media Online sono una condizione necessaria [sufficiente sicuramente no] per una rivoluzione.

Il loro ruolo è senza dubbio determinanteIl loro ruolo è abilitante a produrre la consapevolezza condivisa che può determinare l'abbattimento delle barriere gerarchiche alla capacità di "fare sistema". e questo la sa bene chi (*) Questo lo sa bene chi, vittima di quello che Shirky ha definito the "conservative dilemma" [la responsabilità di spiegare in pubblico di chi, avendo avuto sempre il monopolio delle comunicazioni - broadcast, aggiungo io - non aveva mai avuto la necessità - e la convenienza, aggiungo ancora una volta - di farlo], si trova costretto a censurare i contenuti e le relative conversazioni o addirittura a spegnere l’infrastruttura che li veicola [con costi non trascurabili non soltanto per le ovvie conseguenze dello shutting down ma, ancora prima, per la non banale esecuzione dello shutting down stesso]. O, per citare ancora Shirky, ad aumentare ancora di più il peso della propaganda.

Tutte armi contro ciò che effettivamente la Rete riesce a cementare [ancora Shirky]: la Consapevolezza Condivisa. Ecco, se è vero che la Responsabilità Condivisa non abita la Rete, la Consapevolezza Condivisa è un’arma davvero - meravigliosamente - temibile che la Rete dà. E per la quale bisogna essere disposti a combattere, magari ambendo a tecnologie e protocolli diversi da quelli abitualmente utilizzati.

E la condivisione è frutto delle connessioni, forti o deboli che siano. Alle quali tendiamo sia per natura sia per i caratteri dell’epoca che viviamo. Ma il passo verso qualcosa di “realmente reale” costruito in Rete ritengo sia ancora lontano dal compiersi.

Oggi ci siamo ritrovati tutti in Piazza San Carlo a Torino, uniti da una consapevolezza e dall'urgenza di rappresentarla [#senonoraquando]; e da gomitoli srotolati di lana colorata, giusta rappresentazione della Rete: legami forti [Lia e Eta] vicino a me. Lontano da me legami deboli, ancora più in là debolissimi. C’era, dicevo, una consapevolezza condivisa ma per tanto tempo siamo stati fermi. Perchè non sapevamo bene che direzione prendere per raggiungere Piazza Vittorio!

(*) Revisione della frase a cura di Luigi, che ringrazio per l'attenzione che sempre dedica alle mie riflessioni.

lunedì 2 maggio 2011

Dal Dato alla Conoscenza - l'uccisione di Bin Laden e il Modello WIKiD

L'evoluzione che ha visto protagonista la Notizia del Giorno, si presta benissimo a dimostrare la valità del Modello WIKiD.

Andiamo con ordine.

Il primissimo Dato è stato l'ormai celebre tweet di Sohaib Athar

Helicopter hovering above Abbottabad at 1AM (is a rare event).less than a minute ago via TweetDeck Favorite Retweet Reply



Il Dato (quello indicato e i tanti che si sono avvicendati ad un ritmo impressionante) si trasforma in Informazione con l'annuncio ufficiale di Obama in TV dell'uccisione di Osama Bin Laden.



Quindi tocca ai quotidiani. Si arriva, cioè, alla Conoscenza del fatto, della Notizia. Essa viene sviscerata e commentata in ogni piattaforma di connessione (con gli amici al Bar a colazione prima del lavoro, alle macchinette del caffè, sui Social Nework online): ci si interroga sulle modalità, sulle ragioni e sulle possibli evoluzioni.




Proprio le possibili evoluzioni, al momento ancora non note, sono una possibile declinazione del quarto elemento del modelloWIKiD, l'Innovazione.

La storia ci dirà poi se i popoli saranno stati sufficientemente Saggi!

Il fattore tempo sarà fondamentale: per la riflessione, per l'analisi, per l'organizzazione delle idee e, cosa fondamentale, per l'attribuzione di senso e significato. In un percorso che coinvolgerà tutti quelli che, negli ultimi tempi (per dare un minimo di formalismo al ragionamento), ho definito Agenti dell'ecosistema-Stato: i Cittadini e i Politici.

Nell'immagine che pubblico di seguito ho ripreso nuovamente lo schema CHOO-DETLOR-TURNBULL completato (o WIKiD) applicato alla Notizia dell'Uccisione di Bin Laden.


Cosa dovrebbe garantire lo Stato in questo caso? Dal mio punto di vista dovrebbe elargire alle persone (il popolo della Nazione) la Conoscenza ovvero la Notizia sviscerata e data su un qualsiasi quotidiano. Facilitando loro il lavoro che altrimenti, dovendo applicarsi al Dato, sarebbe molto più difficile da fare (se non altro per mancanza di tempo).

Attualmente, in uno scenario ancora non definito, questo processo è venuto letteralmente gratis (se pensiamo all'online, ciascuno di noi ha potuto leggere gratuitamente l'articolo - il discorso delle inserzioni non regge per due motivi: 1. noi non abbiamo pagato un centesimo! 2. i fondi elargiti dagli inserzionisti non sono stati sufficienti a coprire le spese degli Editori).

Collochiamo questo evento al 2020 (tanto per dire), in cui i quotidiani saranno diventati a pagamento (dal mio punto di vista è inevitabile): lo Stato dovrà fornire, su una infrastruttura comprente l'intero territorio nazionale, un reddito ai cittadini per poter accedere all'articolo riguardante la notizia (di una qualsiasi delle testate che faranno cronaca/politica). Il micro-guadagno dovrà stimolare la circolazione della notizia e la trasformazione di essa verso la Saggezza.

Spero, con questo esempio, di aver spiegato meglio le note del mio ultimo mese. Cosa c'è, secondo voi, da rivedere? Cosa sto lasciano fuori?

sabato 7 gennaio 2012

Consapevolezza [da Praticare e Insegnare] #ilsabatodimdplab #9

NOTA: Oggi voglio sperimentare una mappa interattiva sostituendo le immagini statiche che ho utilizzato nei precedenti otto appuntamenti. L'ho realizzata con pearltrees, uno strumento che rende possibile anche la ricerca/condivisione/discussione delle perle dei propri alberi (mappe) e degli alberi altrui. Magari fatemi sapere se è di qualche utilità oppure no.


La previsione di Luca Conti di un Twitter nella quotidianità delle persone come modello di agenzia di stampa globale e personale non so bene se augurarmi si avveri oppure no. E non saprei dire in quali modalità.

Ragioniamoci su.

Viviamo e sicuramente vivremo in un mondo di Tweet in cui la tempestività non è/sarà necessariamente un valore perchè serve solo uno strano bisogno di velocità fine a se stessa senza che ci sia alcuna forma di ragionamento. E, per non rimanere travolti in quel ginepraio che sa diventare la Timeline, serve/servirà senza dubbio il lavoro di un professionista. Che costo giornaliero avrebbe la vivisezione di una notizia [falsa] come quella della morte di Fidel Castro? Quale costo avrebbe il filtraggio e la verifica di una notizia dopo che, proprio in quella confusionaria Timeline, nasce e prende forma? Costi sicuramente non nulli; costi che dovremmo essere disposti ad accettare di pagare oltre al piccolissimo sacrificio di aspettare un pò: "la notizia di ieri, domani" dice Laufer nel suo Slow News!
E se c'è bisogno di filtrare in questo nuovo ecosistema informativo, beh, che ci si attrezzi! Chi non vuole essere complice di una degenerazione, chi - cioè - sente in qualche modo come una missione il proprio mestiere di Editore e di Giornalista, guidi il Cittadino in un percorso che si sta facendo sempre più a ostacoli.

Perchè la Rete sta ormai diventando terra di conquista. Bauman dice che il capitalismo è quel sistema che cerca pascoli vergini da conquistare. Ora: è comme se Twitter stia pian piano perdendo la sua verginità in una dinamica che rappresenta a tutti gli effetti la trasposizione digitale del pensiero del sociologo polacco: non soltanto una mole impressionante di [insignificanti] tweet, ma anche approdo di personaggi che incarnano e trasfondono subdolamente [forse anche perchè loro stessi non se ne rendono conto] il messaggio - ancora Bauman - di un capitalismo ormai parassitario, che ha esaurito il suo compito ma che ostinatamente cerca di resistere.

Il messaggio positivo è che ci si può/potrà difendere da questi [tentativi di] conquista. Non si tratta soltanto di filtrare una Timeline, ma di difendere i pascoli del Bene Comune [Rif. Luca De Biase qui e, soprattutto, qui] che è la Conoscenza acquisendo consapevolezza del valore di tale Bene. Ma occorre/occorrerà che la Comunità agisca per preservarli anche per chi questa consapevolezza non ce l'ha. Le idee Timu vanno sicuramente in questa direzione [io ho cercato di dare il mio contributo] ma, [mi] chiedo: qual è questa Comunità? Io penso sia necessaria un'azione dal Basso. Ma, [mi] chiedo ancora, cosa c'è di più Basso dello Stato? [lo "Stato siamo noi" non l'ho detto mica io!]

Chiaramente la questione riguarda anche la Rete, l'infrastruttura. A poco serve speculare filosoficamente; il dato di fatto, almeno in Italia, è che l'internet fissa in banda larga diminuisce. Dove sono le responsabilità? Se si accetta l'idea che non è soltanto la Conoscenza ad essere un Bene Comune ma anche il mezzo che la veicola, quale Comunità se non - ancora - lo Stato, cioè Noi, deve farsi carico di questa garanzia?

Speriamo abbia ragione Giuseppe Granieri quando prevede che la trasparenza di internet sarà sempre più evidente. Ma senza consapevolezza, praticata e insegnata, non si va da nessuna parte!

domenica 24 aprile 2011

Definizione di Contenuto di Qualità

E' chiaro che, nello schema di CHOO-DETLOR-TURNBULL, il processo di Generazione di Senso sia il percorso che porta verso la Conoscenza.

E' sorprendente come questo schema possa essere naturalmente completato dal Modello WIKiD.

Il percorso complessivo prevede un innalzamento dell'asticella: l'obiettivo diventa la Saggezza (che traduco anche in Benessere, in Felicità). Del Singolo Cittadino, dell'Impresa Privata, dello Stato; in una parola dell'intero ecosistema nel quale si vive e si spende la propria esistenza.

L'immagine che pubblico di seguito (una delle slide presentate al ParmaCamp) mostra lo schema CHOO-DETLOR-TURNBULL completato (o WIKiD) e, per meglio capire poi i passi successivi del ragionamento, l'applicazione dello stesso alle Notizie di Cronaca/Politica.


Mi appare scontato considerare il Dato come una Notizia, di qualsiasi natura (Cronaca, Politica, Scientifica, Cultura etc...); mi sembra altrettanto scontato che lo Stato abbia (almeno) la responsabilità di predisporre tutti i meccanismi (anche quelli tecnologici) perchè questo percorso possa avere inizio.

Oltre all'infrastruttura tecnologica (su cui ho detto fino alla noia in questo spazio) credo alla soluzione secondo cui lo Stato debba farsi garante dell'accesso ad un livello minimo di Dato, di Notizia riconoscendo un reddito ai Cittadini spendibile (per l'appunto) in Dati o, meglio, in Conoscenza.

Si è tante volte parlato e cercato di capire cosa voglia dire contenuto di qualità. Voglio proporre un paio di definizioni come esito del ragionamento.

La prima: il Contenuto di Qualità equivale al Dato, alla Notizia di Cronaca/Politica e corrisponde al livello minimo di Notizia che lo Stato deve garantire ai Cittadini (NOTA).

Una definizione che riprende la precedente, ma la inquadra in uno scenario leggermente diverso potrebbe essere: il Contenuto di Qualità equivale all'Informazione di Cronaca/Politica e corrisponde al livello minimo di Informazione che lo Stato deve garantire ai Cittadini (NOTA).

A cosa sarebbe destinato il reddito (un vero e proprio reddito di Cittadinanza) concesso dallo Stato? Nello scenario della prima definizione sarebbe utilizzato per l'acquisto di un determinato set di Notizie stile ANSA (ANSA, che deve superare degli evidenti e deprimenti problemi culturali - leggasi la Policy del Copyright; capirete anche il motivo per cui non posso linkarla); nel secondo caso, invece, all'acquisto di Informazioni di Cronaca/Politica dalle Testate Giornalistiche che i Cittadini avrebbero ovviamente la possibilità di scegliere. Un criterio possibile di scelta ce lo ha suggerito Gaspar!

Sono dei tentativi che hanno bisogno di una revisione, contestuale ad una eventualmente necessaria rivisitazione delle mie convinzioni.

Anche questo è un percorso verso la saggezza (!) che, in quanto tale, non può prescindere da un vostro contributo critico.

NOTA - L'ecosistema che può lavorare sul Dato è fatto di Singoli Individui ed Imprese dotati evidentemente di una capacità di discernimento ed analisi ed in grado di affrontare in modo autosufficiente il percorso. In questo caso lo Stato potrebbe, quindi, limitarsi a garantire la Notizia. La cui gratuità di cui parlavo qualche tempo fa non è, quindi, da intendersi come mancato riconoscimento di valore, ma come modalità di fruizione da parte dei cittadini (la Notizia la si acquista con un reddito messo a disposizione).

In un ecosistema meno evoluto, in cui c'è necessità di accompagnare i Singoli Cittadini e le Imprese nel percorso è doveroso garantire una Notizia Critica (di qualsiasi natura la critica sia), cioè Informazione.

sabato 16 giugno 2012

Infrastruttura e Istruzione


Concludendo l'analisi delle posizioni di PierLuca Santoro e Giuseppe Granieri sul futuro del giornalismo, qualche giorno fa ho provato a dire (a proposito della soluzione che mette al centro le Persone) che le Persone, perchè la loro azione sia poi funzionale alla crescita della Nazione, occorre siano anche opportunamente guidate secondo una visione dichiaratamente politica.

Oggi, Fabio Cavallotti, scrive, in un pezzo molto interessante in cui parla di Digital Divide:

Il ritardo tecnologico e il relativo declino non sono un destino ineluttabile. Esistono e sono già all’opera strumenti che potrebbero imprimere una decisa svolta. La prima risposta – la più scontata in un’economia del denaro (seppure sempre più virtuale) – prende forma attraverso investimenti nelle infrastrutture, nelle autostrade digitali.  

E poi:

Il riempimento del vuoto digitale italiano si regge insomma su due pilastri. Il primo è quello del denaro, nonostante tutto forse l’ostacolo più semplice da superare. Il secondo è l’istruzione, che deve svolgere un sistema efficiente di incentivi comportamentali. Senza questo tassello, c’è il rischio di cadere, come dice Morozov, nella trappola del cyber-utopismo, ovvero di attribuire alla tecnologia poteri e funzioni che da sola non è in grado di realizzare.

Fabio Cavallotti, parlando di istruzione e dei relativi incentivi comportamentali, utilizza il termine che meglio descrive la guida per le Persone alla quale ho cercato di riferirmi io.

E' indispensabile ribadire l'importanza delle azioni da intraprendere nelle scuole, per un modello che, oltre che economico, deve essere anche e soprattutto sociale e del ruolo [evidentemente] fondamentale dello Stato che deve andare ben oltre la semplice attuazione di un'Agenda Digitale.

venerdì 18 giugno 2010

Google NewsPass. Peggiorano i Contenuti e l'Esperienza di Ricerca?




Sembra che la Repubblica abbia dato la notizia ufficiale per prima al Mondo Intero. Facendo a quest'ora una ricerca su Google per Google NewsPass si trovano articoli americani che citano il nostro quotidiano. Complimenti quindi a Massimo Russo!

In pratica, per la fine dell'anno, Google lancerebbe NewsPass, un sistema di pagamento integrato con la ricerca che consentirà agli utenti di acquistare con un solo click e agli editori di utilizzare un'infrastruttura unica per web, mobile e tablet per monetizzare i propri contenuti [via Repubblica].

Search Engine Land ci ricorda che, a Settembre dello scorso anno, Google rispose ad una RFP della Newspaper Association of America con un documento in cui si introduceva il concetto di micropagamento per articoli sulle piattaforme di Mountain View. Di quel documento riporto la sezione dedicata al Search:

Google's mission is to organize the world's information and make it universally accessible and useful. This applies to all information -- paid and free. Google Search currently supports discovery of a variety of paid content, from books to scholarly material to newspaper archives to premium newspaper content such as that from the Wall Street Journal and the Financial Times.
Google works with publishers to support discovery of premium content in a number of ways today:
  • Publishers can provide a preview or landing page for Google to crawl, consistent with what end-users see. This is available to users of Google Search and News.
  • Publishers can allow Googlès crawlers full access to their premium content, but maintain a paywall or preview mode for users. This content is marked as "subscription" in Google News.
  • Publishers can provide free access to the first full article via our "First Click Free" program, which treats premium content as "free" in Google News and Search, but requires payment once users navigate away from the first article.


Il Modello di Business dovrebbe essere un Freemium + Advertising e si appoggerebbe, stando al documento citato, su Google Checkout.


Ciò che mi rende perplesso è la reperibilità dell'articolo a valle di una Ricerca. L'azione del crawler, anche in sezioni che per gli utenti sarebbero a pagamento, consentirebbe l'indicizzazione dei contenuti ma il posizionamento degli stessi come sarà deciso? Se il PageRank continua ancora a funzionare grazie al sistema del link mutuo tra i contenuti dell'Internet, assumendo che avrà molto meno senso linkare un contenuto a pagamento [sarebbe come dire al lettore di un articolo ad accesso gratuito: questa è la mia fonte se la vuoi consultare, comprala!], credo che le posizioni sulle SERP saranno molto meno naturali di quanto lo siano ora.

Già adesso, agendo su contenuti liberi, l'algoritmo non è sempre affidabile in termini di Precision e Recall con una conseguente frustrante esperienza di Ricerca [i.e. contenuto non di qualità, articolo non rispondente alle proprie esigenze, assenza di argomenti di nicchia da reperire poi per altre vie]. Sono sicuro che le cose peggiorerebbero se si dovesse far ricorso all'intervento umano; ancor peggio sarebbe se si dovessero seguire logiche squisitamente commerciali [i.e. a parità di notizia data - il che vale a dire, su Google, a parità di chiavi di ricerca utilizzate nella query al motore] sta più su la notizia dell'Editore che ha pagato di più [anche in questo caso, in effetti, si tratterebbe di intervento umano].

Un altro dubbio: quali saranno gli articoli prodotti dagli Editori? E' ovvio che verranno dati in pasto ai lettori contenuti a più alta profittabilità. Una discussione gia' fatta in altri spazi dovrebbe fermarmi dal porre nuovamente una domanda: siamo sicuri che sia giusto dare alle persone esattamente ciò che chiedono quando ciò che si chiede è palesemente spazzatura? Di che qualità saranno gli articoli con cui NewsPass riempirà i suoi server? Certo, non dovrebbe essere un mio problema ma, lasciatemelo dire, ne faccio una questione quantomeno di carattere ecologico!

Che aiuto questo meccanismo potrà dare all'Editoria Online? Una prima risposta l'avremo sul grado di fiducia che gli Editori avranno voluto dare a questo progetto ma è ovvio che il giudizio finale sara' il nostro!

Vi sbilanciate anche voi?

giovedì 24 gennaio 2013

Lingue, Società e Rete. Appunti


L'articolo di Mark Pagel sull'ultimo numero di Internazionale cerca di spiegare le ragioni per cui esistono così tante lingue. Vi invito a leggerlo (è possibile reperirlo qui). Questo uno dei passaggi chiave: la diversificazione linguistica è un mistero. Il buon senso, infatti, porterebbe a scommettere sulle migliori condizioni che avrebbe un ampio gruppo di persone se in esso si parlasse una sola lingua: sarebbe più facile comunicare, far circolare idee, tecnologie e persone, etc. Ma così non è. Il fatto, spiega Mark Pagel, è che negli essere umani coesistono sia una tendenza a fare gruppo, sia una tendenza xenofoba. Così, ciascuna lingua, ciascun dialetto, asseconda, da un lato l'inclinazione (necessità?) a fare gruppo; dall'altro aiuta ciascun gruppo a distinguersi da un altro che, topologicamente, gli è vicino.

Attualmente - dice Mark Pagel - il trend è che muoiono più lingue di quante ne nascano anche grazie all'azione della tecnologia e del digitale. Lo stesso Pagel, però, rassicura chi pensa che, in futuro, rimanendo una sola lingua (lui dice l'inglese), rimarrà anche una sola cultura. Avere un linguaggio unico, dice Pagel, aiuterà i membri di una comunità sempre più grande a collaborare per lavori sempre più grandi.

Volendo speculare, mi vengono in mente le due categorie di Ferdinand Tönnies: comunità e società (via). Le prime, diceva il sociologo tedesco, sono quelle dominate dalle parentele e da vincoli morali che producono una certa omogeneità di comportamento. Nelle seconde, invece, l'ordine sociale è dominato da relazioni impersonali e non esiste il senso di appartenenza e dall'empatia propri della comunità. Tornando a Pagel, quindi, si potrebbe concludere che nelle comunità si parla la stessa lingua; nelle società, invece, ci sono anche linguaggi diversi. Con questa chiave di lettura si può affermare che la Rete sia riuscita a dare un unico linguaggio alle società (alla Società?) evitando loro la deriva liquida teorizzata da Bauman. Un linguaggio che, mi vien da dire (invadendo campi che nessuna preparazione accademica mi autorizza ad invadere, ma autorizzato da qualche lettura), non è solo la lingua con cui comunichiamo, ma anche il metodo (vedi "Del cooperare. Manifesto per una nuova economia" e gli appunti qui) con cui comunichiamo. Se si intende, quindi, per linguaggio non solo un insieme di simboli di un alfabeto ma anche il metodo che li mette insieme e li trasmette; considerando - come ricorda ancora Pagel - che i paesi con minore differenza linguistica hanno ottenuto più successi, si capisce quanto strategiche siano l'infrastruttura Rete e la conoscenza che vi circola.

Immagine Prefettura Alessandria

sabato 12 novembre 2011

la Svolta Social tra Impresa e Società #ilsabatodimdplab #1

NOTA: Inizio con oggi una piccola rubrica - che per il momento immagino settimanale - nella quale cercherò di raccordare e di sintetizzare (aiutandomi con una mappa mentale che pubblicherò anche a supporto degli sventurati che leggeranno) le riflessioni, i pensieri, gli articoli e i post che mi saranno capitati durante la settimana. La speranza è di fare cosa utile e capace di stimolare dibattito, indispensabile strumento per maturare un pensiero ancora (perennemente!) acerbo.


Cluetrain 2012; markets wish to be conversations but conversations don't want to be markets
Nov 08 via webFavoriteRetweetReply


Così, in uno dei suoi sagaci tweet Gaspar riconsidera il Manifesto.

Un richiamo all'attenzione, un incoraggiamento verso l'attuazione di dinamiche non prettamente materiali ovvero finalizzate - cioè - ad una mera transazione cosa/denaro; una esortazione che poi Gianluca sembra quasi avere ripreso nella sua regola aurea dei social media.

Una svolta social, quindi, che raccomanderei di estendere ben oltre i confini dell'Impresa e del rapporto che l'Impresa ha con le Persone, con i Cittadini. Uno sconfinamento che, soprattutto quando in gioco ci sono entità [le dovrei chiamare ancora Imprese, ma sarebbe meglio parlare di Agenti Sociali] responsabili della produzione e formazione di cultura (attraverso ben precisi passaggi), è quanto mai urgente.

Uno sconfinamento che, per un agente sociale quale è una testata giornalistica, può significare un link in uscita e non, come dice PierLuca, la pratica - ridicola, aggiungo io - del broken link.




E' normale che in questo processo sociale (non esclusivamente social) la tecnologia ha un ruolo abilitatore che sarebbe davvero miope ignorare. La tecnologia, l'infrastruttura-Rete, è [lo ribadisco solo per rendere più organico il pensiero] in grado di dare a ciascuno l'opportunità di contribuire alla crescita.

Di essa si può ammirare la potenza quando la pratica d'uso viene dal basso.

Attenzione, però, quando tale pratica d'uso viene di fatto imposta dall'alto. La Rete rischia di diventare, insieme con la trasmissione (eventualmente multimediale) di contenuti meramente popolari (cioè esclusivamente funzionali alla vendita di spazi pubblicitari), dozzinale cosmesi (stiamo su Facebook, quindi siamo fighi!) a danno inestimabile di chi, di Facebook e dei Social Network, fa uno strumento di aggregazione solidale, di preparazione al viaggio "di Bauman".

Un viaggio che, proprio del modello Internet, può, secondo Rifkin (con una visione da riflettere e valutare ma indubbiamente carica del fascino dell'utopia realizzabile), prendere le sembianze.

giovedì 17 febbraio 2011

Hillary Clinton: from Instrumental to Environmental!

Internet freedom is a long game, to be conceived of and supported not as a separate agenda but marely as an important input to the more fundamental politica freedom

Non si tratta della conclusione del discorso della Clinton dello scorso 15 Febbraio ma la riflessione che Clay Shirky faceva nel già citato articolo su Foreign Affairs (nel numero di Gennaio/Febbraio 2011).

Nello stesso articolo Shirky criticava l'approccio che la Clinton aveva tenuto nelle sue uscite sull'Internet Freedom. Egli imputava al Segretario di Stato Americano un "Instrumental Approach" alla questione. Un approccio che portava a sopravvalutare alcuni aspetti (l'importanza dei Media Broadcast, dell'Accesso alle Informazioni e dei Computer) e a sottovalutarne degli altri (i mezzi che permettono ai cittandini di comunicare in privato, quelli che i cittadini usano per coordinarsi localmente, i telefoni cellulari).

La critica di Shirky era diretta alla promozione di un "Environmental Approach" che prevede di includere nel ragionamento non solo la semplice infrastruttura, ma anche e soprattutto la società, le connessioni tra le persone, le discussioni.

Mi sono messo ad ascoltare l'intero intervento della Clinton e, in alcuni passi, mi è sembrato davvero di sentire Shirky. Anche nel riferimenti al Dictator Dilemma cui il sociologo/tecnologo/economista americano aveva dedicato spazio. Per chi ha tempo e voglia...



Dimostrando anche attenzione alla voce degli esperti di casa, questo speech sancisce probabilmente un ulteriore passo in avanti per gli USA (e mi sento ingenuamente in accordo anche con quanto la Clinton dice a proposito di Wikileaks) rispetto a delle posizioni che, purtroppo, da noi, sono ancora molto lontane dall'Agenda Politica.

lunedì 20 dicembre 2010

Social Currency. Studio e Sviluppo del Modello WIKiD

Social Currency è il nome dato alla valuta circolante nell'economia delle Imprese Sociali da Dan Robles che, in una serie di interessanti articoli, cerca di presentare un modello di previsione di creazione e successiva monetizzazione della Social Currency stessa.

[Social Currency penso sia anche il nome da dare alla moneta guadagnata dal lettore in seguito ad una condivisione sfociante in un ulteriore acquisto della notizia - condivisa nello spazio pensato e costruito allo scopo].

Queste sono le assunzioni della teoria espressa negli articoli di Dan Robles:

[a] Per creare beni [e servizi], nell'economia classica gli imprenditori, utilizzano capitale umano e finanziario;

[b] Per creare "elementi", nell'economia sociale, gli imprenditori [sociali] utilizzano capitale sociale, creativo ed intellettuale.

Gli elementi del Capitalismo Sociale sono, secondo Dan Robles: Wisdom, Innovation, Knowledge, Information e Data. Vi propongo di seguito il video che spiega il modello.




Tra questi elementi c'è interdipendenza e connessione bidirezionale. Ciascuno di essi, inoltre, secondo il modello di Dan Robles, si ottiene dall'elemento storicamente creatosi prima [integrando matematicamente nel mezzo in cui si è creato]. E, nel passaggio da un elemento all'altro, in dipendenza dalla velocità con cui questo passaggio si consuma, viene creato valore. Capitale Sociale, Social Currency, verissimo!, ma che genera, come vedremo, crescita economica e aumento di Capitali Finanziari.




Risparmiando i passi precedenti l'Econmia dei Dati, i passi, storici e matematici allo stesso tempo sono più o meno questi: i Dati hanno trovato spazio nei circuiti integrati dei computer e si sono trasformati in Informazione; l'Informazione si è trasformata in Conoscenza dopo che l'utilizzo del Computer si è diffuso.

La domanda ora è: applicando il modello di previsione WIKiD, cosa si avrà dopo l'economia della Conoscenza?

Le persone, negli spazi abilitati dai Social Media, riescono a trasformare Dati in Informazione e, successivamente, Informazione in Conoscenza. Ma proprio grazie ai Social Media succede qualcosa di più: la condivisione della Conoscenza [da leggersi matematicamente come l'integrazione della Conoscenza stessa nei Social Media] permette agli attori di tali dinamiche di creare nuove idee [Innovazione] che possono rendere più produttivo un business [o, aggiungo io, anche semplicemente una condotta nella Società] già esistente o addirittura crearne uno nuovo [o, aggiungo io, una nuova azione di carattere prettamente Sociale che non coinvolge, quanto meno direttamente, un Capitale Finanziario].

Procedendo ulteriormente, la pratica [o anche la semplice osservazione] delle nuove idee, dei nuovi business, delle nuove condotte sociali, produce Saggezza: si impara dagli errori altrui o dai propri per cercare di non commetterne più [in una iniziativa di tipo imprenditoriale o puramente sociale].

Come detto, in questi passaggi si crea valore e, a detta di Dan Robles, se ne crea in quantità tanto maggiore quanto più veloce è la trasformazione.

Scopo dell'Imprenditore è quello di osservare le dinamiche nelle Reti Sociali abilitate dai Social Media: ci saranno buone basi di creazione di profitto [Sociale e, quindi, Economico] quando si osserverà la trasformazione di Informazione in Conoscenza e si presidierà lo spazio in cui tale trasformazione ha luogo. Si avranno poi maggiori probabilità di creazione di profitto quando, tra gruppi di persone, verrà osservata la condivisione di Conoscenza e la conseguente creazione di Innovazione [e, anche qui, ci si attrezzerà per un opportuno presidio].

Grazie a tale modello sono riuscito a dare dei nomi a delle mie personali impressioni. In altre occasioni sono tornato indietro e non avrò problemi a farlo ancora; nell'attesa, sul modello WIKiD, osservo che:

  1. Sembra che le trasformazioni dai Dati alla Conoscenza [attraverso l'Informazione] avvengano in un gruppo ristretto nell'ambito di un ecosistema molto vasto [mi verrebbe da dire la Rete Intera]. Un gruppo in cui i legami tra le persone che lo compongono sono molto forti; per tale ragione, a questo livello, immagino circolare soltanto Capitale Sociale di tipo Bonding.
  2. Il passaggio cruciale si esplicita nella Trasformazione da Conoscenza a Innovazione [e poi anche a Saggezza] che ha luogo soltanto quando si verificano delle contaminazioni tra più gruppi. In questo caso il Capitale Sociale che circola è quello Bridging che è quello che verosimilmente riesce poi a trasformarsi in Capitale Finanziario.
  3. Il modello WIKiD manca, a mio parere, di un elemento essenziale. Mi permetto quindi di completarlo introducendo l'elemento esterno dato dall'agente che attiva in primo luogo i Social Media e, in secondo luogo, le trasformazioni. Nel primo caso occorre un intervento utilizzante Capitale Finanziario tradotto in infrastruttura; nel secondo caso occorre un intervento atto a seminare i dati e favorirne la successiva condivisione.

Ho cercato di creare le basi per sviluppare ulteriormente il Modello WIKiD che, opportunamente sovrapposto a quello di Filiera Editoriale, mi potrebbe portare finalmente a delle prime [e formali] conclusioni.